Lo scandalo da un trilione di dollari “scoperto” dalla campagna ONE di Bono Vox. Il prossimo G20 risponderà all’appello?

15/09/2014 - in dall'estero

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Quanti zeri ha un trilione di dollari? Dodici, secondo le convenzioni USA, ovvero mille miliardi. Una cifra difficile da concepire (sono circa 762 milardi di euro) ma che rappresenta il prezzo di uno scandalo globale, messo in luce dalla campagna ONE, co-fondata dal front man degli U2, Bono Vox.
Un trilione è infatti la stima di costo annuale imputabile alla corruzione – e a tutti i suoi derivati – nei Paesi in via di sviluppo, secondo il rapporto lanciato pochi giorni fa. Si tratta, come nel caso dei 60 miliardi stimati in via approssimativa dalla Corte dei Conti nel nostro Paese, di un dato arbitrario che definisce solo un ordine di grandezza. Serve per sottoporre la gravità della questione all’attenzione delle Istituzioni mondiali. L’obiettivo della campagna infatti è proporre al G20 che si terrà a novembre a Brisbane, in Australia, 4 punti programmatici.

Il ragionamento vale per tutti, Italia compresa: con delle politiche specifiche per aumentare la trasparenza, contrastare la segretezza finanziaria, regolare lo sfruttamento delle risorse naturali, ostacolare il riciclaggio, le perdite potrebbero essere drasticamente ridotte. Inoltre i Paesi potrebbero riacquistare la fiducia necessaria per attirare investimenti diretti esteri (IDE) e potrebbero vedere aumentare il proprio PIL. La stima di ONE parla di un incoraggiante 0,6 annuo.  Tutti i dati globali dimostrano che l’afflusso di investimenti stranieri è inversamente proporzionale al livello di corruzione percepito in un determinato Paese. Inoltre, poiché nel caso dei Paesi analizzati da ONE le risorse sottratte dalla corruzione potrebbero finanziare la lotta contro la povertà estrema, malattie e fame, la posta in gioco si pesa in termini di vite umane.

Investito nel settore sanitario il trilione potrebbe evitare 3,6 milioni di morti all’anno tra il 2015 e il 2025 nei Paesi a basso reddito e consentirebbe di imboccare la strada giusta per combattere la mortalità infantile. Solo nei paesi dell’Africa sub-sahariana sarebbe possibile procurare farmaci antiretrovirali a 11 milioni di persone affette da HIV/AIDS, oltre a 165 milioni di vaccini per altri tipi di malattie. Nel campo della scuola, invece, grazie alla lotta alla corruzione si potrebbero recuperare capitali utili per assumere 500 mila insegnanti, garantendo un’istruzione primaria a oltre 10 milioni di bambini.

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Cosa chiede ONE al G20?

1) ANTIRICICLAGGIO – Accendere un faro sulle società di comodo.
Le cosiddette società fantasma sono utilizzate per riciclare il denaro sporco ad esempio proveniente dalla vendita di armi, dal traffico di droga o dalla tratta di esseri umani. In molti Stati del mondo si può aprire una società di comodo semplicemente compilando dei documenti, talvolta meno di quanti ne servano per aprire un conto in banca. Per porre fine a questa situazione ogni paese del G20 dovrebbe garantire la massima trasparenza, permettendo la consultazione pubblica di tutti i documenti costitutivi e degli altri atti adottati dalle società.

2) TRASPARENZA DELLA RENDICONTAZIONE – Denunciare pubblicamente quanto viene pagato.
L’Africa è un paese molto ricco di risorse naturali ma una cattiva gestione di queste non fa altro che causare danni alla popolazione accentrando la ricchezza nelle mani di pochi speculatori corrotti. Per ovviare a questa situazione è necessario garantire la totale trasparenza delle informazioni  sui guadagni ottenuti dai governi. I paesi del G20 dovrebbero introdurre delle procedure obbligatorie per la rendicontazione delle transazioni concluse tra le aziende straniere e i paesi africani.L’obiettivo potrebbe essere a lungo termine la creazione di un sistema di rendicontazione adottato a livello globale.

