Articoli nella categoria “trasparenza

Il piano di monitoraggio finanziario “Capaci”: 200 grandi opere controllate mediante sistemi informatici

capaci_logoSentendo la parola “Capaci” a ciascuno di noi torna in mente la strage in cui persero la vita il giudice Falcone, sua moglie Morvillo e i tre agenti della scorta Schifani, Dicillo e Montinaro. Ma da oggi questa parola è anche l’anagramma di “Creating Automated Procedures Against Criminal Infiltration of public contracts”, cioè il sistema di monitoraggio istiuzionale introdotto dal decreto di riforma della Pubblica Amministrazione di giugno  che mira a mappare i flussi finanziari relativi a circa 200 grandi opere pubbliche del Paese.

La scelta del nome è forse un modo per sottolineare come oggi la lotta alle infiltrazioni criminali passi anche per procedure automatiche che si fondano sull’elaborazione dei dati, in grado di ridurre il rischio umano. Questo nuovo sistema, infatti, monitorando e tracciando i flussi finanziari, intrecciando in maniera complessa vari database, dovrebbe automaticamente restituire segnali di allarme e bandiere rosse quando risultano informazioni non coerenti. Un meccanismo che probabilmente,negli intenti di chi l’ha organizzato, mira a evitare parzialmente il rischio che corre colui che indaga su corruzione, crimine organizzato, mafie. La storia conta tanti esempi di uomini che hanno pagato questo rischio a caro prezzo, tra cui lo stesso giudice Falcone.

Sicuramente non sarà mai possibile sostituire la valutazione umana, per la famosa norma secondo la quale “fatta la legge, trovato l’inganno”. Sarà comunque necessario metterci la testa, le migliori competenze, e un certo rischio. Ma sicuramente l’analisi dei “big data”, per dirla all’americana (Obama ha vinto una campagna elettorale introducendo questi temi), può essere molto utile: quella della digitalizzazione è una frontiera ancora tutta da esplorare, in Italia. Non possiamo che agurarci una crescita esponenziale di queste esperienze, e soprattutto che diventino la norma, non solo sperimentazioni parziali.

Il sistema è stato messo a punto da Consorzio Cbi e Abi e presto diventerà obbligatorio per tutti i soggetti coinvolti, su richiesta del Ministero dell’Interno e di altri soggetti istituzionali quali la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Dipartimento per la Programmazione ed il Coordinamento della Politica Economica (DIPE), il Ministero Economia e Finanze, il Dipartimento del Tesoro, il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, il Comitato di Sorveglianza Grandi Opere, e la Direzione Investigativa Antimafia (DIA).

Leonardo Ferrante


Continua lo #zeroscusetour: consegna del braccialetto bianco al sindaco di Pavia Massimo Depaoli

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Continua il tour attraverso l’Italia per consegnare i braccialetti bianchi ai 75 sindaci che hanno accettato di impegnarsi contro la corruzione sul proprio territorio. Ieri i volontari del Presidio di Libera Pavia hanno consegnato il braccialetto bianco al sindaco Massimo Depaoli che in campagna elettorale ha aderito a Riparte il futuro promettendo di adottare e rispettare la delibera “Trasparenza a costo zero” entro un tempo prestabilito.

La battaglia comincia adesso: ill neo-eletto Sindaco dovrà rispettare gli altri due impegni presi con i cittadini:

- Adottando la delibera entro 100 giorni

- Impegnandosi ad attuare le prescrizioni della delibera entro i successivi 200 giorni

La mancanza di risorse per i Comuni non può essere una scusa perché è possibile combattere la corruzione anche a costo zero.

Controlla in quali paesi e città è stato eletto un candidato col braccialetto bianco. Tra questi anche 12 grandi città e capoluoghi di provincia: Bari, Biella, Carpi (MO), Cremona, Fano, Foggia, Forlì, Modena, Pavia, Perugia, Prato, Terni.
Il tuo Comune non è nella lista? Contatta il tuo sindaco e chiedigli di aderire!

#zeroscusetour


Trasparenza a costo zero: le nostre richieste per la chiarezza economica dei Comuni

trasparenza-5La seconda richiesta che Riparte il futuro fa ai Comuni aderenti all’interno della delibera “trasparenza a costo zero”   – qualche giorno fa vi abbiamo parlato dell’Anagrafe degli eletti - ha lo scopo di far sapere ai cittadini quanto e come le Istituzioni spendono i nostri soldi e su che base prendono le decisioni per utilizzarli.

