Articoli nella categoria “trasparenza

3,5 miliardi di beni confiscati alla mafia bloccati dalla lentezza della giustizia

22/09/2014 - in corruzione, trasparenza

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bene-confiscatoCi sono 3,5 miliardi di beni confiscati e non utilizzati a causa della lentezza della giustizia penale. A dirlo è lo stesso ministero della Giustizia all’interno del Fondo unico per la giustizia.

“In parte perché, ha spiegato il ministero per la Giustizia – e si legge sull’Huffington Post Italia -, una parte di quei valori attendono che i processi ai mafiosi arrivino alla Cassazione per sapere se davvero devono essere incamerati dallo Stato. E in parte perché mancano i decreti attuativi – il Fug è stato creato nel 2009 e da allora ha trasferito a Viminale e Giustizia 800 milioni di euro. Il caso è stato sollevato da una interrogazione parlamentare del deputato Stefano D’Ambruoso (Scelta civica)”.

Oltre al danno, la beffa viene da dire leggendo su La Repubblica di quel che è accaduto a Genova: nei famosi vicoli del centro storico è avvenuta circa sei mesi fa la più grande confisca mai avvenuta nel Nord Italia. 96 appartamenti, un tempo appartenenti alla famiglia Canfarotta, dove si praticava prostiruzione sono stati sottoposti a confisca. Tuttavia, in attesa di essere destinati a nuovo utilizzo, sono tornati… alla loro funzione. “Non sappiamo oggi a chi sono intestati quei contratti – si legge su La Repubblica -, sappiamo però che in molti alloggi è ripresa l’attività di prostituzione, e il fenomeno è sulla bocca di tanti”. Con l’aggravante che, negli ultimi anni, a stipulare i contratti d’affitto sono state le stesse Istituzioni nella persona dell’amministratore giudiziario che gestiva i beni in attesa della confisca e agiva con l’autorizzazione del Tribunale.

“Noi chiediamo, se questa è la situazione, che le istituzioni facciano più controlli – hanno dichiarato Daniela Vallarino e Andrea Piccardo, presidente e vicepresidente del Civ del quartiere genovese della Maddalena, che da dietro le vetrine dei loro negozi vedono ciò che accade – Questa dei beni confiscati è un’enorme opportunità: se il Comune riuscirà a prenderli in gestione e trasformarli in nuovi alloggi, botteghe, presidi di legalità, sarà un forte segnale contro il degrado. E invece ora è tutto fermo, intanto l’illegalità si espande e il tessuto commerciale ne risente. Un esempio? Via dei Macelli: era la strada della gastronomia d’eccellenza, oggi con l’allargarsi della prostituzione e dello spaccio si sta abbandonando al degrado. Ma noi ci siamo, c’è un’incredibile rete di associazioni pronte a collaborare con le istituzioni, a partire proprio dal lavoro sugli appartamenti confiscati: come ci si muoverà? Quando si deciderà di superare l’immobilismo e queste situazioni imbarazzanti?”.

Un esempio eloquente per ricordare al governo che è necessario affrontare i nodi della giustizia penale al più presto. Da essi dipende la ripresa del Paese: in uno Stato in cui non c’è certezza del diritto non si creano le basi necessarie per far ripartire l’economia. Il riutilizzo dei beni confiscati è una delle principali risorse, non solo in termini simbolici, su cui ricostruire la fiducia e il futuro.

L’importanza  della corretta e trasparente gestione dei beni confiscati emerge anche come quinto punto della delibera “trasparenza a costo zero”, strumento che Riparte il futuro propone ai Comuni, chiedendo che sia possibile il monitoraggio civico da parte della società civile su come vengono gestiti questi beni che tornano alla collettività.


ONE, l’associazione fondata da Bono Vox, chiede a Padoan e ai ministri dell’economia del G20 di trattare il tema della corruzione internazionale

ONE campaign startsSe la corruzione internazionale venisse debellata, si salverebbero le vite di 3,6 milioni di persone. Per questo ONE, l’organizzazione fondata da Bono Vox degli U2 che si batte contro la povertà nel mondo, ha chiesto al ministro Piercarlo Padoan e ai suoi 20 colleghi dei Paesi più industrializzati al mondo di affrontare il tema della corruzione internazionale durante il prossimo G20 in programma a Cairns, in Australia.

