Articoli nella categoria “corruzione

Faccia a faccia con Raffaele Cantone a Ballarò

24/09/2014 - in corruzione

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Ieri sera Raffaele Cantone, il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, è intervenuto nella trasmissione Ballarò nello spazio dedicato al faccia a faccia. Oltre a parlare in tarda serata, l’intervento è iniziato alle 23.30, Cantone ha affrontato il tema in termini piuttosto generali mentre speravamo che andasse nel dettaglio della riforma promessa dal governo a inizio estate e mai avviata. I provvedimenti  anticorruzione attendono da mesi (per non dire decenni) di essere prese in seria considerazione nelle aule parlamentari. E poco e nulla, come ha sottolineato l’ex pm, è stato fatto fino ad oggi. Anzi.

“Da dopo Tangentopoli non è stato fatto praticamente quasi nulla perché la corruzione diminuisse. Anzi, se guardiamo al passato ci sono molte cose che l’hanno favorita. La corruzione è uno strumento che blocca il mercato e in assoluto anticoncorrenziale: non rende necessario ad esempio che le imprese innovino, perché chi sa di poter accedere a un mercato protetto, ovvero quello della corruzione, tutto sommato non ha necessità di fare innovazione. Inoltre la corruzione rappresenta uno strumento incredibile per impedire l’ingresso di nuovi operatori e allontana moltissimo gli operatori esteri. La corruzione è una delle nostre principali emergenze”.

Guarda tutto l’intervento e scrivi nei commenti cosa ne pensi.

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3,5 miliardi di beni confiscati alla mafia bloccati dalla lentezza della giustizia

22/09/2014 - in corruzione, trasparenza

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bene-confiscatoCi sono 3,5 miliardi di beni confiscati e non utilizzati a causa della lentezza della giustizia penale. A dirlo è lo stesso ministero della Giustizia all’interno del Fondo unico per la giustizia.

“In parte perché, ha spiegato il ministero per la Giustizia – e si legge sull’Huffington Post Italia -, una parte di quei valori attendono che i processi ai mafiosi arrivino alla Cassazione per sapere se davvero devono essere incamerati dallo Stato. E in parte perché mancano i decreti attuativi – il Fug è stato creato nel 2009 e da allora ha trasferito a Viminale e Giustizia 800 milioni di euro. Il caso è stato sollevato da una interrogazione parlamentare del deputato Stefano D’Ambruoso (Scelta civica)”.

Oltre al danno, la beffa viene da dire leggendo su La Repubblica di quel che è accaduto a Genova: nei famosi vicoli del centro storico è avvenuta circa sei mesi fa la più grande confisca mai avvenuta nel Nord Italia. 96 appartamenti, un tempo appartenenti alla famiglia Canfarotta, dove si praticava prostiruzione sono stati sottoposti a confisca. Tuttavia, in attesa di essere destinati a nuovo utilizzo, sono tornati… alla loro funzione. “Non sappiamo oggi a chi sono intestati quei contratti – si legge su La Repubblica -, sappiamo però che in molti alloggi è ripresa l’attività di prostituzione, e il fenomeno è sulla bocca di tanti”. Con l’aggravante che, negli ultimi anni, a stipulare i contratti d’affitto sono state le stesse Istituzioni nella persona dell’amministratore giudiziario che gestiva i beni in attesa della confisca e agiva con l’autorizzazione del Tribunale.

“Noi chiediamo, se questa è la situazione, che le istituzioni facciano più controlli – hanno dichiarato Daniela Vallarino e Andrea Piccardo, presidente e vicepresidente del Civ del quartiere genovese della Maddalena, che da dietro le vetrine dei loro negozi vedono ciò che accade – Questa dei beni confiscati è un’enorme opportunità: se il Comune riuscirà a prenderli in gestione e trasformarli in nuovi alloggi, botteghe, presidi di legalità, sarà un forte segnale contro il degrado. E invece ora è tutto fermo, intanto l’illegalità si espande e il tessuto commerciale ne risente. Un esempio? Via dei Macelli: era la strada della gastronomia d’eccellenza, oggi con l’allargarsi della prostituzione e dello spaccio si sta abbandonando al degrado. Ma noi ci siamo, c’è un’incredibile rete di associazioni pronte a collaborare con le istituzioni, a partire proprio dal lavoro sugli appartamenti confiscati: come ci si muoverà? Quando si deciderà di superare l’immobilismo e queste situazioni imbarazzanti?”.