Quello che chiediamo è dunque di rendere trasparenti e più accessibili i dati economici dei Comuni italiani, partendo dagli obblighi di legge sulla pubblicazione dei bilanci online e dei dati sugli enti pubblici vigilati, enti privati in controllo pubblico, partecipazioni in società di diritto privato ma proponendo di fare sforzo in più. La materia è complessa, cerchiamo di capire meglio.

Con l’espressione “bilancio online”, la legge intende il resoconto economico completo delle voci di spesa in formato unitario e aggregato. Inoltre questo file deve essere in formato “open data”, ossia non può essere, ad esempio, un pdf immagine (lo stesso formato pdf non è un vero e proprio formato aperto). L’informazione fornita deve essere utilizzabile, riutilizzabile, estraibile, individuabile immediatamente nel documento tramite la funzione “cerca”.

La stessa legge chiede poi che sia annessa una tabella sintetica delle spese dell’anno precedente, anche questa in formato open data, che contenga tempi, costi unitari e indicatori di realizzazione delle opere pubbliche, così come previsto dal d. lgs 33/13 (art 29 e art 22).

In sintesi deve essere pubblicato un documento che riassuma tutte le operazioni fornendo, per ciascuna di esse, le informazioni chiave che permettono ad esempio di capire quante risorse sono state date per assegnazione diretta e quante per appalti. O quante volte quella stessa azienda ha vinto bandi e per quali entità e settori.

Altrettanto importante è che vengano messi sotto la lente d’ingrandimento i dati relativi a quegli enti che, in quanto gestori di settori fondamentali (ad esempio i rifiuti), incidono profondamente nei bilanci e nelle operazioni delle amministrazioni pubbliche: sono gli enti pubblici vigilati, gli enti di diritto privato controllati o vigilati dall’amministrazione, le partecipazioni in società di diritto privato. Comunemente vengono fatti ricadere sotto il nome di “partecipate”, sebbene non sia corretto perché la parola definisce solo alcuni di questi.

Secondo il decreto legislativo 33/13 (art 22), devono essere pubblicati e già disponibili online:

  • un elenco periodicamente aggiornato di questi enti;
  • la misura in cui vi partecipa (eventualmente);
  • la durata dell’impegno;
  • il peso economico annuale sul bilancio dell’amministrazione;
  • il numero dei rappresentanti dell’amministrazione negli organi di governo e loro trattamento economico;
  • i risultati di bilancio degli ultimi 3 esercizi finanziari.

In assenza di queste informazioni dettagliate, la legge prevede che venga fissato il divieto di erogazione di qualunque somma da parte dei Comuni.

Rispettare questi parametri sarebbe già molto, e tuttavia non ci basta: chiediamo infatti che le informazioni vengano messe online in maniera semplice e fruibile per tutti, nel rispetto del diritto di monitoraggio civico, pratica indispensabile affinché ciascun cittadino possa sapere come il Comune spende al meglio le proprie risorse.

Più di 530.000 persone, firmatarie della campagna Riparte il futuro, chiedono a voce alta di aver facilmente accesso a queste informazioni e di poter comprendere in maniera agevole i rapporti e le relazioni che si instaurano tra enti ed amministrazioni e quali costi apportano alla popolazione.

Attraverso semplici rappresentazioni grafiche, link che conducono direttamente a siti istituzionali e dettagliate descrizioni di chi ricopre gli incarichi in queste relazioni, sarà possibile rendere la cittadinanza finalmente attiva in un processo di monitoraggio civico praticamente a costo zero.

Francesco Quarta


Quanto si parla di trasparenza in Parlamento? I dati di Openpolis

Openpolis

Fonte: Openblog

Nelle ultime settimane si è parlato tanto di trasparenza, specialmente dopo la Digital Venice Week (alla quale ha partecipato anche Riparte il futuro, aderendo alla campagna FOIA4Italy). Ma quanto se ne occupa il Parlamento? Guardando Ddl, mozioni, interrogazioni e ordini del giorno la risposta è “molto poco”.

Nell’era della politica in streaming, parlare di trasparenza è diventato di gran moda. Ma come sempre, fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e diventa importante capire quanti passi avanti siano stati effettivamente fatti in questo campo.

Una delle iniziative promosse dalla Presidenza Italiana del Consiglio europeo è stata la recente “Digital Venice Week”, una settimana di incontri internazionali a Venezia sulle politiche digitali.

Al di la di proclami, promesse e slogan, abbiamo deciso di verificare quanto in Parlamento, Deputati e Senatori lavorino effettivamente per una politica e una pubblica amministrazione più trasparente.

