Articoli nella categoria “Amministratori sotto tiro

Busta con proiettile dopo l’inaugurazione di un bene confiscato. Intervista al Sindaco di Castel Gandolfo, amministratore sotto tiro

Continua il viaggio insieme a Avviso Pubblico attraverso l’Italia dei territori, dove troppo spesso gli amministratori locali vengono minacciati o intimiditi. In vista delle elezioni, queste storie ci ricordano quanti sia importante il ruolo dei rappresentanti locali, che andremo ad eleggere domenica 25 maggio in molti Comuni italiani, nel contrasto a mafie e corruzione .
Ad essere “sotto tiro” non sono solo gli amministratori pubblici delle regioni del Meridione. Il fenomeno delle minacce e delle intimidazioni verso sindaci, assessori, consiglieri comunali, provinciali e regionali è in forte aumento anche nelle regioni del Centro Italia dove, come testimonia il Rapporto di Avviso Pubblico “Amministratori sotto tiro”, è stato censito l’8,3% dei fatti rilevati.
Nel Lazio, in particolare, si è passati dai 5 casi del 2010 ai 15 casi del 2013, facendo registrare un aumento superiore al 60% e ponendo la regione al sesto posto a livello nazionale nel rapporto di Avviso Pubblico.

È Roma, con 6 casi, la provincia del Lazio con il maggior numero di atti intimidatori verso amministratori pubblici. In particolare, situazioni critiche si sono registrate nel Comune di Ardea, dove sono state incendiate le auto del Sindaco, del Presidente del Consiglio comunale e di un consigliere, e nel Comune di Aprilia, dove l’assessore alle finanze, Antonio Chiusolo, a seguito delle numerose minacce ricevute, ha deciso di dimettersi. Altri gravi episodi si sono verificati anche nei confronti dei Sindaci di Colleferro e di Castel Gandolfo. Abbiamo intervistato Milvia Monachesi, Sindaco di quest’ultimo Comune.

INTERVISTA SINDACA DI CASTELGANDOLFO_RIVISTA Pp

La busta con un proiettile calibro 22 e il messaggio con la scritta “I saluti della Magliana” è stata la prima intimidazione che le è stata fatta o in precedenza vi erano stati altri episodi di questo tipo?
Quella busta, trovata per caso, è stata la prima minaccia che ho ricevuto. Questo è accaduto pochi giorni dopo aver inaugurato un bene confiscato a Enrico Nicoletti, l’ex-cassiere della banda della Magliana. Un’altra intimidazione simile, con le stesse identiche parole ma questa volta contenente quattro proiettili, l’ho ricevuta poco dopo. La lettera si trovava su un cassonetto ed è stata trovata da un’operatore ecologico. Di quest’ultima ho deciso di non esporre denuncia perchè ho pensato che si favorisse un loro protagonismo. Non volevo dargli importanza. Ovviamente mi sono confrontata con i carabinieri e con tutte le forze dell’ordine. Da quella volta non ho più ricevuto altre minacce.

Che sensazione si prova quando ci si ritrova davanti ad un proiettile e ad un messaggio di quel tipo?
Ho provato una sensazione di rabbia, non di paura, se non per la mia famiglia. Ho cercato di trasmettere ai miei figli, che a suo tempo sono stati coloro che mi hanno spinto alla sfida di fare il Sindaco, il messaggio che una persona è forte e coraggiosa non perchè non ha paura, ma perchè cerca di superarla. Il modo migliore di rispondere a questi vili gesti è quello di proseguire nell’azione intrapresa con più determinazione di prima. Fare il Sindaco oggi è diventato sempre più difficile. Quando ho iniziato ad amministrare mi sono dovuta confrontare subito con un grosso problema: i diritti dei cittadini erano percepiti come concessioni o privilegi cui accedere in base alla discrezionalità degli amministratori! Oggi più di allora, credo che onestà, trasparenza e umiltà debbano identificare un Sindaco, quanto la fascia tricolore. I primi cittadini devono essere i garanti della legalità.

