Articoli nella categoria “corruzione

Grazie a tutti: insieme a voi rinnoviamo l’impegno e la voglia di andare avanti

01/09/2014 - in corruzione

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La notizia delle minacce di morte a Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, le due associazioni che promuovono questa campagna, ha portato tutti noi a dare l’unica risposta possibile: quella del rinnovo del nostro impegno quotidiano contro mafie e corruzione.

Al tempo stesso ci siamo commossi per i tanti messaggi di solidarietà e amicizia che abbiamo ricevuto da ogni parte d’Italia, di persona e via web. Vogliamo ringraziare di cuore tutti voi, perché è merito del vostro sostegno se riusciamo ogni volta a trovare nuove forze e nuovo entusiasmo per andare sempre più avanti in questo lavoro difficile, ma anche ricco di grandi soddisfazioni.

Grazie a tutti.

Il team di Riparte il futuro


La musica dice no alla corruzione: Brunori Sas e Vallanzaska sostengono Riparte il futuro

01/09/2014 - in corruzione

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La musica può essere un’arma non violenta ed efficace per la sensibilizzazione e diffusione di messaggi profondi, per cantare e suonare desideri di giustizia, per scuotere dall’indifferenza, dall’apatia e dalla rassegnazione. È proprio per questi motivi che tanti musicisti italiani hanno deciso di sostenere la battaglia di Riparte il futuro contro la corruzione. Un impegno valorizzato dalla collaborazione con Musica contro le Mafieche ha raccolto l’adesione di due interessanti nomi della scena indie italiana come Vallanzaska (foto sopra) e Brunori sas (foto sotto).

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Riparte il futuro sostiene il “Premio Musica contro le mafie 2014” (il bando è online) che ha l’obiettivo di “premiare artisti che diffondano messaggi positivi, brani che abbiano contenuti a favore della Memoria, Denuncia, Giustizia Sociale, Resistenza e Libertà. Artisti che con la forza della loro musica preservino e tramandino la memoria, diventando testimoni di un messaggio di impegno e consapevolezza, di riflessione e invito alla “cittadinanza attiva”.

Tutti sono chiamati a fare la propria parte nelle battaglie di civiltà, a cominciare da quella contro la corruzione. Soprattutto chi gode di grande visibilità e può parlare a tanti cittadini. Per questo i musicisti italiani hanno il dovere di mettere il proprio talento a servizio dei valori in cui credono, così come hanno fatto Vallanzaska e Brunori Sas.

Grazie!


Tutte le ombre del calcio mondiale: corruzione, riciclaggio e traffico di esseri umani

29/08/2014 - in corruzione, trasparenza

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pallone_sgonfio_fangoIl pallone è sporco. Non si tratta della constatazione dei bambini a cui è finita la palla nel fango, ma della dura analisi tracciata dal Gaft (Gruppo antiriciclaggio del G7). Denaro nero, riciclaggio dei soldi della criminalità organizzata, favori al mondo politico, sono solo alcune delle cose che quotidinamente avvengono in un mondo che via via si fa sempre più torbido e a poco servono gli sfoghi come quelli del giovane campione del mondo Cristoph Kramer, quando ha dichiarato al “Der Spiegel” che il calciomercato “sembra la tratta degli schiavi”.

Il calcio moderno riconosce una sola autorità, che non è la Fifa, ma il dio denaro. Solo la compravendita dei giocatori ha un valore potenziale, senza controlli ne sanzioni, di circa 5,5 miliardi di dollari e, come scrive l’Espresso, “basa la sua operatività su società create ad hoc nei paradisi fiscali, incrementa all’infinito il valore di calciatori anche mediocri e riesce a condizionare decisioni delle magistrature internazionali e del mondo della politica. A livello globale”.