3) Combattere l’evasione fiscale
La segretezza finanziaria garantita dalle normative in molti paesi in via di sviluppo incentivano e “proteggono” l’evasione fiscale. Questo fenomeno falsa il valore delle importazioni e delle esportazioni a causa del “trade mispricing”. Circa 3,2 trilioni di dollari, provenienti da attività connesse a paesi in via di sviluppo, si troverebbero secondo il rapporto in paradisi fiscali. L’introduzione di regole di trasparenza, attraverso l’applicazione dell’Automatic Information Excange (AIE) consentirebbero di individuare l’evasione fiscale e di contrastarne gli effetti.

4) TRASPARENZA DELLE ISTITUZIONI – Rendere pubblici i dati raccolti dal Governo
La pubblicazione dei dati delle Istituzioni contrasta la segretezza e aumenta la fiducia dei cittadini. Per realizzare questo obiettivo i Governi del G20 dovrebbero adottare la Open Data Charter, introdotta durante la riunione del G8 del 2003. Questa Carta ha lo scopo di rendere disponibili online i dati raccolti e gestiti dalle pubbliche amministrazioni nazionali e di facilitarne l’utilizzo per cittadini e imprese.

La sostanza di queste richieste coincide con quella della campagna Riparte il futuro, che sollecita cittadini e istituzioni di fronte all’evidenza di un calcolo:

la lotta alla corruzione potrebbe sbloccare direttamente le risorse necessarie per creare nuovi posti di lavoro (prima emergenza nel nostro Paese) e per creare – indirettamente – le condizioni di fiducia e efficienza necessarie per far ripartire impresa e sviluppo. Siamo più che d’accordo con Bono Vox e sosteniamo appieno la sua iniziativa.
La lotta alla corruzione, da che mondo e mondo, conviene a tutti per ragioni di massima importanza. 

Laura Ghisellini

 

 

 

 


Arriva OpenExpo (con due anni di ritardo) e Renzi lo annuncia su Twitter “dati e informazioni per tutti “

12/09/2014 - in trasparenza

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“OpenExpo con la trasparenza online disponibili dati e informazioni per tutti #italiariparte” con questo tweet il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha annunciato ieri il lancio del nuovo sito di Open Expo che offre tutte le informazioni sui lavori dell’evento planetario che si terrà a Milano nel 2015.

“Open Expo è una iniziativa di Expo 2015 volta ad assicurare la totale trasparenza all’Esposizione Universale del 2015 attraverso la pubblicazione in formato aperto di tutte le informazioni riguardanti la gestione, la progettazione, l’organizzazione e lo svolgimento dell’evento – si legge nella sezione ‘Cos’è Open Expo’ del sito -. In questa logica OpenExpo2015. it intende arricchire le informazioni già rilasciate da Expo 2015 S. p. A nella sezione Amministrazione trasparente rendendo disponibili i dati relativi alla gestione economica dell’evento (entrate e uscite, acquisti, pagamenti e relativi beneficiari), alle opere realizzate (cantieri, descrizione delle opere, importi previsti per la loro realizzazione) e alle eventuali varianti nello svolgimento della manifestazione (numero di visitatori, mobilità e trasporto pubblico). Sul portale OpenExpo2015. it sono inoltre disponibili infografiche dinamiche costantemente aggiornate che consentono a chiunque di avere un idea chiara, a colpo d’occhio dello stato di avanzamento dei lavori e, più in generale, dell’andamento dell’intero evento”.

Benissimo, si tratta di un’ottima iniziativa. Peccato che, come vi avevamo raccontato ai tempi dello scandalo, Open Expo arrivi con almeno due anni di ritardo sulla tabella di marcia. Doveva infatti partire nel 2012 per garantire trasparenza degli appalti in via preventiva e non a cose fatte. Ma poi non se ne è più parlato, fino agli arresti di maggio. Le sue funzioni sarebbero state molto utili a evitare quanto accaduto.
Tuttavia piangere sul latte versato non serve a niente e speriamo che questo portale possa essere veramente efficace e aggiornato. Nei prossimi giorni ne valuteremo le prestazioni e vi faremo sapere!

Stay tuned

 


Se rubi denaro pubblico in Italia hai lo 0,4% di possibilità di finire in galera

12/09/2014 - in corruzione

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dati_penitenziariIn Italia i detenuti sono 60 mila, tra cui solo 11 accusati di corruzione, 26 per concussione, 46 per peculato (furto di denaro pubblico) e 27 per abuso di ufficio aggravato. È un dato che stride con il livello di corruzione presente in Italia, ma arriva direttamente dal Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria, come riportato da L’Espresso poco tempo fa.

