Articoli nella categoria “Politico e digitale

Libera, Cgil-Cisl-Uil: “Autoriciclaggio: niente sconti a chi ci ruba il futuro. Il Governo faccia un passo indietro”

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La formulazione delle norme sull’autoriciclaggio contenute nel disegno di legge approvato dal Governo il 29 agosto scorso – così come emerge dagli organi di stampa – rappresenta un grave passo indietro nella lotta alla corruzione e alla criminalità economica e mafiosa del nostro Paese. Il limite previsto per i reati (presupposto del riciclaggio) puniti con almeno 5 anni di reclusione, infatti, taglierebbe fuori dalla contestazione dell’autoriciclaggio molti delitti, tra i quali quelli di corruzione, di truffa, di appropriazione indebita e la totalità dei reati in materia di evasione fiscale.

Si perderebbe anche l’efficacia preventiva del nuovo delitto e delle relative sanzioni: un evasore fiscale, che con i soldi sottratti al fisco si compra una villa, solo per fare un esempio, invece di vedersi contestare anche il delitto di autoriciclaggio, reclusione compresa, con il testo approvato dal governo la farebbe franca. Non solo: la prevista non punibilità “quando il denaro, i beni o le altre utilità sono destinate all’utilizzo o al godimento personale” finirebbe per vanificare i processi anche nei casi di autoriciclaggio contestabili per i delitti più gravi, compresi quelli di mafia, e comprometterebbe l’efficacia delle norme sull’aggressione ai patrimoni accumulati illecitamente.

C’è già un’altra norma approvata lo scorso 2 luglio dalla Commissione Finanze della Camera, all’interno del disegno di legge “Disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all’estero, nonché per il potenziamento della lotta all’evasione fiscale” – alla cui stesura hanno collaborato anche autorevoli magistrati – che consentirebbe di evitare queste paradossali conseguenze. La norma contiene, infatti, una formulazione della punibilità del delitto di autoriciclaggio che è indipendente dalla sanzione prevista per il reato presupposto, senza alcun ostacolo al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura. Il Governo faccia un passo indietro: niente compromessi e niente sconti per chi ci ruba il futuro.

Corruzione, evasione fiscale e mafie sono la vera zavorra di questo paese, che frena investimenti, sviluppo e creazione di nuovi posti di lavoro. Colpire in maniera davvero efficace l’autoriciclaggio, come il falso in bilancio, significa sbloccare l’economia sana e pulita e restituire fiducia nelle istituzioni.

E’ quanto si legge in una nota congiunta di Libera, Cgil, Cisl e Uil in merito alle norme previste dal disegno di legge del Governo in materia di autoriciclaggio.


ONE, l’associazione fondata da Bono Vox, chiede a Padoan e ai ministri dell’economia del G20 di trattare il tema della corruzione internazionale

ONE campaign startsSe la corruzione internazionale venisse debellata, si salverebbero le vite di 3,6 milioni di persone. Per questo ONE, l’organizzazione fondata da Bono Vox degli U2 che si batte contro la povertà nel mondo, ha chiesto al ministro Piercarlo Padoan e ai suoi 20 colleghi dei Paesi più industrializzati al mondo di affrontare il tema della corruzione internazionale durante il prossimo G20 in programma a Cairns, in Australia.

“ONE chiede al ministro Padoan – scrive Tamira Gunzburg, direttore ad interim di ONE a Bruxelles – di dimostrare la sua leadership alla riunione dei Ministri delle Finanze del G20, affrontando la questione della corruzione mondiale. Secondo le nostre stime si può evitare la morte di almeno 3.6 milioni di persone ogni anno nei paesi più poveri del mondo adottando azioni concrete per porre fine alla segretezza che permette alla corruzione e alla criminalità di prosperare. In altre parole – conclude Gunzburg – il ministro dell’Economia italiano ha il potere di salvare milioni di vite. Se si riuscisse a porre fine a questo scandalo, con i fondi recuperati, solo nell’Africa subsahariana si potrebbe istruire 10 milioni di bambini all’anno, pagare mezzo milione di insegnanti elementari in più, fornire farmaci antiretrovirali a oltre 11 milioni di persone affette da Hiv, infine acquistare quasi 165 milioni di vaccini

Secondo l’ultimo rapporto di ONE dal titolo “The Trillion Dollar Scandal”, ogni anno almeno mille miliardi di dollari vengono dirottati dai paesi in via di sviluppo mediante varie forme di corruzione, fra cui la sottoscrizione di contratti ambigui per lo sfruttamento delle risorse naturali, il ricorso a società fantasma, il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale. Se si attuassero specifiche politiche volte a migliorare la trasparenza e a combattere la corruzione – dice lo studio – si potrebbero limitare significativamente le ingenti perdite finanziarie che gravano sui paesi in via di sviluppo.