“ONE chiede al ministro Padoan – scrive Tamira Gunzburg, direttore ad interim di ONE a Bruxelles – di dimostrare la sua leadership alla riunione dei Ministri delle Finanze del G20, affrontando la questione della corruzione mondiale. Secondo le nostre stime si può evitare la morte di almeno 3.6 milioni di persone ogni anno nei paesi più poveri del mondo adottando azioni concrete per porre fine alla segretezza che permette alla corruzione e alla criminalità di prosperare. In altre parole – conclude Gunzburg – il ministro dell’Economia italiano ha il potere di salvare milioni di vite. Se si riuscisse a porre fine a questo scandalo, con i fondi recuperati, solo nell’Africa subsahariana si potrebbe istruire 10 milioni di bambini all’anno, pagare mezzo milione di insegnanti elementari in più, fornire farmaci antiretrovirali a oltre 11 milioni di persone affette da Hiv, infine acquistare quasi 165 milioni di vaccini

Secondo l’ultimo rapporto di ONE dal titolo “The Trillion Dollar Scandal”, ogni anno almeno mille miliardi di dollari vengono dirottati dai paesi in via di sviluppo mediante varie forme di corruzione, fra cui la sottoscrizione di contratti ambigui per lo sfruttamento delle risorse naturali, il ricorso a società fantasma, il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale. Se si attuassero specifiche politiche volte a migliorare la trasparenza e a combattere la corruzione – dice lo studio – si potrebbero limitare significativamente le ingenti perdite finanziarie che gravano sui paesi in via di sviluppo.

La corruzione si conferma quindi problema di portata mondiale e la sensibilizzazione al suo contrasto deve farsi sempre più forte. Ecco perchè il numero dei firmatari di RIparte il futuro non deve smettere di crescere. Firma, se non l’hai ancora fatto, per tenerti costantemente informato sul livello di corruzione in Italia attraverso i nostri canali.


Ennesima ombra sull’Expo 2015. Indagato per corruzione e turbativa d’asta il commissario delegato per le Infrastrutture

18/09/2014 - in corruzione, trasparenza

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expogate_card_2Questa volta a finire nel mirino della Guardia di Finanza è Antonio Acerbo, commissario delegato “Opere infrastrutturali” di Expo 2015 e responsabile del procedimento di Padiglione Italia. Al manager vengono contestati i reati di corruzione e turbativa d’asta, poichè avrebbe ricevuto utilità economiche (si legge sul sito de La Stampa) dall’imprenditore Enrico Maltauro per pilotare la gara “Progetto delle acque”. “Acerbo, secondo la ricostruzione su cui si stanno cercando riscontri, allora responsabile unico del progetto “vie d’acqua” e presidente della commissione di gara, sarebbe stato corrotto dall’imprenditore vicentino (i reati vengono contestati a partire dal 2012), complici alcuni intermediari anch’essi indagati, perché favorisse la sua azienda che poi, nel luglio 2013, vinse insieme ad altre tre società, tra cui la Tagliabue, con uno sconto del 23%. E la sezione pg della Gdf oggi si è presentata per perquisizioni e acquisizioni proprio negli uffici della Maltauro, della Tagliabue e di Expo e anche in quelli di Metropolitana Milanese. Nel frattempo, in questi ultimi giorni sono stati ascoltati a verbale una serie di testimoni”. Esiste in particolare una conversazione telefonica dello scorso marzo, tra Maltauro e l’imprenditore Frigerio, in cui il primo ammette che “non c’è nessuno che è più vecchio amico di me con Acerbo”, quasi vantandosene. Maltauro ha inoltre raccontato ai pm di aver fatto ottenere al figlio di Acerbo (il manager era dg a Palazzo Marino dal luglio 2010 nell’era Moratti) un contratto di consulenza con la sua impresa costruttrice da circa 30 mila euro. Contratto su cui inquirenti e investigatori stanno lavorando, ipotizzando possa essere una delle presunte utilità economiche ricevute dal manager. Anche in relazione all’appalto Expo per le “architetture di servizi”, tra l’altro, vinto sempre dalla Maltauro e al centro del primo troncone d’inchiesta, l’imprenditore avrebbe cercato in un primo tempo di sfruttare i suoi contatti con Acerbo.


Il caso virtuoso di San Cataldo: quando la delibera “trasparenza a costo zero” viene approvata come mozione dell’opposizione

san cataldoL’iniziativa di Riparte il futuro nei confronti delle Amministrazioni comunali dimostra un’effervescenza e una creatività che cresce anche oltre l’immaginato.

