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Renzi in USA: “investiamo sull’immagine di una campagna anti corruzione”. Ma che significa?

23/09/2014 - in dall'estero

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“L’Italia ha bisogno di investire sull’immagine di una campagna anticorruzione”. Parole del premier Matteo Renzi, pronunciate ieri durante un incontro con ricercatori e imprenditori di start up a San Francisco, e riportate su Il sole 24 ore.

Che il Presidente del Consiglio parli di lotta alla corruzione è importante, ma che cosa significhi letteralmente la frase “investire sull’immagine di una campagna anticorruzione” è un concetto che suona troppo vago. Le campagne, da che mondo è mondo, spettano alla società civile: attraverso queste la cittadinanza presenta al mondo della politica le proprie istanze, richieste, pressioni. Una forte campagna sui temi della lotta alla corruzione esiste già da due anni, ha messo insieme quasi 650mila persone e si chiama “Riparte il futuro”, ad oggi l’iniziativa digitale più importante d’Italia.

La politica, da parte sua, non è chiamata a organizzare campagne, ma a dare risposte politiche, leggi, mutamenti organizzativi. Ci si aspetterebbe quindi di sentire dal premier le parole del tipo: “Investiamo su una seria riforma della giustizia, che tenga corrotti e corruttori lontano dalla vita economica e politica del paese”. Con un discorso del genere avrebbe potuto dare dell’Italia un’immagine differente (e il ragionamento tornerebbe).

Quello che occorre, quindi, da parte del mondo politico, sono i fatti, le risposte, le riforme. Che quella della giustizia sia ferma al palo, a seguito di proclami e di chiamate alla partecipazione, è invece un segnale tutt’altro che incoraggiante. Da mesi e mesi chiediamo alle Istituzioni di procedere con cinque punti chiave – autoriciclaggio, whistleblowing, FOIA, conflitti di interesse, prescrizione – ma il premier Renzi non ha ancora risposto all’appello lanciato da oltre 640.000 persone.


I paid a bribe: dall’India un portale per la segnalazione di episodi di corruzione

22/09/2014 - in dall'estero

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Il 54% dei cittadini indiani ha dichiarato nel 2010 di aver pagato una tangente: è l’anno nel quale è nato il sito «I Paid a Bribe». Si tratta di numeri impressionanti, resi disponibili da una piattaforma che registra in forma anonima tanti casi, grandi e piccoli, di richiesta o pagamento di tangenti in India.

Il sito ha fatto 4,5 milioni di visite complessive in 4 anni. Un impegno che vuole far emergere un fenomeno, quello della corruzione anche piccola (petty corruption, come viene chiamata a livello internazionale), in tutta la sua gravità.

La scommessa per i fondatori del sito, come si evince da un’intervista apparsa su La stampa, è che “più si condivideranno le esperienze, più saranno disincentivati simili comportamenti”. Una tesi da dimostrare, perché non è detto che basti far emergere il fenomeno per creare un’alternativa. Il rischio di questa proposta è che la cosa finisca lì, con una semplice segnalazione, senza che seguano investigazioni di polizia o azioni da parte di uffici pubblici in cui l’episodio avviene.

La denuncia è importante e va incoraggiata, ma da sola rischia non produrre gli effetti sperati e anzi di generare sfiducia sociale senza generare una concreta reazione. Accompagnarla con la presa di responsabilità da parte di soggetti pubblici e privati, di forze di polizia, del livello politico affinché ci si doti di una legge efficace, è il passo necessario per passare dalla protesta alla proposta.

E in Italia, dove la piccola corruzione è molto meno frequente rispetto all’India, avrebbe senso dotarsi di questi sistemi? E in che termini? RACCONTACI COSA NE PENSI NEI COMMENTI:

Leonardo Ferrante


Lo scandalo da un trilione di dollari “scoperto” dalla campagna ONE di Bono Vox. Il prossimo G20 risponderà all’appello?