La corruzione si conferma quindi problema di portata mondiale e la sensibilizzazione al suo contrasto deve farsi sempre più forte. Ecco perchè il numero dei firmatari di RIparte il futuro non deve smettere di crescere. Firma, se non l’hai ancora fatto, per tenerti costantemente informato sul livello di corruzione in Italia attraverso i nostri canali.


Ancora poche firme e saremo 210 mila a chiedere che il vitalizio per i condannati per mafia e corruzione venga abolito: arriviamoci oggi stesso!

stopvitalizio_voltiLa petizione #stopvitalizio sta andando molto bene, tanto da accendervi intorno anche l’interesse delle maggiori cariche dello Stato. Qualcosa quindi si inizia a muovere e, l’obiettivo che ci siamo posti di eliminare il vitalizio per i deputati e senatori condannati per mafia e corruzione, sembra sempre più alla nostra portata.

Non è però il momento di fermarci, mancano davvero poche firme per arrivare a quota 210 mila adesioni: aiutateci a raggiungere questo obiettivo oggi stesso. Condividete via mail, sulla vostra pagina Facebook o sul vostro account Twitter la campagna www.riparteilfuturo.it/stopvitalizio e invitate a firmare chi ancora non lo ha fatto.


Il caso virtuoso di San Cataldo: quando la delibera “trasparenza a costo zero” viene approvata come mozione dell’opposizione

san cataldoL’iniziativa di Riparte il futuro nei confronti delle Amministrazioni comunali dimostra un’effervescenza e una creatività che cresce anche oltre l’immaginato.

Accade a San Cataldo, comune siciliano in provincia di Caltanissetta, dove l’opposizione ha proposto al primo consiglio comunale utile una mozione che contiene appunto la delibera “trasparenza a costo zero”, presentata dalla campagna durante la competizione dell’electionday 2014.

Da ricordare come il candidato sindaco Danilo d’Agliano, tra i promotori della mozione, avesse aderito all’iniziativa fin dalla fase elettorale, venendo poi sconfitto alle urne da Giampiero Modaffari.

L’attuale sindaco Modaffari e l’intero consiglio hanno comunque approvato la proposta all’unanimità, impegnandosi a renderla ora operativa in 200 giorni.

Un ottimo segnale che dimostra come sulla trasparenza non ci possano essere divisioni di colore politico e di come trasversale sia la proposta di Libera e Gruppo Abele.

Congratulandoci con il comune di San Cataldo, auspichiamo che cresca il numero di questi casi virtuosi.

 


A Biella consegnato il braccialetto bianco al sindaco Cavicchioli e intanto a Fano si approva la delibera “Trasparenza a costo zero”

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Mercoledì scorso Libera ha consegnato il braccialetto bianco simbolo della campagna contro la corruzione Riparte il futuro al sindaco di Biella, Marco Cavicchioli.  Il primo cittadino, nel corso della scorsa campagna elettorale, ha infatti deciso di aderire a Riparte il futuro e rendere la sua candidatura trasparente. Adesso non resta che attendere anche qui, come richiedeva l’impegno preso con Libera e Gruppo Abele, l’adozione della delibera “Trasparenza a costo zero” che deve avvenire insindacabilmente entro i primi 100 giorni dall’insediamento della giunta. La delibera prevede che il Comune pubblichi i propri bilanci on line insieme ai dati relativi alle società partecipate, nonché la pubblicazione dei beni confiscati e l’istituzione di “giornate della trasparenza”.

Un percorso che è già realtà a Fano, dove il sindaco Massimo Seri ha da poco approvato la delibera “trasparenza a costo zero”, mantenendo fede agli impegni presi con i suoi elettori e con tutti i firmatari di Riparte il futuro. Seri ha inserito nel documento ufficiale gli intenti richiesti dalla candidatura trasparente, conferendo ai suoi concittadini il “diritto di sapere chi amministra”, il “diritto di monitorare la vita economia del comune”, il “diritto alla responsabilità dei politici e dei funzionari pubblici”, il “diritto a prender parte alle politiche anticorruzione” e il “diritto alla trasparenza dei beni confiscati”.