Accade a San Cataldo, comune siciliano in provincia di Caltanissetta, dove l’opposizione ha proposto al primo consiglio comunale utile una mozione che contiene appunto la delibera “trasparenza a costo zero”, presentata dalla campagna durante la competizione dell’electionday 2014.

Da ricordare come il candidato sindaco Danilo d’Agliano, tra i promotori della mozione, avesse aderito all’iniziativa fin dalla fase elettorale, venendo poi sconfitto alle urne da Giampiero Modaffari.

L’attuale sindaco Modaffari e l’intero consiglio hanno comunque approvato la proposta all’unanimità, impegnandosi a renderla ora operativa in 200 giorni.

Un ottimo segnale che dimostra come sulla trasparenza non ci possano essere divisioni di colore politico e di come trasversale sia la proposta di Libera e Gruppo Abele.

Congratulandoci con il comune di San Cataldo, auspichiamo che cresca il numero di questi casi virtuosi.

 


Arriva OpenExpo (con due anni di ritardo) e Renzi lo annuncia su Twitter “dati e informazioni per tutti “

12/09/2014 - in trasparenza

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“OpenExpo con la trasparenza online disponibili dati e informazioni per tutti #italiariparte” con questo tweet il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha annunciato ieri il lancio del nuovo sito di Open Expo che offre tutte le informazioni sui lavori dell’evento planetario che si terrà a Milano nel 2015.

“Open Expo è una iniziativa di Expo 2015 volta ad assicurare la totale trasparenza all’Esposizione Universale del 2015 attraverso la pubblicazione in formato aperto di tutte le informazioni riguardanti la gestione, la progettazione, l’organizzazione e lo svolgimento dell’evento – si legge nella sezione ‘Cos’è Open Expo’ del sito -. In questa logica OpenExpo2015. it intende arricchire le informazioni già rilasciate da Expo 2015 S. p. A nella sezione Amministrazione trasparente rendendo disponibili i dati relativi alla gestione economica dell’evento (entrate e uscite, acquisti, pagamenti e relativi beneficiari), alle opere realizzate (cantieri, descrizione delle opere, importi previsti per la loro realizzazione) e alle eventuali varianti nello svolgimento della manifestazione (numero di visitatori, mobilità e trasporto pubblico). Sul portale OpenExpo2015. it sono inoltre disponibili infografiche dinamiche costantemente aggiornate che consentono a chiunque di avere un idea chiara, a colpo d’occhio dello stato di avanzamento dei lavori e, più in generale, dell’andamento dell’intero evento”.

Benissimo, si tratta di un’ottima iniziativa. Peccato che, come vi avevamo raccontato ai tempi dello scandalo, Open Expo arrivi con almeno due anni di ritardo sulla tabella di marcia. Doveva infatti partire nel 2012 per garantire trasparenza degli appalti in via preventiva e non a cose fatte. Ma poi non se ne è più parlato, fino agli arresti di maggio. Le sue funzioni sarebbero state molto utili a evitare quanto accaduto.
Tuttavia piangere sul latte versato non serve a niente e speriamo che questo portale possa essere veramente efficace e aggiornato. Nei prossimi giorni ne valuteremo le prestazioni e vi faremo sapere!

Stay tuned

 


A Biella consegnato il braccialetto bianco al sindaco Cavicchioli e intanto a Fano si approva la delibera “Trasparenza a costo zero”

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Mercoledì scorso Libera ha consegnato il braccialetto bianco simbolo della campagna contro la corruzione Riparte il futuro al sindaco di Biella, Marco Cavicchioli.  Il primo cittadino, nel corso della scorsa campagna elettorale, ha infatti deciso di aderire a Riparte il futuro e rendere la sua candidatura trasparente. Adesso non resta che attendere anche qui, come richiedeva l’impegno preso con Libera e Gruppo Abele, l’adozione della delibera “Trasparenza a costo zero” che deve avvenire insindacabilmente entro i primi 100 giorni dall’insediamento della giunta. La delibera prevede che il Comune pubblichi i propri bilanci on line insieme ai dati relativi alle società partecipate, nonché la pubblicazione dei beni confiscati e l’istituzione di “giornate della trasparenza”.

Un percorso che è già realtà a Fano, dove il sindaco Massimo Seri ha da poco approvato la delibera “trasparenza a costo zero”, mantenendo fede agli impegni presi con i suoi elettori e con tutti i firmatari di Riparte il futuro. Seri ha inserito nel documento ufficiale gli intenti richiesti dalla candidatura trasparente, conferendo ai suoi concittadini il “diritto di sapere chi amministra”, il “diritto di monitorare la vita economia del comune”, il “diritto alla responsabilità dei politici e dei funzionari pubblici”, il “diritto a prender parte alle politiche anticorruzione” e il “diritto alla trasparenza dei beni confiscati”.