15/09/2014 - in dall'estero

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Quanti zeri ha un trilione di dollari? Dodici, secondo le convenzioni USA, ovvero mille miliardi. Una cifra difficile da concepire (sono circa 762 milardi di euro) ma che rappresenta il prezzo di uno scandalo globale, messo in luce dalla campagna ONE, co-fondata dal front man degli U2, Bono Vox.
Un trilione è infatti la stima di costo annuale imputabile alla corruzione – e a tutti i suoi derivati – nei Paesi in via di sviluppo, secondo il rapporto lanciato pochi giorni fa. Si tratta, come nel caso dei 60 miliardi stimati in via approssimativa dalla Corte dei Conti nel nostro Paese, di un dato arbitrario che definisce solo un ordine di grandezza. Serve per sottoporre la gravità della questione all’attenzione delle Istituzioni mondiali. L’obiettivo della campagna infatti è proporre al G20 che si terrà a novembre a Brisbane, in Australia, 4 punti programmatici.

Il ragionamento vale per tutti, Italia compresa: con delle politiche specifiche per aumentare la trasparenza, contrastare la segretezza finanziaria, regolare lo sfruttamento delle risorse naturali, ostacolare il riciclaggio, le perdite potrebbero essere drasticamente ridotte. Inoltre i Paesi potrebbero riacquistare la fiducia necessaria per attirare investimenti diretti esteri (IDE) e potrebbero vedere aumentare il proprio PIL. La stima di ONE parla di un incoraggiante 0,6 annuo.  Tutti i dati globali dimostrano che l’afflusso di investimenti stranieri è inversamente proporzionale al livello di corruzione percepito in un determinato Paese. Inoltre, poiché nel caso dei Paesi analizzati da ONE le risorse sottratte dalla corruzione potrebbero finanziare la lotta contro la povertà estrema, malattie e fame, la posta in gioco si pesa in termini di vite umane.

Investito nel settore sanitario il trilione potrebbe evitare 3,6 milioni di morti all’anno tra il 2015 e il 2025 nei Paesi a basso reddito e consentirebbe di imboccare la strada giusta per combattere la mortalità infantile. Solo nei paesi dell’Africa sub-sahariana sarebbe possibile procurare farmaci antiretrovirali a 11 milioni di persone affette da HIV/AIDS, oltre a 165 milioni di vaccini per altri tipi di malattie. Nel campo della scuola, invece, grazie alla lotta alla corruzione si potrebbero recuperare capitali utili per assumere 500 mila insegnanti, garantendo un’istruzione primaria a oltre 10 milioni di bambini.

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Cosa chiede ONE al G20?

1) ANTIRICICLAGGIO – Accendere un faro sulle società di comodo.
Le cosiddette società fantasma sono utilizzate per riciclare il denaro sporco ad esempio proveniente dalla vendita di armi, dal traffico di droga o dalla tratta di esseri umani. In molti Stati del mondo si può aprire una società di comodo semplicemente compilando dei documenti, talvolta meno di quanti ne servano per aprire un conto in banca. Per porre fine a questa situazione ogni paese del G20 dovrebbe garantire la massima trasparenza, permettendo la consultazione pubblica di tutti i documenti costitutivi e degli altri atti adottati dalle società.

2) TRASPARENZA DELLA RENDICONTAZIONE – Denunciare pubblicamente quanto viene pagato.
L’Africa è un paese molto ricco di risorse naturali ma una cattiva gestione di queste non fa altro che causare danni alla popolazione accentrando la ricchezza nelle mani di pochi speculatori corrotti. Per ovviare a questa situazione è necessario garantire la totale trasparenza delle informazioni  sui guadagni ottenuti dai governi. I paesi del G20 dovrebbero introdurre delle procedure obbligatorie per la rendicontazione delle transazioni concluse tra le aziende straniere e i paesi africani.L’obiettivo potrebbe essere a lungo termine la creazione di un sistema di rendicontazione adottato a livello globale.

