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Stop al vitalizio agli ex parlamentari condannati per mafia e corruzione

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Basta una semplice modifica dei Regolamenti del Senato e della Camera per cancellare una vergogna: il pagamento dei vitalizi a senatori e deputati condannati in via definitiva per gravi reati,come mafia, corruzione, truffe con fondi pubblici e frodi fiscali.

Un privilegio di cui continuano a beneficiare nomi noti a tutti. Chiediamo che Camera e Senato prevedano nei rispettivi regolamenti la cessazione immediata di qualsiasi erogazione nei confronti di ex senatori ed ex deputati condannati in via definitiva per reati così gravi come quelli di mafia e corruzione. Basta una semplice modifica ai Regolamenti parlamentari, ma soprattutto la volontà politica di agire. Lo stesso presidente del Senato Pietro Grasso ha più volte sottolineato e proposto la fattibilità di questa riforma.

L’articolo 54 della Costituzione recita: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore“. I politici condannati per mafia e corruzione hanno violato la nostra Costituzione. Mezzo milione di cittadini chiede da tempo a gran voce, con Riparte il futuro, a tutti i dipendenti pubblici – e quindi anche ai rappresentanti politici – codici etici più efficaci e concretamente applicati.

Questo sarebbe il primo passo.

Firma ora per chiedere la sospensione immediata di qualsiasi vitalizio ai politici condannati.


Faccia a faccia con Raffaele Cantone a Ballarò

24/09/2014 - in corruzione

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Ieri sera Raffaele Cantone, il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, è intervenuto nella trasmissione Ballarò nello spazio dedicato al faccia a faccia. Oltre a parlare in tarda serata, l’intervento è iniziato alle 23.30, Cantone ha affrontato il tema in termini piuttosto generali mentre speravamo che andasse nel dettaglio della riforma promessa dal governo a inizio estate e mai avviata. I provvedimenti  anticorruzione attendono da mesi (per non dire decenni) di essere prese in seria considerazione nelle aule parlamentari. E poco e nulla, come ha sottolineato l’ex pm, è stato fatto fino ad oggi. Anzi.

“Da dopo Tangentopoli non è stato fatto praticamente quasi nulla perché la corruzione diminuisse. Anzi, se guardiamo al passato ci sono molte cose che l’hanno favorita. La corruzione è uno strumento che blocca il mercato e in assoluto anticoncorrenziale: non rende necessario ad esempio che le imprese innovino, perché chi sa di poter accedere a un mercato protetto, ovvero quello della corruzione, tutto sommato non ha necessità di fare innovazione. Inoltre la corruzione rappresenta uno strumento incredibile per impedire l’ingresso di nuovi operatori e allontana moltissimo gli operatori esteri. La corruzione è una delle nostre principali emergenze”.

Guarda tutto l’intervento e scrivi nei commenti cosa ne pensi.

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Libera, Cgil-Cisl-Uil: “Autoriciclaggio: niente sconti a chi ci ruba il futuro. Il Governo faccia un passo indietro”

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La formulazione delle norme sull’autoriciclaggio contenute nel disegno di legge approvato dal Governo il 29 agosto scorso – così come emerge dagli organi di stampa – rappresenta un grave passo indietro nella lotta alla corruzione e alla criminalità economica e mafiosa del nostro Paese. Il limite previsto per i reati (presupposto del riciclaggio) puniti con almeno 5 anni di reclusione, infatti, taglierebbe fuori dalla contestazione dell’autoriciclaggio molti delitti, tra i quali quelli di corruzione, di truffa, di appropriazione indebita e la totalità dei reati in materia di evasione fiscale.

Si perderebbe anche l’efficacia preventiva del nuovo delitto e delle relative sanzioni: un evasore fiscale, che con i soldi sottratti al fisco si compra una villa, solo per fare un esempio, invece di vedersi contestare anche il delitto di autoriciclaggio, reclusione compresa, con il testo approvato dal governo la farebbe franca. Non solo: la prevista non punibilità “quando il denaro, i beni o le altre utilità sono destinate all’utilizzo o al godimento personale” finirebbe per vanificare i processi anche nei casi di autoriciclaggio contestabili per i delitti più gravi, compresi quelli di mafia, e comprometterebbe l’efficacia delle norme sull’aggressione ai patrimoni accumulati illecitamente.