Tutte le ombre del calcio mondiale: corruzione, riciclaggio e traffico di esseri umani

29/08/2014 - in corruzione, trasparenza

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pallone_sgonfio_fangoIl pallone è sporco. Non si tratta della constatazione dei bambini a cui è finita la palla nel fango, ma della dura analisi tracciata dal Gaft (Gruppo antiriciclaggio del G7). Denaro nero, riciclaggio dei soldi della criminalità organizzata, favori al mondo politico, sono solo alcune delle cose che quotidinamente avvengono in un mondo che via via si fa sempre più torbido e a poco servono gli sfoghi come quelli del giovane campione del mondo Cristoph Kramer, quando ha dichiarato al “Der Spiegel” che il calciomercato “sembra la tratta degli schiavi”.

Il calcio moderno riconosce una sola autorità, che non è la Fifa, ma il dio denaro. Solo la compravendita dei giocatori ha un valore potenziale, senza controlli ne sanzioni, di circa 5,5 miliardi di dollari e, come scrive l’Espresso, “basa la sua operatività su società create ad hoc nei paradisi fiscali, incrementa all’infinito il valore di calciatori anche mediocri e riesce a condizionare decisioni delle magistrature internazionali e del mondo della politica. A livello globale”.

calcio_corrotto“Ormai tutti si appoggiano a società estere – racconta un anonimo procuratore pentito – perché la pressione fiscale italiana è insostenibile per il calciomercato. Esiste una rete di avvocati, anche legati al mondo politico nazionale, in grado di costruire un reticolo di società offshore, dietro cui schermare il giro di denaro che proviene dal calciomercato”. Il meccanismo spiegato dal procuratore sportivo è semplice: “La società che detiene i diritti del calciatore, estera o italiana, riceve dal club che acquista il giocatore i fondi per il trasferimento e ne trattiene una quota. Quindi, di fatto, il giocatore vale meno di quello che i giornali dicono. Perché una parte della torta va ai procuratori e direttori sportivi che acquistano e vendono gli stessi football player. Così, come per magia, quel giro di denaro non può essere sottoposto al fisco italiano

Ma non è tutto, infatti, come prosegue l’Espresso “una delle nuove frontiere per produrre denaro è acquistare società calcistiche all’estero, in modo da creare un portafoglio buono a riciclare i fondi sporchi. Perché in Italia si dovrebbe continuare ad investire nel calcio? Non è conveniente, e così tutti gli asset si spostano poco a poco all’estero”

okaka_rossoChe non è conveniente lo spiega Wired attraverso un’analisi del calo di sponsor nel calcio italiano. Un dato su tutti: “le magliette di sette squadre su 20 della serie A ne sono prive, un record senza eguali tra i cinque top campionati d’Europa (Premier League, Bundesliga, Ligue 1 e Liga spagnola). Roma, Lazio, Fiorentina, Genoa, Sampdoria, Palermo e Cesena avranno divise bellissime, intonse, come quella del Barcellona fino a qualche anno fa. Con la differenza che i catalani, per oltre un secolo, ne hanno fatto un vanto, rifiutando offerte milionarie prima di cedere alla corte del Qatar, mentre in Italia le offerte non ci sono, o sono inferiori alle pretese economiche dei club”.

Ma torniamo ai dati del Gaft: i mercati più importanti sono naturalmente quelli di “Inghilterra, Francia, Germania, Italia e Spagna, che da soli valgono più del 70 per cento del mercato mondiale, con un budget di spesa stimato, tra il 2011 e il 2013 di oltre 5,140 miliardi di dollari. Gli agenti e i procuratori sportivi gestiscono la fetta più ricca di questo business, controllando trasferimenti per 1.74 miliardi di dollari. Quasi 600 milioni di dollari partono in direzione dei club sudamericani e il 14,6 per cento della cifra complessiva gestita dai procuratori sportivi, pari a 254 milioni di dollari, finisce direttamente nelle loro tasche. Ma il margine, secondo gli investigatori anticrimine, sarebbe molto più alto”, ma impossibile da misurare. Ecco perchè il rischio delle infiltrazioni malavitose, come già in passato denunciato dagli advisor della Fifa e dallo stesso gruppo antiriciclaggio del G7, è altissimo. Specialmente in Sudamerica, dove i cartelli sono costantemente alla ricerca di nuovi canali per ripulire il denaro generato dal narcotraffico, il calcio è terreno fertile di illegalità a causa della sua struttura e dei suoi sistemi di finanziamento.

