Articoli nella categoria “Dialogo con l’ANAC

I siti dei Comuni non sono trasparenti come dovrebbero. Cantone fissa una deadline: il 15 settembre

“Criticità in termini di completezza e di qualità dei contenuti e diffuse carenze”: Raffaele Cantone ha inviato delle lettere piuttosto eloquenti – per quanto possa essere eloquente il linguaggio istituzionale – ai grandi Comuni italiani per richiamarli all’ordine. Molti siti delle Pubbliche amministrazioni offrono ad oggi informazioni imprecise o del tutto mancanti e non rispettano la Delibera Civit 71 del 2013. Se l’obiettivo di tale normativa era ottenere lo stato di ”Amministrazione trasparente”, non è stato ancora raggiunto.
Dopo il primo monitoraggio condotto dall’Autorità nazionale anticorruzione nei primi mesi dell’anno – rapporto che la campagna Riparte il futuro ha analizzato e commentato nel dettaglio con infografiche e classifiche – ce n’è stato un altro, a maggio, focalizzato sugli obblighi di pubblicazione relativi ai pagamenti, alla società partecipate, alle tipologie di procedimento e all’accesso civico.

I risultati sono stati inviati tramite missiva il 12 giugno ai sindaci, ai responsabili della trasparenza e della prevenzione della corruzione dei singoli Comuni, al nucleo di valutazione interno all’ente, ai responsabili dei ministeri. Come a dire: “non ci siamo!”

Per fare alcuni esempi i Comuni di Milano e Torino omettono i compensi degli amministratori delle società partecipate. Nel sito del Comune di Firenze per consultare i dati sulle partecipate bisogna scaricare tre diversi documenti. A Messina non si leggono gli oneri totali gravanti sull’amministrazione e i risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi finanziari; inoltre appaiono incompleti i trattamenti economici degli amministratori. A Palermo c’è il buio totale sui risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi di Amia spa, la società di smaltimento rifiuti (già fallita) né si leggono gli incarichi di amministratore della società e i relativi compensi. Trieste non specifica le funzioni che le partecipate svolgono in favore dell’amministrazione comunale né gli incarichi di tutti gli amministratori.
In generale per tutti i Comuni si riscontrano “carenze informative” nei dati sugli organi di indirizzo politico-amministrativo, su consulenti e collaboratori, sui tempi dei procedimenti. Molti punti oscuri anche sugli atti di concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi, vantaggi economici e sui beni immobili e la gestione del patrimonio. Informazioni incomplete anche dai ministeri dell’Interno, delle Politiche agricole, dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e trasporti, del Lavoro, della Difesa, degli Esteri e della Giustizia.

Preso atto della situazione, Raffaele Cantone fissa perentorio una deadline: il 15 settembre. Entro questa data dovrà essere tutto a posto.

Sperando che sia iniziata una nuova era, in cui le norme devono semplicemente essere rispettate, stiamo a vedere cosa accadrà.
E soprattutto: cosa accadrà a chi non rispetterà la scadenza?

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LG

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Cantone: la prevenzione della corruzione non può essere un atto burocratico

20/06/2014 - in Dialogo con l'ANAC

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UpkPfA5XLjgBTof56vHoO4d2327m1CL758nnrHKXlbk=--raffaele_cantoneIl presidente dell’Anac Raffaele Cantone è tornato a parlare ieri a Napoli del sistema di prevenzione che la legge 190/12 introduce, basato sulla nomina dei responsabili anticorruzione e sulla redazione del Piano triennale per l’intergrità. “Il meccanismo dei piani anticorruzione e per la valutazione del rischio previsti dalla legge – ha detto – purtroppo ha funzionato assolutamente poco perché la legge stessa non è stata assistita bene al momento della sua partenza”.

Libera e Gruppo Abele, attraverso la campagna Riparte il futuro e il progetto Illuminiamo la salute, hanno più volte sottolineato il rischio che questi adempimenti previsti finissero per divenire solamente un atto formale. E anche il presidente dell’Authority è d’accordo: “per molti enti questi piani sono apparsi l’ennesimo adempimento burocratico”.