La risposta è molto poco: fra Camera e Senato i Disegni di Legge presentati che riguardano la trasparenza e il diritto di accesso sono stati solamente 12, di cui solamente 1 diventato legge (Decreto per il Finanziamento Pubblico ai Partiti).

Leggi tutto l’articolo su Openblog


Anagrafe degli eletti: la corsa alla trasparenza parte dai Comuni

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La campagna “Riparte il Futuro”, nell’ambito delle elezioni comunali 2014, chiede espressamente che ogni Comune garantisca una maggiore trasparenza dei propri incaricati, pubblicando in maniera dettagliata, fruibile e diffusa la cosiddetta “Anagrafe degli eletti”. Di che si tratta, in sintesi?

L’Anagrafe degli eletti è uno straordinario e basilare strumento di trasparenza, perché ci permette di concretizzare il diritto conoscere da chi siamo rappresentati. Ciò che è previsto dalla legge, art 14 del decreto legislativo 33/13, è che vengano messi on line i curriculum vitae, i compensi relativi all’assunzione della carica, la dichiarazione reddituale e patrimoniale di tutti gli eletti. Sono le richieste che Riparte il futuro ha fatto ai candidati sindaci, ma questa volta rese obbligatorie per tutti gli eletti.

Ciò che noi chiediamo ai Comuni che si sono impegnati con Riparte il futuro è un impegno più forte da parte loro, per poter conoscere fino in fondo chi ci rappresenta; ciascuno di essi deve prendersi carico della propria responsabilità e garantire informazioni fruibili e dettagliate sui propri eletti. Come? Promozione costante della pagina web attraverso attività di pubblicizzazione su autobus, in luoghi pubblici istituzionali e non, più un attento lavoro dei mass media locali; un connubio perfetto verso una maggiore trasparenza.

Francesco Quarta


“Noi li abbiamo visti perfettamente, ma ci fu ordinato di starci zitti”: la strage di Ustica e la grande occasione mancata

21/07/2014 - in trasparenza, video

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ustica_corriereSui cieli dell’Ucraina un Boeing 777 della Malaysia Airline è stato abbattuto da un missile causando 298 morti. Sono bastate circa 24 ore per scoprire quale fosse la causa dello schianto, facendo così partire un’inchiesta per accertarsi semplicemente su di chi sia la responsabilità del disastro. C’è però un’altra storia, tutta italiana, che non può vantare un esito altrettanto veloce e alla quale alcuni non hanno potuto fare a meno di correre con la mente guardando le immagini provenienti dall’Ucraina. Una storia che vede protagonista il nostro Paese. Una storia dove il whistleblowing avrebbe potuto, chissà, cambiare le carte in tavola.

Era il 27 giugno del 1980. Sono passati 34 anni da quando il DC-9 dell’Itavia venne abbattuto da un missile nei cieli di Ustica. 81 morti che dopo 34 anni non hanno ancora trovato un colpevole per la giustizia italiana. Quella di Ustica è una storia di depistaggi, omissioni, ipotesi improbabili che sono state portate avanti per decenni e che ancora oggi qualcuno si ostina a difendere: anche nelle istituzioni. Le indagini della magistratura, prima fra tutte quelle di Rosario Priore, hanno descritto fin dall’inizio un quadro complesso di “guerra nei cieli”, di vittime civili nel posto sbagliato al momento sbagliato e di un quadro internazionale complesso che fino all’ultimo tenterà di non svelare le sue carte. Ma quelle indagini non hanno visto una sentenza, nè dei colpevoli. Dopo più di trent’anni si parla di un missile e si esclude (in quasi tutte le sedi) l’ipotesi della bomba presente sull’aereo o del cedimento strutturale. Era il 2007 quando l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che nel 1980 era presidente del Consiglio, disse che il DC-9 era stato abbattuto da un missile francese indirizzato all’aereo che trasportava il leader libico Gheddafi. Quegli 81 morti sarebbero stati l’effetto collaterale di una vera e propria guerra dei cieli internazionale.

Una verità giudiziaria non c’è. Non penale almeno. I magistrati si sono sempre trovati di fronte ad un muro che ha impedito la raccolta di alcune prove fondamentali per dimostrare le loro tesi: i tracciati aerei di francesi e Nato. Ce n’è una civile, di verità, che arriva 33 anni dopo (a inizio 2013) e che dà ragione alle evidenze ipotizzate dai magistrati inquirenti all’indomani della strage: la condanna, confermata in Cassazione, dei ministeri di Trasporti e Difesa – e quindi dello Stato italiano – al pagamento del risarcimento ai familiari delle vittime.