Sfogliando il rapporto del Gaft si scopre poi che le parole del tedesco Kramer non sono poi tanto distanti dalla realtà, o almeno non in Africa e in Asia, dove dietro al trasferimento di giovani calciatori si celerebbe una rete di trafficanti di esseri umani. Il dossier parla di “diversi casi relazionati al traffico di esseri umani in cui sono coinvolti personaggi direttamente o indirettamente legati al mondo del calcio”. Un traffico che, secondo il documento “coinvolge giocatori di età minore ed è iniziato alla fine degli anni novanta” ed ora, oltre a colpire il continente africano “sta abbracciando anche paesi dell’Europa orientale e dell’Asia”.

del pieroIl calcio resta comunque ancora uno degli sport più seguiti del mondo e anno dopo anno la sua popolarità aumenta anche in Paesi dove prima era considerato uno sport minore. È però importante che questo avvenga solo per “portare un messaggio positivo abbinato ai valori dello sport e alla diffusione del calcio in Paesi lontani dai percorsi tradizionali del pallone”, come ha spiegato Alessandro Del Piero che proprio in questi giorni ha deciso di intraprendere una nuova avventura nel campionato indiano. La Fifa e i suoi “ambasciatori” devono preoccuparsi di non creare nuovi mercati utili alla criminalità organizzata per ripulire il proprio denaro sporco.

E tu cosa ne pensi? Scrivilo nei commenti.


Nel 1947 un operaio guadagnava un terzo dello stipendio di un politico. Oggi ne guadagna un tredicesimo.

Nel 1947 a Montecitorio si discuteva l’articolo 69 della Costituzione, quello relativo allo stipendio dei parlamentari. Allora i rappresentanti del popolo italiano guadagnavano il corrispettivo di un precario odierno: “25 mila lire al mese, circa 800 euro – racconta un articolo pubblicato sul sito dell’Espresso LINK. Più un gettone di presenza da 1.000 lire al giorno (30 euro), ma solo quando le commissioni si riunivano in giorni differenti rispetto all’Aula”. Il totale è presto fatto: i costituenti non riuscivano a portare a casa più di 1.300 euro al mese.

Certo, il Paese era nettamente più povero, ma sicuramente più equilibrato rispetto allo stato delle cose attuale. Un operaio di terzo livello guadagnava qualcosa come 13 mila lire al mese, un terzo di un deputato. Mentre 70 anni dopo, come dimostra la tabella elaborata dall’Espresso, chi siede in Parlamento guadagna quasi 10 volte di più di un impiegato e 13 più di una tuta blu.

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Nel primo dopoguerra, il fatto che i parlamentari ricevessero un compenso per il loro operato era considerato una garanzia di indipendenza e democrazia. In questo modo anche i meno abbienti potevano partecipare alla vita politica. Ma vista la drammatica situazione in cui versava il Paese, nel 1946 la somma fu fissata alla modesta cifra di 25 mila lire al mese. L’aumento repentino dell’inflazione, però, fu tale che in pochi mesi lo stipendio toccò quota 50mila lire.

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“La prima legge sul tema, varata nell’estate 1948 dal governo De Gasperi – racconta l’Espresso – è figlia di questa mentalità che allora ispirava la giovane e fragile democrazia italiana: ‘Ai membri del Parlamento è corrisposta una indennità mensile di L. 65.000, nonché un rimborso spese per i giorni delle sedute parlamentari alle quali essi partecipano’. Tradotto ai giorni nostri: 1.230 euro fissi più un gettone da 100 euro scarsi al giorno (5mila lire) legato alla presenza effettiva. Togliendo fine settimana più i lunedì e i venerdì, in cui le convocazioni sono rare, non più 2.500 euro al mese dunque”.

L’aria cambiò nettamente a partire dal 1955, quando il governo Segni emanò la legge sulle “Disposizioni per le concessioni di viaggio sulle ferrovie dello Stato”. “Un privilegio al quale, col passare del tempo si sarebbero aggiunti una innumerevole serie di altri benefit – molti ancora esistenti – dai biglietti aerei alla telefonia fissa (e poi mobile), dalle tessere autostradali agli sconti sui trasporti marittimi. E così nel 1963, in appena 15 anni, grazie ai bassi salari che furono alla base del miracolo economico, col suo mezzo milione al mese un parlamentare era già arrivato già a guadagnare il quintuplo di un impiegato (il cui salario si aggirava sulle 100 mila lire) e otto volte più di un operaio (poco sopra le 60 mila lire)”.