Attraverso Riparte il futuro si è cercato dunque, come società civile, di accompagnare gli enti nella redazione dei piani e nella nomina dei responsabili, e contemporaneamente di guidare la cittadinanza all’esercizio del diritto di sapere e di monitorare.

Ecco perché abbiamo portato avanti (e riprenderemo presto) l’attività di monitoraggio civico rivolta al mondo sanitario: la prima sul rispetto dei tempi della redazione dei piani e della nomina del responsabile anticorruzione, #obiettivo100%, e la seconda sul rispetto del decreto legislativo 33/13, “con la trasparenza difendi la salute”. Questi due monitoraggi sono il primo esempio sistemico, in Italia, che ha visto protagonista la società civile.

L’obiettivo era appunto colmare quel vuoto strutturale e avviarsi insieme verso il profondo cambiamento di cultura organizzativa che la legge prevede. Per dirla con le parole di Cantone, abbiamo tentato di “provare a far capire che questa può essere la vera strada contro la corruzione, affinché la pubblica amministrazione non fosse additata come un covo di fannulloni, ma come una realtà dove già ci sono gli anticorpi contro questo tipo di fenomeno”.

Una risposta concreta è appunto quella del progetto Illuminiamo la salute, che rinnova l’impegno e oggi mira a costruire una rete per l’integrità di tutti i responsabili anticorruzione delle Aziende sanitarie, che si incontreranno a Bologna proprio questo fine settimana.

Ora è tempo di moltiplicare gli sforzi, perché controllo civico e istituzionale camminino insieme, “per consentire agli enti di capire cos’è l’analisi del rischio, in che modo andavano coinvolti i singoli uffici e far capire che cosa dovrà essere fatto in prosieguo”, come conclude Cantone.

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Leonardo Ferrante


Poteri maggiori all’Anac, ma il decreto non è ancora online

18/06/2014 - in Dialogo con l'ANAC

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Sono passati 5 giorni dalla riunione del Consiglio dei ministri del 13 giugno ma il decreto che darà via libera al disegno di legge delega per la riforma della Pubblica Amministrazione non è ancora online. Si tratta dello stesso decreto che nomina i commissari (i cui nomi sono già stati diffusi) e che attribuisce all’Autorità nazionale anticorruzione Anac poteri ispettivi e sanzionatori.

La pubblicazione del testo non è solo una formalità: in questi giorni si è promesso tanto ma non abbiamo ancora a disposizione un testo. I cittadini, in particolare il mezzo milione di firmatari della campagna Riparte il futuro, attendono di vedere nero su bianco quali saranno questi poteri effettivi. Le domande sono moltissime: i poteri speciali varranno solo per l’Expo? O anche per altri grandi opere? Ci sarà il commissariamento delle imprese? E che cosa accadrà per i contratti già stipulati?

Aspettiamo il decreto appaia presto sul sito del governo, dove ci sono per ora solo resoconti ma in forma incompleta, e ci auguriamo che, come chiesto dalla nostra campagna, sia previsto anche il ruolo della società civile nel monitoraggio.

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Il governo Renzi sta lavorando per aumentare i poteri dell’Anac e di Raffaele Cantone

30/05/2014 - in Dialogo con l'ANAC

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raffaele_cantoneIl governo sta lavorando per realizzare la task force guidata da Raffaele Cantone per vigilare sulla trasparenza e gli appalti di Expo 2015. Matteo Renzi aveva promesso in campagna elettorale un decreto legge “per dare i poteri a Cantone” e “ampliare le competenze dell’anticorruzione”.

Secondo La Repubblica, “la prima mossa sarà quella di completare la squadra dell’Autorità nazionale. Proprio in queste ore, a palazzo Chigi, si stanno valutando gli identikit dei quattro componenti che andranno ad affiancare Raffaele Cantone nella sua caccia agli appalti sporchi e alla violazione della trasparenza. Massimo riserbo sui nomi che si insedieranno nella struttura di piazza Augusto Imperatore. Per la quale, poi, lo staff legislativo della presidenza che fa capo ad Antonella Manzione sta studiando due diversi interventi, il primo per Expo, il secondo per l’attività dell’Anac in Italia. In entrambi i casi si tratta di poteri importanti, che trasformeranno Cantone e la sua struttura in un centro di controllo degli appalti in Italia, con la possibilità di imporre regole stringenti di trasparenza e di sanzione qualora esse vengano ignorate o violate”.