Un esempio eloquente per ricordare al governo che è necessario affrontare i nodi della giustizia penale al più presto. Da essi dipende la ripresa del Paese: in uno Stato in cui non c’è certezza del diritto non si creano le basi necessarie per far ripartire l’economia. Il riutilizzo dei beni confiscati è una delle principali risorse, non solo in termini simbolici, su cui ricostruire la fiducia e il futuro.

L’importanza  della corretta e trasparente gestione dei beni confiscati emerge anche come quinto punto della delibera “trasparenza a costo zero”, strumento che Riparte il futuro propone ai Comuni, chiedendo che sia possibile il monitoraggio civico da parte della società civile su come vengono gestiti questi beni che tornano alla collettività.


ONE, l’associazione fondata da Bono Vox, chiede a Padoan e ai ministri dell’economia del G20 di trattare il tema della corruzione internazionale

ONE campaign startsSe la corruzione internazionale venisse debellata, si salverebbero le vite di 3,6 milioni di persone. Per questo ONE, l’organizzazione fondata da Bono Vox degli U2 che si batte contro la povertà nel mondo, ha chiesto al ministro Piercarlo Padoan e ai suoi 20 colleghi dei Paesi più industrializzati al mondo di affrontare il tema della corruzione internazionale durante il prossimo G20 in programma a Cairns, in Australia.

“ONE chiede al ministro Padoan – scrive Tamira Gunzburg, direttore ad interim di ONE a Bruxelles – di dimostrare la sua leadership alla riunione dei Ministri delle Finanze del G20, affrontando la questione della corruzione mondiale. Secondo le nostre stime si può evitare la morte di almeno 3.6 milioni di persone ogni anno nei paesi più poveri del mondo adottando azioni concrete per porre fine alla segretezza che permette alla corruzione e alla criminalità di prosperare. In altre parole – conclude Gunzburg – il ministro dell’Economia italiano ha il potere di salvare milioni di vite. Se si riuscisse a porre fine a questo scandalo, con i fondi recuperati, solo nell’Africa subsahariana si potrebbe istruire 10 milioni di bambini all’anno, pagare mezzo milione di insegnanti elementari in più, fornire farmaci antiretrovirali a oltre 11 milioni di persone affette da Hiv, infine acquistare quasi 165 milioni di vaccini

Secondo l’ultimo rapporto di ONE dal titolo “The Trillion Dollar Scandal”, ogni anno almeno mille miliardi di dollari vengono dirottati dai paesi in via di sviluppo mediante varie forme di corruzione, fra cui la sottoscrizione di contratti ambigui per lo sfruttamento delle risorse naturali, il ricorso a società fantasma, il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale. Se si attuassero specifiche politiche volte a migliorare la trasparenza e a combattere la corruzione – dice lo studio – si potrebbero limitare significativamente le ingenti perdite finanziarie che gravano sui paesi in via di sviluppo.

La corruzione si conferma quindi problema di portata mondiale e la sensibilizzazione al suo contrasto deve farsi sempre più forte. Ecco perchè il numero dei firmatari di RIparte il futuro non deve smettere di crescere. Firma, se non l’hai ancora fatto, per tenerti costantemente informato sul livello di corruzione in Italia attraverso i nostri canali.