C’è già un’altra norma approvata lo scorso 2 luglio dalla Commissione Finanze della Camera, all’interno del disegno di legge “Disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all’estero, nonché per il potenziamento della lotta all’evasione fiscale” – alla cui stesura hanno collaborato anche autorevoli magistrati – che consentirebbe di evitare queste paradossali conseguenze. La norma contiene, infatti, una formulazione della punibilità del delitto di autoriciclaggio che è indipendente dalla sanzione prevista per il reato presupposto, senza alcun ostacolo al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura. Il Governo faccia un passo indietro: niente compromessi e niente sconti per chi ci ruba il futuro.

Corruzione, evasione fiscale e mafie sono la vera zavorra di questo paese, che frena investimenti, sviluppo e creazione di nuovi posti di lavoro. Colpire in maniera davvero efficace l’autoriciclaggio, come il falso in bilancio, significa sbloccare l’economia sana e pulita e restituire fiducia nelle istituzioni.

E’ quanto si legge in una nota congiunta di Libera, Cgil, Cisl e Uil in merito alle norme previste dal disegno di legge del Governo in materia di autoriciclaggio.


Anticorruzione e sanità – Cresce la sfiducia

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A cura di Paolo Cornaglia Ferraris >>

Medico, editorialista de La Repubblica, Presidente Camici & Pigiami ONLUS

La corruzione destabilizza il servizio sanitario. La grande quantità di danaro pubblico affidato alle Regioni (la sanità supera 80% del budget regionale) concentra su tale settore gli interessi clientelari della classe politica, quelli imprenditoriali dei vincitori d’appalto, quelli sindacali, universitari e di carriera.

La complessità degli interessi e delle interazioni della classe dirigente e dei gruppi dominanti è tale da stimolare l’atto corruttivo come scappatoia o strumento risolutivo di conflitto o competizione.

Sia a livello organizzativo che individuale esiste dunque una suscettibilità nell’esporsi alla corruzione che trova giustificazione in ogni contesto, dal superamento dei test per accedere alla facoltà di Medicina, sino alla fornitura di cibo o altri servizi. Quando questa si attua il sistema si indebolisce (forniture scadenti, carriere pilotate, demolizioni e costruzioni infinite ecc). Per esempio, nelle Regioni con alto tasso corruttivo, per migliorare la propria condizione economica, molti medici prescrivono farmaci o presidi inappropriati (non servono al paziente) solo per ricevere vantaggi o danaro. Funzionari delle ASL con laurea in medicina chiedono tangenti per rilasciare autorizzazioni, fornendole solo a chi paga anche se non è in regola. Il danno di tutto ciò sulla salute dei cittadini è conseguenza inevitabile. Tra i maggiori corruttori, le industrie farmaceutiche, i produttori di rimedi omeopatici e fitoterapici o di integratori, hanno nei medici il bersaglio maggiore.

La percezione pubblica di un livello corruttivo elevato ha come vittime maggiori i medici di famiglia, che si trovano a far fronte ad una sfiducia crescente, idee strampalate, pompate dai social media, richieste di rimedi e cure prive di senso o favole metropolitane riguardanti ogni sorta di prodotto farmaceutico o di vaccino.

L’ignoranza della gente privilegia i rimedi cosiddetti naturali, che di naturale hanno quasi nulla e di truffaldino puzzano a distanza. Non si riesce a capire perché la gente si fidi di più di un rimedio preso in erboristeria, senza nessuna garanzia di quando, come e dove foglie o radici siano state raccolte e conservate, che non di un farmaco che da 50 anni ha dimostrato di funzionare e non avere tossicità. Al danno, dunque, si aggiunge la beffa e la vittoria finale è sempre di chi sceglie la via breve, quella corruttiva, per assicurarsi i vantaggi maggiori.

Per approfondimenti>>

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Renzi in USA: “investiamo sull’immagine di una campagna anti corruzione”. Ma che significa?