Proprio per frenare l’ondata di giudizi negativi che gravita attorno alla gestione dell’Expo, “la rosa dei poteri sarà ampia. Cantone potrà controllare innanzitutto i bandi di gara, una stesura e un contenuto che potrebbero già nascondere anomalie e possibili favoritismi per un’impresa. Il commissario poi potrà partecipare alle commissioni di gara, e quindi verificare dall’interno che non si verifichino anomalie nelle aggiudicazioni. Quanto agli appalti già in corso, Cantone avrà un ulteriore potere di controllo specifico che gli consentirà di capire se, nel corso dell’opera, non ci siano state maggiorazioni di spesa o varianti ingiustificate. Ovviamente, a tutte le gare, saranno applicate rigide regole di trasparenza. Tutto sul web, perché tutti possano controllare. Cantone, che lo aveva chiesto esplicitamente a Renzi, otterrà anche una specifica task force di esperti delle polizie, a partire dalla Gdf, per le verifiche. Non avrà, invece, né un potere di revoca degli appalti, né accederà alle carte dei magistrati”.

Il decreto legge di Renzi sarà anche fondamentale per il consolidamento dei poteri che verranno riconosciuti alla stessa Anac. Due i principali cambiamenti. “Il primo: la struttura anti-corruzione conquisterà i poteri sanzionatori, per cui potrà ‘punire’ chi non rispetta le regole di trasparenza, irrogando sanzioni economiche e imponendo misure interdittive, come la sospensione dal servizio dei funzionari inadempienti. L’Anac poi, utilizzando la polizia giudiziaria, potrà anche compiere delle ispezioni sugli amministratori pubblici per verificare se rispettano le regole imposte dalla legge anti-corruzione”.

 


Si dimettono i vertici dell’Autorità nazionale anticorruzione a pochi giorni dalla scadenza del mandato

23/04/2014 - in Dialogo con l'ANAC

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Ormai in aperto disaccordo con il governo Letta prima e con il governo Renzi dopo, l’Anac diffonde la notizia delle dimissioni dei suoi vertici a pochi giorni dalla scadenza del mandato, trascinando dietro di sé le polemiche. A poco servono le parole di ringraziamento del ministro Madia che elogia il gesto come fosse un incentivo a superare una situazione di incertezza e agevolare l’immediato insediamento del nuovo presidente Raffaele Cantone. Il nodo della discordia sembra essere il depotenziamento dell’Authority, che non è mai stata – come avrebbe dovuto – quell’organismo forte e indipendente per contrastare efficacemente il problema sistemico della corruzione.

Tutti i documenti prodotti negli ultimi mesi dall’Anac parlano delle criticità di una legge Severino (la 190 del 2012) alquanto  farraginosa, ma anche del muro di gomma che amministrazioni e ministeri hanno spesso alzato di fronte alle sue richieste. L’Anac, creata nel 2012 dal Governo Monti, avrebbe dovuto caratterizzarsi per “una spiccata indipendenza dall’esecutivo” e invece – si legge nella relazione dell’Autorità del dicembre 2013 – “l’evoluzione legislativa che si è registrata negli ultimi mesi non pare collocarsi nel solco tracciato dal legislatore nel triennio precedente”.

Scrive Il Fatto Quotidiano: “Il punto di rottura è stato raggiunto su un aspetto importante della nuova normativa anticorruzione, quella che riguarda l’impossibilità dei condannati per reati contro la pubblica amministrazione (anche in primo grado) e degli ex politici di ricoprire incarichi dirigenziali nelle amministrazioni pubbliche. Una norma pensata per evitare che i corrotti restino al loro posto anche dopo la condanna e che i politici si riciclino in incarichi dirigenziali. Sul punto l’Anticorruzione aveva stabilito l’inconferibilità degli incarichi dirigenziali anche per i condannati prescritti e per i dirigenti già in carica al momento dell’entrata in vigore della legge.”