calcio_corrotto“Ormai tutti si appoggiano a società estere – racconta un anonimo procuratore pentito – perché la pressione fiscale italiana è insostenibile per il calciomercato. Esiste una rete di avvocati, anche legati al mondo politico nazionale, in grado di costruire un reticolo di società offshore, dietro cui schermare il giro di denaro che proviene dal calciomercato”. Il meccanismo spiegato dal procuratore sportivo è semplice: “La società che detiene i diritti del calciatore, estera o italiana, riceve dal club che acquista il giocatore i fondi per il trasferimento e ne trattiene una quota. Quindi, di fatto, il giocatore vale meno di quello che i giornali dicono. Perché una parte della torta va ai procuratori e direttori sportivi che acquistano e vendono gli stessi football player. Così, come per magia, quel giro di denaro non può essere sottoposto al fisco italiano

Ma non è tutto, infatti, come prosegue l’Espresso “una delle nuove frontiere per produrre denaro è acquistare società calcistiche all’estero, in modo da creare un portafoglio buono a riciclare i fondi sporchi. Perché in Italia si dovrebbe continuare ad investire nel calcio? Non è conveniente, e così tutti gli asset si spostano poco a poco all’estero”

okaka_rossoChe non è conveniente lo spiega Wired attraverso un’analisi del calo di sponsor nel calcio italiano. Un dato su tutti: “le magliette di sette squadre su 20 della serie A ne sono prive, un record senza eguali tra i cinque top campionati d’Europa (Premier League, Bundesliga, Ligue 1 e Liga spagnola). Roma, Lazio, Fiorentina, Genoa, Sampdoria, Palermo e Cesena avranno divise bellissime, intonse, come quella del Barcellona fino a qualche anno fa. Con la differenza che i catalani, per oltre un secolo, ne hanno fatto un vanto, rifiutando offerte milionarie prima di cedere alla corte del Qatar, mentre in Italia le offerte non ci sono, o sono inferiori alle pretese economiche dei club”.

Ma torniamo ai dati del Gaft: i mercati più importanti sono naturalmente quelli di “Inghilterra, Francia, Germania, Italia e Spagna, che da soli valgono più del 70 per cento del mercato mondiale, con un budget di spesa stimato, tra il 2011 e il 2013 di oltre 5,140 miliardi di dollari. Gli agenti e i procuratori sportivi gestiscono la fetta più ricca di questo business, controllando trasferimenti per 1.74 miliardi di dollari. Quasi 600 milioni di dollari partono in direzione dei club sudamericani e il 14,6 per cento della cifra complessiva gestita dai procuratori sportivi, pari a 254 milioni di dollari, finisce direttamente nelle loro tasche. Ma il margine, secondo gli investigatori anticrimine, sarebbe molto più alto”, ma impossibile da misurare. Ecco perchè il rischio delle infiltrazioni malavitose, come già in passato denunciato dagli advisor della Fifa e dallo stesso gruppo antiriciclaggio del G7, è altissimo. Specialmente in Sudamerica, dove i cartelli sono costantemente alla ricerca di nuovi canali per ripulire il denaro generato dal narcotraffico, il calcio è terreno fertile di illegalità a causa della sua struttura e dei suoi sistemi di finanziamento.

Sfogliando il rapporto del Gaft si scopre poi che le parole del tedesco Kramer non sono poi tanto distanti dalla realtà, o almeno non in Africa e in Asia, dove dietro al trasferimento di giovani calciatori si celerebbe una rete di trafficanti di esseri umani. Il dossier parla di “diversi casi relazionati al traffico di esseri umani in cui sono coinvolti personaggi direttamente o indirettamente legati al mondo del calcio”. Un traffico che, secondo il documento “coinvolge giocatori di età minore ed è iniziato alla fine degli anni novanta” ed ora, oltre a colpire il continente africano “sta abbracciando anche paesi dell’Europa orientale e dell’Asia”.

del pieroIl calcio resta comunque ancora uno degli sport più seguiti del mondo e anno dopo anno la sua popolarità aumenta anche in Paesi dove prima era considerato uno sport minore. È però importante che questo avvenga solo per “portare un messaggio positivo abbinato ai valori dello sport e alla diffusione del calcio in Paesi lontani dai percorsi tradizionali del pallone”, come ha spiegato Alessandro Del Piero che proprio in questi giorni ha deciso di intraprendere una nuova avventura nel campionato indiano. La Fifa e i suoi “ambasciatori” devono preoccuparsi di non creare nuovi mercati utili alla criminalità organizzata per ripulire il proprio denaro sporco.