Nel 1947 un operaio guadagnava un terzo dello stipendio di un politico. Oggi ne guadagna un tredicesimo.

Nel 1947 a Montecitorio si discuteva l’articolo 69 della Costituzione, quello relativo allo stipendio dei parlamentari. Allora i rappresentanti del popolo italiano guadagnavano il corrispettivo di un precario odierno: “25 mila lire al mese, circa 800 euro – racconta un articolo pubblicato sul sito dell’Espresso LINK. Più un gettone di presenza da 1.000 lire al giorno (30 euro), ma solo quando le commissioni si riunivano in giorni differenti rispetto all’Aula”. Il totale è presto fatto: i costituenti non riuscivano a portare a casa più di 1.300 euro al mese.

Certo, il Paese era nettamente più povero, ma sicuramente più equilibrato rispetto allo stato delle cose attuale. Un operaio di terzo livello guadagnava qualcosa come 13 mila lire al mese, un terzo di un deputato. Mentre 70 anni dopo, come dimostra la tabella elaborata dall’Espresso, chi siede in Parlamento guadagna quasi 10 volte di più di un impiegato e 13 più di una tuta blu.

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Nel primo dopoguerra, il fatto che i parlamentari ricevessero un compenso per il loro operato era considerato una garanzia di indipendenza e democrazia. In questo modo anche i meno abbienti potevano partecipare alla vita politica. Ma vista la drammatica situazione in cui versava il Paese, nel 1946 la somma fu fissata alla modesta cifra di 25 mila lire al mese. L’aumento repentino dell’inflazione, però, fu tale che in pochi mesi lo stipendio toccò quota 50mila lire.

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“La prima legge sul tema, varata nell’estate 1948 dal governo De Gasperi – racconta l’Espresso – è figlia di questa mentalità che allora ispirava la giovane e fragile democrazia italiana: ‘Ai membri del Parlamento è corrisposta una indennità mensile di L. 65.000, nonché un rimborso spese per i giorni delle sedute parlamentari alle quali essi partecipano’. Tradotto ai giorni nostri: 1.230 euro fissi più un gettone da 100 euro scarsi al giorno (5mila lire) legato alla presenza effettiva. Togliendo fine settimana più i lunedì e i venerdì, in cui le convocazioni sono rare, non più 2.500 euro al mese dunque”.

L’aria cambiò nettamente a partire dal 1955, quando il governo Segni emanò la legge sulle “Disposizioni per le concessioni di viaggio sulle ferrovie dello Stato”. “Un privilegio al quale, col passare del tempo si sarebbero aggiunti una innumerevole serie di altri benefit – molti ancora esistenti – dai biglietti aerei alla telefonia fissa (e poi mobile), dalle tessere autostradali agli sconti sui trasporti marittimi. E così nel 1963, in appena 15 anni, grazie ai bassi salari che furono alla base del miracolo economico, col suo mezzo milione al mese un parlamentare era già arrivato già a guadagnare il quintuplo di un impiegato (il cui salario si aggirava sulle 100 mila lire) e otto volte più di un operaio (poco sopra le 60 mila lire)”.

L’esplosione dei redditi dei nostri rappresentanti avvenne nel 1965, con presidente del Consiglio Aldo Moro e vicepresidente il socialista Pietro Nenni. Lo stipendio veniva infatti agganciato a quello dei presidenti di sezione della Cassazione (con imposta pari al solo 40%) e fu istituita per la prima volta la diaria (esentasse) per il rimborso delle spese di soggiorno nella capitale di 120 mila lire (1.250 euro di oggi) che, siccome la legge non lo specificava, fu accordata anche per chi risiedeva a Roma ed è così ancora oggi, sia pure con qualche modifica.

Un deciso “passo avanti” ci fu anche col governo Craxi e il taglio della scala mobile. È l’inizio della fine. Da allora sono passati circa 30 anni e il valore della busta paga dei politici è raddoppiato. Dai corrispettivi 7 mila euro degli anni ‘80, siamo giunti agli attuali 14 mila euro mensili, mentre lo stipendio medio di un impiegato ai giorni nostri è di 1.500 euro al mese e quello di un metalmeccanico non è mai cresciuto, restando intorno ai 1.110/1.200 euro al mese.