Ma queste decisioni sono state digerite male dall’esecutivo Letta e dal suo ministro D’Alia, che con appositi decreti e poi attraverso la legge “del Fare” hanno aggirato l’ostacolo. Con l’avallo del parlamento è dunque stato stabilito che “in sede di prima applicazione” la legge non doveva avere effetto sugli incarichi in corso. Di conseguenza i dirigenti condannati potevano restare al proprio posto, in attesa della scadenza naturale del loro contratto, così come i politici riciclati.

Dopo aver accettato questa situazione per molti mesi il presidente Romilda Rizzo, e i due componenti Antonio Martone e Alessandro Natalini hanno deciso di dimostrare la propria disapprovazione, pur sapendo che in capo a pochi giorni sarebbero stati comunque sostituiti. Viene da chiedersi come mai non abbiano agito prima.

 


Raffaele Cantone si insedia all’Anac: “Un’autorità anticorruzione è necessaria ma non basta”

cantoneL’avevamo annunciato più volte e finalmente l’ex magistrato anticamorra Raffaele Cantone è entrato a tutti gli effetti nel ruolo Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione.

“Uno dei mali peggiori della nostra democrazia”: con queste parole il neo-commissario si riferisce alla corruzione nell’intervista rilasciata a la Repubblica. Un fenomeno che secondo Cantone è “fonte degli sprechi” e la cui lotta “incentiverà gli investimenti, soprattutto quelli stranieri”.

Contrastare la corruzione resta “una priorità comunemente riconosciuta” da tutte le forze politiche e per farlo è necessario “sviluppare gli anticorpi interni alla Pubblica Amministrazione”. La prevenzione infatti è il principale compito dell’Anac, alla luce dell’impianto previsto dalla legge anticorruzione 190/12 (cosiddetta “Severino”). Una legge che rappresenta “un primo passo” ma che necessita ancora di fondamentali riforme, cominciando dalla prescrizione, falso in bilancio, autoriciclaggio.

A chi sostiene che la lotta alla corruzione si faccia solamente attraverso l’Authority, Cantone spiega: “Il mio ufficio è solo un tassello che richiede tutt’un altra serie di pezzi di puzzle”. E tra questi pezzi c’è il ruolo della società civile, che da oltre un anno la campagna Riparte il futuro incentiva.

Aiutaci a diventare 500mila e partecipare a questa battaglia di cività.

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Trasparenza dei grandi Comuni: l’accesso civico

17/04/2014 - in Dialogo con l'ANAC

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Prosegue la nostra analisi sui rapporti che ’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) ha da poco pubblicato sulla trasparenza dei grandi Comuni nell’anno 2013. In particolare l’Anac ha valutato il  rispetto degli obblighi di pubblicazione nei siti istituzionali di alcune informazioni specifiche. L’obiettivo è raggiungere lo stato di”Amministrazione trasparente”.
Uno dei prinicipi fondamentali della trasparenza è l’accesso civico ovvero la possibilità offerta ai cittadini di trovare sui siti istituzionali tutte le informazioni, i documenti o i dati di pubblico interesse. Ai cittadini deve anche essere data la possibilità di richiedere queste informazioni, qualora non siano reperibili in rete.

Rispetto a tale informazione l’Autorità ha verificato la presenza di:

1. Nome del Responsabile della Trasparenza
2. Documento per la richiesta di accesso
3. Nome del Responsabile del potere sostitutivo

Questi risultati del monitoraggio sull’adempimento dei tre criteri. Trieste e Venezia sono le uniche città, sulle 15 analizzate, a rispettare tutti e tre i punti. Ferme a zero Catania, Firenze, Messina, Napoli, Palermo e Reggio Calabria.

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La trasparenza dei grandi Comuni: Roma e Messina le città meno trasparenti sui procedimenti amministrativi

Prosegue la nostra analisi sui rapporti che ’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) ha da poco pubblicato sulla trasparenza dei grandi Comuni nell’anno 2013. In particolare l’Anac ha valutato il  rispetto della Delibera Civit 71 del 2013 che fissa l’obbligo di pubblicazione nei siti istituzionali di alcune informazioni specifiche. L’obiettivo è raggiungere lo stato di”Amministrazione trasparente”.