Ennesima ombra sull’Expo 2015. Indagato per corruzione e turbativa d’asta il commissario delegato per le Infrastrutture

18/09/2014 - in corruzione, trasparenza

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expogate_card_2Questa volta a finire nel mirino della Guardia di Finanza è Antonio Acerbo, commissario delegato “Opere infrastrutturali” di Expo 2015 e responsabile del procedimento di Padiglione Italia. Al manager vengono contestati i reati di corruzione e turbativa d’asta, poichè avrebbe ricevuto utilità economiche (si legge sul sito de La Stampa) dall’imprenditore Enrico Maltauro per pilotare la gara “Progetto delle acque”. “Acerbo, secondo la ricostruzione su cui si stanno cercando riscontri, allora responsabile unico del progetto “vie d’acqua” e presidente della commissione di gara, sarebbe stato corrotto dall’imprenditore vicentino (i reati vengono contestati a partire dal 2012), complici alcuni intermediari anch’essi indagati, perché favorisse la sua azienda che poi, nel luglio 2013, vinse insieme ad altre tre società, tra cui la Tagliabue, con uno sconto del 23%. E la sezione pg della Gdf oggi si è presentata per perquisizioni e acquisizioni proprio negli uffici della Maltauro, della Tagliabue e di Expo e anche in quelli di Metropolitana Milanese. Nel frattempo, in questi ultimi giorni sono stati ascoltati a verbale una serie di testimoni”. Esiste in particolare una conversazione telefonica dello scorso marzo, tra Maltauro e l’imprenditore Frigerio, in cui il primo ammette che “non c’è nessuno che è più vecchio amico di me con Acerbo”, quasi vantandosene. Maltauro ha inoltre raccontato ai pm di aver fatto ottenere al figlio di Acerbo (il manager era dg a Palazzo Marino dal luglio 2010 nell’era Moratti) un contratto di consulenza con la sua impresa costruttrice da circa 30 mila euro. Contratto su cui inquirenti e investigatori stanno lavorando, ipotizzando possa essere una delle presunte utilità economiche ricevute dal manager. Anche in relazione all’appalto Expo per le “architetture di servizi”, tra l’altro, vinto sempre dalla Maltauro e al centro del primo troncone d’inchiesta, l’imprenditore avrebbe cercato in un primo tempo di sfruttare i suoi contatti con Acerbo.


Ancora poche firme e saremo 210 mila a chiedere che il vitalizio per i condannati per mafia e corruzione venga abolito: arriviamoci oggi stesso!

stopvitalizio_voltiLa petizione #stopvitalizio sta andando molto bene, tanto da accendervi intorno anche l’interesse delle maggiori cariche dello Stato. Qualcosa quindi si inizia a muovere e, l’obiettivo che ci siamo posti di eliminare il vitalizio per i deputati e senatori condannati per mafia e corruzione, sembra sempre più alla nostra portata.

Non è però il momento di fermarci, mancano davvero poche firme per arrivare a quota 210 mila adesioni: aiutateci a raggiungere questo obiettivo oggi stesso. Condividete via mail, sulla vostra pagina Facebook o sul vostro account Twitter la campagna www.riparteilfuturo.it/stopvitalizio e invitate a firmare chi ancora non lo ha fatto.


Nicola Porro: «Le politiche anticorruzione sono da “socialismo reale”». Questa ci mancava.

16/09/2014 - in corruzione

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nicola porroChe le politiche anticorruzione fossero da “socialismo reale” era finora un pensiero inedito.

Eppure è quello che espressamente emerge dalle parole di Nicola Porro in un articolo comparso ieri online.

Il vice-direttore de Il Giornale vede nel potere di commissariamento delle aziende corrotte assegnato all’Autorità anticorruzione, introdotto dalle norme emergenziali frutto degli scandali Expo e Mose, un rinnovamento della cultura anti-industriale.

In realtà, il ricorso alla corruzione da parte delle imprese ne mostra tutta l’incapacità di operare attraverso la qualità, l’innovazione, l’organizzazione efficace, la competitività. Non è infatti un caso che molte convenzioni internazionali insistano sul perseguimento della corruzione internazionale che falsa le regole del gioco, in special modo quella OCSE contro la corruzione dei pubblici ufficiali stranieri del 1997 e in vigore in Italia dal 2000. Le istituzioni garanti del mercato globale poi, dal FMI alla BM, ribadiscono a più riprese lo stesso concetto.