E non è tutto: ogni mese lo Stato spende quasi 8 milioni di euro per i vitalizi dei politici, tra cui quelli condannati. Per questo Riparte il futuro ha lanciato la campagna #stopvitalizio. Un condannato per mafia riceve ogni mese circa 4 mila euro. E se quel che guadagna un normale politico è incredibilmente eccessivo, questo è invece inaccettabile. Per questo bisogna essere sempre di più a pretendere che questa assurda pratica termini.

Firma e condividi la campagna sui tuoi account nei social network.


Troppa carne sul fuoco delle riforme: giustizia e FOIA rischiano di scomparire

Con l’autunno ricomincia l’anno scolastico: non c’è tempo migliore per discutere di istruzione e quindi delle necessarie riforme che scuola e università italiane attendono ormai da troppo tempo. Il Governo ha improntato una roadmap di azioni ed annunci che rischia, però di far passare in secondo piano altri provvedimenti fin troppo urgenti. Riforme rimandate a settembre perché lasciate incompiute prima della pausa estiva. Come quella della giustizia.

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Riparte il futuro è una campagna di mobilitazione di cittadini e per i cittadini e l’apertura al dialogo e al confronto è un’impostazione che non può che trovarci d’accordo. Ma a maggior ragione siamo preoccupati: perché questa continua esposizione di nuovi temi e proposte e questo continuo cambiare le carte sul tavolo delle priorità rischia, concretamente, di far uscire di scena la lotta alla corruzione e tutte quelle politiche atte a prevenirla.

Un esempio? Il Freedom of information Act. Il turbamento è condiviso anche da FOIA4Italy, la rete che mette insieme tutte le associazioni e proposte civili (inclusa Riparte il futuro) che domandano all’Italia di dotarsi di uno strumento che permetta finalmente ai cittadini di accedere ai dati di enti pubblici e governativi.

Andrea Intonti su Agoravox parla oggi appunto di promessa non mantenuta dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che nel suo discorso inaugurale d’insediamento e persino già nel 2012 aveva definito l’introduzione del FOIA nell’ordinamento italiano (per come è già in 90 Paesi nel mondo) “la prima cosa che in assoluto farei”.

Il modo migliore per ricordare al governo gli impegni presi è una forte pressione dal basso, come società civile. Perciò è fondamentale sostenere proposte come Riparte il futuro, firmando la petizione e passando parola, e partecipare a iniziative come quelle del FOIA4Italy: più saremo, più sarà dura passare ad altri temi senza aver concluso i processi di riforma inaugurati.


Scrivi a Matteo Renzi. La lotta alla corruzione deve restare un tema centrale nella riforma della Giustizia

Renzi-orlandoLa riforma della Giustizia va avanti, ma non nella direzione auspicata dagli italiani. Sembra infatti che il governo abbia deciso di porre la sua attenzione specialmente sulla giustizia civile che, per ammissione dello stesso presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non si può definire civile perchè troppo lenta. Qualche mese fa proprio il premier decise di porre un freno all’atto riformatorio per ascoltare il parere dei suoi cittadini. Parlò di “consultazioni pubbliche” e mise a disposizione di chiunque volesse fornire suggerimenti al governo la mail rivoluzione@governo.it. Proprio per questo sembra strano che, giunti finalmente al tempo dei fatti, l’esecutivo viri su un argomento certo fondamentale ma che non esclude affatto le riforme sui temi della lotta alla corruzione. A testimoniarlo ci sono oltre 600 mila voci, quelle dei firmatari di Riparte il futuro, che ormai da più di un anno e mezzo chiedono un impegno concreto alla politica per contrastare questo fenomeno dilagante in Italia. Adesso però questo tema sembra essere messo all’angolo. Tale scelta trasformerebbe in una perdita di tempo le consultazioni pubbliche aperte dal governo nei mesi scorsi e in parole al vento quelle che Riparte il futuro e i suoi sostenitori hanno da sempre espresso contro la corruzione.

Non possiamo permetterlo.