Secondo l’Art. 35 del d.ls 33 del 2013 ogni Ente Pubblico deve presentare sul sito istituzionale le informazioni dettagliate  su attività e procedimenti amministrativi e relative tipologie. Sappiamo che la corruzione si annida nelle scartoffie, nelle pratiche, nei passaggi di carte, ed è importante che queste attività e l’operato dei funzionari che se ne occupano siano adeguatamente controllati. Ogni passaggio dovrebbe essere alla luce del Sole.

L’Anac ha rilevato la presenza sui siti istituzionali de:

1) il nome del responsabile del procedimento,
2) i rispettivi recapiti telefonici e caselle di posta elettronica istituzionale;
3) il nome del soggetto a cui è attribuito l’eventuale potere sostitutivo,
4) la modalità per attivarlo;
5) con indicazione dei recapiti telefonici e delle caselle di posta elettronica istituzionale.
6) i dati relativi agli atti e ai documenti da allegare all’istanza
7) le informazioni riguardanti gli uffici e le modalità per la presentazione dell’istanza stessa;

Inoltre l’Autorità ha verificato che tali informazioni fossero:

8) aggiornate
9) in formato open data

Catania e Palermo sono i Comuni che risultano più in regola rispetto a tale richiesta. Roma e Messina le peggiori.

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Continuate a seguirci per sapere se le nostre città sono in regola o meno!

 


La trasparenza dei grandi Comuni: Napoli e Venezia sono le migliori in fatto di Enti controllati e Società partecipate. Catania la peggiore

Prosegue la nostra analisi sui rapporti che ’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) ha da poco pubblicato sulla trasparenza dei grandi Comuni nell’anno 2013. In particolare l’Anac ha valutato il  rispetto della Delibera Civit 71 del 2013 che fissa l’obbligo di pubblicazione nei siti istituzionali di alcune informazioni specifiche. L’obiettivo è raggiungere lo stato di”Amministrazione trasparente”.

Oggi analizziamo i dati dei report in merito alla trasparenza sugli Enti controllati – Società partecipate. Secondo l’art. 22 del d.lgs 33 del 2013, le PA sono tenute a pubblicare sul proprio sito tutte le informazioni sulle società che vi partecipano. Non devono solo rendere noto un mero elenco, ma anche fornire le seguenti informazioni dettagliate:

1) l’elenco delle società;
2) i dati relativi alla ragione sociale;
3) la misura della eventuale partecipazione dell’amministrazione;
4) la durata dell’impegno;
5) l’onere complessivo a qualsiasi titolo gravante sul bilancio dell’amministrazione;
6) il numero dei rappresentanti dell’amministrazione negli organi di governo;
7) il trattamento economico complessivo di ciascuno di essi;
8) i risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi finanziari;
9) i dati relativi agli incarichi di amministratore dell’ente;
10) il relativo trattamento economico complessivo.

Inoltre l’Autorità ha verificato che tali informazioni fossero:
11) aggiornate
12) in formato open data

Dalla Figura 3 si può osservare un buon livello di adempimento relativo a questa informazione: Napoli e Venezia sono i Comuni che hanno soddisfatto tutti i criteri individuati dalla Delibera Civit. In questo caso Catania risulta il Comune più inadempiente.

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La Figura 4 mostra che tutti i 15 Comuni hanno predisposto l’elenco delle società partecipate, indicandone la ragione sociale e la misura della eventuale partecipazione dell’amministrazione.

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Continuate a seguirci per sapere se le nostre città sono in regola o meno!

 


Cantone: “Oggi la corruzione non ha bisogno di mazzette ma di sodalizi”

Le mafie hanno assoluta necessità di creare rapporti di intessere con le istituzioni, soprattutto locali, che gestiscono la vita quotidiana delle persone, e quindi risultano persino più importanti delle istituzioni nazionali, del Parlamento”. Queste le parole che a Radio 1 stamattina ha rilasciato Raffaele Cantone, presidente di fresca nomina dell’Autorità nazionale anticorruzione, evidenziando come la forza delle mafie sia fuori da esse, cioè nelle relazioni istituzionali che riescono a creare.