Una spy-story drammatica e che ancora oggi costituisce una ferita insanabile per tutto il Paese. Con i se e con i ma non si fa la storia, ma si può imparare. E da Ustica si può provare ad imparare che le cose sarebbero potute andare diversamente. Già perché una delle principali difficoltà riscontrate dagli inquirenti è tuttora quella di scoprire cosa accadde esattamente sui cieli sopra Ustica la sera di quel 27 giugno del 1980.

Com’è noto i radar italiani e Nato presenti in quella zona non hanno visto o erano tutti misteriosamente fuori uso. Ma il 6 maggio 1988 una telefonata arrivò a “Telefono Giallo”, programma di Corrado Augias in onda su Rai 3. “Io ero un aviere in servizio a Marsala la sera dell’evento della caduta del DC-9, gli elementi che comunico sono molto pesanti”, raccontava l’uomo al telefono. Il testimone anonimo ammette che lui e i suoi colleghi hanno visto i minuti spariti dalle registrazioni del radar: “Noi li abbiamo visti perfettamente. Soltanto che il giorno dopo, il maresciallo responsabile del servizio ci disse praticamente di farci gli affari nostri e di non avere più seguito in quella vicenda”. All’invito di Augias a non buttare giù il telefono il militare non fece una piega e interruppe la chiamata. Da quel momento in poi non si seppe mai più nulla di lui.

Potremmo forse definirlo un caso di whistleblowing? O meglio, un caso di “whistleblowing mancato” dato che rimase per sempre una semplice dichiarazione anonima? Cosa sarebbe successo, infatti, se la legge italiana avesse previsto una norma di tutela nei confronti dei whistleblower? Quali conseguenze avrebbe potuto avere sulle indagini relative ad uno dei più grandi misteri della storia del nostro Paese la testimonianza di una persona che ammise di avere, guardando la trasmissione, “un fatto emotivo interiore di dire la verità”?

L’uomo chiude il suo sfogo dicendosi costretto a fare quella rivelazione “anonimamente però, perchè cado nel nulla”. Riparte il futuro chiede con forza una legge a tutela di chi denuncia fatti di corruzione proprio perchè nessuno abbia più la sensazione di cadere nel nulla, di rimanere solo a combattere una battaglia inevitabilmente più grande di lui. Una denuncia concreta corrisponderebbe a donare un finale alternativo a centinaia di processi irrisolti o caduti in prescrizione. Per questo non basta compiacersi del fatto che il whistleblowing sia finalmente diventato argomento di discussione all’interno della politica italiana, ma piuttosto impegnarsi a far si che quest’ultima si sbrighi a creare una legge in tutela di chi decide di denunciare comportamenti illeciti come l’aviere di Marsala. Per evitare in futuro che, per cose fattibili in un giorno, ci si impieghino oltre trent’anni.

Daniele Caporale


Diretta streaming dal convegno del M5S “Whistleblowing e anticorruzione: proteggere chi denuncia”. Presenti Libera e Riparte il futuro

16/07/2014 - in corruzione, trasparenza

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MontecitorioOggi pomeriggio, dalle 16, sarà possibile seguire in diretta streaming da Palazzo Montecitorio il convegno organizzato dal Movimento 5 Stelle “Whistleblowing e Anticorruzione: proteggere chi denuncia”.
Tra gli ospiti anche la campagna Riparte il futuro, promossa da Libera e Gruppo Abele, che illustrerà i prossimi obiettivi, portando la voce di oltre mezzo milione di cittadini firmatari.

“Chi denuncia non è protetto – si legge sul sito di Beppe Grillo. – Chi denuncia la corruzione dall’interno di un sistema pubblico non solo non è protetto, ma rischia lavoro e futuro. Denunciare possibili atti illeciti o irregolarità non è mai stato così necessario, come oggi. Sono sempre di più i fatti di cronaca che hanno riportato all’attenzione generale il problema della corruzione in Italia. I whistleblower, ovvero i lavoratori che nell’interesse pubblico segnalano possibili atti di corruzione o irregolarità, devono essere adeguatamente tutelati, diversamente da quanto avviene allo stato attuale. Si suppone che la corruzione deve essere scoperta dalla magistratura o dalle forze dell’ordine, cioè da un “attore esterno”. Invece la corruzione può essere facilmente e più celermente scoperta e debellata con l’aiuto delle persone oneste che lavorano in sistemi corrotti”.