Facciamoci sentire: scriviamo a Matteo Renzi e al ministro Andrea Orlando all’indirizzo rivoluzione@governo.it per ricordare loro le priorità irrinunciabili per una reale riforma della giustizia.

Questo il testo della lettera a rivoluzione@governo.it:

All’attenzione del presidente del Consiglio, on. Matteo Renzi

e del ministro della Giustizia, on. Andrea Orlando

Gentile presidente del Consiglio,

Gentile ministro della Giustizia,

Il governo ha lanciato a inizio luglio consultazioni pubbliche sulla riforma della giustizia. Consultazioni che, fino a settembre, dovrebbero permettere alla società civile di entrare nel vivo del dibattito sul tema.

Vi scriviamo a nome dell’oltre mezzo milione di italiani che aderendo a Riparte il futuro, la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione, hanno già espresso la loro opinione da tempo, sottoscrivendo le tante proposte che abbiamo lanciato dal gennaio del 2013 ad oggi.

Ora vogliamo sollecitare la vostra attenzione su pochi punti, chiari e semplici, che vogliamo condividere ancora una volta con voi perché sono le priorità irrinunciabili per contrastare finalmente e in modo strutturale la corruzione.

Ecco cosa vi chiedono i cittadini che sostengono Riparte il futuro:

1) intervenire quanto prima sui meccanismi della prescrizione, che oggi nega di fatto il diritto alla giustizia, affinché si assicuri la certezza delle pene;

2) l’Italia deve adeguarsi alle convenzioni internazionali cui pure aderisce per contrastare finalmente i conflitti d’interesse dei funzionari pubblici e dei rappresentanti eletti dai cittadini;

3) intervenire sui “reati civetta” per togliere ai corruttori le loro armi: evasione fiscale, falso in bilancio, autoriciclaggio;

4) una Pubblica amministrazione trasparente, introducendo in Italia il Freedom of Information Act.

5) protezione efficace per chi denuncia la corruzione sul luogo di lavoro – whistleblower – esponendosi così a ritorsioni e minacce.

Tre ulteriori proposte sui temi della lotta alle mafie, sostenute da tempo da Libera, sono poi cruciali:

- l’inasprimento delle sanzioni per i reati di mafia (416 bis del codice penale) e di scambio elettorale politico-mafioso (416 ter del codice penale);

- il rafforzamento dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che va affidata alla presidenza del Consiglio dei ministri per garantire il pieno ed effettivo riutilizzo sociale dei patrimoni sottratti ai clan;

- l’istituzione del 21 marzo di ogni anno come Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Siamo certi che il Governo vorrà prendere in considerazione le richieste concrete avanzate da oltre 600mila cittadini.

Con i migliori saluti,

Riparte il futuro

Facciamoci sentire: firmando scriverai anche tu a Matteo Renzi e a rivoluzione@governo.it.


M5S e Guardia di finanza aeronavale: tante le voci che rispondono al #parliamone di Renzi

renzi-cellulare_600x450Il percorso delle riforme stenta e il tema della lotta alla corruzione pare venire scalzato da quello della giustizia civile: altrettanto necessario ma certamente non escludente. L’allarme è quindi diventato rosso e il Paese risponde fortemente, ciascuno con il suo modo (fosse anche un rifiuto adeguatamente motivato), alla richiesta #parliamone di Renzi.

Cominciamo da noi: tutti possono aggiungere la propria firma alle proposte anticorruzione di Riparte il futuro. #renziparliamone è appunto l’iniziativa che permette di scrivere direttamente a rivoluzione@governo.it ribadendo le priorità della lotta alla corruzione supportate da oltre 600mila cittadini. E diverse migliaia di cittadini si stanno continuando a fare sentire proprio in queste ore.

Anche il MoVimento Cinque Stelle risponde all’appello in tono forte, restituendo al mittente l’invito del ministro Andrea Orlando di discutere ancora di riforma della giustizia. Un rifiuto tutt’altro che rassegnato, perché quello che occorre all’Italia sui temi della giustizia, secondo i grillini, è chiaro da tempo. Ecco perché, dicono, occorre passare quanto prima ai fatti. “La lotta alla criminalità e, più in generale, la giustizia penale – scrivono in un comunicato che spiega le ragioni del rifiuto – sono scivolate all’ultimo posto delle priorità”.