E tu cosa ne pensi? Scrivilo nei commenti.


Finmeccanica: si patteggia per le imbarazzanti tangenti degli elicotteri indiani

28/08/2014 - in corruzione, dall'estero

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Stamattina la corruzione torna in primo piano: AgustaWestland, la multinazionale italo-britannica che costruisce elicotteri controllata da Finmeccanica, patteggerà circa 8 milioni di euro per porre fine al processo che la vede coinvolta in un intricato caso di corruzione tra Italia e India risalente al 2010. 7 milioni e mezzo saranno pagati in forma di beni confiscati mentre le due società produttrici facenti capo al gruppo diretto da Mauro Moretti – ex Ferrovie dello Stato – sborseranno in totale 380.000 di multa per aver violato la legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti per i reati commessi nell’interesse aziendale dai propri dirigenti.

La mossa arriva tempestiva, come sottolinea il Corriere della Sera, per scongiurare il pericolo di veder bloccata la possibilità di aggiudicarsi nuovi contratti pubblici a causa delle tangenti imputate a Giuseppe Orsi, ex amministratore delegato di «Finmeccanica», e a Bruno Spagnolini ex CEO di AgustaWestland coinvolti nel processo a sentenza il prossimo 9 ottobre con l’accusa di aver corrotto funzionari indiani per aggiudicarsi la maxifornitura da 560 milioni di 12 elicotteri.

Mentre, come annunciato due giorni fa dal ministero della Difesa indiano, il governo di New Delhi ha vietato a Finmeccanica la partecipazione a nuove gare locali, pur assicurando di onorare i contratti in corso di esecuzione, il gruppo di Moretti cerca di minimizzare il danno internazionale e corre ai ripari in patria. Il patteggiamento non implica l’ammissione di responsabilità e, in più, è già nei piani del Gruppo che AgustaWestland spa rimanga solo come sede operativa lasciando l’onere di partecipare ai prossimi bandi di gara alla holding Finmeccanica, intonsa grazie all’archiviazione annunciata già due mesi fa.

Solo ieri, nel corso di un dibattito al meeting di Comunione e Liberazione tenutosi a Rimini, Mauro Moretti ha detto: “sto facendo un processo di trasformazione radicale in Finmeccanica, da arcipelago di società varie in divisioni per le sinergie. Il mio problema più grande è la ricerca di quelle 10 persone che incarneranno la trasformazione”.
C’è da augurarsi che se le scelga più oneste dei predecessori.


Brunori Sas: “Io ho firmato Riparte il futuro contro la corruzione in Italia”

28/08/2014 - in corruzione

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Brunori Sas sostiene la campagna Riparte il futuro promossa da Libera e Gruppo Abele contro la corruzione in Italia. E tu? Firma e unisciti a questa grande battaglia di civiltà.
- Con Musica contro le Mafie -

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Troppa carne sul fuoco delle riforme: giustizia e FOIA rischiano di scomparire

Con l’autunno ricomincia l’anno scolastico: non c’è tempo migliore per discutere di istruzione e quindi delle necessarie riforme che scuola e università italiane attendono ormai da troppo tempo. Il Governo ha improntato una roadmap di azioni ed annunci che rischia, però di far passare in secondo piano altri provvedimenti fin troppo urgenti. Riforme rimandate a settembre perché lasciate incompiute prima della pausa estiva. Come quella della giustizia.

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Riparte il futuro è una campagna di mobilitazione di cittadini e per i cittadini e l’apertura al dialogo e al confronto è un’impostazione che non può che trovarci d’accordo. Ma a maggior ragione siamo preoccupati: perché questa continua esposizione di nuovi temi e proposte e questo continuo cambiare le carte sul tavolo delle priorità rischia, concretamente, di far uscire di scena la lotta alla corruzione e tutte quelle politiche atte a prevenirla.

Un esempio? Il Freedom of information Act. Il turbamento è condiviso anche da FOIA4Italy, la rete che mette insieme tutte le associazioni e proposte civili (inclusa Riparte il futuro) che domandano all’Italia di dotarsi di uno strumento che permetta finalmente ai cittadini di accedere ai dati di enti pubblici e governativi.