A cosa riconduce queste intimidazioni?
Le indagini sono ancora in corso quindi non sappiamo ancora da parte di chi provenivano queste minacce. Nel mio caso si sono firmati, ma proprio questo mi ha lasciato dei dubbi. Quel bene confiscato era dal 1996 che non si riusciva ad assegnare. Io l’ho fatto in pochissimo tempo. Questo ha sicuramente dato fastidio a qualcuno. Al di là di chi sia il mandante, quel messaggio vuole rappresentare il tentativo di imporre il “proprio potere”. Io quindi non cerco di concentrarmi su chi possa essere stato, ma provo a riportare la legalità e la trasparenza ai massimi livelli.

Per Avviso Pubblico farà parte del Gruppo di lavoro sul monitoraggio degli atti di intimidazione e di minacce. Perché è importante mettersi in rete?
Condividere con altri situazioni analoghe è molto importante. In questo modo ci si rende intanto conto di non essere soli. I primi cittadini attraversano spesso momenti di solitudine quindi un’associazione come Avviso Pubblico che cerca di mettere insieme i tanti amministratori minacciati ci dà quella forza di cui spesso abbiamo bisogno per continuare ad amministrare. Credo che solo così possiamo provare a sconfiggere qualsiasi forma di criminalità e illegalità.
Milvia Monachesi, ha 57 anni, è sposata e con due figli: David e Chiara. Ha iniziato il suo percorso amministrativo nel 1993, in un periodo di crisi politica ancora più grave di quella attuale: era il tempo di Mani Pulite, di Tangentopoli. Si è candidata alle elezioni comunali convinta che una presenza femminile avrebbe potuto rappresentare un valore aggiunto all’interno di una pratica politica che si muoveva e pensava solo al maschile. La vittoria alle elezioni di quell’anno e la nomina a vicesindaco con delega alle politiche sociali e scolastiche, l’hanno proiettata nell’arena delle responsabilità. Dal maggio 2012 è Sindaco di Castel Gandolfo.

REGIONE LAZIO – DISTRIBUZIONE PROVINCIALE DELLE MINACCE E DELLE INTIMIDAZIONI

ANNO 2013

INTERVISTA2 SINDACA DI CASTELGANDOLFO_RIVISTA Pp

 

Totale situazioni censite: 15

Provincia di Roma – Comuni: Ardea, Colleferro, Roma.

Provincia di Latina – Comuni: Aprilia.

Provincia di Frosinone – Comuni: Frosinone, Pontecorvo.

Provincia di Rieti – Comuni: Montopoli di Sabina, Poggio Mirteto.

Questo articolo è in collaborazione con Avviso Pubblico. Insieme vogliamo far conoscere le storie di tantissimi amministratori locali che fanno onestamente il loro lavoro, che vivono e praticano i principi e i valori della Costituzione e che, pur in presenza di gravi episodi di minacce e di atti di violenza, non piegano la schiena.

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Amministratori sotto tiro: intervista al sindaco di Torre Annunziata che fu tenuto in ostaggio da ‘o pastore’

A seguire la Puglia, la Sicilia, la Calabria e la Sardegna, nel Rapporto 2013 di Avviso Pubblico “Amministratori sotto tiro”, è la Campania: con l’8% di casi censiti, pari a 28 atti intimidatori, si colloca al quinto posto, a livello nazionale per minacce ad amministratori pubblici.

La provincia con i dati più elevati è quella di Napoli in cui sono stati accertati 11 casi, seguita da quella di Salerno e di Benevento, rispettivamente con 7 e 4 episodi, e quelle di Avellino e Caserta entrambe con 3.

Un caso particolarmente inquietante si è verificato nella città di Torre Annunziata (Na) dove il Sindaco, Giosuè Starita, è stato tenuto ostaggio per mezz’ora da un uomo con una pistola in pugno. L’aggressore è stato identificato dalle forze dell’ordine in Antonio Uliano, figlio di Michele detto “o pastore”, autista storico di Gemma Donnarumma, la moglie del boss di camorra Valentino Gionta. Lo abbiamo intervistato per saperne di più.