Al dibattito si unisce in queste ore anche la voce della Guardia di finanza del comparto areonavale, che tramite il COBAR, riporta come la priorità sia la riforma della prescrizione, presente anche nell’agenda di Riparte il futuro.

I finanzieri sostengono che questa riforma eviterebbe che il lavoro da loro svolto per assicurare corrotti e corruttori alla giustizia “continui ad essere vanificato da assoluzioni e proscioglimenti per intervenuta prescrizione dei reati”.

In diverse occasioni, sostengono, “il Parlamento italiano ha approvato o ha tentato di far approvare leggi ad personam – la depenalizzazione del falso in bilancio, il legittimo impedimento, tanto per citarne alcune – a favore di politici imputati in procedimenti penali, anche per reati di corruzione; con elevato rischio di vedere estinguere i procedimenti a carico di indagati incensurati”.

Per tutti è dunque necessario che a questa dialettica seguano le riforme, un atto dovuto per il bene del paese per non continuare a generare altra frustrazione e sfiducia.

Non possiamo più aspettare: #renziparliamone, ma a condizione di fatti chiari.


Gasparri: “I test d’integrità sono caccia alle streghe e degni di Pol Pot”. Ma in USA li fanno da anni. E funzionano.

MaurizioGasparriAppena ieri Maurizio Gasparri, senatore del Popolo delle Libertà, ha definito “degna di Pol Pot” e “da caccia alle streghe” una delle ultime proposte del Presidente dell’Anac – l’Autorità nazionale anticorruzione – Raffaele Cantone.

Quale proposta? Quella d’introdurre, anche in Italia, i “test d’integrità”, ossia di infiltrare esponenti delle forze dell’ordine nel sistema economico e politico che, fingendosi corruttori, vanno a sollecitare comportamenti illegali per poi punirli.

I test d’integrità sono un sistema molto efficace per anticipare la corruzione: permettono infatti di testare la propensione al comportamento illegale di chi ricopre incarichi pubblici, simulando solamente l’offerta di una tangente.

In USA sono prassi da anni. Nel 2009-2010 l’operazione “Big Rid” ha portato all’arresto di numerosi faccendieri ma anche diversi sindaci, ex sindaci ed esponenti politici del New Jersey.

Nell’agenda di Riparte il futuro c’è un punto sull’introduzione di questi metodi nel nostro ordinamento, anche in risposta alla Convenzione di Merida, adottata dall’Italia, che ci obbliga a dotarci di efficaci mezzi d’investigazione (art.50).

Ci chiediamo dunque dove siano le “strategie cambogiane” che Gasparri delinea, o come sia possibile definire da “caccia alle streghe” questi sistemi che dovremmo già prevedere e che permettono enormi risparmi di forze (si pensi alle indagini, a quanto costano e quanto sono complesse), di risorse (il denaro che si perderebbe nel giro della corruzione), di futuro (tutti gli effetti indiretti che la corruzione comporta).

Leonardo Ferrante 


Whistleblowing made in China: attenzione all’anticorruzione di regime

congresso cinaC’è un nuovo metodo in Cina per chi volesse denunciare la corruzione. Si tratta di un sito web messo a disposizione dalla Corte suprema del popolo, sul quale sarà possibile compilare un modulo dove segnalare le irregolarità: qualcosa che può cadere sotto il nome di promozione del whistleblowing.

La lotta alla corruzione per le alte sfere cinesi non è una cosa di poco conto. È infatti dal 2012,(anno in cui si tenne il XVIII Congresso del Partito comunista cinese che designò Presidente Xi Jinping) che quotidianamente il sito web della Commissione centrale per le ispezioni disciplinari viene aggiornato con nuovi nomi di funzionari incriminati per corruzione. Secondo i dati del Partito nel 2013 sono stati ben 180 mila e 63 mila nei soli primi cinque mesi del 2014.

“Da quando Xi Jinping ha preso le redini della nazione – si legge su Il Fatto Quotidiano – 521 funzionari sono stati espulsi dal Partito e il numero di suicidi tra di loro è cresciuto vertiginosamente. Il settimanale economico finanziario Caixin riporta 48 casi di funzionari che si sono suicidati nel 2013, contro i 21 del 2012 e i 19 del 2011. All’inizio dello scorso luglio, per quattro giorni di seguito, si è suicidato un funzionario al giorno.