Andrea Intonti su Agoravox parla oggi appunto di promessa non mantenuta dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che nel suo discorso inaugurale d’insediamento e persino già nel 2012 aveva definito l’introduzione del FOIA nell’ordinamento italiano (per come è già in 90 Paesi nel mondo) “la prima cosa che in assoluto farei”.

Il modo migliore per ricordare al governo gli impegni presi è una forte pressione dal basso, come società civile. Perciò è fondamentale sostenere proposte come Riparte il futuro, firmando la petizione e passando parola, e partecipare a iniziative come quelle del FOIA4Italy: più saremo, più sarà dura passare ad altri temi senza aver concluso i processi di riforma inaugurati.


Vallanzaska: “Noi abbiamo firmato Riparte il futuro contro la corruzione in Italia”

27/08/2014 - in corruzione

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I Valanzaska sostengono la campagna Riparte il futuro promossa da Libera e Gruppo Abele contro la corruzione in Italia. E tu? Firma e unisciti a questa grande battaglia di civiltà.
- Con Musica contro le Mafie -

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Finite le vacanze, ripartono la politica e la riforma della giustizia. Ma da dove?

25/08/2014 - in corruzione

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Ombrelloni chiusi, souvenir in valigia, un saluto agli amici del mare e un po’ di malinconia: l’estate volge al termine. È ormai tempo di tornare a lavoro, a scuola e soprattutto, dopo aver rimandato per troppe settimane le riforme più urgenti, è tempo di tornare anche a fare politica. Si comincia con il Consiglio dei ministri previsto per il 29 agosto in cui si dovranno affrontare tre punti molto attesi come come lo Sblocca-Italia, la riforma della scuola e quella della giustizia. Quest’ultima ci vede particolarmente coinvolti. Siamo 620.000 italiani infatti, un numero che non può lasciare indifferenti, a chiedere che la lotta alla corruzione venga messa al primo posto dell’agenda politica.

Ma il governo non sembra aver recepito il messaggio: è di pochi giorni fa il tweet di Matteo Renzi in cui il premier dichiara di voler partire dalla riforma della lenta giustizia civile. Un punto sacrosanto ma che rischia nuovamente di offuscare e rimandare il tema della corruzione - imprescindibile perché blocca alla radice il futuro dell’Italia. Passati pochi mesi dagli scandali Expo e Mose, che ne è stato degli anatemi indignati lanciati da tutti i maggiori rappresentanti della politica nazionale? Secondo il governo bisognava agire subito contro corrotti e corruttori ma non prima di ascoltare il parere dei cittadini mediante le “consultazioni pubbliche”. A quei tempi eravamo già mezzo milione a sottoscrivere i punti anticorruzione dell’agenda di Riparte il futuro ma abbiamo pazientemente atteso, lasciando spazio al confronto e mandando in ferie anche il governo. L’estate però è quasi finita e nel frattempo le nostre voci sono diventate 620 mila: a questo punto non ci sono più scuse, è arrivato il tempo di passare ai fatti.

Venerdì il Cdm potrà dare il via libera al pacchetto sul tema civile, già abbastanza dettagliato, ma le linee guida sulla lotta alla criminalità e più in generale sulla giustizia penale restano ancora molto vaghe, come denunciato dal MoVimento Cinque Stelle. Niente prescrizione, niente conflitti di interesse, niente autoriciclaggio. In generale nn c’è un piano definito di lotta alla corruzione.

Per questo chiediamo a tutti i cittadini di partecipare all’iniziativa #renziparliamone scrivendo direttamente a rivoluzione@governo.it il testo qui sotto oppure semplicemente firmando la petizione:

È IMPORTANTE, FALLO ANCHE TU!

All’attenzione del presidente del Consiglio, on. Matteo Renzi
e del ministro della Giustizia, on. Andrea Orlando

Gentile presidente del Consiglio,
Gentile ministro della Giustizia,

Il governo ha lanciato a inizio luglio consultazioni pubbliche sulla riforma della giustizia. Consultazioni che, fino a settembre, dovrebbero permettere alla società civile di entrare nel vivo del dibattito sul tema.