L’esplosione dei redditi dei nostri rappresentanti avvenne nel 1965, con presidente del Consiglio Aldo Moro e vicepresidente il socialista Pietro Nenni. Lo stipendio veniva infatti agganciato a quello dei presidenti di sezione della Cassazione (con imposta pari al solo 40%) e fu istituita per la prima volta la diaria (esentasse) per il rimborso delle spese di soggiorno nella capitale di 120 mila lire (1.250 euro di oggi) che, siccome la legge non lo specificava, fu accordata anche per chi risiedeva a Roma ed è così ancora oggi, sia pure con qualche modifica.

Un deciso “passo avanti” ci fu anche col governo Craxi e il taglio della scala mobile. È l’inizio della fine. Da allora sono passati circa 30 anni e il valore della busta paga dei politici è raddoppiato. Dai corrispettivi 7 mila euro degli anni ‘80, siamo giunti agli attuali 14 mila euro mensili, mentre lo stipendio medio di un impiegato ai giorni nostri è di 1.500 euro al mese e quello di un metalmeccanico non è mai cresciuto, restando intorno ai 1.110/1.200 euro al mese.

E non è tutto: ogni mese lo Stato spende quasi 8 milioni di euro per i vitalizi dei politici, tra cui quelli condannati. Per questo Riparte il futuro ha lanciato la campagna #stopvitalizio. Un condannato per mafia riceve ogni mese circa 4 mila euro. E se quel che guadagna un normale politico è incredibilmente eccessivo, questo è invece inaccettabile. Per questo bisogna essere sempre di più a pretendere che questa assurda pratica termini.

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La Carta di Pisa, un nuovo codice etico al servizio dei Comuni

27/08/2014 - in trasparenza

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slider_ethicsDopo aver discusso di Anagrafe degli eletti e trasparenza economica dei comuni, arriviamo ora al terzo punto della delibera “Trasparenza a costo zero”, che 75 comuni aderenti a Riparte il futuro sono chiamati ad adottare. Parleremo di quel codice etico in cui l’integrità e l’etica s’incrociano, sfociando in un percorso univoco che va sotto il nome di Carta di Pisa.

Ma prima ancora, che cosa è un codice etico? E perché ne chiediamo l’adozione?

Il riferimento è all’antico e complesso dibattito sulla moralità e sulle leggi universali alle quali dovrebbero ispirarsi le nostre azioni; in particolare, un codice etico definisce l’insieme dei principi di condotta, basati su criteri di adeguatezza e opportunità, a seconda del contesto sociale, culturale o professionale nel quale ci si ritrova. Di per sé è in qualche modo un controsenso, perché per definire i valori non ci sarebbe bisogno di carte. Tuttavia è importante metterli nero su bianco, sottolineando le opportune garanzie.

Dal 2013 lo Stato si è dotato di un nuovo Codice di comportamento per le Pubbliche amministrazioni, attraverso il DPR n. 62 del 16 aprile 2103. E’ previsto inoltre che tutti gli enti locali si dotino di un proprio codice etico. Questo deve contenere le prassi alle quali tutti i dipendenti di qualunque livello devono riferirsi, integrando il codice di comportamento nazionale.

Il rischio che tutto ciò rimanga solo sulla carta è molto elevato, perciò  la delibera “trasparenza a costo zero” chiede un impegno in più da parte di tutti gli enti locali affinché sottoscrivano uno strumento efficace, capace di contenere tutte le linee guida per lo sviluppo di una migliore etica comune: appunto la Carta di Pisa.

Promossa da Avviso Pubblico, sostenitore della campagna Riparte il futuro, e portata a compimento dopo un anno di lavoro del gruppo di esperti coordinati dal Prof. Alberto Vannucci dell’Università di Pisa, la Carta prevede clausole e sanzioni sia per il livello amministrativo che per quello politico. Una garanzia in più a tutela del codice stesso.

E’ quindi fondamentale che venga promossa, condivisa, interiorizzata, discussa, affinché sia conosciuta e applicata dentro e fuori dalle Istituzioni. Sarà necessaria una formazione specifica sul tema dell’integrità pubblica (cosa che la stessa legge anticorruzione prevede) e la diffusione allargata alla cittadinanza. Tutti aspetti compresi nella richiesta di Riparte il futuro.