Solo una vera lotta alla corruzione può essere garanzia per le imprese, affinché quelle sane possano affermarsi sul mercato e non soccombere per colpa di quelle che esercitano logiche corruttive. Vanno invece eliminati tutti quegli orpelli burocratici che piuttosto che incoraggiare l’impenditoria obbligano alla logica dell’elusione delle regole: è su questo che è fondamentale un confronto onesto tra mondo imprenditoriale e istituzioni democratiche.

Rivolgere invece, come fatto da Porro, un appello alle imprese affinché si ribellino alla possibilità di legiferare sull’autoriciclaggio (definito dal giornalista “invenzione rischiosa per i privati”) e su quei reati civetta che anticipano e fondano la corruzione è in realtà una chiamata alle armi controproducente. Non vogliamo credere che l’imprenditoria nazionale abbia bisogno, per esistere, di questi mezzi: servono piuttosto regole certe. Lo dimostrano coloro che, in assenza di queste regole, sono incapaci di organizzarsi per garantire una ripresa economica.

Soprattutto occorre un clima di sincero dialogo per colmare la “falla” denunciata da Porro in chiusura di articolo: una falla che è un baratro di legalità. La lotta alla corruzione non è per le buone coscienze, ma è per far ripartire questo Paese, fermo al palo proprio per l’assenza di un vero ed efficace contrasto al fenomeno ormai da troppi anni.

Leonardo Ferrante


Se rubi denaro pubblico in Italia hai lo 0,4% di possibilità di finire in galera

12/09/2014 - in corruzione

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dati_penitenziariIn Italia i detenuti sono 60 mila, tra cui solo 11 accusati di corruzione, 26 per concussione, 46 per peculato (furto di denaro pubblico) e 27 per abuso di ufficio aggravato. È un dato che stride con il livello di corruzione presente in Italia, ma arriva direttamente dal Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria, come riportato da L’Espresso poco tempo fa.

In occasione del workshop Ambrosetti, che si è tenuto qualche giorno fa a Cernobbio, l’ex pm di Mani Pulite Piercamillo Davigo è tornato su questo punto, mettendo in evidenza come nel nostro Paese chi ruba denaro pubblico ha solo lo 0,4% di possibilità di finire in galera, contro una media europea del 4,1%.

La causa principale è quell’anomalia tutta italiana nota nei tribunali come “prescrizione”. Nei Paesi civili la prescrizione è infatti un evento eccezionale, mentre in Italia è diventata una regola che tutela specialmente gli imputati eccellenti e la criminalità dei colletti bianchi. Nell’inchiesta de L’Espresso “In Italia potente è uguale a impunito”, Lirio Abbate e Paolo Biondani spiegavano come la prescrizione provochi pure danni alle casse dello Stato: “le somme, in molti casi si parla di decine di milioni di euro, sequestrati agli imputati in fase di indagine perché ritenute provento della corruzione o concussione, una volta dichiarato prescritto il reato devono essere restituite agli “illegittimi” proprietari. E così, grazie alle leggi-vergogna sulla prescrizione, le tante caste, cricche, logge o lobby della politica e dell’economia possono continuare a rubare. Mentre restano senza giustizia i cittadini danneggiati da truffe, raggiri finanziari, evasioni fiscali o previdenziali, corruzioni, appalti truccati, scandali sanitari, omicidi colposi, traffici di rifiuti pericolosi, disastri ambientali, morti sul lavoro, violenze in famiglia, perfino abusi sui bambini”.

Ancora una volta sono i dati a raccontarci che, in Italia, la lotta alla corruzione non è sufficientemente supportata e che per darle più spessore serve quella “battaglia culturale” a cui spesso fa riferimento il presidente dell’Anac Raffaele Cantone. Riparte il futuro ha proprio questo intento, rendere coscienti gli italiani del danno che provoca la corruzione nei confronti non solo della nostra economia, ma anche della nostra società.