Sul come oggi avviene questa “creazione di rapporti” il magistrato è chiaro: la corruzione. “E’ uno dei temi centrali della vita pubblica in questo Paese – aggiunge – forse per tanto tempo sottovalutato e per i quali una maggiore attenzione porterebbe risparmi enormi alle casse dello Stato”.

Citando il caso dell’aeroporto di Ciampino raccontato ieri, Cantone sottolinea come “la corruzione tradizionale è superata, non c’è più scambio di mazzette ma veri e propri sodalizi, veri e propri centri di potere, in cui si fissano accordi preliminari”.

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Non ci sono soldi in cambio di appalti – ha concluso il presidente Anac – ma un sistema consolidato che prevedeva chi gestiva gli appalti e attraverso quali canali operare la corruzione“. In una parola: tutto quello che riguarda l’altra utilità. Quelle “due parole” che da oltre 400 giorni oltre 460mila cittadini italiani chiedono di inserire all’interno della norma sul voto di scambio politico-mafioso, agendo a monte del patto criminale.

Per questo non è più possibile attendere oltre: bisogna arrivare alle elezioni locali con questa riforma approvata, per garantire l’integrità degli enti locali e farne un baluardo contro clan e corruttori.


La trasparenza dei grandi Comuni: chi è in regola con l’elenco dei pagamenti e dei debiti?

Prosegue la nostra analisi sui rapporti che ’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) ha da poco pubblicato sulla trasparenza dei grandi Comuni nell’anno 2013. In particolare l’Anac ha valutato il  rispetto della Delibera Civit 71 del 2013 che fissa l’obbligo di pubblicazione nei siti istituzionali di alcune informazioni specifiche. L’obiettivo è raggiungere lo stato di”Amministrazione trasparente”.

Per ognuno dei 15 grandi Comuni analizzati –  Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino, Trieste, Venezia - l’Autorità ha pubblicato una relazione sintetica affrontando diversi argomenti.

Analizziamo  oggi il punto relativo ai pagamenti e all’elenco dei debiti comunicati ai creditori, suddiviso dall’Anac in 6 criteri da rispettare:

1. la presenza dell’elenco

2. il formato open data

3. l’aggiornamento della pagina

4. l’indicazione della data della fattura

5. l’indicazione delle fatture in ordine cronologico per data di emissione

6. l’indicazione della data del pagamento

Nella Figura 1 si può osservare il numero di criteri soddisfatti da ciascun Comune: soltanto Venezia e Genova sono in perfetta regola, con sei parametri soddisfatti su sei.

Mentre Firenze, Milano, Napoli, Palermo Roma e Torino ne hanno soddisfatti cinque. Per la maggior parte di questi Comuni il criterio non rispettato è il 5: la predisposizione dell’elenco in ordine cronologico secondo la data di emissione delle fatture.

Sono quattro invece i Comuni che non hanno soddisfatto alcun criterio: Bologna, Cagliari, Messina, Reggio Calabria.

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Nel Rapporto dell’Autorità su Trieste viene segnalato che sul sito istituzione del Comune è presente la seguente dicitura: “per l’Amministrazione Comune di Trieste, non sussistono debiti certi, liquidi ed esigibili non estinti per somme dovute per somministrazioni, forniture e appalti e per obbligazioni relative a prestazioni professionali”.

Dalla Figura 2 si può osservare che il criterio maggiormente soddisfatto è relativo alla semplice presenza dell’elenco, mentre soltanto cinque Comuni su 15 hanno fornito informazioni aggiornate relative all’elenco dei debiti scaduti.

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Continuate a seguirci per sapere se le nostre città sono in regola o meno!


La trasparenza dei grandi Comuni: solo i siti istituzionali di Palermo e Genova sono in regola con la pagina “Amministrazione trasparente”

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L’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) ha da poco pubblicato i Rapporti sulla trasparenza dei grandi Comuni dell’anno 2013 sul rispetto della Delibera Civit 71 del 2013: tale delibera fissa l’obbligo di pubblicazione nei siti istituzionali di alcune informazioni specifiche. L’obiettivo è raggiungere lo stato di”Amministrazione trasparente”.