04_intervista sindaco Torre Annunziata

Quante e che tipo di intimidazioni ha subito da quando è primo cittadino di Torre Annunziata?
Da quando sono stato eletto Sindaco ho ricevuto numerose minacce. La prima volta, nel 2008, quando la sede del Comune fu fatta oggetto di alcuni colpi di arma da fuoco. Un episodio simile si è verificato meno di un mese fa quando durante la notte ignoti hanno appiccato il fuoco davanti al portone di ingresso principale del Municipio ed a quello laterale. Numerose sono infine le lettere anonime con minacce di morte che mi hanno fatto recapitare da quando sono primo cittadino. Non sono episodi che mi stupiscono molto. La mia città è una zona della Campania molto nota per la forte influenza criminale, dove si vive una realtà difficile, quindi sapevo benissimo quello che avrei incontrato facendo il Sindaco; se non ne fossi stato cosciente o avessi voluto rinunciare sarei potuto restare a fare il mio lavoro di avvocato. Io, invece, ho voluto fare un passo in avanti perché desidero cambiare questa realtà, o almeno provarci.

Lei è stato anche tenuto in “ostaggio” dal pregiudicato Antonio Uliano. Potrebbe raccontarci l’episodio?
Nell’ottobre dello scorso anno, dopo aver fatto una lunghissima riunione mi sono recato in un bar del centro di Torre Annunziata, in corso Umberto, per prendermi qualcosa da bere. Ad un certo punto alle mie spalle è apparsa una persona che non avevo mai visto e che successivamente hanno identificato in Antonio Uliano, un pregiudicato torrese, figlio di Michele Uliano, noto autista della moglie del boss Valentino Gionta che, verosimilmente ubriaco, iniziò a farmi degli strani ragionamenti. In sostanza, mi diceva che dovevo smetterla di parlare della malavita, della camorra, del clan Gionta perchè lui ne faceva parte. Io ho provato a far finta di niente, a non ascoltarlo, ad allontanarmi fin quando mi ha puntato la pistola. Non mi era mai successo e istintivamente ho reagito cercando di calmarlo. Ma lui ha continuato a parlare a lungo, sempre con la pistola rivolta verso di me, proseguendo il suo ragionamento. Nel mentre, fortunatamente, alcuni passanti vedendo la scena, hanno subito allertato le forze dell’ordine che tempestivamente sono arrivate sul posto e lo hanno arrestato. Adesso è condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione.

A cosa riconduce questa minaccia e come ha reagito?
Io non mi sono mai tirato indietro nel dire un nome o nel parlare di un fatto e le sue parole si riferivano sicuramente ad alcune denunce che avevo esposto alle forze dell’ordine. Ho inoltre messo in atto alcune iniziative importanti sul territorio nel quale sicuramente la camorra può avere degli interessi. Quella di Torre Annunziata è una realtà complessa in cui dopo trent’anni continuano ad esserci le stesse persone che gestiscono gli affari, quindi episodi di questo tipo sono assolutamente normali. La mia reazione, passata la paura, è stata semplicemente di continuare a portare avanti i progetti e le iniziative già predisposte dalla nostra amministrazione perché questa è la prova che stiamo facendo del bene.

Lei concretamente cosa sta facendo per combattere la criminalità organizzata?
Sto cercando di favorire l’indipendenza della pubblica amministrazione, la trasparenza e l’imparzialità. È la battaglia che bisogna portare avanti in questi territori dove l’illegalità è pervasiva. Ma diciamo che la vera sfida è culturale. La cosa più importante e allo stesso tempo più difficile, è incidere sui meccanismi culturali, è parlare di certi temi, cambiare la mentalità della comunità, combattere i comportamenti delittuosi; fare in modo che non vi siano solo soggetti isolati che lo facciano, ma cercare di coinvolgere l’intera cittadinanza, in modo da creare un corto circuito, tirando fuori il lato positivo delle cose.

Giosuè Starita è nato il 21 agosto del 1963 a Torre del Greco, un paesino in provincia di Napoli. E’ laureato in Giurisprudenza. Dal 2005 al 2007 è stato Assessore del Comune Torre Annunziata (NA). Nel 2007 è stato eletto per la prima volta Sindaco di Torre Annunziata e rieletto al secondo mandato nel maggio del 2012.

intervista sindaco Torre Annunziata

Questo articolo è in collaborazione con Avviso Pubblico. Insieme vogliamo far conoscere le storie di tantissimi amministratori locali che fanno onestamente il loro lavoro, che vivono e praticano i principi e i valori della Costituzione e che, pur in presenza di gravi episodi di minacce e di atti di violenza, non piegano la schiena.