In occasione del workshop Ambrosetti, che si è tenuto qualche giorno fa a Cernobbio, l’ex pm di Mani Pulite Piercamillo Davigo è tornato su questo punto, mettendo in evidenza come nel nostro Paese chi ruba denaro pubblico ha solo lo 0,4% di possibilità di finire in galera, contro una media europea del 4,1%.

La causa principale è quell’anomalia tutta italiana nota nei tribunali come “prescrizione”. Nei Paesi civili la prescrizione è infatti un evento eccezionale, mentre in Italia è diventata una regola che tutela specialmente gli imputati eccellenti e la criminalità dei colletti bianchi. Nell’inchiesta de L’Espresso “In Italia potente è uguale a impunito”, Lirio Abbate e Paolo Biondani spiegavano come la prescrizione provochi pure danni alle casse dello Stato: “le somme, in molti casi si parla di decine di milioni di euro, sequestrati agli imputati in fase di indagine perché ritenute provento della corruzione o concussione, una volta dichiarato prescritto il reato devono essere restituite agli “illegittimi” proprietari. E così, grazie alle leggi-vergogna sulla prescrizione, le tante caste, cricche, logge o lobby della politica e dell’economia possono continuare a rubare. Mentre restano senza giustizia i cittadini danneggiati da truffe, raggiri finanziari, evasioni fiscali o previdenziali, corruzioni, appalti truccati, scandali sanitari, omicidi colposi, traffici di rifiuti pericolosi, disastri ambientali, morti sul lavoro, violenze in famiglia, perfino abusi sui bambini”.

Ancora una volta sono i dati a raccontarci che, in Italia, la lotta alla corruzione non è sufficientemente supportata e che per darle più spessore serve quella “battaglia culturale” a cui spesso fa riferimento il presidente dell’Anac Raffaele Cantone. Riparte il futuro ha proprio questo intento, rendere coscienti gli italiani del danno che provoca la corruzione nei confronti non solo della nostra economia, ma anche della nostra società.

Firma Riparte il futuro su www.riparteilfuturo.it


Piercamillo Davigo: gli italiani dovrebbero temere di più i crimini dei colletti bianchi

11/09/2014 - in corruzione

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Spesso a far notizia e spaventare di più sono i crimini considerati “normali”, come gli omicidi o i furti per le strade, enfatizzati dal sistema mediatico. Si tratta di un errore di valutazione secondo l’ex membro del pool di Mani Pulite, Piercamillo Davigo. A spaventare molto di più gli italiani dovrebbero essere i crimini dei colletti bianchi come falso in bilancio, reati societari, corruzione e riciclaggio, che invece restano avvolti da un’aura di impunità, perché – almeno inizialmente – sembrano non intaccare le vite dei cittadini.

In Italia “non c’è biasimo della società, non c’è un costo reputazione nel commettere reati finanziari”, ha spiegato il pm nel suo intervento al forum Ambrosetti di Cernobbio, sottolineando come la legislazione ancora carente di cui disponiamo e la giustizia dai tempi biblici hanno finito col vanificare anche quanto di buono è stato fatto in passato.

Cosa ne pensi? Dillo nei commenti


Disoccupazione: a luglio l’Italia è maglia nera nell’Eurozona e in tre anni hanno chiuso 63mila imprese

10/09/2014 - in dall'estero

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Il problema disoccupazione nell’area Ocse non migliora. Anche a luglio il tasso di disoccupazione è salito al 7,4% (dal 7,3% di giugno) portando a 44,8 milioni la cifra dei disoccupati:  ancora ben al di sopra dei livelli pre-crisi (nel luglio 2008 erano 10,2 milioni in meno).
Nell’Eurozona i cambiamenti sono impercettibili, con un tasso di disoccupazione stabile all’11,5%. Tranne in Italia, come sottolinea la stessa Ocse, in cui è cresciuto di 0,3 punti. Ci facciamo sempre notare, noi.

E per quanto riguarda le nuove generazioni? Il tasso di disoccupazione giovanile resta stabile al 14,9% ma con punte «eccezionalmente elevate» in Stati come la Spagna (53,8%), la Grecia (53,1% a maggio), l’Italia (42,9%), il Portogallo (35,5%) e la Slovacchia (31,7%).