Vi scriviamo a nome dell’oltre mezzo milione di italiani che aderendo a Riparte il futuro, la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione, hanno già espresso la loro opinione da tempo, sottoscrivendo le tante proposte che abbiamo lanciato dal gennaio del 2013 ad oggi.

Ora vogliamo sollecitare la vostra attenzione su pochi punti, chiari e semplici, che vogliamo condividere ancora una volta con voi perché sono le priorità irrinunciabili per contrastare finalmente e in modo strutturale la corruzione (www.riparteilfuturo.it/agenda).

Ecco cosa vi chiedono i cittadini che sostengono Riparte il futuro:

1) intervenire quanto prima sui meccanismi della prescrizione, che oggi nega di fatto il diritto alla giustizia, affinché si assicuri la certezza delle pene;
2) l’Italia deve adeguarsi alle convenzioni internazionali cui pure aderisce per contrastare finalmente i conflitti d’interesse dei funzionari pubblici e dei rappresentanti eletti dai cittadini;
3) intervenire sui “reati civetta” per togliere ai corruttori le loro armi: evasione fiscale, falso in bilancio, autoriciclaggio;
4) una Pubblica amministrazione trasparente, introducendo in Italia il Freedom of Information Act (www.foia4italy.it).
5) protezione efficace per chi denuncia la corruzione sul luogo di lavoro – whistleblower – esponendosi così a ritorsioni e minacce.

Tre ulteriori proposte sui temi della lotta alle mafie, sostenute da tempo da Libera, sono poi cruciali:

- l’inasprimento delle sanzioni per i reati di mafia (416 bis del codice penale) e di scambio elettorale politico-mafioso (416 ter del codice penale);
- il rafforzamento dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che va affidata alla presidenza del Consiglio dei ministri per garantire il pieno ed effettivo riutilizzo sociale dei patrimoni sottratti ai clan;
- l’istituzione del 21 marzo di ogni anno come Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Siamo certi che il Governo vorrà prendere in considerazione le richieste concrete avanzate da oltre 600mila cittadini.

Con i migliori saluti,
Riparte il futuro


Scrivi a Matteo Renzi. La lotta alla corruzione deve restare un tema centrale nella riforma della Giustizia

Renzi-orlandoLa riforma della Giustizia va avanti, ma non nella direzione auspicata dagli italiani. Sembra infatti che il governo abbia deciso di porre la sua attenzione specialmente sulla giustizia civile che, per ammissione dello stesso presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non si può definire civile perchè troppo lenta. Qualche mese fa proprio il premier decise di porre un freno all’atto riformatorio per ascoltare il parere dei suoi cittadini. Parlò di “consultazioni pubbliche” e mise a disposizione di chiunque volesse fornire suggerimenti al governo la mail rivoluzione@governo.it. Proprio per questo sembra strano che, giunti finalmente al tempo dei fatti, l’esecutivo viri su un argomento certo fondamentale ma che non esclude affatto le riforme sui temi della lotta alla corruzione. A testimoniarlo ci sono oltre 600 mila voci, quelle dei firmatari di Riparte il futuro, che ormai da più di un anno e mezzo chiedono un impegno concreto alla politica per contrastare questo fenomeno dilagante in Italia. Adesso però questo tema sembra essere messo all’angolo. Tale scelta trasformerebbe in una perdita di tempo le consultazioni pubbliche aperte dal governo nei mesi scorsi e in parole al vento quelle che Riparte il futuro e i suoi sostenitori hanno da sempre espresso contro la corruzione.

Non possiamo permetterlo.

Facciamoci sentire: scriviamo a Matteo Renzi e al ministro Andrea Orlando all’indirizzo rivoluzione@governo.it per ricordare loro le priorità irrinunciabili per una reale riforma della giustizia.

Questo il testo della lettera a rivoluzione@governo.it:

All’attenzione del presidente del Consiglio, on. Matteo Renzi

e del ministro della Giustizia, on. Andrea Orlando

Gentile presidente del Consiglio,

Gentile ministro della Giustizia,

Il governo ha lanciato a inizio luglio consultazioni pubbliche sulla riforma della giustizia. Consultazioni che, fino a settembre, dovrebbero permettere alla società civile di entrare nel vivo del dibattito sul tema.