23/09/2014 - in dall'estero

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“L’Italia ha bisogno di investire sull’immagine di una campagna anticorruzione”. Parole del premier Matteo Renzi, pronunciate ieri durante un incontro con ricercatori e imprenditori di start up a San Francisco, e riportate su Il sole 24 ore.

Che il Presidente del Consiglio parli di lotta alla corruzione è importante, ma che cosa significhi letteralmente la frase “investire sull’immagine di una campagna anticorruzione” è un concetto che suona troppo vago. Le campagne, da che mondo è mondo, spettano alla società civile: attraverso queste la cittadinanza presenta al mondo della politica le proprie istanze, richieste, pressioni. Una forte campagna sui temi della lotta alla corruzione esiste già da due anni, ha messo insieme quasi 650mila persone e si chiama “Riparte il futuro”, ad oggi l’iniziativa digitale più importante d’Italia.

La politica, da parte sua, non è chiamata a organizzare campagne, ma a dare risposte politiche, leggi, mutamenti organizzativi. Ci si aspetterebbe quindi di sentire dal premier le parole del tipo: “Investiamo su una seria riforma della giustizia, che tenga corrotti e corruttori lontano dalla vita economica e politica del paese”. Con un discorso del genere avrebbe potuto dare dell’Italia un’immagine differente (e il ragionamento tornerebbe).

Quello che occorre, quindi, da parte del mondo politico, sono i fatti, le risposte, le riforme. Che quella della giustizia sia ferma al palo, a seguito di proclami e di chiamate alla partecipazione, è invece un segnale tutt’altro che incoraggiante. Da mesi e mesi chiediamo alle Istituzioni di procedere con cinque punti chiave – autoriciclaggio, whistleblowing, FOIA, conflitti di interesse, prescrizione – ma il premier Renzi non ha ancora risposto all’appello lanciato da oltre 640.000 persone.


Scrivi una lettera al tuo Paese: appuntamento con Paolo Hendel e Nando Dalla Chiesa

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Riparte il futuro sta organizzando insieme al Festival delle Lettere un grande evento pubblico che si terrà il 2 ottobre dalle 15.30 alle 17.30 al Teatro Litta di Milano. 

Cliccando qui potete assicurarvi un posto in teatro (la partecipazione è gratuita).

Inoltre gli studenti universitari di tutta Italia avranno la possibilità di salire sul palco da veri protagonisti.

Come fare? Basta inviare una lettera entro il 28 settembre all’indirizzo email segreteria@festivaldellelettere.it seguendo questo spunto: come immagini il tuo futuro e quello del Paese… senza corruzione?

Le lettere più interessanti saranno recitate dall’attore Paolo Hendel e commentate dal Presidente onorario di Libera Nando Dalla Chiesa durante l’evento.

È una bella opportunità per ascoltare la voce dei più giovani e provare a ragionare insieme sul futuro.

A seguire sarà presentata la mostra Buste Dipinte che raccoglie le opere di alcuni artisti invitati a trasformare una busta del Festival in un’opera d’arte. Le Buste Dipinte di questa edizione saranno esposte dal 30 settembre al 5 ottobre 2014 al Teatro Litta e vendute in un’asta benefica. I ricavati dell’iniziativa saranno devoluti alla campagna Riparte il futuro promossa da Libera e Gruppo Abele.

Ci vediamo in teatro!

TUTTI DETTAGLI PER PARTECIPARE ALL’EVENTO QUI>> 

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3,5 miliardi di beni confiscati alla mafia bloccati dalla lentezza della giustizia

22/09/2014 - in corruzione, trasparenza

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bene-confiscatoCi sono 3,5 miliardi di beni confiscati e non utilizzati a causa della lentezza della giustizia penale. A dirlo è lo stesso ministero della Giustizia all’interno del Fondo unico per la giustizia.

“In parte perché, ha spiegato il ministero per la Giustizia – e si legge sull’Huffington Post Italia -, una parte di quei valori attendono che i processi ai mafiosi arrivino alla Cassazione per sapere se davvero devono essere incamerati dallo Stato. E in parte perché mancano i decreti attuativi – il Fug è stato creato nel 2009 e da allora ha trasferito a Viminale e Giustizia 800 milioni di euro. Il caso è stato sollevato da una interrogazione parlamentare del deputato Stefano D’Ambruoso (Scelta civica)”.