Firma Riparte il futuro su www.riparteilfuturo.it


Piercamillo Davigo: gli italiani dovrebbero temere di più i crimini dei colletti bianchi

11/09/2014 - in corruzione

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citazione-davigo

Spesso a far notizia e spaventare di più sono i crimini considerati “normali”, come gli omicidi o i furti per le strade, enfatizzati dal sistema mediatico. Si tratta di un errore di valutazione secondo l’ex membro del pool di Mani Pulite, Piercamillo Davigo. A spaventare molto di più gli italiani dovrebbero essere i crimini dei colletti bianchi come falso in bilancio, reati societari, corruzione e riciclaggio, che invece restano avvolti da un’aura di impunità, perché – almeno inizialmente – sembrano non intaccare le vite dei cittadini.

In Italia “non c’è biasimo della società, non c’è un costo reputazione nel commettere reati finanziari”, ha spiegato il pm nel suo intervento al forum Ambrosetti di Cernobbio, sottolineando come la legislazione ancora carente di cui disponiamo e la giustizia dai tempi biblici hanno finito col vanificare anche quanto di buono è stato fatto in passato.

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Kenneth Rogoff: “Il primo problema dell’italia non è il debito, è la corruzione”

08/09/2014 - in corruzione

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The First Day Of The World Economic Forum In Davos

L’Italia ha molti problemi ma il debito non è quello principale. È la corruzione il vero guaio. A dirlo non siamo (solo) noi firmatari di Riparte il futuro – che lo ribadiamo da quasi due anni – ma è Kenneth Rogoff, nientemeno che uno dei più famosi economisti di Harvard. Lo dice chiaro e tondo, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, dopo essere intervenuto al Forum The European House Ambrosetti di Cernobbio con un’analisi sul debito pubblico dei Paesi dell’Eurozona: il quadro dell’indebitamento italiano verso l’estero è migliore di quanto si creda, ad esempio rispetto a Grecia e Spagna, poiché  dall’inizio della crisi è tornato per il 75% in mani italiane. Il problema corruzione invece, insieme al sistema di governance e all’”incapacità di adattarsi a un mondo che cambia” sono secondo il Professore americano i freni principali alla nostra ripresa.

“Paesi come l’Italia devono fare riforme strutturali. In cambio avranno più flessibilità – afferma Rogoff a conclusione dell’intervista - Se l’Italia diventerà credibile sono certo che otterrà dall’Europa più spazio per le politiche fiscali e di bilancio”.
Dopo aver letto il breve articolo che occupa uno spazio a margine sulle pagine del primo quotidiano nazionale, alcune parole chiave risuonano, grazie all’autorevolezza di chi le pronuncia, e lasciano dietro di sé strascichi di significato.
Una di queste è “credibilità“. Come può l’Italia acquisire quella credibilità necessaria per attirare non solo la fiducia dell’Eurozona ma anche gli investimenti stranieri se non affronta appunto con “riforme strutturali” – altra parola chiave – il problema della corruzione?

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Anche Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Anac, rinnova da Cernobbio il suo anatema (vedi video seguente): “bisogna cacciare i corrotti. È fondamentale che Confindustria faccia la stessa battaglia fatta con la lotta alla mafia: se passa l’idea che la lotta alla corruzione può essere conveniente c’è la speranza di ottenere risultati”, ma la risposta del parterre non è così compatta. Molti pongono l’accento sul tema burocrazia, territorio in cui certamente la corruzione sguazza, ma evitano di prendere il toro per le corna. “Il tema della corruzione è anche psicologico, non mitizziamo che il nostro mondo sia così peggio di altri Paesi”, sostiene l’imprenditore-banchiere Luigi Abete su Il Fatto Quotidiano“Secondo qualcuno, in passato era la condizione per lavorare”, spiega Mario Boselli presidente della Camera della Moda.