Francesco Quarta


Gasparri: “I test d’integrità sono caccia alle streghe e degni di Pol Pot”. Ma in USA li fanno da anni. E funzionano.

MaurizioGasparriAppena ieri Maurizio Gasparri, senatore del Popolo delle Libertà, ha definito “degna di Pol Pot” e “da caccia alle streghe” una delle ultime proposte del Presidente dell’Anac – l’Autorità nazionale anticorruzione – Raffaele Cantone.

Quale proposta? Quella d’introdurre, anche in Italia, i “test d’integrità”, ossia di infiltrare esponenti delle forze dell’ordine nel sistema economico e politico che, fingendosi corruttori, vanno a sollecitare comportamenti illegali per poi punirli.

I test d’integrità sono un sistema molto efficace per anticipare la corruzione: permettono infatti di testare la propensione al comportamento illegale di chi ricopre incarichi pubblici, simulando solamente l’offerta di una tangente.

In USA sono prassi da anni. Nel 2009-2010 l’operazione “Big Rid” ha portato all’arresto di numerosi faccendieri ma anche diversi sindaci, ex sindaci ed esponenti politici del New Jersey.

Nell’agenda di Riparte il futuro c’è un punto sull’introduzione di questi metodi nel nostro ordinamento, anche in risposta alla Convenzione di Merida, adottata dall’Italia, che ci obbliga a dotarci di efficaci mezzi d’investigazione (art.50).

Ci chiediamo dunque dove siano le “strategie cambogiane” che Gasparri delinea, o come sia possibile definire da “caccia alle streghe” questi sistemi che dovremmo già prevedere e che permettono enormi risparmi di forze (si pensi alle indagini, a quanto costano e quanto sono complesse), di risorse (il denaro che si perderebbe nel giro della corruzione), di futuro (tutti gli effetti indiretti che la corruzione comporta).

Leonardo Ferrante 


Whistleblowing made in China: attenzione all’anticorruzione di regime

congresso cinaC’è un nuovo metodo in Cina per chi volesse denunciare la corruzione. Si tratta di un sito web messo a disposizione dalla Corte suprema del popolo, sul quale sarà possibile compilare un modulo dove segnalare le irregolarità: qualcosa che può cadere sotto il nome di promozione del whistleblowing.

La lotta alla corruzione per le alte sfere cinesi non è una cosa di poco conto. È infatti dal 2012,(anno in cui si tenne il XVIII Congresso del Partito comunista cinese che designò Presidente Xi Jinping) che quotidianamente il sito web della Commissione centrale per le ispezioni disciplinari viene aggiornato con nuovi nomi di funzionari incriminati per corruzione. Secondo i dati del Partito nel 2013 sono stati ben 180 mila e 63 mila nei soli primi cinque mesi del 2014.

“Da quando Xi Jinping ha preso le redini della nazione – si legge su Il Fatto Quotidiano – 521 funzionari sono stati espulsi dal Partito e il numero di suicidi tra di loro è cresciuto vertiginosamente. Il settimanale economico finanziario Caixin riporta 48 casi di funzionari che si sono suicidati nel 2013, contro i 21 del 2012 e i 19 del 2011. All’inizio dello scorso luglio, per quattro giorni di seguito, si è suicidato un funzionario al giorno.

Zhang Lifan, storico e analista politico che vive a Pechino, pensa che uno dei motivi dell’aumento dei funzionari che si tolgono la vita sia da ricercarsi nell’improvvisa assenza di sostegno politico”, piuttosto che per ragioni culturali.

È quindi necessario fare attenzione che la parola “corruzione” non finisca a sottendere interessi molto più vicini alla difesa di un regime, o di alcuni gruppi forti, piuttosto che il perseguimento del comportamento di chi ruba dalla collettività per fini personali abusando del suo potere.

Non è un caso che sui suicidi eccellenti vi sono alcune ombre che hanno fatto discutere, specialmente sul web. Molti sono infatti nemici politici del presidente Xi Jinping: “Bo Xilai, l’ex principino rosso che sembrava destinato a diventare il novello Mao; il generale in pensione Xu Caihou, già membro del Politburo, vice presidente della Commissione militare centrale e incaricato di supervisionare le nomine all’interno dell’Esercito popolare di liberazione e, ultimo in ordine di tempo e più in alto ancora in grado, Zhou Yongkang, l’ex zar dei servizi di sicurezza cinesi, il potentissimo numero 9 che nella scorsa nomenklatura era a capo della Commissione militare”.