Tutti Paesi ad alto livello di corruzione secondo la classifica di Transparency International sull’indice di percezione della corruzione. E non si tratta certo di una casualità visto che questo problema come abbiamo sottolineato più volte, è uno dei principali freni alla ripresa economica. Oltre a inquinare le Istituzioni, inibisce gli investimenti e penalizza il mercato del lavoro, l’impresa e soprattutto i giovani, che nei nuovi business potrebbero trovare impiego e opportunità. Lo ha ribadito pochi giorni fa anche Kenneth Rogoff, una delle voci più autorevoli di Harvard: “il problema dell’Italia non è il debito, è la corruzione”

Secondo l’analisi sulle prestazioni delle piccole e medie imprese italiane, condotta dalla stessa Ocse, dal 2008 al 2010 in Italian hanno chiuso 63 mila imprese, con la perdita di 610 mila posti di lavoro. E pensare che le aziende con meno di 250 dipendenti sono da sempre considerate la “spina dorsale dell’economia italiana” e rappresentano “il 99,9% delle imprese della penisola, l’80% dell’occupazione e il 67% del valore aggiunto, tra le quote maggiori dell’area Ocse”. Lo spirito imprenditoriale scorre nel nostro sangue da decenni ed è frustrante vedere come le energie dei giovani italiani siano castrate in patria e valorizzate all’estero, per chi ha la forza e la possibilità di andare a competere su altri mercati, più meritocratici, meno tartassati, meno corrotti.

Cosa ci aspetta nei prossimi mesi? Ecco le previsioni:

LG


Anticorruzione e sanità – Confessioni pubbliche

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A cura di Paolo Cornaglia Ferraris >>

Medico, editorialista de La Repubblica, Presidente Camici & Pigiami ONLUS

Un chirurgo di Potenza confessa di aver nascosto un incidente in sala operatoria. Insieme ai colleghi ha trasformato in fatalità il decesso di una settantenne operata per sostituire una valvola cardiaca. Perché quell’errore? Conta tanto l’abilità del chirurgo ma soprattutto la precisione della macchina organizzativa. Talvolta non è scrupolosa: manca personale formato, riposato, non precario, esperto. Ogni procedura va verificata da una check list, un elenco dettagliato di tutto ciò che si deve fare per ogni intervento, rigoroso, pedante, per non dimenticare nulla. Gli errori più frequenti sono quelli da cattiva organizzazione. Quelli peggiori sono fatti per danaro. A centinaia dappertutto, si opera in modo non appropriato soltanto per fare soldi. Questo è il dramma di coscienza che la chirurgia moderna affronta nei confessionali e in privato, raramente in tribunale. Chi vende le valvole cardiache a Potenza e chi ci guadagna? Sappiamo quanta corruzione abbia colpito le Molinette di Torino per prodotti simili e quel vizio non s’è perso.

Si può anche sbagliare perché si è stanchi, demotivati, pigri, frustrati e dunque negligenti. Si può essere incapaci e ciononostante dirigenti per meriti politici o sindacali. Si può essere imprudenti e in qualche caso, affrontare rischi elevati su pressione dei familiari o dei pazienti stessi. Dunque anche la generosità può essere paradossalmente causa di errore. L’errore non è quasi mai del singolo e basta ma del gruppo nel quale si lavora. I gruppi di lavoro sono stati avvelenati da politiche di assunzioni e carriere di tipo clientelare. Non si lavora bene nei gruppi in cui l’unica legge che vale è quella dell’appartenenza al partito o segreteria o sagrestia o massoneria giusta.

Si deve spendere molto di più in formazione. Si fanno convegni pagati dalle industrie e non serve a null’altro che a incrementare i loro fatturati. Ci vuole un’altra formazione, ma in troppe ASL va benissimo il sistema di clientele e carriere attuale. Per prevenire l’errore si dovrebbe agire come quando cade un aereo; con un’analisi rigorosa e spietata di cosa è accaduto. Invece si fa il contrario: si nasconde, negando l’evidenza. In tribunale si ricorre a medici azzecca garbugli che confondano le idee ai giudici. I numeri alti di denunce contro i medici, si spiegano con la pretesa della gente di guarire sempre. Ci guadagnano avvocati e periti; il paziente perde quasi sempre e perfino il medico indagato, assolto nel 98% dei casi, perde comunque serenità e capacità di lavoro.
Il sistema è: troppa pressione, poche risorse, carriere e concorsi truccati, incapaci e mediocri al potere.