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Amministratori sotto tiro: per non essere uomini soli dobbiamo farci sentire di più. Intervista a un sindaco calabrese minacciato

Continua il viaggio di Avviso Pubblico attraverso l’Italia dei territori, dove troppo spesso gli amministratori locali vengono minacciati o intimiditi.
La Calabria, che negli anni precedenti aveva sempre avuto il triste primato nel Rapporto “Amministratori sotto tiro”, in quello del 2013 si colloca al terzo posto, con il 19% dei casi, pari a 68 atti intimidatori censiti.

Gli atti intimidatori e di minaccia verso amministratori locali e personale della pubblica amministrazione si sono registrati nell’8% dei comuni presenti nella regione. La provincia di Cosenza è quella che, con 23 casi accertati, risulta primeggiare per gli atti intimidatori. La seconda provincia, con 13 casi, è quella di Reggio Calabria, in cui si è anche registrato l’omicidio di un dipendente di un Comune che in passato era stato sciolto per infiltrazione mafiosa. La terza provincia calabrese per numerosità di atti intimidatori, con 12 casi, è quella di Vibo Valentia; seguono le province di Crotone e di Catanzaro che hanno fatto registrare 10 casi ciascuna.

Abbiamo intervistato Giuseppe Aieta, Sindaco di Cetraro e assessore all’Ambiente della Provincia di Cosenza, al quale lo scorso 12 gennaio è stata recapitata presso la sua abitazione personale una busta contenente due proiettili e una lettera minatoria.

intervista Giuseppe Aieta (2)

È la prima volta che riceve intimidazioni di questo tipo?
Una minaccia così pesante non l’avevo sinora mai ricevuta, ma da quando esercito la funzione di Sindaco mi sono state recapitate infinite lettere anonime, alle quali però non ho mai dato risalto. L’ultima invece, un plico contenente una cartuccia caricata a pallettoni e un proiettile calibro 9 accompagnato da una lettera anonima con una esplicita e raggelante minaccia di morte “Gli errori che hai fatto te li farò pagare con la vita”, non potevo far finta di nulla . Ho denunciato l’episodio ai carabinieri, che hanno acquisito la lettera e i proiettili, e ho reso partecipe la Giunta di questo atto.

Lei come ha reagito?
Ho subito convocato un consiglio comunale straordinario aperto a tutti per discutere dell’accaduto. Tantissimi sono stati i giovani presenti ai quali ho cercato di trasmettere che bisogna andare oltre questi atti di violenza con la bellezza delle nostre opere. Il riscatto è la conoscenza, è la bellezza, è il sapere, e sono le cose che da anni provo a diffondere. Ho reagito quindi con la dovuta compostezza, come si fa in questi casi. Non mi sono fatto intimidire e ho continuato ad amministrare come ho sempre fatto, continuando le mie battaglie condotte per la difesa della legalità, della trasparenza e della moralità. Intimidazioni di questo tipo ti trasmettono la certezza che stai facendo del bene. Certo, questa pesante intimidazione ha cambiato la mia vita e quella della mia famiglia.

Cosa ha cambiato rispetto all’amministrazione precedente?
Posso dire di aver inaugurato una nuova stagione. Da quando mi sono insediato ho fatto in modo che l’amministrazione comunale di Cetraro rappresentasse un forte presidio democratico e che costituisse un impedimento oggettivo e di contrasto allo svolgimento di attività illegali e criminose. Ho voluto fortemente il Protocollo d’intesa al fine di prevenire le infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici. Con questo Protocollo ogni ditta che lavora con noi, oltre che sottoscriverlo, con cadenza settimanale deve inviare alla Prefettura di Cosenza le attività svolte, distinte per giorno lavorativo. Ho anche istituito l’Osservatorio sulla Legalità d’intesa con il Parroco Don Ennio Stamile e per tre volte mi sono costituito parte civile in tre processi di mafia. Ho infine realizzato diverse opere pubbliche, come il completamento del Porto Turistico dopo cinquantasette anni, che hanno portato un maggiore benessere nella nostra piccola città.