Non è tutto. Una delle richieste più pressanti della società civile cinese organizzata, soprattutto del Movimento dei nuovi cittadini, è stata la pubblicazione online di redditi e patrimoni dei funzionari pubblici, per permettere ai cittadini di monitorare e verificare che i funzionari non conducessero uno stile di vita al di sopra delle loro possibilità e denunciarli nel caso di sospetta corruzione. In sintesi, le stesse cose che Riparte il futuro sta chiedendo in Italia. Il risultato? I loro leader, tra cui il noto avvocato per i diritti civili Xu Zhiyong, sono stati processati a gennaio di quest’anno e condannati a diversi anni di reclusione per “disturbo dell’ordine pubblico”. Anche per questo pare strano che dopo solo otto mesi sia lo stesso governo a incoraggiare la popolazione a denunciare la corruzione e a garantire trasparenza nei suoi confronti.

Quello che accade in Cina, difficile da leggere partendo da questa parte di mondo, accende comunque un allarme che deve farci sempre rimanere svegli rispetto a quale tipo di lotta alla corruzione uno Stato intenda perseguire.

Una cittadinanza libera, attenta e attiva è la garanzia che le politiche pubbliche per l’integrità non nascondano invece interessi forti o guerre interne a gruppi di potere. Quando la società civile è inascoltata o ancor peggio perseguita, non è vera lotta alla corruzione. Whistleblowing poi significa difesa della legalità e dell’integrità: denunciare un fenomeno di corruzione serve a impedirne gli spaventosi effetti sociali ed economici, non a difendere uno status quo.

 

 

 


Benefici per i whistleblower e “agenti provocatori”, così Cantone vuole combattere la corruzione

18/08/2014 - in corruzione, trasparenza

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raffaele_cantoneIl decreto organizzativo dovrebbe arrivare non più tardi di settembre, ma il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, ne ha già chiari i passaggi principali. Il primo è quello dell’istituzione di “agenti provocatori”, agenti che andranno a testare la correttezza di amministratori pubblici e imprenditori offrendo loro soldi o tangenti e che, nel caso la corruzione dovesse andare a buon fine, farebbero scattare la denuncia. Anche per questo Cantone auspica una collaborazione più diretta con Confindustria. “Dobbiamo trovare un modus operandi comune – ha detto il presidente dell’Anac -. I primi a dover ritenere conveniente la battaglia contro la corruzione sono gli imprenditori, che a volte non si rendono conto di commettere un reato”.

C’è poi l’ipotesi messa in campo di veri e propri benefici da parte dello Stato per chi denuncia episodi di corruzione, ma per rendere questa pratica più sicura serve, come da tempo chiede Riparte il futuro, una norma che tuteli specificamente i whistleblower.

Infine un’ultima battuta sul controllo delle amministrazioni, sul quale l’Anac intende incentrare le prossime politiche: “Ora possiamo sanzionare quelle che non adottano il codice etico o presentano un piano trasparenza puramente formale” ha dichiarato Cantone.


La lotta al riciclaggio passa per la cooperazione istituzionale: il nuovo protocollo Anac-UIF

05/08/2014 - in trasparenza

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Abbiamo parlato qualche giorno fa di Capaci, il nuovo sistema informatico, letteralmente “Creating Automated Procedures Against Criminal Infiltration of public contracts”, che permette di segnalare in automatico alcuni fattori di rischio che riguardano i grandi appalti. La strada della digitalizzazione è ancora lunga da esplorare e da percorrere massicciamente, ma di tutto occorre condividere saperi, conoscenze, informazioni, database.

Va in questa direzione il protocollo d’intesa tra l’Autorità anticorruzione guidata da Cantone (Anac) e l’UIF, cioè l’Unità di Informazione Finanziare per l’Italia. Obiettivo è garantire il “corretto funzionamento dei presidi anticorruzione nella PA o l’efficace adempimento degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette da parte degli uffici della pubblica amministrazione”, come è indicato nel protocollo stesso.

Grande attenzione, nel testo, è destinata agli appalti e a tutti quei settori dove possono verificarsi situazioni di riciclaggio. Soprattutto si mira a identificare quelle “bandiere rosse” che segnalano pericoli e rischi. Tutto ciò in attesa che, come chiesto dalla petizione #zeroscuse, anche l’autoriciclaggio diventi un reato. Ci auguriamo che questa riforma avvenga presto, così come auspichiamo si dia un seguito concreto a queste buone iniziative di accordo istituzionale.

Leonardo Ferrante