Per approfondimenti>>

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Kenneth Rogoff: “Il primo problema dell’italia non è il debito, è la corruzione”

08/09/2014 - in corruzione

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The First Day Of The World Economic Forum In Davos

L’Italia ha molti problemi ma il debito non è quello principale. È la corruzione il vero guaio. A dirlo non siamo (solo) noi firmatari di Riparte il futuro – che lo ribadiamo da quasi due anni – ma è Kenneth Rogoff, nientemeno che uno dei più famosi economisti di Harvard. Lo dice chiaro e tondo, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, dopo essere intervenuto al Forum The European House Ambrosetti di Cernobbio con un’analisi sul debito pubblico dei Paesi dell’Eurozona: il quadro dell’indebitamento italiano verso l’estero è migliore di quanto si creda, ad esempio rispetto a Grecia e Spagna, poiché  dall’inizio della crisi è tornato per il 75% in mani italiane. Il problema corruzione invece, insieme al sistema di governance e all’”incapacità di adattarsi a un mondo che cambia” sono secondo il Professore americano i freni principali alla nostra ripresa.

“Paesi come l’Italia devono fare riforme strutturali. In cambio avranno più flessibilità – afferma Rogoff a conclusione dell’intervista - Se l’Italia diventerà credibile sono certo che otterrà dall’Europa più spazio per le politiche fiscali e di bilancio”.
Dopo aver letto il breve articolo che occupa uno spazio a margine sulle pagine del primo quotidiano nazionale, alcune parole chiave risuonano, grazie all’autorevolezza di chi le pronuncia, e lasciano dietro di sé strascichi di significato.
Una di queste è “credibilità“. Come può l’Italia acquisire quella credibilità necessaria per attirare non solo la fiducia dell’Eurozona ma anche gli investimenti stranieri se non affronta appunto con “riforme strutturali” – altra parola chiave – il problema della corruzione?

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Anche Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Anac, rinnova da Cernobbio il suo anatema (vedi video seguente): “bisogna cacciare i corrotti. È fondamentale che Confindustria faccia la stessa battaglia fatta con la lotta alla mafia: se passa l’idea che la lotta alla corruzione può essere conveniente c’è la speranza di ottenere risultati”, ma la risposta del parterre non è così compatta. Molti pongono l’accento sul tema burocrazia, territorio in cui certamente la corruzione sguazza, ma evitano di prendere il toro per le corna. “Il tema della corruzione è anche psicologico, non mitizziamo che il nostro mondo sia così peggio di altri Paesi”, sostiene l’imprenditore-banchiere Luigi Abete su Il Fatto Quotidiano“Secondo qualcuno, in passato era la condizione per lavorare”, spiega Mario Boselli presidente della Camera della Moda.

Anche il numero uno di Confindustria Giorgio Squinzi aveva annunciato circa un anno fa ai nostri microfoni che “gli imprenditori dovevano dare un esempio molto preciso e molto chiaro” in termini di lotta alla corruzione. E anche in occasione dello scandalo Expo la sua voce aveva tuonato: “Occorre uno scatto morale nostro in primo luogo, poi del Paese tutto se vogliamo liberarci dell’alleanza perversa tra complicazione e corruzione”.
Insomma, di fronte a una politica che traccheggia sui temi della riforma della giustizia (autoriciclaggio, prescrizione, conflitti di interesse, FOIA, whistleblowing) e di fronte al moltiplicarsi dei proclami, degli annunci e degli anatemi, la voce chirurgica di Rogoff arriva dritta al punto e faremmo bene tutti a prenderla molto seriamente.

Laura Ghisellini


Festa dell’Unità, Laura Boldrini: “Stop vitalizio ai politici condannati per mafia e corruzione subito alla Camera”

05/09/2014 - in corruzione

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“Tra i primi provvedimenti da adottare alla Camera alla ripresa dei lavori mi piacerebbe che ci fosse la cancellazione del vitalizio per i parlamentari condannati in via definitiva per mafia o corruzione, come chiede la petizione lanciata da “Riparte il futuro”. Sono le parole di Laura Boldrini in diretta dalla Festa dell’Unità di Bologna.