All’incontro parteciperanno anche alcuni whistleblower che racconteranno la loro esperienza: Ciro Rinaldi, che denunciò l’assenteismo nella Pubblica Amministrazione, e Grazia Mennella, licenziata a seguito di alcune denunce di irregolarità nell’ospedale in cui lavorava come medico.

Guarda la diretta streaming dell’incontro dalle ore 16:00 alle 18:00:


Il valore della partecipazione politica: intervista a Roberto Montà, presidente di Avviso Pubblico

16/07/2014 - in trasparenza

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Trasparenza e contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione: questi i due elementi che Roberto Montà, presidente di Avviso Pubblico, considera fondamentali e necessari per portare avanti una politica sana e a servizio di tutti i cittadini.
Avviso Pubblico riunisce più di 250 realtà amministrative e si pone come obiettivo la costruzione di percorsi di legalità all’interno delle istituzioni, la creazione di reti di cittadini consapevoli e partecipi che dicano NO alle dinamiche speculative criminali.

Montà ha incontrato i ragazzi della Scuola estiva del Gruppo Abele che lo hanno intervistato per Riparte il futuro :

Partecipazione e comunità: in che modo il comune deve dialogare con le comunità che risiedono sul territorio e affrontare le marginalità?

C’è una certa marginalità socio-culturale che va letta e su cui bisogna lavorare. Noi stiamo cercando di fare una mappa della partecipazione: censire i portatori di interessi, capire chi sono i soggetti con cui l’amministrazione si relaziona e cercare strumenti che aiutino la partecipazione. Dobbiamo inoltre costruire politiche rappresentative degli interessi di imprese virtuosi e cittadini partecipi in modo da indirizzare successivamente le nostre scelte. Dall’altro lato è necessario individuare nuclei di marginalità, che hanno la percezione che la politica risponda a dinamiche datate e che venga considerata un centro di collocamento.

La commissione bilancio dell’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato l’impignorabilità della prima casa. Cosa ne pensa?

Ritengo che la casa sia un bene fondamentale, un diritto primario dei cittadini che non deve venire meno. Abbiamo avuto esempi sul nostro territorio di imprese che sono fallite lasciando i cittadini nella disperazione […]. Non ci può essere un paese a “due velocità”. L’amministrazione non può essere indifferente rispetto alla perdita dei risparmi delle famiglie dovuta al fallimento di certe aziende private e pubbliche [..]. Inoltre la criminalità organizzata attecchisce all’interno di queste crepe create dalla disperazione e dalla crisi e non possiamo permettere che questo accada.

Cosa può dirci sullo scandalo “LE GRU” di Grugliasco?

Non so, ero un bambino. Di certo è stato un grande business su più fronti, da cui tutti hanno attinto, con responsabilità della politica, dell’amministrazione in termini autorizzativi e del sistema produttivo ed economico. Quando facevo l’assessore, incontrai un responsabile delle cooperative che avevano costruito il centro commerciale. Rimasi colpito da una sua battuta: “dal punto di vista della mia azienda… magari ce ne fossero per noi di occasioni del genere…” mentre per l’amministrazione pubblica fu un disastro che portò a numerosi arresti. Il concetto “la misura è l’affare” è la sconfitta del paese. Il fatto che quella fosse considerata una grande occasione mi ha sconvolto. Siamo passati per “la città dei corrotti”, ancora oggi mi viene ricordato. Era il più grande centro commerciale d’Italia e Grugliasco viene ricollegata, dopo anni, a questo scandalo.

E per quanto riguarda le grandi opere?

Le grandi opere in parte sono sporcate e in parte no, basta guardare i grandi scandali di oggi. Il problema è che ormai un certo tipo di relazione ha contaminato questi progetti. Ma sono l’espressione di un fenomeno che parte dal piccolo, in cui la tangente è ormai considerata la normalità.

Avviso Pubblico appoggia la campagna di Legambiente “Abbatti l’abuso”, come sta procedendo la campagna?

L’abuso edilizio è un elemento drammatico di vittoria dell’illegalità; noi sosteniamo questa campagna dove le istituzioni difendono in concreto la legalità del territorio, con i rischi e le problematiche che ne conseguono. In taluni posti contrastare l’abuso edilizio e l’idea stessa che il territorio sia a disponibilità di chi è più forte (e più furbo) è un messaggio complicato. Siamo vicini agli amministratori che contrastano l’abuso edilizio e che portano avanti espropri a danno dei mafiosi, sapendo che a volte il prezzo da pagare è alto. Il compito dell’associazione è dunque quello di sostenere chi sta seguendo la strada “giusta” e di fornir loro un supporto.