Anche il numero uno di Confindustria Giorgio Squinzi aveva annunciato circa un anno fa ai nostri microfoni che “gli imprenditori dovevano dare un esempio molto preciso e molto chiaro” in termini di lotta alla corruzione. E anche in occasione dello scandalo Expo la sua voce aveva tuonato: “Occorre uno scatto morale nostro in primo luogo, poi del Paese tutto se vogliamo liberarci dell’alleanza perversa tra complicazione e corruzione”.
Insomma, di fronte a una politica che traccheggia sui temi della riforma della giustizia (autoriciclaggio, prescrizione, conflitti di interesse, FOIA, whistleblowing) e di fronte al moltiplicarsi dei proclami, degli annunci e degli anatemi, la voce chirurgica di Rogoff arriva dritta al punto e faremmo bene tutti a prenderla molto seriamente.

Laura Ghisellini


Festa dell’Unità, Laura Boldrini: “Stop vitalizio ai politici condannati per mafia e corruzione subito alla Camera”

05/09/2014 - in corruzione

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“Tra i primi provvedimenti da adottare alla Camera alla ripresa dei lavori mi piacerebbe che ci fosse la cancellazione del vitalizio per i parlamentari condannati in via definitiva per mafia o corruzione, come chiede la petizione lanciata da “Riparte il futuro”. Sono le parole di Laura Boldrini in diretta dalla Festa dell’Unità di Bologna.

Intervistata da Radio Anch’io per l’evento ”Cittadini e istituzioni protagonisti cambiamento” la presidente della Camera dei deputati, non ha dubbi: quella del vitalizio ai parlamentari condannati in via definitiva per reati di mafia e corruzione è una vera e propria “vergogna” che va cancellata. “È una vergogna che dobbiamo superare, se vogliamo che i cittadini tornino ad avere fiducia nelle istituzioni”.

La petizione #StopVitalizio chiede proprio questo. Quasi 200mila persone hanno già firmato. Dobbiamo essere sempre di più.

Firma la petizione e condividila con tutti i tuoi contatti.


A Biella consegnato il braccialetto bianco al sindaco Cavicchioli e intanto a Fano si approva la delibera “Trasparenza a costo zero”

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Mercoledì scorso Libera ha consegnato il braccialetto bianco simbolo della campagna contro la corruzione Riparte il futuro al sindaco di Biella, Marco Cavicchioli.  Il primo cittadino, nel corso della scorsa campagna elettorale, ha infatti deciso di aderire a Riparte il futuro e rendere la sua candidatura trasparente. Adesso non resta che attendere anche qui, come richiedeva l’impegno preso con Libera e Gruppo Abele, l’adozione della delibera “Trasparenza a costo zero” che deve avvenire insindacabilmente entro i primi 100 giorni dall’insediamento della giunta. La delibera prevede che il Comune pubblichi i propri bilanci on line insieme ai dati relativi alle società partecipate, nonché la pubblicazione dei beni confiscati e l’istituzione di “giornate della trasparenza”.

Un percorso che è già realtà a Fano, dove il sindaco Massimo Seri ha da poco approvato la delibera “trasparenza a costo zero”, mantenendo fede agli impegni presi con i suoi elettori e con tutti i firmatari di Riparte il futuro. Seri ha inserito nel documento ufficiale gli intenti richiesti dalla candidatura trasparente, conferendo ai suoi concittadini il “diritto di sapere chi amministra”, il “diritto di monitorare la vita economia del comune”, il “diritto alla responsabilità dei politici e dei funzionari pubblici”, il “diritto a prender parte alle politiche anticorruzione” e il “diritto alla trasparenza dei beni confiscati”.


Per combattere la corruzione bisogna conoscerla: ripartono le iscrizioni al master APC dell’Università di Pisa

03/09/2014 - in corruzione

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RIF-Foto-master-APCLa lotta alla corruzione è una cosa seria. Ecco perché richiede la massima efficienza degli organi di controllo e delle forze dell’ordine ma anche il lavoro di un attento comitato scientifico che permetta di studiarne le evoluzioni e i campi dove la corruzione ha più presa. L’obiettivo del Master “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione” dell’Università di Pisa ha proprio l’obiettivo di creare “professionisti dell’anticorruzione” che concentrino il proprio lavoro nell’esaminare la corruzione in tutte le sue forme.