Per ognuno dei 15 grandi Comuni analizzati –  Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino, Trieste, Venezia - l’Autorità ha pubblicato una relazione sintetica.
Riporteremo in questo blog cosa è emerso dal report dell’Anac per capire a che punto siamo con la trasparenza delle grandi città italiane.

La prima informazione rilevata ha riguardato la presenza o meno della pagina “Amministrazione Trasparente” sui siti istituzionali dei Comuni.
Secondo il monitoraggio, 13 Comuni su 15 hanno predisposto questa pagina sui siti ma soltanto Palermo e Genova hanno seguito perfettamente le indicazioni della normativa.

I due Comuni che non hanno soddisfatto tale criterio sono Catania e Reggio Calabria. È stato rilevato che sul sito istituzionale Di Catania la sezione “Amministrazione trasparente” rimanda alla sezione “Trasparenza, valutazione e merito” (d.lgs 150/2009), la cui articolazione non risulta conforme a quella indicata dall’allegato al d.lgs. n. 33/2013; relativamente a Reggio Calabria, invece, non è stata prediposta alcuna specifica sezione relativa alla normativa sulla Trasparenza.

Inoltre l’Anac ha indagato sulla presenza dell’Attestazione e della Griglia di rilevazione dell’OIV (Organismo indipendente di valutazione) o struttura analoga. Gli OIV sostengono e certificano l’assolvimento degli obblighi delle PA relativi alla trasparenza e all’integrità.
Secondo la verifica tra i mesi di novembre e dicembre 2013 soltanto 9 Comuni su 15 avevano predisposto tali informazioni. La scadenza del 30 settembre 2013 indicata dalla Delibera non è quindi stata rispettata.

Continuate a seguirci per sapere se le nostre città sono in regola o meno!


La trasparenza dei grandi Comuni: a che punto siamo? Venezia è al primo posto, Reggio Calabria all’ultimo

L’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) ha da poco pubblicato i Rapporti sulla trasparenza dei grandi Comuni dell’anno 2013 sul rispetto della Delibera Civit 71 del 2013: tale delibera fissa l’obbligo di pubblicazione nei siti istituzionali di alcune informazioni specifiche. L’obiettivo è raggiungere lo stato di”Amministrazione trasparente”.

In particolare la delibera chiede:

  • i dati sulle società partecipate dalle pubbliche amministrazioni
  • i pagamenti dei debiti scaduti della pubblica amministrazione maturati al 31 dicembre 2012
  • i procedimenti amministrativi
  • i servizi erogati
  • l’accesso civico
  • la presenza dell’Attestazione e della Griglia di rilevazione dell’OIV (Organismo indipendente di valutazione) o struttura analoga

Per ognuno dei 15 grandi Comuni analizzati –  Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo; Reggio Calabria, Roma, Torino, Trieste, Venezia - l’Autorità ha pubblicato una relazione sintetica.

Il monitoraggio è stato effettuato nei mesi di novembre e dicembre 2013, periodo in cui le PA stavano provvedendo ad adeguarsi alla normativa anticorruzione e per la trasparenza. Prima della pubblicazione dei singoli report, l’Anac ha sottoposto i risultati del monitoraggio ai Responsabili della Trasparenza dei Comuni perché inviassero eventuali osservazioni e commenti, che, quando presenti, sono stati integrati nelle relazioni.

Riporteremo in questo blog cosa è emerso dal report dell’Anac per capire a che punto siamo con la trasparenza delle grandi città italiane.

Sommando i punteggi medi raggiunti dai 15 Comuni per ogni informazione monitorata dall’Autorità, si può ottenere una classifica dei Comuni che vede al primo posto il Comune di Venezia, seguito da Genova e da Torino e Milano con lo stesso punteggio.

La città che ha ottenuto il punteggio più basso è Reggio Calabria.

Abiti in una di queste città? Cosa ne pensi? Dillo nei commenti

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