Vi scriviamo a nome dell’oltre mezzo milione di italiani che aderendo a Riparte il futuro, la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione, hanno già espresso la loro opinione da tempo, sottoscrivendo le tante proposte che abbiamo lanciato dal gennaio del 2013 ad oggi.

Ora vogliamo sollecitare la vostra attenzione su pochi punti, chiari e semplici, che vogliamo condividere ancora una volta con voi perché sono le priorità irrinunciabili per contrastare finalmente e in modo strutturale la corruzione.

Ecco cosa vi chiedono i cittadini che sostengono Riparte il futuro:

1) intervenire quanto prima sui meccanismi della prescrizione, che oggi nega di fatto il diritto alla giustizia, affinché si assicuri la certezza delle pene;

2) l’Italia deve adeguarsi alle convenzioni internazionali cui pure aderisce per contrastare finalmente i conflitti d’interesse dei funzionari pubblici e dei rappresentanti eletti dai cittadini;

3) intervenire sui “reati civetta” per togliere ai corruttori le loro armi: evasione fiscale, falso in bilancio, autoriciclaggio;

4) una Pubblica amministrazione trasparente, introducendo in Italia il Freedom of Information Act.

5) protezione efficace per chi denuncia la corruzione sul luogo di lavoro – whistleblower – esponendosi così a ritorsioni e minacce.

Tre ulteriori proposte sui temi della lotta alle mafie, sostenute da tempo da Libera, sono poi cruciali:

- l’inasprimento delle sanzioni per i reati di mafia (416 bis del codice penale) e di scambio elettorale politico-mafioso (416 ter del codice penale);

- il rafforzamento dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che va affidata alla presidenza del Consiglio dei ministri per garantire il pieno ed effettivo riutilizzo sociale dei patrimoni sottratti ai clan;

- l’istituzione del 21 marzo di ogni anno come Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Siamo certi che il Governo vorrà prendere in considerazione le richieste concrete avanzate da oltre 600mila cittadini.

Con i migliori saluti,

Riparte il futuro

Facciamoci sentire: firmando scriverai anche tu a Matteo Renzi e a rivoluzione@governo.it.


M5S e Guardia di finanza aeronavale: tante le voci che rispondono al #parliamone di Renzi

renzi-cellulare_600x450Il percorso delle riforme stenta e il tema della lotta alla corruzione pare venire scalzato da quello della giustizia civile: altrettanto necessario ma certamente non escludente. L’allarme è quindi diventato rosso e il Paese risponde fortemente, ciascuno con il suo modo (fosse anche un rifiuto adeguatamente motivato), alla richiesta #parliamone di Renzi.

Cominciamo da noi: tutti possono aggiungere la propria firma alle proposte anticorruzione di Riparte il futuro. #renziparliamone è appunto l’iniziativa che permette di scrivere direttamente a rivoluzione@governo.it ribadendo le priorità della lotta alla corruzione supportate da oltre 600mila cittadini. E diverse migliaia di cittadini si stanno continuando a fare sentire proprio in queste ore.

Anche il MoVimento Cinque Stelle risponde all’appello in tono forte, restituendo al mittente l’invito del ministro Andrea Orlando di discutere ancora di riforma della giustizia. Un rifiuto tutt’altro che rassegnato, perché quello che occorre all’Italia sui temi della giustizia, secondo i grillini, è chiaro da tempo. Ecco perché, dicono, occorre passare quanto prima ai fatti. “La lotta alla criminalità e, più in generale, la giustizia penale – scrivono in un comunicato che spiega le ragioni del rifiuto – sono scivolate all’ultimo posto delle priorità”.

Al dibattito si unisce in queste ore anche la voce della Guardia di finanza del comparto areonavale, che tramite il COBAR, riporta come la priorità sia la riforma della prescrizione, presente anche nell’agenda di Riparte il futuro.