3) Combattere l’evasione fiscale
La segretezza finanziaria garantita dalle normative in molti paesi in via di sviluppo incentivano e “proteggono” l’evasione fiscale. Questo fenomeno falsa il valore delle importazioni e delle esportazioni a causa del “trade mispricing”. Circa 3,2 trilioni di dollari, provenienti da attività connesse a paesi in via di sviluppo, si troverebbero secondo il rapporto in paradisi fiscali. L’introduzione di regole di trasparenza, attraverso l’applicazione dell’Automatic Information Excange (AIE) consentirebbero di individuare l’evasione fiscale e di contrastarne gli effetti.

4) TRASPARENZA DELLE ISTITUZIONI – Rendere pubblici i dati raccolti dal Governo
La pubblicazione dei dati delle Istituzioni contrasta la segretezza e aumenta la fiducia dei cittadini. Per realizzare questo obiettivo i Governi del G20 dovrebbero adottare la Open Data Charter, introdotta durante la riunione del G8 del 2003. Questa Carta ha lo scopo di rendere disponibili online i dati raccolti e gestiti dalle pubbliche amministrazioni nazionali e di facilitarne l’utilizzo per cittadini e imprese.

La sostanza di queste richieste coincide con quella della campagna Riparte il futuro, che sollecita cittadini e istituzioni di fronte all’evidenza di un calcolo:

la lotta alla corruzione potrebbe sbloccare direttamente le risorse necessarie per creare nuovi posti di lavoro (prima emergenza nel nostro Paese) e per creare – indirettamente – le condizioni di fiducia e efficienza necessarie per far ripartire impresa e sviluppo. Siamo più che d’accordo con Bono Vox e sosteniamo appieno la sua iniziativa.
La lotta alla corruzione, da che mondo e mondo, conviene a tutti per ragioni di massima importanza. 

Laura Ghisellini

 

 

 

 


Disoccupazione: a luglio l’Italia è maglia nera nell’Eurozona e in tre anni hanno chiuso 63mila imprese

10/09/2014 - in dall'estero

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Il problema disoccupazione nell’area Ocse non migliora. Anche a luglio il tasso di disoccupazione è salito al 7,4% (dal 7,3% di giugno) portando a 44,8 milioni la cifra dei disoccupati:  ancora ben al di sopra dei livelli pre-crisi (nel luglio 2008 erano 10,2 milioni in meno).
Nell’Eurozona i cambiamenti sono impercettibili, con un tasso di disoccupazione stabile all’11,5%. Tranne in Italia, come sottolinea la stessa Ocse, in cui è cresciuto di 0,3 punti. Ci facciamo sempre notare, noi.

E per quanto riguarda le nuove generazioni? Il tasso di disoccupazione giovanile resta stabile al 14,9% ma con punte «eccezionalmente elevate» in Stati come la Spagna (53,8%), la Grecia (53,1% a maggio), l’Italia (42,9%), il Portogallo (35,5%) e la Slovacchia (31,7%).

Tutti Paesi ad alto livello di corruzione secondo la classifica di Transparency International sull’indice di percezione della corruzione. E non si tratta certo di una casualità visto che questo problema come abbiamo sottolineato più volte, è uno dei principali freni alla ripresa economica. Oltre a inquinare le Istituzioni, inibisce gli investimenti e penalizza il mercato del lavoro, l’impresa e soprattutto i giovani, che nei nuovi business potrebbero trovare impiego e opportunità. Lo ha ribadito pochi giorni fa anche Kenneth Rogoff, una delle voci più autorevoli di Harvard: “il problema dell’Italia non è il debito, è la corruzione”

Secondo l’analisi sulle prestazioni delle piccole e medie imprese italiane, condotta dalla stessa Ocse, dal 2008 al 2010 in Italian hanno chiuso 63 mila imprese, con la perdita di 610 mila posti di lavoro. E pensare che le aziende con meno di 250 dipendenti sono da sempre considerate la “spina dorsale dell’economia italiana” e rappresentano “il 99,9% delle imprese della penisola, l’80% dell’occupazione e il 67% del valore aggiunto, tra le quote maggiori dell’area Ocse”. Lo spirito imprenditoriale scorre nel nostro sangue da decenni ed è frustrante vedere come le energie dei giovani italiani siano castrate in patria e valorizzate all’estero, per chi ha la forza e la possibilità di andare a competere su altri mercati, più meritocratici, meno tartassati, meno corrotti.