Oltre al danno, la beffa viene da dire leggendo su La Repubblica di quel che è accaduto a Genova: nei famosi vicoli del centro storico è avvenuta circa sei mesi fa la più grande confisca mai avvenuta nel Nord Italia. 96 appartamenti, un tempo appartenenti alla famiglia Canfarotta, dove si praticava prostiruzione sono stati sottoposti a confisca. Tuttavia, in attesa di essere destinati a nuovo utilizzo, sono tornati… alla loro funzione. “Non sappiamo oggi a chi sono intestati quei contratti – si legge su La Repubblica -, sappiamo però che in molti alloggi è ripresa l’attività di prostituzione, e il fenomeno è sulla bocca di tanti”. Con l’aggravante che, negli ultimi anni, a stipulare i contratti d’affitto sono state le stesse Istituzioni nella persona dell’amministratore giudiziario che gestiva i beni in attesa della confisca e agiva con l’autorizzazione del Tribunale.

“Noi chiediamo, se questa è la situazione, che le istituzioni facciano più controlli – hanno dichiarato Daniela Vallarino e Andrea Piccardo, presidente e vicepresidente del Civ del quartiere genovese della Maddalena, che da dietro le vetrine dei loro negozi vedono ciò che accade – Questa dei beni confiscati è un’enorme opportunità: se il Comune riuscirà a prenderli in gestione e trasformarli in nuovi alloggi, botteghe, presidi di legalità, sarà un forte segnale contro il degrado. E invece ora è tutto fermo, intanto l’illegalità si espande e il tessuto commerciale ne risente. Un esempio? Via dei Macelli: era la strada della gastronomia d’eccellenza, oggi con l’allargarsi della prostituzione e dello spaccio si sta abbandonando al degrado. Ma noi ci siamo, c’è un’incredibile rete di associazioni pronte a collaborare con le istituzioni, a partire proprio dal lavoro sugli appartamenti confiscati: come ci si muoverà? Quando si deciderà di superare l’immobilismo e queste situazioni imbarazzanti?”.

Un esempio eloquente per ricordare al governo che è necessario affrontare i nodi della giustizia penale al più presto. Da essi dipende la ripresa del Paese: in uno Stato in cui non c’è certezza del diritto non si creano le basi necessarie per far ripartire l’economia. Il riutilizzo dei beni confiscati è una delle principali risorse, non solo in termini simbolici, su cui ricostruire la fiducia e il futuro.

L’importanza  della corretta e trasparente gestione dei beni confiscati emerge anche come quinto punto della delibera “trasparenza a costo zero”, strumento che Riparte il futuro propone ai Comuni, chiedendo che sia possibile il monitoraggio civico da parte della società civile su come vengono gestiti questi beni che tornano alla collettività.


I paid a bribe: dall’India un portale per la segnalazione di episodi di corruzione

22/09/2014 - in dall'estero

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Il 54% dei cittadini indiani ha dichiarato nel 2010 di aver pagato una tangente: è l’anno nel quale è nato il sito «I Paid a Bribe». Si tratta di numeri impressionanti, resi disponibili da una piattaforma che registra in forma anonima tanti casi, grandi e piccoli, di richiesta o pagamento di tangenti in India.

Il sito ha fatto 4,5 milioni di visite complessive in 4 anni. Un impegno che vuole far emergere un fenomeno, quello della corruzione anche piccola (petty corruption, come viene chiamata a livello internazionale), in tutta la sua gravità.

La scommessa per i fondatori del sito, come si evince da un’intervista apparsa su La stampa, è che “più si condivideranno le esperienze, più saranno disincentivati simili comportamenti”. Una tesi da dimostrare, perché non è detto che basti far emergere il fenomeno per creare un’alternativa. Il rischio di questa proposta è che la cosa finisca lì, con una semplice segnalazione, senza che seguano investigazioni di polizia o azioni da parte di uffici pubblici in cui l’episodio avviene.