Intervistata da Radio Anch’io per l’evento ”Cittadini e istituzioni protagonisti cambiamento” la presidente della Camera dei deputati, non ha dubbi: quella del vitalizio ai parlamentari condannati in via definitiva per reati di mafia e corruzione è una vera e propria “vergogna” che va cancellata. “È una vergogna che dobbiamo superare, se vogliamo che i cittadini tornino ad avere fiducia nelle istituzioni”.

La petizione #StopVitalizio chiede proprio questo. Quasi 200mila persone hanno già firmato. Dobbiamo essere sempre di più.

Firma la petizione e condividila con tutti i tuoi contatti.


A Biella consegnato il braccialetto bianco al sindaco Cavicchioli e intanto a Fano si approva la delibera “Trasparenza a costo zero”

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Mercoledì scorso Libera ha consegnato il braccialetto bianco simbolo della campagna contro la corruzione Riparte il futuro al sindaco di Biella, Marco Cavicchioli.  Il primo cittadino, nel corso della scorsa campagna elettorale, ha infatti deciso di aderire a Riparte il futuro e rendere la sua candidatura trasparente. Adesso non resta che attendere anche qui, come richiedeva l’impegno preso con Libera e Gruppo Abele, l’adozione della delibera “Trasparenza a costo zero” che deve avvenire insindacabilmente entro i primi 100 giorni dall’insediamento della giunta. La delibera prevede che il Comune pubblichi i propri bilanci on line insieme ai dati relativi alle società partecipate, nonché la pubblicazione dei beni confiscati e l’istituzione di “giornate della trasparenza”.

Un percorso che è già realtà a Fano, dove il sindaco Massimo Seri ha da poco approvato la delibera “trasparenza a costo zero”, mantenendo fede agli impegni presi con i suoi elettori e con tutti i firmatari di Riparte il futuro. Seri ha inserito nel documento ufficiale gli intenti richiesti dalla candidatura trasparente, conferendo ai suoi concittadini il “diritto di sapere chi amministra”, il “diritto di monitorare la vita economia del comune”, il “diritto alla responsabilità dei politici e dei funzionari pubblici”, il “diritto a prender parte alle politiche anticorruzione” e il “diritto alla trasparenza dei beni confiscati”.


Invito a tutti gli studenti universitari italiani: “Immagina il tuo futuro e quello del Paese, in una lettera”

05/09/2014 - in studenti

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La campagna Riparte il futuro promossa da Libera e Gruppo Abele invita gli studenti delle Università italiane a raccontare in una lettera come immaginano il proprio futuro e quello del Paese… senza corruzione.

“Senza corruzione, riparte l’Italia” Il sogno di un futuro come lo vorrei.
Come immagini il tuo futuro e quello del Paese, senza corruzione?
Raccontalo in una lettera, guardando davanti a te con gli occhi ben aperti ma senza toglierti il piacere di sognare. L’Italia è bloccata nell’incertezza e, come purtroppo sai bene, è la tua generazione a pagare il prezzo più alto di questa crisi profonda, economica e culturale.  Mancano gli investimenti, non viene incentivata la competitività sana, la burocrazia opprimente ostacola le iniziative e in molti settori – come la stessa Università – domina il nepotismo. L’elenco potrebbe continuare a lungo. Tutti questi problemi hanno un unico comune denominatore – la corruzione – che, nascondendosi anche in una semplice stretta di mano, sottrae soprattutto ai giovani le migliori opportunità. Non è un caso che nei Paesi dove la corruzione è più diffusa è più alto il tasso di disoccupazione giovanile. Fuggire all’estero è davvero l’unica strada da percorrere? Guardati dentro, raccogli tutte le tue energie, pensa a quello che vali e a cosa puoi fare per rendere migliore la tua vita e il tuo Paese. Sfogati, se ne senti il bisogno, oppure rivela la tua massima aspirazione, senza preoccuparti di puntare troppo in alto. Niente è impossibile e sei tu, più di chiunque altro, a guidare il corso della tua vita e a poter contribuire al cambiamento.