Cosa ci aspetta nei prossimi mesi? Ecco le previsioni:

LG


Disoccupazione giovanile: un ‘danno’ da 162 miliardi di euro all’economia europea

04/09/2014 - in dall'estero

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La disoccupazione giovanile in Italia ha causato  nel 2012 la maggior perdita economica d’Europa. Sono infatti 35,2 i miliardi di euro persi nel 2012 (2,6 miliardi in più rispetto al 2011) a causa dei giovani senza lavoro. Seguono Francia (23,2 miliardi), Regno Unito (18,7 miliardi) e Spagna (17,3 miliardi). Sommando le perdite di tutti i Paesi europei si arriva alla mastodontica cifra di 162 miliardi di euro. Dato che è cresciuto di 10 miliardi di euro rispetto all’anno precedente.

È quanto riporta Eurofound nel suo dossier “Mappatura del passaggio alla vita adulta in Europa. La Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e lavoro ha contato circa 14,6 milioni di “NEET” in Europa, ovvero quei giovani che nel 2012 non studiavano, non lavoravano né seguivano corsi di formazione. Una cifra che corrisponde al 15,9% della popolazione nella fascia d’età tra i 15 e i 29 anni.

Secondo lo studio, a gennaio 2014 il 23% dei giovani tra i 15 e i 24 anni in cerca di lavoro non era ancora riuscito a trovarlo. Dai dati si evince una forte differenza tra Nord e Sud dell’Europa: il confronto è nettamente a favore della fascia settentrionale, dove il passaggio tra la scuola è il mondo del lavoro è agevolato da scelte mirate delle amministrazioni pubbliche, cosa che permette ai giovani di uscire prima di casa e passare alla vita adulta. Diversamente accade per i giovani orientali e mediterranei, che vivono ancora un passaggio difficile e problematico dalla scuola al lavoro, associato a una conquista molto lenta e tardiva dell’indipendenza e dell’autonomia.

Non è un caso che dove il livello di corruzione percepita è più alto, anche la disoccupazione giovanile è maggiore. Una relazione di diretta proporzionalità che la nostra campagna ha sottolineato più volte.
L’obiettivo ultimo della nostra battaglia infatti, sostenuta da oltre 620.000 cittadini, è mettere in luce questa relazione e combattere tangenti e favoritismi per ridare un futuro al Paese e ai nostri giovani.

 


BeCycling: Daniele e Simona hanno superato il primo dei “7 passi”, col braccialetto bianco al polso

02/09/2014 - in dall'estero

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Vi ricordate di Daniele e Simona, i due ragazzi partiti per il giro del mondo in bicicletta lo scorso luglio da Roma? Come ricorderete il nome che hanno dato al loro progetto è “Dai 7 colli ai 7 passi”, proprio perché, partendo dai 7 colli della capitale, avrebbero raggiunto 7 tra i passi montani più alti al mondo. Oggi, dopo 52 giorni di viaggio, li troviamo a -6 dal proprio obiettivo. Daniele e Simona hanno infatti già affrontato il primo dei valichi che si erano prefissati di superare nel loro percorso: il Col de la Bonette in Francia.

Nel frattempo numerosi sono i luoghi nei quali si sono fermati e anche gli imprevisti non sono mancati! Se siete curiosi potete seguire la loro avventura sul sito www.becycling.net, dove troverete anche una pagina che vi aggiorna in diretta sull’esatta posizione dei nostri amici: Daniele e Simona hanno deciso di portare con sé i braccialetti bianchi di Riparte il futuro per diffondere in ogni continente il messaggio anticorruzione della nostra campagna.