Cosa potrebbe fare lo Stato per stare più vicino agli amministratori sotto tiro?
L’isolamento intorno a chi riceve minacce inevitabilmente a volte si crea e gli amministratori sotto tiro diventano spesso uomini soli. Io posso tranquillamente dire che lo Stato lo sento vicino e che in questi anni ci ha aiutato tantissimo per realizzare e portare avanti i nostri progetti. Forse dobbiamo essere noi Sindaci a farci sentire di più per collaborare in maniera più efficace con le Istituzioni.

Giuseppe Aieta è nato a Cosenza il 10.02.1967. Si è laureato in Lettere e Filosofia ed insegna Italiano e Storia negli Istituti d’Istruzione Superiore. Attualmente ricopre la carica di Sindaco di Cetraro (CS), di assessore all’Ambiente della Provincia di Cosenza e di Presidente del Consorzio di 10 Comuni denominato “Tirreno Sviluppo e Legalità”. Nel 2004 è stato eletto Consigliere Provinciale, con Mario Oliverio Presidente, ed ha svolto il ruolo di Presidente della I^ Commissione Consiliare Bilancio e Programmazione. Nel 2005 è stato eletto Sindaco di Cetraro, con una lista di centrosinistra, ottenendo il 62% dei consensi. Nel 2009 è stato rieletto alle elezioni provinciali. Nel 2010 è stato rieletto Sindaco di Cetraro ottenendo il 66% dei consensi.

REGIONE CALABRIA – DISTRIBUZIONE PROVINCIALE DELLE MINACCE E DELLE INTIMIDAZIONI ANNO 2013

Totale situazioni censite: 68

intervista Giuseppe Aieta (1)

Provincia di Cosenza – Comuni: Cassano Jonio, Castrovillari, Corigliano Calabro, Fuscaldo, Lattarico, Paola, Rende, S. Giovanni in Fiore, S. Maria del Cedro. Provincia di Reggio Calabria – Comuni: Bagnara Calabra, Benestare, Bovalino, Calanna, Ciminà, Melicuccà, Reggio Calabria, Riace, Rosarno, S. Eufemia d’Aspromonte, Taurianova.

Provincia di Vibo Valentia – Comuni: Filadelfia, Nicotera, Pizzo Calabro, Ricadi, Serra San Bruno, Vibo Valentia. Provincia di Crotone – Comuni: Isola Capo Rizzuto, Petilia Policastro. Provincia di Catanzaro – Comuni: Badolato, Botricello, Catanzaro, Lamezia Terme, Motta S. Lucia.

Questo articolo è in collaborazione con Avviso Pubblico. Insieme vogliamo far conoscere le storie di tantissimi amministratori locali che fanno onestamente il loro lavoro, che vivono e praticano i principi e i valori della Costituzione e che, pur in presenza di gravi episodi di minacce e di atti di violenza, non piegano la schiena.

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Amministratori sotto tiro: veicoli incendiati, buste con proiettili, minacce di morte. Intervista a un sindaco siciliano

Continua il viaggio di Avviso Pubblico attraverso l’Italia dei territori, dove troppo spesso gli amministratori locali vengono minacciati o intimiditi. Con il 20% di casi censiti, pari a 70 atti intimidatori, la Sicilia si colloca al secondo posto dopo la Puglia nel Rapporto 2013 “Amministratori sotto tiro”.

Le province con i dati più numerosi sono state quella di Palermo con 25 episodi e quella di Messina con 18, alle quali seguono Siracusa con 8, Agrigento con 7, Caltanissetta con 4, Catania e Ragusa con 3 e Trapani con 2.

E se i fatti di cronaca verificatisi in Puglia negli ultimi mesi ci dimostrano che la violenza criminale in quei territori non si ferma, possiamo altrettanto affermare che gli amministratori siciliani dall’inizio del 2014 sono stati oggetto di episodi ancora più inquietanti. Veicoli incendiati, invio di buste con minacce e proiettili, telefonate minatorie e minacce di morte per strada sono stati gli episodi che hanno colpito alcuni assessori, sindaci e anche il Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta.