La denuncia è importante e va incoraggiata, ma da sola rischia non produrre gli effetti sperati e anzi di generare sfiducia sociale senza generare una concreta reazione. Accompagnarla con la presa di responsabilità da parte di soggetti pubblici e privati, di forze di polizia, del livello politico affinché ci si doti di una legge efficace, è il passo necessario per passare dalla protesta alla proposta.

E in Italia, dove la piccola corruzione è molto meno frequente rispetto all’India, avrebbe senso dotarsi di questi sistemi? E in che termini? RACCONTACI COSA NE PENSI NEI COMMENTI:

Leonardo Ferrante


ONE, l’associazione fondata da Bono Vox, chiede a Padoan e ai ministri dell’economia del G20 di trattare il tema della corruzione internazionale

ONE campaign startsSe la corruzione internazionale venisse debellata, si salverebbero le vite di 3,6 milioni di persone. Per questo ONE, l’organizzazione fondata da Bono Vox degli U2 che si batte contro la povertà nel mondo, ha chiesto al ministro Piercarlo Padoan e ai suoi 20 colleghi dei Paesi più industrializzati al mondo di affrontare il tema della corruzione internazionale durante il prossimo G20 in programma a Cairns, in Australia.

“ONE chiede al ministro Padoan – scrive Tamira Gunzburg, direttore ad interim di ONE a Bruxelles – di dimostrare la sua leadership alla riunione dei Ministri delle Finanze del G20, affrontando la questione della corruzione mondiale. Secondo le nostre stime si può evitare la morte di almeno 3.6 milioni di persone ogni anno nei paesi più poveri del mondo adottando azioni concrete per porre fine alla segretezza che permette alla corruzione e alla criminalità di prosperare. In altre parole – conclude Gunzburg – il ministro dell’Economia italiano ha il potere di salvare milioni di vite. Se si riuscisse a porre fine a questo scandalo, con i fondi recuperati, solo nell’Africa subsahariana si potrebbe istruire 10 milioni di bambini all’anno, pagare mezzo milione di insegnanti elementari in più, fornire farmaci antiretrovirali a oltre 11 milioni di persone affette da Hiv, infine acquistare quasi 165 milioni di vaccini

Secondo l’ultimo rapporto di ONE dal titolo “The Trillion Dollar Scandal”, ogni anno almeno mille miliardi di dollari vengono dirottati dai paesi in via di sviluppo mediante varie forme di corruzione, fra cui la sottoscrizione di contratti ambigui per lo sfruttamento delle risorse naturali, il ricorso a società fantasma, il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale. Se si attuassero specifiche politiche volte a migliorare la trasparenza e a combattere la corruzione – dice lo studio – si potrebbero limitare significativamente le ingenti perdite finanziarie che gravano sui paesi in via di sviluppo.

La corruzione si conferma quindi problema di portata mondiale e la sensibilizzazione al suo contrasto deve farsi sempre più forte. Ecco perchè il numero dei firmatari di RIparte il futuro non deve smettere di crescere. Firma, se non l’hai ancora fatto, per tenerti costantemente informato sul livello di corruzione in Italia attraverso i nostri canali.


Ennesima ombra sull’Expo 2015. Indagato per corruzione e turbativa d’asta il commissario delegato per le Infrastrutture