Forza ragazzi!

In foto: una sosta lungo il cammino, con la maglietta di Riparte il futuro :)

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“Il mio braccialetto bianco italiano ora ce lo ha David, in Uganda” il racconto di una sostenitrice dalla Finlandia

01/09/2014 - in corruzione, dall'estero

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unnamed (1)In tanti avete partecipato e ancora state partecipando all’iniziativa “Racconta la tua storia” di Riparte il futuro in cui chiedevamo di raccontarci in che modo, nel vostro piccolo, abbiate combattuto o addirittura sconfitto la corruzione quando ve la siete trovata di fronte. Il racconto di oggi è un po’ particolare e, per questo lo abbiamo messo in evidenza. Si tratta dell’esperienza di Ilaria Tucci, una nostra sostenitrice che vive in Finlandia. Ilaria ci racconta del giorno in cui ha incontrato David, giovane proveniente dall’Uganda, Paese in cui il problema corruzione è ancora più grave che in Italia:

“Istanbul, 14 agosto 2014. Sono seduta al Business Centre dell’Hilton Hotel Bomonti. Controllo per l’ultima volta la presentazione power point che farò tra qualche ora nella Art and Peace Commission dell’IPRA, la International Peace Research Association che quest’anno compie 50 anni ed ha deciso di festeggiarli in Turchia, ad Istanbul. La location dell’Hilton stride con gli argomenti affrontati nella intensa settimana: povertà, equità, sostenibilità, nonviolenza, riconciliazione post conflitto, diritti umani… Correggo il mio power point e penso a tutte le contraddizioni contemporanee che ci circondano e che ci influenzano. Accanto a me è seduto David, anche lui lavora al computer. Controlla la sua posta elettronica ed ha un’aria serena, divertita. Iniziamo a parlare, distraendoci dai nostri compiti per qualche minuto. David è interessato ai miei due braccialetti bianchi, mi chiede dove li ho comprati. Anche nel suo paese vanno di moda. Gli spiego che non li ho comprati, e che me li ha donati Leonardo Ferrante di Riparte il Futuro, la campagna nazionale anticorruzione che sostengo a distanza (vivo in Finlandia) fin da quando è partita a gennaio del 2013. David è interessato all’argomento. Mi domanda dell’Italia, dei suoi politici (uno in particolare), e mi racconta del suo paese, in cui la corruzione è un problema tangibile, che condiziona la vita di tanti.

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Il mio braccialetto bianco italiano ora ce lo ha David, in Uganda.

Qualche sera dopo arriva l’idea – grazie a James, studente australiano: “e se realizzassimo una campagna MONDIALE anticorruzione?”. I primi sostenitori sono già pronti”.


Finmeccanica: si patteggia per le imbarazzanti tangenti degli elicotteri indiani

28/08/2014 - in corruzione, dall'estero

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Stamattina la corruzione torna in primo piano: AgustaWestland, la multinazionale italo-britannica che costruisce elicotteri controllata da Finmeccanica, patteggerà circa 8 milioni di euro per porre fine al processo che la vede coinvolta in un intricato caso di corruzione tra Italia e India risalente al 2010. 7 milioni e mezzo saranno pagati in forma di beni confiscati mentre le due società produttrici facenti capo al gruppo diretto da Mauro Moretti – ex Ferrovie dello Stato – sborseranno in totale 380.000 di multa per aver violato la legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti per i reati commessi nell’interesse aziendale dai propri dirigenti.

La mossa arriva tempestiva, come sottolinea il Corriere della Sera, per scongiurare il pericolo di veder bloccata la possibilità di aggiudicarsi nuovi contratti pubblici a causa delle tangenti imputate a Giuseppe Orsi, ex amministratore delegato di «Finmeccanica», e a Bruno Spagnolini ex CEO di AgustaWestland coinvolti nel processo a sentenza il prossimo 9 ottobre con l’accusa di aver corrotto funzionari indiani per aggiudicarsi la maxifornitura da 560 milioni di 12 elicotteri.