Il fenomeno in alcuni casi ha riguardato anche le mogli dei sindaci. Un segnale, questo, che mira ad infondere ancor più paura.

Lo abbiamo chiesto ad Alvise Stracci, Sindaco di Alimena, provincia di Palermo, al quale lo scorso 13 marzo è stata incendiata l’auto della consorte. In questa intervista, Stracci ci racconta la paura di quell’incendio, difficile da dimenticare, e la voglia di non arrendersi, di continuare ad andare avanti.

02 Intervista Alvise Stracci Ok

Perché secondo lei hanno colpito il veicolo di sua moglie? E che segno ha lasciato questo atto intimidatorio?
È difficile dare una risposta a questa domanda. Quello che posso dire con certezza è che è stato un gesto legato sicuramente alla mia attività di sindaco, al modo in cui ho fatto le cose, perché sono trent’anni che faccio il medico e non ho mai subito una minaccia. Quell’incendio ha provocato numerosi disastri: non solo la macchina di mia moglie, che è andata completamente in fiamme, ma ha interessato anche una Fiat Panda, il pian terreno di un’abitazione dove dormiva una famiglia e il loro negozio d’abbigliamento, riducendo in cenere il contenuto del magazzino. Da quel giorno ogni notte mi sveglio alle quattro del mattino e non riesco più a dormire. Io non sono un tipo ansioso, ma certe cose non sono facili da superare.

Cos’è cambiato rispetto all’amministrazione precedente?
Le cose ad Alimena sono già iniziate a cambiare con l’amministrazione precedente, nella quale io ero Vicesindaco. Io sto solo portando avanti quello che il mio collega ha fatto per cinque anni, ovvero un’amministrazione imparziale, improntata sulla legalità e sulla trasparenza, con un taglio deciso contro il malaffare e la mafia. La mia porta è sempre aperta, provo ad ascoltare tutti per capire quali sono i problemi principali da risolvere. Essere aperti nelle decisioni, essere imparziali, non deflettere è la linea che sto seguendo. Ho un’amministrazione composta da consiglieri giovanissimi, molto in gamba, che sanno fare benissimo il loro lavoro pur non avendo avuto esperienze di questo tipo. Ho dovuto escludere molte persone portando avanti solo coloro che ritenevo essenziali per svolgere bene la mia attività di sindaco. E per questo sono stato spesso criticato.

È la prima volta che riceve intimidazioni di questo tipo?
No, anzi. Subito dopo il mio insediamento ad Alimena si sono verificati altri atti intimidatori di questo tipo. Per un periodo ignoti hanno ripetutamente tentato di incendiare alcuni mezzi comunali e per tre volte sono state date alle fiamme delle sterpaglie intorno ad una autorimessa comunale. Poi hanno tagliato alcuni alberi dell’uliveto del suocero del capogruppo di maggioranza, e neanche un mese dopo c’è stato un tentativo, che fortunatamente non è andato in porto, d’incendiare l’auto dell’ex sindaco Calabrese, con del liquido infiammabile. Insomma Alimena sta diventando un paesino in cui succedono episodi inquietanti che possono essere ricondotti soltanto alla nostra azione amministrativa apertamente in contrapposizione con ogni organizzazione criminale. E questo ha dato e continua a dare molto fastidio.

Cosa potrebbe fare lo Stato in questo senso?
Dovrebbe indicare una strada e creare un fondo per potenziare i servizi sociali affinchè i Comuni possano intervenire in questo senso. Abbiamo bisogno di garantire un salario minimo di sussistenza a tutti, cosa che, in questo momento, sta diventando la più difficile da fare.

Alvise Stracci, BIOGRAFIA: è nato il 25 luglio del 1953. Si è laureato nel 1982 in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti, specializzandosi nel 1985 in Malattie dell’apparato cardiovascolare e nel 1989 in Tisiologia e Malattie dell’Apparato Respiratorio. Dal 1990 al 1992 ha svolto l’attività di Medico di Medicina Generale di libera scelta nel Comune di Alimena. Dal 1991 è Dirigente Medico di Medicina Interna presso l’ASP Palermo. Nel 2001 diventa titolare di incarico di alta specializzazione in Patologia apparato respiratorio presso l’ospedale Madonna Santissima dell’alto di Petralia Sottana. Nel 2008 diventa Vicesindaco di Alimena (PA) e dal giugno 2013 è primo cittadino di Alimena.

