Bene Raffaele Cantone a capo dell’ANAC. Ma per sconfiggere la corruzione occorre un impegno a 360 gradi

10/03/2014 - in Dialogo con l'ANAC

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Ieri a “Che tempo che fa” il Presidente del consiglio Matteo Renzi  ha preannunciato la nomina del giudice Raffaele Cantone a “capo dell’Autorità nazionale anticorruzione”. Il premier pare quindi voler dare seguito immediato a uno degli impegni promessi a Roberto Saviano su “la Repubblica”.

Attendiamo che sia dato seguito ufficiale all’impegno preso. L’esperienza, la competenza, l’autorevolezza dimostrata dal giudice anticamorra potranno certo giovare all’Autorità nazionale anticorruzione e al Paese intero. Tuttavia, il Presidente dell’ANAC non può che muoversi all’interno del quadro normativo esistente: non compete a lui riformare leggi che sono ancora insufficienti a contrastare il fenomeno corruttivo.

Valorizzare davvero il ruolo e il contributo di Cantone dovrebbe perciò corrispondere a riprendere il percorso di riforma appena inaugurato dalla Legge anticorruzione 190/2012, colmandone le evidenti lacune: dalla modifica dell’impianto normativo in tema di contrasto al potenziamento del sistema di prevenzione della corruzione.

È quindi compito del Parlamento (e in parte dello stesso governo) garantire quelle modifiche legislative che possono aversi solamente nei luoghi istituzionali predisposti, funzione che non può essere “esternalizzata”. Allo stesso tempo, anche all’ANAC vanno garantiti poteri e risorse adeguate al fine di dotare l’Autorità di un’azione efficace. Sicuramente la nomina del giudice Cantone garantirà la rappresentatività necessaria, ma quello di cui l’Italia ha bisogno non si esaurisce semplicemente con l’affidamento di un ruolo formale.

Ci auguriamo quindi che questa prima scelta inauguri un ciclo d’impegno, perché, come sempre più evidentemente dimostrato dai fatti, nessun tipo di riforma è possibile in presenza di corruzione. La lotta al fenomeno non può che essere continuativa e fatta a tutti i livelli.

In chiusura, una breve biografia di Raffaele Cantone:
Napoletano, è magistrato dal 1991, fino al 2007 impegnato nella Direzione distrettuale antimafia ed oggi giudice di Corte di Cassazione. Nel corso della sua attività si è contraddistinto per l’impegno contro la camorra e in special modo nei confronti del clan dei Casalesi. Ha inoltre fatto parte della “Commissione per l’elaborazione di proposte per la lotta, anche patrimoniale, alla criminalità” che poco più di un mese fa ha prodotto il report “Per una moderna politica antimafia”, ricco di spunti utili anche sul tema dell’anticorruzione.