Mentre, come annunciato due giorni fa dal ministero della Difesa indiano, il governo di New Delhi ha vietato a Finmeccanica la partecipazione a nuove gare locali, pur assicurando di onorare i contratti in corso di esecuzione, il gruppo di Moretti cerca di minimizzare il danno internazionale e corre ai ripari in patria. Il patteggiamento non implica l’ammissione di responsabilità e, in più, è già nei piani del Gruppo che AgustaWestland spa rimanga solo come sede operativa lasciando l’onere di partecipare ai prossimi bandi di gara alla holding Finmeccanica, intonsa grazie all’archiviazione annunciata già due mesi fa.

Solo ieri, nel corso di un dibattito al meeting di Comunione e Liberazione tenutosi a Rimini, Mauro Moretti ha detto: “sto facendo un processo di trasformazione radicale in Finmeccanica, da arcipelago di società varie in divisioni per le sinergie. Il mio problema più grande è la ricerca di quelle 10 persone che incarneranno la trasformazione”.
C’è da augurarsi che se le scelga più oneste dei predecessori.


Paradosso Ecclestone: paga 100 milioni di dollari per far archiviare il processo che lo vede imputato per corruzione

08/08/2014 - in corruzione, dall'estero

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F1 Grand Prix of Abu Dhabi - Previews
Pagare per evitare di essere condannato per tangenti. Sembra un paradosso. Eppure è successo in Germania, dove il tribunale di Monaco ha archiviato il processo per corruzione contro Bernie Ecclestone a seguito del versamento di 100 milioni di dollari (74,5 milioni di euro) da parte dell’imputato.

Il boss della Formula 1 era accusato di aver pagato 44 milioni di dollari al banchiere tedesco Gerhard Gribkowsky, ex presidente della banca Bayern LB,  per convincerlo a operare dei movimenti finanziari a suo vantaggio. Oggi Gribkowsky è in carcere con una condanna a 8 anni e mezzo - emessa dallo stesso giudice che segue il caso Ecclestone – per corruzione, evasione fiscale e abuso di fiducio.

Il boss della Formula 1 ha sempre negato ogni accusa sostenendo di essere stato vittima di un ricatto. Tuttavia, quando gli è stato proposto di pagare tempestivamente – entro una settimana – 100 milioni di dollari sonanti per l’archiviazione del processo, non ha esitato un secondo a rispondere “sì”. In caso di condanna avrebbe rischiato fino a 10 anni di carcere.

Come mai questo trattamento di “favore”?
“In base dell’età avanzata dell’imputato, che ha 83 anni, la lunga durata del processo in corso e altre circostanze attenuanti, l’archiviazione sarebbe giustificata“, ha affermato il procuratore Christian Weiss. Il legale di Ecclestone, Sven Thomas, ha voluto inoltre precisare che “questo non è un affare. Non ha niente a che vedere con l’acquisto della libertà”.

E non è finita: Ecclestone sarebbe diposto a versare altri 25 milioni di euro alla Bayern LB, come hanno formalizzato i legali martedì scorso.
Cosa ne pensi di questa proposta di archiviazione dieto pagamento? Saresti d’accordo se venisse applicata a qualche illustre imputato per corruzione in Italia?


A 16 anni combatte la corruzione con un plugin: la storia di Nick e della sua Greenhouse

Alcuni politici sono rossi, altri sono blu ma tutti sono verdi… come il colore dei soldi. È questo il motto di Greenhouse, un progetto innovativo per combattere la corruzione negli Stati Uniti e diffondere le tematiche della trasparenza, nato dall’intuizione di uno studente appassionato di politica e tecnologia. A soli 16 anni Nick Rubin sta facendo parlare di sé nelle stanze governative e forse qualche pezzo grosso del Congresso ha più di una ragione per temere le sue mosse.