REGIONE SICILIA – DISTRIBUZIONE PROVINCIALE DELLE MINACCE E DELLE INTIMIDAZIONI. ANNO 2013

Totale situazioni censite: 70

02 Intervista Alvise Stracci Ok

Questo articolo è in collaborazione con Avviso Pubblico. Insieme vogliamo far conoscere le storie di tantissimi amministratori locali che fanno onestamente il loro lavoro, che vivono e praticano i principi e i valori della Costituzione e che, pur in presenza di gravi episodi di minacce e di atti di violenza, non piegano la schiena.

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Ogni giorno in Italia un amministratore viene minacciato. Intervista un sindaco pugliese che resiste

Ogni giorno, in Italia, un amministratore viene minacciato o intimidito. Nel 2013 sono stati 351 gli atti di minaccia e di intimidazione nei confronti degli amministratori locali e dei funzionari pubblici, censiti nel Rapporto 2013 di Avviso Pubblico, intitolato “Amministratori sotto tiro”.

La regione nella quale si sono verificati il maggior numero di intimidazioni criminali e mafiose risulta essere la Puglia. Con il 21% dei casi censiti, pari a 75 atti intimidatori, questa regione supera quello che negli anni precedenti era stato il triste primato della Calabria. Anche i fatti di cronaca verificatisi negli ultimi mesi ci dimostrano che la violenza criminale in Puglia non si ferma. Dall’inizio del 2014, si sono registrati una serie di episodi inquietanti. Prima l’incendio dell’auto del Sindaco di Grumo Appula (BA), Michele d’Atri, poi l’esplosione dell’auto di Gianvito Ingletti, assessore comunale all’ambiente e alle attività produttive del Comune di San Vito dei Normanni (BR), a seguire una busta contenente un proiettile recapitata a casa di Dino Marino, consigliere regionale e candidato sindaco per il Comune di San Severo (FG) ed infine altri due proiettili recapitati in Municipio e diretti al Sindaco di Gravina (BA), Alessio Valente.

Michele Abbaticchio, da poco più di un anno Sindaco di Bitonto (Ba), lo scorso anno è stato tra gli amministratori locali più minacciati. In questa intervista ci racconta la sua esperienza, il suo impegno, la voglia di resistere, nonostante tutto.

01 Intevista Michele abbaticchio

Le minacce che ha subito l’hanno intimorita?
Le intimidazioni e le minacce che ho subito sinora, per fortuna non atti di violenza fisica diretta, non mi hanno messo timore o paura, anzi mi hanno dato la forza di continuare più di prima. Andiamo avanti come se nulla fosse, continuando a fare di tutto per essere un buon esempio per i cittadini, concentrandoci sempre di più sugli impegni che c’eravamo prefissati.

Quale situazione amministrativa ha trovato quando si è insediato?
Dal mio insediamento abbiamo impostato una nuova linea, molto rigida, attenta alle regole. Abbiamo iniziato, per esempio, una lotta contro i commercianti abusivi che si posizionano nelle piazze centrali della città, di fronte ai negozi che invece pagano regolarmente le tasse. Poi abbiamo nominato un nuovo dirigente dell’Ufficio tecnico, Vincenzo Turturro. Un dirigente che dopo solo qualche mese di lavoro ha incominciato a ricevere pesanti intimidazioni. Prima i classici proiettili nella busta di plastica, poi l’incendio della macchina della moglie e, infine, la sua. A quel punto lui ha deciso di dimettersi ed io sono stato “obbligato” a tenere per me le deleghe più scottanti della macchina amminis

trativa, quelle all’urbanistica e ai lavori pubblici. La maggior parte delle intimidazioni arrivano proprio quando provi a contrastare gli interessi economici.