Zhang Lifan, storico e analista politico che vive a Pechino, pensa che uno dei motivi dell’aumento dei funzionari che si tolgono la vita sia da ricercarsi nell’improvvisa assenza di sostegno politico”, piuttosto che per ragioni culturali.

È quindi necessario fare attenzione che la parola “corruzione” non finisca a sottendere interessi molto più vicini alla difesa di un regime, o di alcuni gruppi forti, piuttosto che il perseguimento del comportamento di chi ruba dalla collettività per fini personali abusando del suo potere.

Non è un caso che sui suicidi eccellenti vi sono alcune ombre che hanno fatto discutere, specialmente sul web. Molti sono infatti nemici politici del presidente Xi Jinping: “Bo Xilai, l’ex principino rosso che sembrava destinato a diventare il novello Mao; il generale in pensione Xu Caihou, già membro del Politburo, vice presidente della Commissione militare centrale e incaricato di supervisionare le nomine all’interno dell’Esercito popolare di liberazione e, ultimo in ordine di tempo e più in alto ancora in grado, Zhou Yongkang, l’ex zar dei servizi di sicurezza cinesi, il potentissimo numero 9 che nella scorsa nomenklatura era a capo della Commissione militare”.

Non è tutto. Una delle richieste più pressanti della società civile cinese organizzata, soprattutto del Movimento dei nuovi cittadini, è stata la pubblicazione online di redditi e patrimoni dei funzionari pubblici, per permettere ai cittadini di monitorare e verificare che i funzionari non conducessero uno stile di vita al di sopra delle loro possibilità e denunciarli nel caso di sospetta corruzione. In sintesi, le stesse cose che Riparte il futuro sta chiedendo in Italia. Il risultato? I loro leader, tra cui il noto avvocato per i diritti civili Xu Zhiyong, sono stati processati a gennaio di quest’anno e condannati a diversi anni di reclusione per “disturbo dell’ordine pubblico”. Anche per questo pare strano che dopo solo otto mesi sia lo stesso governo a incoraggiare la popolazione a denunciare la corruzione e a garantire trasparenza nei suoi confronti.

Quello che accade in Cina, difficile da leggere partendo da questa parte di mondo, accende comunque un allarme che deve farci sempre rimanere svegli rispetto a quale tipo di lotta alla corruzione uno Stato intenda perseguire.

Una cittadinanza libera, attenta e attiva è la garanzia che le politiche pubbliche per l’integrità non nascondano invece interessi forti o guerre interne a gruppi di potere. Quando la società civile è inascoltata o ancor peggio perseguita, non è vera lotta alla corruzione. Whistleblowing poi significa difesa della legalità e dell’integrità: denunciare un fenomeno di corruzione serve a impedirne gli spaventosi effetti sociali ed economici, non a difendere uno status quo.

 

 

 


Giustizia: lettera aperta di Libera e Gruppo Abele al Governo rivoluzione@governo.it

Renzi Orlando giustizia

Il 30 giugno scorso il governo ha esplicitato i punti fondamentali per una riforma dell’ordinamento giudiziario lanciando una consultazione che si chiuderà il 31 agosto: chi vuole partecipare può inviare proposte e suggerimenti al Governo mandando un’e-mail all’indirizzo rivoluzione@governo.it.

Noi crediamo che non ci sia bisogno di nuove consultazioni per sapere cosa pensano i cittadini sulla corruzione: oltre mezzo milione di firmatari su Riparte il futuro, la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione, chiede al governo di agire subito. Ecco perché abbiamo deciso di recapitare questa lettera a Matteo Renzi e al ministro Andrea Orlando all’indirizzo rivoluzione@governo.it: per ricordare loro le priorità irrinunciabili di una reale riforma della giustizia. Punti sottoscritti da una mobilitazione che continua a crescere e che non smetterà di farsi sentire.

Facciamoci sentire: inviamo tutti questo testo a rivoluzione@governo.it

All’attenzione del presidente del Consiglio, on. Matteo Renzi
e del ministro della Giustizia, on. Andrea Orlando

rivoluzione@governo.it

Gentile presidente del Consiglio,

Gentile ministro della Giustizia,

Il governo ha lanciato lo scorso 30 giugno consultazioni pubbliche sulla riforma della giustizia. Consultazioni che, fino a settembre, dovrebbero permettere alla società civile di entrare nel vivo del dibattito sul tema.