Invia la tua lettera, specificando il tuo nome, cognome, indirizzo e numero di telefono a:

FESTIVAL DELLE LETTERE – Via S.G.B. De La Salle 4/a 20132 Milano
oppure via mail all’indirizzo: segreteria@festivaldellelettere.it

Le lettere più interessanti, spedite al Festival entro il 28 settembre 2014, saranno pubblicate sul sito www.riparteilfuturo.it. Alcune di queste diventeranno protagoniste, insieme agli autori, di un evento pubblico di dibattito e improvvisazione teatrale organizzato nell’ambito del Festival delle lettere 2014:
“Lettere improvvisate” presso il Teatro Litta di Milano
2 ottobre 2014 | dalle ore 15:30 alle ore 17:30
con la partecipazione straordinaria di Nando Dalla Chiesa, Presidente onorario di Libera e di Paolo Hendel.
L’evento è gratuito e aperto al pubblico.
Per prenotare il tuo posto in teatro visita il sito www.festivaldellelettere.it

 


Disoccupazione giovanile: un ‘danno’ da 162 miliardi di euro all’economia europea

04/09/2014 - in dall'estero

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La disoccupazione giovanile in Italia ha causato  nel 2012 la maggior perdita economica d’Europa. Sono infatti 35,2 i miliardi di euro persi nel 2012 (2,6 miliardi in più rispetto al 2011) a causa dei giovani senza lavoro. Seguono Francia (23,2 miliardi), Regno Unito (18,7 miliardi) e Spagna (17,3 miliardi). Sommando le perdite di tutti i Paesi europei si arriva alla mastodontica cifra di 162 miliardi di euro. Dato che è cresciuto di 10 miliardi di euro rispetto all’anno precedente.

È quanto riporta Eurofound nel suo dossier “Mappatura del passaggio alla vita adulta in Europa. La Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e lavoro ha contato circa 14,6 milioni di “NEET” in Europa, ovvero quei giovani che nel 2012 non studiavano, non lavoravano né seguivano corsi di formazione. Una cifra che corrisponde al 15,9% della popolazione nella fascia d’età tra i 15 e i 29 anni.

Secondo lo studio, a gennaio 2014 il 23% dei giovani tra i 15 e i 24 anni in cerca di lavoro non era ancora riuscito a trovarlo. Dai dati si evince una forte differenza tra Nord e Sud dell’Europa: il confronto è nettamente a favore della fascia settentrionale, dove il passaggio tra la scuola è il mondo del lavoro è agevolato da scelte mirate delle amministrazioni pubbliche, cosa che permette ai giovani di uscire prima di casa e passare alla vita adulta. Diversamente accade per i giovani orientali e mediterranei, che vivono ancora un passaggio difficile e problematico dalla scuola al lavoro, associato a una conquista molto lenta e tardiva dell’indipendenza e dell’autonomia.

Non è un caso che dove il livello di corruzione percepita è più alto, anche la disoccupazione giovanile è maggiore. Una relazione di diretta proporzionalità che la nostra campagna ha sottolineato più volte.
L’obiettivo ultimo della nostra battaglia infatti, sostenuta da oltre 620.000 cittadini, è mettere in luce questa relazione e combattere tangenti e favoritismi per ridare un futuro al Paese e ai nostri giovani.

 


Roma, a fine ottobre tornano gli Stati Generali dell’antimafia

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Contromafie, gli Stati generali dell’antimafia è un appuntamento che Libera offre al movimento antimafia italiano, europeo e non solo, in cui le associazioni e le realtà impegnate contro le diverse forme di criminalità organizzata e transnazionale e le connesse pratiche di corruzione, si ritrovano per confrontare strategie e percorsi, mettere a punto proposte di natura giuridica ed amministrativa, elaborare azioni di contrasto civile e non violento, valorizzare le buone prassi ed esperienze maturate in tema di libertà, cittadinanza, informazione, legalità, giustizia e solidarietà.

La terza edizione di Contromafie giunge a distanza di cinque anni dalla precedente e deve registrare un contesto sociale e politico mutato profondamente per le pesanti ripercussioni causate dalla recessione economica mondiale, purtroppo ancora in atto, i cui effetti devastanti sono stati accentuati dallo smarrimento di riferimenti etici e valoriali, dalla mancanza di anticorpi civili e culturali, in grado di contrastare, soprattutto nelle nuove generazioni, il fascino perverso del modello apparentemente vincente del crimine e dell’illegalità.