Subito dopo sono passati a minacciare anche Lei. Può raccontarci che tipo di intimidazioni ha subito?
Ho subito quattro atti intimidatori nell’arco di alcune settimane. Dopo le continue minacce ricevute dal dirigente dell’Ufficio tecnico, il Comune ha deciso di organizzare una marcia per la legalità a suo sostegno per convincerlo a non dimettersi. Il giorno stesso della manifestazione mi hanno sgonfiato i quattro pneumatici della mia auto, poi mi hanno rubato la bicicletta, e poi sono passati alle minacce su Facebook. Intimidazioni che però non ci hanno impedito di continuare a perseguire una certa politica nel settore urbanistico, fermando l’abusivismo edilizio, denunciando quei casi da noi rilevati e comunicandoli al dirigente. Per esempio presso un cantiere di lavori pubblici ho avuto un acceso dibattito di fronte alle forze dell’ordine con un pregiudicato che aveva deciso di sfruttarlo come luogo di spaccio, perché lontano dall’attenzione di tutti. L’indagine si è poi conclusa con una condanna agli arresti domiciliari per il soggetto di riferimento. Ed io ho continuato a ricevere altre minacce.

Cosa può fare lo Stato per stare più vicino agli amministratori sotto tiro?
Lo Stato deve innanzitutto garantire la dovuta protezione agli amministratori locali minacciati. Bisogna poi sburocratizzare le procedure legate alla sicurezza e all’ordine pubblico, dando la possibilità al Sindaco di partecipare al comitato di coordinamento delle forze dell’ordine per conoscere la pianificazione degli interventi sul proprio territorio e di conferirgli, mediante opportune deroghe legislative, di poter disporre del proprio personale dedicato all’ordine ed alla sicurezza pubblica. E’ giustissimo che il Sindaco non abbia potere di firma in atti di gestione di appalti, di servizi, di concessioni, non è giusto però che non lo abbia sulla gestione di uomini che devono rispondere necessariamente a lui in quanto “Responsabile della Sicurezza”.

Michele Abbaticchio, BIOGRAFIA: nato il 25 aprile 1973 a Bitonto. Dirigente amministrativo di enti locali a seguito di un bando concorso nazionale con il quale si classifica quinto in Italia come esperto di fondi comunitari e diritto amministrativo, ha sviluppato attività di management di gruppo, gestione di conflitti di lavoro, coordinamento di progetti comunitari anche come libero professionista. Dirige processi di partenariato tra istituzioni pubbliche ed enti privati da anni, contribuendo a creare processi di sviluppo di diversi territori comunali dopo una esperienza biennale a Bruxelles in materia di fondi europei. Sceglie di candidarsi come Sindaco dalla società civile, vincendo contro candidati del PD e PDL nel 2012. Di chiara estrazione culturale di centro – sinistra guida la Città di Bitonto, primo Comune in termini di ampiezza di territorio in Provincia di Bari, dal giugno 2012.

REGIONE PUGLIA – DISTRIBUZIONE PROVINCIALE DELLE MINACCE E DELLE INTIMIDAZIONI. ANNO 2013

Totale situazioni censite: 75

01 Intevista Michele abbaticchio

Provincia di Taranto – Comuni: Crispiano, Lizzano, Manduria, Martina Franca, S. Giorgio Jonico, Taranto.
Provincia di Foggia – Comuni: Foggia, Monte S. Angelo, Orta Nova, Rodi Garganico, San Severo, Vieste.
Provincia di Brindisi – Comuni: Brindisi, Carovigno, Ceglie Messapica, Cellino S. Marco, Fasano, Torchiarolo, Torre S. Susanna.
Provincia di Bari – Comuni: Bari, Bitonto, Giovinazzo, Polignano a Mare, Toritto
Provincia di Lecce – Comuni: Adrano, Lecce, Melendugno, Nardò, Sannicola, Specchia, Surbo, Tiggiano.
Provincia di Barletta-Andria-Trani – Comuni: Canosa di Puglia, Trani

Questo articolo è in collaborazione con Avviso Pubblico. Insieme vogliamo far conoscere le storie di tantissimi amministratori locali che fanno onestamente il loro lavoro, che vivono e praticano i principi e i valori della Costituzione e che, pur in presenza di gravi episodi di minacce e di atti di violenza, non piegano la schiena.

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