Cristina (25 anni, Biella)
Achraf ( 20 anni, Torino)
Samuele ( 22 anni, Asti)

 


“Non è la corruzione il problema vero della pubblica amministrazione”: la nostra risposta a Italia Oggi

salvatore_nottolaEdoardo Narduzzi, scrittore con la passione della finanza e delle start up, ha scritto in un suo pezzo su Italia Oggi e poi apparso su Formiche che “non è la corruzione il problema vero della pubblica amministrazione” italiana.

Noi di Riparte il futuro è da due anni che diciamo l’opposto. Cominciamo dall’inizio: Narduzzi, parlando della corruzione, riporta come “le denunce generiche non aiutino a migliorare i problemi e fanno calare una cappa di negatività sul marchio Italia”. Sarebbe troppo facile ricordare il motto per cui non occorre guardare al dito ma alla luna, secondo il quale la situazione decisamente infausta non è certo responsabilità di chi denuncia.

La questione è però più profonda: accanto a una denuncia “vuota a perdere” e incapace di qualunque proposta, occorre costruirne una diversa fondata sulla logica del cambiamento, che sappia partire dai costi reali che la corruzione esercita. Non è infatti un caso che dove c’è più corruzione le aziende abbiano maggiori oneri burocratici, non superino mai le dimensioni medie e piccole e soprattutto non beneficino degli investimenti stranieri, che volano via dove le condizioni sono diverse e dove s’investe di più in innovazione e ricerca. Anche quest’ultima voce è una spesa solamente residuale nei paesi a maggior percezione di corruzione, a evidenza dell’incapacità dei corrotti di saper guardare al futuro, ma di fare guadagni semplici qui ed ora.

La seconda questione riguarda la critica che Narduzzi fa alla Corte dei conti, riportando come “non abbia saputo far nulla nel corso degli anni per ridurre un fenomeno tanto abnorme”. Va detto che la Corte dei conti non è un organo di prevenzione, come invece è chiamata ad essere l’Anac di Cantone, ma un organismo di contrasto che agisce solo quando è troppo tardi, cioè per i pochi casi che vengono scoperti, senza riuscire ad avere un vero ruolo dissuasivo. Occorre dunque rendere forte il sistema di prevenzione, l’unico capace di scoraggiare comportamenti corruttivi, potenziando l’Autorità nazionale anticorruzione e soprattutto mettendola in grado di svolgere il proprio lavoro, senza indicare variabili esterne all’equazione.

In ultimo, Narduzzi sottolinea come “il principale problema della p.a. italiana, quello che zavorra il nostro Pil e che culturalmente ci condanna a essere europei di serie B, è la sua incapacità di conseguire risultati operativi nei tempi e con gli stessi costi medi che ci sono a Vienna, Berlino o Bruxelles”. Narduzzi riporta bene come esista un serio problema di burocratizzazione del Paese, ma è da domandarsi: perché? Perché l’Italia è bloccata su questo binario morto, che non ha a che vedere con il singolo burocrate, come pare evincersi dalla riflessione di Narduzzi, quanto dalla mancanza di un cambio di logica organizzativa della PA? Gli italiani non hanno nel DNA il ritardo o l’inefficacia, così come non hanno nel proprio sangue l’amore per la pasta o per la musica lirica: sono pregiudizi, oppure approcci culturali che possono cambiare, come accaduto altrove a seguito di politiche pubbliche efficaci e buone campagne culturali.

La risposta più logica all’interrogativo posto pare quindi essere quella per cui possono esistere interessi affinché il sistema non venga reso differente o sia percepito come immodificabile. Se non si perseguono obiettivi di efficienza, è probabile che è perché ci sia chi mira al raggiungimento di altri tipi di obiettivi meno chiari e opachi, strettamente connessi alla corruzione.

Attenzione dunque a evitare percorsi logici troppo affrettati che inducano a spiegare in un articolo perché non sia la corruzione l’origine di molti problemi italiani, come il titolo del post, forse troppo ingenuamente, intendeva suggerire.

Leonardo Ferrante

 

 


Dati sugli Open data: a che punto siamo e cosa serve?