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Il plugin di Nick, che si può gratuitamente installare sul proprio browser, consente infatti di monitorare l’influenza indebita dei finanziamenti nella politica americana. Come? Semplice: leggendo ad esempio un articolo online, basta passare il mouse sul nome di un politico per visualizzare una finestra pop-up in cui sono riportati in forma schematica tutti i contributi ricevuti dal politico in fase elettorale, anche disaggregati per settore e per dimensione, nonché i progetti di riforma da lui sostenuti. Basterà incrociare le informazioni per capire quali sono le reali motivazioni che stanno dietro ad alcune scelte: quando il dato è verde si può intuire che i “verdoni” hanno avuto il loro peso politico nella strategia.

Schermata 2014-08-05 alle 12.59.18Insomma, lavorando dopo la scuola e nei fine settimana, Nick sta presentando al mondo uno strumento alla portata di tutti per monitorare la trasparenza delle Istituzioni USA e informare le persone di tutte le età. L’algoritmo si basa sui dati forniti dallo Stato nelle elezioni 2012 ma grazie alla partnership con OpenSecrets.org si può accedere anche all’aggiornamento 2014. Il modello è in fase di evoluzione e potrebbe venir replicato anche in altri Paesi. La condizione vincolante è poter accedere ai dati organizzati, cosa che purtroppo è alquanto complessa. Ne sappiamo qualcosa qui in Italia dove il percorso verso gli open data istituzionali è lento e tortuoso.

“Quali sono le tue opinioni politiche, e come hanno influito sulla progettazione di Greenhouse?” – gli ha chiesto Vice – “Voglio un sistema che funzioni, come tutti gli altri ragazzi della mia età. Voglio che Greenhouse sia uno strumento apartitico. Ciò che mi preoccupa è l’enorme quantità di denaro pompato nel sistema: è davvero tanto. Durante lo sviluppo ho guardato dietro questi numeri e ho visto quanto denaro circola, è spaventoso [..] Credo che una maggiore trasparenza aiuterà a risolvere il problema. Il facile accesso ai dati consente agli elettori di prendere decisioni migliori. Una volta che le persone sono informate, possono respingere i funzionari eletti che sono motivati dal denaro anziché dai principi. ”

Il futuro riparte dalla lotta alla corruzione… e soprattutto riparte dai giovani, è proprio il caso di dirlo.

Laura Ghisellini


Corruzione a Buckingham Palace: l’amministratore che gonfiava le bollette delle Regina

01/08/2014 - in dall'estero

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In questo caso il colpevole non sarebbe il maggiordomo ma il manager addetto alla gestione delle residenze della famiglia reale inglese. Ron Harper, 61 anni, avrebbe preso accordi tra il 2006 e il 2011 con alcune compagnie fornitrici  impianti per l’aria condizionata, boiler e servizi elettrici per intascare tangenti alla faccia di Sua Maestà la Regina Elisabetta e soprattutto dei sudditi contribuenti. 100mila sterline in cambio di ricchi contratti di manutenzione e lavori all’interno dei palazzi tra cui Buckingham Palace, St James e Kensington Palace, la residenza di William e Kate che per la cronaca è costata in due anni “solo” 4,5 milioni di sterline di restauri.

Insieme a Harper, rimosso dall’incarico nel 2012, sono state accusate per corruzione e attività fraudolenta altre nove persone  che si presenteranno davanti al giudice alla Southwark Crown Court di Londra il 12 agosto. La strategia usata era un classico: il costo dei lavori veniva gonfiato per includere la tangente che sarebbe andata ad Harper, il quale riceveva anche dei regali extra, come ad esempio uno scaldabagno per la sua abitazione privata. Due delle società sotto accusa hanno addirittura ricevuto il ‘Royal Warrant’, il riconoscimento di qualità per i marchi e le aziende che riforniscono la famiglia reale, aggiungendo al danno anche la beffa secondo i milioni di contribuenti. In base ai dati ufficiali dello scorso giugno nell’ultimo anno fiscale sono stati spesi 35,7 milioni di sterline, quasi due milioni in più rispetto all’anno precedente, e la vicenda è destinata a riaprire le polemiche sui costi della corona.