Da qualche giorno è nuovamente online il bando della V edizione del master, che si divide in due livelli. Il primo è finalizzato alla formazione di nuovi soggetti qualificati capaci di operare nella pubblica amministrazione regionale, negli enti locali e nelle organizzazioni del terzo settore rispetto ai temi della legalità nell’attività amministrativa e della prevenzione di fenomeni criminali, ma assumendo funzioni di tipo istruttivo ed esecutivo. Il Master è fruibile anche a distanza, grazie al sistema e-learning.

Il secondo invece unisce i diversi contributi delle scienze sociali: dall’analisi penale e criminologica, all’economia, all’indagine sociologica, storica e politologica. L’approfondimento teorico si integra con un percorso di formazione sulla legislazione di prevenzione e contrasto attualmente in vigore, sulla sua implementazione e applicazione, nonché sulle altre politiche contro la penetrazione criminale nell’economia legale e nella contrattazione pubblica. L’attività di formazione dedica ampio spazio allo studio empirico dei casi e delle fattispecie criminali, nell’intento di offrire una ricognizione, la più aggiornata possibile, sull’evoluzione di questi fenomeni criminali e sui problemi di applicazione della legislazione corrente. Questo Master si differenzia da quello di primo livello per un modulo professionalizzante, tirocini più corposi e una prova finale scritta.

Entrambi i corsi saranno fruibili anche a distanza, grazie al sistema e-learning e le iscrizione, già aperte, andranno avanti fino al 31 ottobre 2014.


“Il mio braccialetto bianco italiano ora ce lo ha David, in Uganda” il racconto di una sostenitrice dalla Finlandia

01/09/2014 - in corruzione, dall'estero

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unnamed (1)In tanti avete partecipato e ancora state partecipando all’iniziativa “Racconta la tua storia” di Riparte il futuro in cui chiedevamo di raccontarci in che modo, nel vostro piccolo, abbiate combattuto o addirittura sconfitto la corruzione quando ve la siete trovata di fronte. Il racconto di oggi è un po’ particolare e, per questo lo abbiamo messo in evidenza. Si tratta dell’esperienza di Ilaria Tucci, una nostra sostenitrice che vive in Finlandia. Ilaria ci racconta del giorno in cui ha incontrato David, giovane proveniente dall’Uganda, Paese in cui il problema corruzione è ancora più grave che in Italia:

“Istanbul, 14 agosto 2014. Sono seduta al Business Centre dell’Hilton Hotel Bomonti. Controllo per l’ultima volta la presentazione power point che farò tra qualche ora nella Art and Peace Commission dell’IPRA, la International Peace Research Association che quest’anno compie 50 anni ed ha deciso di festeggiarli in Turchia, ad Istanbul. La location dell’Hilton stride con gli argomenti affrontati nella intensa settimana: povertà, equità, sostenibilità, nonviolenza, riconciliazione post conflitto, diritti umani… Correggo il mio power point e penso a tutte le contraddizioni contemporanee che ci circondano e che ci influenzano. Accanto a me è seduto David, anche lui lavora al computer. Controlla la sua posta elettronica ed ha un’aria serena, divertita. Iniziamo a parlare, distraendoci dai nostri compiti per qualche minuto. David è interessato ai miei due braccialetti bianchi, mi chiede dove li ho comprati. Anche nel suo paese vanno di moda. Gli spiego che non li ho comprati, e che me li ha donati Leonardo Ferrante di Riparte il Futuro, la campagna nazionale anticorruzione che sostengo a distanza (vivo in Finlandia) fin da quando è partita a gennaio del 2013. David è interessato all’argomento. Mi domanda dell’Italia, dei suoi politici (uno in particolare), e mi racconta del suo paese, in cui la corruzione è un problema tangibile, che condiziona la vita di tanti.

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Il mio braccialetto bianco italiano ora ce lo ha David, in Uganda.

Qualche sera dopo arriva l’idea – grazie a James, studente australiano: “e se realizzassimo una campagna MONDIALE anticorruzione?”. I primi sostenitori sono già pronti”.