04/07/2014 - in trasparenza

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I risultati della ricerca dell’edizione 2013-14 dell’Osservatorio eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano dimostrano che c’è molta strada da fare sulla strada dell’Open Government. Innanzitutto sarà necessario individuare modelli organizzativi ed economici, omogenei su tutto il territorio nazionale, per rendere la gestione sostenibile alla PA. Inoltre, per far sì che i cittadini comprendano l’utilità di questi nuovi strumenti e partecipino all’innovazione, sarà  d’obbligo creare concrete forme di partecipazione.
Dall’analisi di oltre 730.000 commenti pubblicati sui social network da utenti italiani che discutevano di questi temi tra novembre 2013 e maggio 2014 emerge un giudizio complessivamente negativo sulla PA, tanto più se digitale, ma le riforme annunciate negli ultimi mesi hanno portato un repentino cambio di atteggiamento. Inoltre dalla ricerca emerge che:

- Il 76% dei Comuni ritiene che la diffusione dei dati aperti consentirà una maggiore visibilità sull’operato dell’Ente pubblico

La trasparenza non è, e non deve essere, un semplice adempimento burocratico, ma un modo per il Comune di farsi conoscere e creare fiducia. Il 76% dei Comuni sembra averlo compreso, ma siamo ancora lontani dal creare “Municipi dalle mura di vetro”.

- l’89% dei Comuni pubblica dati in formati difficilmente modificabili

Si definiscono open data quei file che permettono di “estrarre” facilmente informazioni e “riutilizzarle” in altre banche dati. Informazioni di questo tipo devono essere alla portata di tutti e facilmente leggibili. Il decreto trasparenza 33/13 dice espressamente che le informazioni devono essere di “buona qualità” ma l’89% dei Comuni sembra non aver recepito questo importante aspetto.

- il 72% dei Comuni con più di 10.000 abitanti afferma di aver attivato o voler attivare dei processi partecipativi. Tuttavia meno del 50% ha definito obiettivi, strumenti e regole per farlo

Partecipare non è semplice e non lo è neanche avviare processi di partecipazione. Per questo la campagna Riparte il futuro ha chiesto a tutti i sindaci neo-eletti alle scorse elezioni di adottare e attuare la delibera “trasparenza a costo zero”  sull’incontro tra società civile e potere pubblico: in particolare si chiede  l’organizzazione delle giornate della trasparenza, l’aggiornamento dei piani anticorruzione e il dialogo con il responsabile anticorruzione. Su queste basi è più facile avere obiettivi e strumenti chiari, e le regole sono quelle del monitoraggio civico da un lato e della proposta politica dall’altro.

- il 64% dei Comuni dichiara di non utilizzare nessun social network, ma nel 2014, il 59% dei Comuni capoluogo ha attivato un profilo ufficiale su Facebook, il 28% in più rispetto al 2013, e il 63% ha un account su Twitter, con un incremento del 74% rispetto al 2013.

I social network sono degli strumenti utilissimi per comunicare velocemente ed efficacemente aggiornamenti, informazioni, novità. Dotarsi di questi strumenti significa impegnarsi ad essere oggi più vicino al cittadino. Non dovrebbe più essere necessario sottolinearlo.


Renzi al Parlamento Europeo: “Dobbiamo cominciare il futuro”. Noi chiediamo di farlo “ripartire”

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a Strasburgo per inaugurare il semestre di presidenza europeaCi siamo: il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha dato ufficialmente il via al semestre europeo di presidenza italiana. Lo ha fatto di fronte agli europarlamentari con un discorso d’apertura atipico. Renzi non ha infatti trattato nello specifico i temi presenti nel programma italiano di presidenza, bensì ha cercato di spiegare al resto del continente qual è l’idea di Europa che il suo governo vuole veicolare. Bisogna allontanarsi dal “selfie del volto della noia” che attualmente l’Unione europea rappresenta e cercare di portare in ogni Paese un cambio di passo.

Bisogna “cominciare il futuro” perchè “il futuro ha bisogno di noi”, ha detto il premier, nel sui discorso motivazionale. In quest’ottica servono “il coraggio e l’orgoglio di un grande Paese che non va in Europa per chiedere, ma per dare”. Il premier ha descritto l’Italia come una nazione che ha l’entusiasmo e la volontà di cambiare.

Tuttavia, dopo gli scandali di corruzione delle ultime settimane, la volontà non basta più. Servono atti concreti che possano donare credibilità al nostro Paese oltre i confini. Con l’inizio del semestre italiano auguriamo dunque al governo Renzi buon lavoro, con la speranza di vedere il tema della lotta alla corruzione in cima alla sua agenda. È necessario dare vita ad un processo di eliminazione e non più di studio o contenimento del fenomeno, come chiedono i 530.000 firmatari di Riparte il futuro.