I finanzieri sostengono che questa riforma eviterebbe che il lavoro da loro svolto per assicurare corrotti e corruttori alla giustizia “continui ad essere vanificato da assoluzioni e proscioglimenti per intervenuta prescrizione dei reati”.

In diverse occasioni, sostengono, “il Parlamento italiano ha approvato o ha tentato di far approvare leggi ad personam – la depenalizzazione del falso in bilancio, il legittimo impedimento, tanto per citarne alcune – a favore di politici imputati in procedimenti penali, anche per reati di corruzione; con elevato rischio di vedere estinguere i procedimenti a carico di indagati incensurati”.

Per tutti è dunque necessario che a questa dialettica seguano le riforme, un atto dovuto per il bene del paese per non continuare a generare altra frustrazione e sfiducia.

Non possiamo più aspettare: #renziparliamone, ma a condizione di fatti chiari.


Gasparri: “I test d’integrità sono caccia alle streghe e degni di Pol Pot”. Ma in USA li fanno da anni. E funzionano.

MaurizioGasparriAppena ieri Maurizio Gasparri, senatore del Popolo delle Libertà, ha definito “degna di Pol Pot” e “da caccia alle streghe” una delle ultime proposte del Presidente dell’Anac – l’Autorità nazionale anticorruzione – Raffaele Cantone.

Quale proposta? Quella d’introdurre, anche in Italia, i “test d’integrità”, ossia di infiltrare esponenti delle forze dell’ordine nel sistema economico e politico che, fingendosi corruttori, vanno a sollecitare comportamenti illegali per poi punirli.

I test d’integrità sono un sistema molto efficace per anticipare la corruzione: permettono infatti di testare la propensione al comportamento illegale di chi ricopre incarichi pubblici, simulando solamente l’offerta di una tangente.

In USA sono prassi da anni. Nel 2009-2010 l’operazione “Big Rid” ha portato all’arresto di numerosi faccendieri ma anche diversi sindaci, ex sindaci ed esponenti politici del New Jersey.

Nell’agenda di Riparte il futuro c’è un punto sull’introduzione di questi metodi nel nostro ordinamento, anche in risposta alla Convenzione di Merida, adottata dall’Italia, che ci obbliga a dotarci di efficaci mezzi d’investigazione (art.50).

Ci chiediamo dunque dove siano le “strategie cambogiane” che Gasparri delinea, o come sia possibile definire da “caccia alle streghe” questi sistemi che dovremmo già prevedere e che permettono enormi risparmi di forze (si pensi alle indagini, a quanto costano e quanto sono complesse), di risorse (il denaro che si perderebbe nel giro della corruzione), di futuro (tutti gli effetti indiretti che la corruzione comporta).

Leonardo Ferrante 


Whistleblowing made in China: attenzione all’anticorruzione di regime

congresso cinaC’è un nuovo metodo in Cina per chi volesse denunciare la corruzione. Si tratta di un sito web messo a disposizione dalla Corte suprema del popolo, sul quale sarà possibile compilare un modulo dove segnalare le irregolarità: qualcosa che può cadere sotto il nome di promozione del whistleblowing.

La lotta alla corruzione per le alte sfere cinesi non è una cosa di poco conto. È infatti dal 2012,(anno in cui si tenne il XVIII Congresso del Partito comunista cinese che designò Presidente Xi Jinping) che quotidianamente il sito web della Commissione centrale per le ispezioni disciplinari viene aggiornato con nuovi nomi di funzionari incriminati per corruzione. Secondo i dati del Partito nel 2013 sono stati ben 180 mila e 63 mila nei soli primi cinque mesi del 2014.

“Da quando Xi Jinping ha preso le redini della nazione – si legge su Il Fatto Quotidiano – 521 funzionari sono stati espulsi dal Partito e il numero di suicidi tra di loro è cresciuto vertiginosamente. Il settimanale economico finanziario Caixin riporta 48 casi di funzionari che si sono suicidati nel 2013, contro i 21 del 2012 e i 19 del 2011. All’inizio dello scorso luglio, per quattro giorni di seguito, si è suicidato un funzionario al giorno.