Un esempio che, di qua dalla Manica, ci fa un po’ sorridere – non fosse altro perché la metodologia di Harper è la stessa usata dall’amministratore corrotto del condominio medio in Italia – ma che ci fa anche riflettere: i costi della corruzione pesano sulle tasche dei cittadini e siamo spesso noi a pagare i lussi dei disonesti. Never forget it!

LG


Riparte il futuro… in Finlandia: la campagna sbarca al SuomiAreena

18/07/2014 - in corruzione, dall'estero

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foto 3 (1)Pori, Finlandia. Il futuro riparte anche dal più importante e atteso dibattito politico del paese scandinavo: il SuomiAreena. In occasione della presidenza italiana per il prossimo semestre europeo, l’organizzazione ha deciso di invitare alcuni rappresentanti italiani, dal mondo dell’imprenditoria, dell’università e della cultura.E non poteva mancare la nostra campagna!

Alla presenza dell’ambasciatore italiano in Finlandia Giorgio Visetti e della commissaria europea Sari Artjoki, nonché di molti cittadini finlandesi, Leonardo Ferrante, referente scientifico di Riparte il futuro, ha presentato le proposte di  Restarting the future all’Europa sul tema della lotta alla corruzione.
“Il problema corruzione non è e non può essere considerato una questione che riguarda solo alcuni, credendo che la soluzione spetti solo ai quei Paesi che lo vivono maggiormente – ha detto – ma ë un problema di tutti e necessita una forte risposta comunitaria, cominciando dalla tutela del whislteblowing su tutto il territorio europeo.”

L’evento, intitolato “A New deal for Europe” si e’ concluso con la consegna del “Manifesto di Pori” alla commissaria europea Artjoki, un documento che contiene le richieste dei giovani finlandesi e italiani per un’Europa più vicina ai cittadini. La commissaria ha rilanciato l’impegno comunitario contro la corruzione, affermando che un “new deal passa anche dalla lotta a questo fenomeno”.

A presenziare il dibattito dinanzi alle telecamere di Mtv3 Finland, Ella Kanninen (giornalista nota per aver diretto la versione finnica di “Ballando con le stelle”) e il rapper scandinavo Paleface, che si è detto pronto a sostenere la campagna ricevendo il braccialetto bianco simbolo di Riparte il futuro (nella foto sotto insieme a Leonardo Ferrante). “Anche la cultura, musica in primis, non può che fare la sua parte per un’Europa diversa e che sappia affrontare queste importanti questioni”.

Il dibattito è stato animato dalle performance dirette da Ilaria Tucci, regista teatrale italiana emigrata in Finlandia, che dice: “Seguo fin dagli inizi Riparte il futuro, anche se da lontano. In Finlandia ho capito sulla mia pelle l’importanza della fiducia sociale e credo che su questo abbiamo molto da imparare come italiani. L’unico modo per farlo ë sconfiggere il fenomeno che appunto la distrugge: la corruzione”.

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Il pianto del corrotto: un politico giapponese crolla di fronte ai giornalisti

03/07/2014 - in corruzione, dall'estero

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Questo signore si chiama Ryutaro Nonomura, ha 47 anni, ed è un politico della provincia giapponese di Hyogo. Accusato di essersi appropriato di quasi 20.000 euro di fondi pubblici per 195 viaggi fatti in un anno, senza mai presentare alcuna ricevuta, è crollato in conferenza stampa di fronte ai giornalisti: ”Io voglio cambiare questo Giappone, voglio cambiare questa società” sembra dicesse tra le lacrime.

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