Contromafie non è un convegno, non è una vetrina, ma è piuttosto uno spazio e un tempo per il confronto, lo studio, l’approfondimento: sotto i riflettori finiscono progetti, percorsi, idee, per fare il punto insieme dei risultati conseguiti dall’antimafia civile, sociale e responsabile. Contromafie è un luogo per presentare alle istituzioni le modifiche legislative e regolamentari, frutto del lavoro quotidiano ed elaborare le soluzioni condivise ai problemi e alle difficoltà che nel nostro Paese incontra chi punta a valorizzare l’essere umano e la sua dignità, affrancandolo dalla schiavitù del giogo mafioso e dalla corruzione, definita “peste” dal Cardinale Carlo Maria Martini prima e da Papa Francesco poi.

In particolare, quest’ultimo tema è da diversi anni centrale nell’impegno della rete associativa afferente a Libera, come è testimoniato dalle campagne “Corrotti” e “Riparte il futuro”, dove l’analisi dei fenomeni corruttivi s’apre alla valorizzazione dell’impegno di singoli e realtà nel contrasto quotidiano alle prassi di corruttela. Ad esse si è andata affiancando un’iniziativa nazionale come “Miseria Ladra” che denuncia la stretta connessione tra presenza delle mafie e l’impoverimento del contesto sociale ed economico e rilancia la necessità di un nuovo welfare che restituisca dignità e diritti ai cittadini del nostro Paese.

Si capisce così la stretta correlazione tra il “contro” e il “per” nella mission di Contromafie: non una semplice contrapposizione alle mafie e alla corruzione, pur necessaria, ma una contemporanea presa di coscienza del ruolo fondamentale che oggi giocano parole come “libertà” e “dignità”, “cittadinanza” e “responsabilità”, “informazione” e “democrazia”, “legalità” e “trasparenza”, “giustizia” e “verità”, “solidarietà” e “sviluppo”, la cui piena realizzazione è la sola via per arrivare alla sconfitta di mafie e corruzione.

Anche per la terza edizione, Contromafie propone quattro giorni di studio e confronto che si sviluppano secondo le sei aree tematiche che ne accompagnano i lavori fin dal 2006 (per una parola di libertà e dignità, per un sapere di cittadinanza e responsabilità, per un dovere di informazione e democrazia, per una politica di legalità e trasparenza, per una domanda di giustizia e verità, per una economia di solidarietà e sviluppo) come luoghi di approfondimento e di scambio, attraverso la suddivisione in sessioni e gruppi.


Per combattere la corruzione bisogna conoscerla: ripartono le iscrizioni al master APC dell’Università di Pisa

03/09/2014 - in corruzione

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RIF-Foto-master-APCLa lotta alla corruzione è una cosa seria. Ecco perché richiede la massima efficienza degli organi di controllo e delle forze dell’ordine ma anche il lavoro di un attento comitato scientifico che permetta di studiarne le evoluzioni e i campi dove la corruzione ha più presa. L’obiettivo del Master “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione” dell’Università di Pisa ha proprio l’obiettivo di creare “professionisti dell’anticorruzione” che concentrino il proprio lavoro nell’esaminare la corruzione in tutte le sue forme.

Da qualche giorno è nuovamente online il bando della V edizione del master, che si divide in due livelli. Il primo è finalizzato alla formazione di nuovi soggetti qualificati capaci di operare nella pubblica amministrazione regionale, negli enti locali e nelle organizzazioni del terzo settore rispetto ai temi della legalità nell’attività amministrativa e della prevenzione di fenomeni criminali, ma assumendo funzioni di tipo istruttivo ed esecutivo. Il Master è fruibile anche a distanza, grazie al sistema e-learning.

Il secondo invece unisce i diversi contributi delle scienze sociali: dall’analisi penale e criminologica, all’economia, all’indagine sociologica, storica e politologica. L’approfondimento teorico si integra con un percorso di formazione sulla legislazione di prevenzione e contrasto attualmente in vigore, sulla sua implementazione e applicazione, nonché sulle altre politiche contro la penetrazione criminale nell’economia legale e nella contrattazione pubblica. L’attività di formazione dedica ampio spazio allo studio empirico dei casi e delle fattispecie criminali, nell’intento di offrire una ricognizione, la più aggiornata possibile, sull’evoluzione di questi fenomeni criminali e sui problemi di applicazione della legislazione corrente. Questo Master si differenzia da quello di primo livello per un modulo professionalizzante, tirocini più corposi e una prova finale scritta.

Entrambi i corsi saranno fruibili anche a distanza, grazie al sistema e-learning e le iscrizione, già aperte, andranno avanti fino al 31 ottobre 2014.