A fare da garante a questo obiettivo abbiamo il neoeletto presidente dell’Europarlamento, Martin Shulz, che in fase pre-elettorale ha accettato gli impegni proposti dalla campagna di Libera e Gruppo Abele. Insieme a lui due dei 14 vicepresidenti, David Sassoli e Sylvie Guillaume, e altri 59 europarlamentari di tutti i Paesi con al polso il braccialetto bianco simbolo del loro impegno: potenziare la legge comunitaria per la prevenzione e il contrasto alla corruzione.

Guarda l’appello di Don Ciotti per l’inserimento della lotta alla corruzione nel programma del semestre europeo

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Braccialetto bianco a Massimo Seri, sindaco di Fano

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Massimo Seri è il primo, nonché l’unico per il momento, sindaco braccialetto bianco delle Marche. Il simbolo di Riparte il futuro è stato consegnato al neoeletto primo cittadino di Fano stamane da Francesca Rispoli dell’Ufficio di presidenza di Libera, Paola Senesi, responsabile di Libera Marche e Michele Altomeni, responsabile di Libera Fano.

Il sindaco ha assicurato nel corso dell’incontro che manterrà gli impegni presi con la campagna promossa da Libera e Gruppo Abele, a cominciare dalla delibera “trasparenza a costo zero” che dovrà essere adottata entro 100 giorni dall’insediamento della giunta: la deadline assicurata dall’amministrazione è per settembre.  ”Sono molto contenta perché questa nuova amministrazione ha puntato molto in campagna elettorale sulla trasparenza”, commenta Paola Senesi. “L’adesione a Riparte il futuro è stata quindi naturale. Seri è l’unico sindaco delle Marche ad avere il braccialetto bianco: speriamo che sia da esempio. Una macchina pubblica trasparente è un vantaggio pe tutti, istituzioni e cittadini. Le Marche non sono più un’isola felice:  c’è una corruzione organizzata e per combatterla dobbiamo essere organizzati anche noi, tutti insieme”.

A Fano ci sono ben cinque beni confiscati alla criminalità organizzata. Seri ha dichiarato che tra le sue priorità c’è anche quella di utilizzarli al più presto per il bene della sua città.

La consegna dei braccialetti bianchi ai sindaci italiani che hanno aderito fino ad oggi alla campagna di Riparte il futuro sarà la linea portante del tour nazionale #zeroscuse: un viaggio attraverso l’Italia per incontrare tutti i 75 neoeletti che hanno sottoscritto gli impegni della lotta alla corruzione nelle loro amministrazioni.


Consegnato il braccialetto bianco al sindaco di Forlì: al via lo #zeroscuse tour di Riparte il futuro

25/06/2014 - in trasparenza

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sindaco_forlì3Il Presidio territoriale di Libera “Placido Rizzotto”, in accordo con il Coordinamento provinciale e regionale Libera Emilia-Romagna, ha consegnato stamattina al neoeletto sindaco Davide Drei il braccialetto bianco simbolo della campagna contro la corruzione presso il Comune di Forlì.

Davide Drei ha aderito alle richieste che Riparte il Futuro, la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione, ha presentato prima del voto a tutti i candidati alle amministrative. “Abbiamo chiesto a tutti di mettere in cima alla propria agenda la lotta alla corruzione in tre modi”, spiegano i promotori. “Rendendo trasparente la propria candidatura in campagna elettorale, promettendo di adottare la delibera “Trasparenza a costo zero” entro i primi 100 giorni e impegnandosi ad attuare le prescrizioni della delibera entro 200 giorni“.

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L’appuntamento forlivese è l’anteprima del tour nazionale di Riparte il Futuro #zeroscuse: un viaggio attraverso l’Italia durante il quale in questi mesi verranno consegnati i braccialetti bianchi a tutti i 75 neoeletti sindaci che hanno sottoscritto gli impegni della lotta alla corruzione nelle loro amministrazioni.

Avendo aderito a Riparte il futuro ora il nostro sindaco è un “braccialetto bianco”, uno dei 75 sindaci italiani che si sono impegnati concretamente contro la corruzione”, proseguono gli attivisti. “A lui il nostro buon lavoro e la nostra promessa: continueremo a vigilare affinché tutti gli impegni contro la corruzione presi con i cittadini di Forlì vengano rispettati”.