18/09/2014 - in corruzione, trasparenza

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expogate_card_2Questa volta a finire nel mirino della Guardia di Finanza è Antonio Acerbo, commissario delegato “Opere infrastrutturali” di Expo 2015 e responsabile del procedimento di Padiglione Italia. Al manager vengono contestati i reati di corruzione e turbativa d’asta, poichè avrebbe ricevuto utilità economiche (si legge sul sito de La Stampa) dall’imprenditore Enrico Maltauro per pilotare la gara “Progetto delle acque”. “Acerbo, secondo la ricostruzione su cui si stanno cercando riscontri, allora responsabile unico del progetto “vie d’acqua” e presidente della commissione di gara, sarebbe stato corrotto dall’imprenditore vicentino (i reati vengono contestati a partire dal 2012), complici alcuni intermediari anch’essi indagati, perché favorisse la sua azienda che poi, nel luglio 2013, vinse insieme ad altre tre società, tra cui la Tagliabue, con uno sconto del 23%. E la sezione pg della Gdf oggi si è presentata per perquisizioni e acquisizioni proprio negli uffici della Maltauro, della Tagliabue e di Expo e anche in quelli di Metropolitana Milanese. Nel frattempo, in questi ultimi giorni sono stati ascoltati a verbale una serie di testimoni”. Esiste in particolare una conversazione telefonica dello scorso marzo, tra Maltauro e l’imprenditore Frigerio, in cui il primo ammette che “non c’è nessuno che è più vecchio amico di me con Acerbo”, quasi vantandosene. Maltauro ha inoltre raccontato ai pm di aver fatto ottenere al figlio di Acerbo (il manager era dg a Palazzo Marino dal luglio 2010 nell’era Moratti) un contratto di consulenza con la sua impresa costruttrice da circa 30 mila euro. Contratto su cui inquirenti e investigatori stanno lavorando, ipotizzando possa essere una delle presunte utilità economiche ricevute dal manager. Anche in relazione all’appalto Expo per le “architetture di servizi”, tra l’altro, vinto sempre dalla Maltauro e al centro del primo troncone d’inchiesta, l’imprenditore avrebbe cercato in un primo tempo di sfruttare i suoi contatti con Acerbo.


Ancora poche firme e saremo 210 mila a chiedere che il vitalizio per i condannati per mafia e corruzione venga abolito: arriviamoci oggi stesso!

stopvitalizio_voltiLa petizione #stopvitalizio sta andando molto bene, tanto da accendervi intorno anche l’interesse delle maggiori cariche dello Stato. Qualcosa quindi si inizia a muovere e, l’obiettivo che ci siamo posti di eliminare il vitalizio per i deputati e senatori condannati per mafia e corruzione, sembra sempre più alla nostra portata.

Non è però il momento di fermarci, mancano davvero poche firme per arrivare a quota 210 mila adesioni: aiutateci a raggiungere questo obiettivo oggi stesso. Condividete via mail, sulla vostra pagina Facebook o sul vostro account Twitter la campagna www.riparteilfuturo.it/stopvitalizio e invitate a firmare chi ancora non lo ha fatto.


Il caso virtuoso di San Cataldo: quando la delibera “trasparenza a costo zero” viene approvata come mozione dell’opposizione

san cataldoL’iniziativa di Riparte il futuro nei confronti delle Amministrazioni comunali dimostra un’effervescenza e una creatività che cresce anche oltre l’immaginato.

Accade a San Cataldo, comune siciliano in provincia di Caltanissetta, dove l’opposizione ha proposto al primo consiglio comunale utile una mozione che contiene appunto la delibera “trasparenza a costo zero”, presentata dalla campagna durante la competizione dell’electionday 2014.

Da ricordare come il candidato sindaco Danilo d’Agliano, tra i promotori della mozione, avesse aderito all’iniziativa fin dalla fase elettorale, venendo poi sconfitto alle urne da Giampiero Modaffari.

L’attuale sindaco Modaffari e l’intero consiglio hanno comunque approvato la proposta all’unanimità, impegnandosi a renderla ora operativa in 200 giorni.

Un ottimo segnale che dimostra come sulla trasparenza non ci possano essere divisioni di colore politico e di come trasversale sia la proposta di Libera e Gruppo Abele.

Congratulandoci con il comune di San Cataldo, auspichiamo che cresca il numero di questi casi virtuosi.

 


Nicola Porro: «Le politiche anticorruzione sono da “socialismo reale”». Questa ci mancava.

16/09/2014 - in corruzione

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nicola porroChe le politiche anticorruzione fossero da “socialismo reale” era finora un pensiero inedito.

Eppure è quello che espressamente emerge dalle parole di Nicola Porro in un articolo comparso ieri online.

Il vice-direttore de Il Giornale vede nel potere di commissariamento delle aziende corrotte assegnato all’Autorità anticorruzione, introdotto dalle norme emergenziali frutto degli scandali Expo e Mose, un rinnovamento della cultura anti-industriale.