Zhang Lifan, storico e analista politico che vive a Pechino, pensa che uno dei motivi dell’aumento dei funzionari che si tolgono la vita sia da ricercarsi nell’improvvisa assenza di sostegno politico”, piuttosto che per ragioni culturali.

È quindi necessario fare attenzione che la parola “corruzione” non finisca a sottendere interessi molto più vicini alla difesa di un regime, o di alcuni gruppi forti, piuttosto che il perseguimento del comportamento di chi ruba dalla collettività per fini personali abusando del suo potere.

Non è un caso che sui suicidi eccellenti vi sono alcune ombre che hanno fatto discutere, specialmente sul web. Molti sono infatti nemici politici del presidente Xi Jinping: “Bo Xilai, l’ex principino rosso che sembrava destinato a diventare il novello Mao; il generale in pensione Xu Caihou, già membro del Politburo, vice presidente della Commissione militare centrale e incaricato di supervisionare le nomine all’interno dell’Esercito popolare di liberazione e, ultimo in ordine di tempo e più in alto ancora in grado, Zhou Yongkang, l’ex zar dei servizi di sicurezza cinesi, il potentissimo numero 9 che nella scorsa nomenklatura era a capo della Commissione militare”.

Non è tutto. Una delle richieste più pressanti della società civile cinese organizzata, soprattutto del Movimento dei nuovi cittadini, è stata la pubblicazione online di redditi e patrimoni dei funzionari pubblici, per permettere ai cittadini di monitorare e verificare che i funzionari non conducessero uno stile di vita al di sopra delle loro possibilità e denunciarli nel caso di sospetta corruzione. In sintesi, le stesse cose che Riparte il futuro sta chiedendo in Italia. Il risultato? I loro leader, tra cui il noto avvocato per i diritti civili Xu Zhiyong, sono stati processati a gennaio di quest’anno e condannati a diversi anni di reclusione per “disturbo dell’ordine pubblico”. Anche per questo pare strano che dopo solo otto mesi sia lo stesso governo a incoraggiare la popolazione a denunciare la corruzione e a garantire trasparenza nei suoi confronti.

Quello che accade in Cina, difficile da leggere partendo da questa parte di mondo, accende comunque un allarme che deve farci sempre rimanere svegli rispetto a quale tipo di lotta alla corruzione uno Stato intenda perseguire.

Una cittadinanza libera, attenta e attiva è la garanzia che le politiche pubbliche per l’integrità non nascondano invece interessi forti o guerre interne a gruppi di potere. Quando la società civile è inascoltata o ancor peggio perseguita, non è vera lotta alla corruzione. Whistleblowing poi significa difesa della legalità e dell’integrità: denunciare un fenomeno di corruzione serve a impedirne gli spaventosi effetti sociali ed economici, non a difendere uno status quo.

 

 

 


Benefici per i whistleblower e “agenti provocatori”, così Cantone vuole combattere la corruzione

18/08/2014 - in corruzione, trasparenza

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raffaele_cantoneIl decreto organizzativo dovrebbe arrivare non più tardi di settembre, ma il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, ne ha già chiari i passaggi principali. Il primo è quello dell’istituzione di “agenti provocatori”, agenti che andranno a testare la correttezza di amministratori pubblici e imprenditori offrendo loro soldi o tangenti e che, nel caso la corruzione dovesse andare a buon fine, farebbero scattare la denuncia. Anche per questo Cantone auspica una collaborazione più diretta con Confindustria. “Dobbiamo trovare un modus operandi comune – ha detto il presidente dell’Anac -. I primi a dover ritenere conveniente la battaglia contro la corruzione sono gli imprenditori, che a volte non si rendono conto di commettere un reato”.

C’è poi l’ipotesi messa in campo di veri e propri benefici da parte dello Stato per chi denuncia episodi di corruzione, ma per rendere questa pratica più sicura serve, come da tempo chiede Riparte il futuro, una norma che tuteli specificamente i whistleblower.

Infine un’ultima battuta sul controllo delle amministrazioni, sul quale l’Anac intende incentrare le prossime politiche: “Ora possiamo sanzionare quelle che non adottano il codice etico o presentano un piano trasparenza puramente formale” ha dichiarato Cantone.