In realtà, il ricorso alla corruzione da parte delle imprese ne mostra tutta l’incapacità di operare attraverso la qualità, l’innovazione, l’organizzazione efficace, la competitività. Non è infatti un caso che molte convenzioni internazionali insistano sul perseguimento della corruzione internazionale che falsa le regole del gioco, in special modo quella OCSE contro la corruzione dei pubblici ufficiali stranieri del 1997 e in vigore in Italia dal 2000. Le istituzioni garanti del mercato globale poi, dal FMI alla BM, ribadiscono a più riprese lo stesso concetto.

Solo una vera lotta alla corruzione può essere garanzia per le imprese, affinché quelle sane possano affermarsi sul mercato e non soccombere per colpa di quelle che esercitano logiche corruttive. Vanno invece eliminati tutti quegli orpelli burocratici che piuttosto che incoraggiare l’impenditoria obbligano alla logica dell’elusione delle regole: è su questo che è fondamentale un confronto onesto tra mondo imprenditoriale e istituzioni democratiche.

Rivolgere invece, come fatto da Porro, un appello alle imprese affinché si ribellino alla possibilità di legiferare sull’autoriciclaggio (definito dal giornalista “invenzione rischiosa per i privati”) e su quei reati civetta che anticipano e fondano la corruzione è in realtà una chiamata alle armi controproducente. Non vogliamo credere che l’imprenditoria nazionale abbia bisogno, per esistere, di questi mezzi: servono piuttosto regole certe. Lo dimostrano coloro che, in assenza di queste regole, sono incapaci di organizzarsi per garantire una ripresa economica.

Soprattutto occorre un clima di sincero dialogo per colmare la “falla” denunciata da Porro in chiusura di articolo: una falla che è un baratro di legalità. La lotta alla corruzione non è per le buone coscienze, ma è per far ripartire questo Paese, fermo al palo proprio per l’assenza di un vero ed efficace contrasto al fenomeno ormai da troppi anni.

Leonardo Ferrante


Anticorruzione e sanità – Diritto a procreare, diritto a sapere

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A cura di Paolo Cornaglia Ferraris >>

Medico, editorialista de La Repubblica, Presidente Camici & Pigiami ONLUS

La fecondazione artificiale e l’utero in affitto sono un business colossale, inutile nasconderlo. Se ne sono accorte anche le ASL. Ma esiste un diritto alla paternità e alla maternità? E se esiste è in contrasto col diritto della persona nata di conoscere le proprie radici, sapere da dove viene il DNA che ne ha condizionato corpo e mente? I donatori di ovociti e sperma sono favorevoli ad una legislazione che permetta ai nati di identificare i propri genitori biologici.

In Svezia tra il 2005 e il 2008, 125 femmine donatrici di di 157 ovociti e 80 maschi donatori di 113 provette di sperma (che non avevano donato a specifiche persone) hanno completato un questionario 2 mesi dopo la donazione e ripetuto lo stesso dopo 14 mesi. La maggioranza (71-91%) si sono dichiarati favorevoli ad un contatto con i figli biologici. Nulla sappiamo dei genitori che sono ricorsi alla donazione. Gradirebbero una ricerca del genitore biologico? Attenderanno che il figlio lo chieda o gli spiegheranno da subito che non somiglia a loro né a nessuno dei nonni e zii perché viene da qualche altro?

Mentre i legislatori si interrogano cercando di fare meno danni possibili, si continua a raccogliere sperma, ovociti e affittare uteri a coppie gay per proteggere un diritto alla genitorialità ancora controverso sotto molti punti di vista. Chi va più veloce di tutti è il business. Ci vogliono 80.000 dollari per affittare un utero in Canada, garantendosi procreatrici occidentali e almeno 28.000 euro a Girona (Barcellona) per una fecondazione eterologa veloce e senza troppi vincoli di legge. Genitori di decine di figli biologici, in maggioranza maschi, sono soddisfatti del proprio compenso, privilegiato da tratti somatici vincenti (bianchi, alti, biondi, occhi azzurri). Lo sfruttamento di giovani donne somiglia troppo da vicino a quello dei donatori di rene: motivo prevalente è la povertà. Pretendiamo di far figli anche se anziani e sterili, ma benestanti, senza capire che il DNA detta regole ben più condizionanti di ciò che comunemente si crede.

Per approfondimenti:
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