Vi scriviamo a nome dell’oltre mezzo milione di italiani che aderendo a Riparte il futuro, la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione, hanno già espresso la loro opinione da tempo, sottoscrivendo le tante proposte che abbiamo lanciato dal gennaio del 2013 ad oggi.

Ora vogliamo sollecitare la vostra attenzione su pochi punti, chiari e semplici, che vogliamo condividere ancora una volta con voi perché sono le priorità irrinunciabili per contrastare finalmente e in modo strutturale la corruzione (www.riparteilfuturo.it/agenda).

Ecco cosa vi chiedono i cittadini che sostengono Riparte il futuro:
1) intervenire quanto prima sui meccanismi della prescrizione, che oggi nega di fatto il diritto alla giustizia, affinché si assicuri la certezza delle pene;
2) l’Italia deve adeguarsi alle convenzioni internazionali cui pure aderisce per contrastare finalmente i conflitti d’interesse dei funzionari pubblici e dei rappresentanti eletti dai cittadini;
3) intervenire sui “reati civetta” per togliere ai corruttori le loro armi: evasione fiscale, falso in bilancio, autoriciclaggio;
4) una Pubblica amministrazione trasparente, introducendo in Italia il Freedom of Information Act (www.foia4italy.it).
5) protezione efficace per chi denuncia la corruzione sul luogo di lavoro – whistleblower – esponendosi così a ritorsioni e minacce.

Tre ulteriori proposte sui temi della lotta alle mafie, sostenute da tempo da Libera, sono poi cruciali:
- l’inasprimento delle sanzioni per i reati di mafia (416 bis del codice penale) e di scambio elettorale politico-mafioso (416 ter del codice penale);
- il rafforzamento dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che va affidata alla presidenza del Consiglio dei ministri per garantire il pieno ed effettivo riutilizzo sociale dei patrimoni sottratti ai clan;
- l’istituzione del 21 marzo di ogni anno come Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Siamo certi che il Governo vorrà prendere in considerazione le richieste concrete avanzate da oltre 570mila cittadini.

Con i migliori saluti,
Riparte il futuro

www.riparteilfuturo.it


A 16 anni combatte la corruzione con un plugin: la storia di Nick e della sua Greenhouse

Alcuni politici sono rossi, altri sono blu ma tutti sono verdi… come il colore dei soldi. È questo il motto di Greenhouse, un progetto innovativo per combattere la corruzione negli Stati Uniti e diffondere le tematiche della trasparenza, nato dall’intuizione di uno studente appassionato di politica e tecnologia. A soli 16 anni Nick Rubin sta facendo parlare di sé nelle stanze governative e forse qualche pezzo grosso del Congresso ha più di una ragione per temere le sue mosse.

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Il plugin di Nick, che si può gratuitamente installare sul proprio browser, consente infatti di monitorare l’influenza indebita dei finanziamenti nella politica americana. Come? Semplice: leggendo ad esempio un articolo online, basta passare il mouse sul nome di un politico per visualizzare una finestra pop-up in cui sono riportati in forma schematica tutti i contributi ricevuti dal politico in fase elettorale, anche disaggregati per settore e per dimensione, nonché i progetti di riforma da lui sostenuti. Basterà incrociare le informazioni per capire quali sono le reali motivazioni che stanno dietro ad alcune scelte: quando il dato è verde si può intuire che i “verdoni” hanno avuto il loro peso politico nella strategia.

Schermata 2014-08-05 alle 12.59.18Insomma, lavorando dopo la scuola e nei fine settimana, Nick sta presentando al mondo uno strumento alla portata di tutti per monitorare la trasparenza delle Istituzioni USA e informare le persone di tutte le età. L’algoritmo si basa sui dati forniti dallo Stato nelle elezioni 2012 ma grazie alla partnership con OpenSecrets.org si può accedere anche all’aggiornamento 2014. Il modello è in fase di evoluzione e potrebbe venir replicato anche in altri Paesi. La condizione vincolante è poter accedere ai dati organizzati, cosa che purtroppo è alquanto complessa. Ne sappiamo qualcosa qui in Italia dove il percorso verso gli open data istituzionali è lento e tortuoso.

“Quali sono le tue opinioni politiche, e come hanno influito sulla progettazione di Greenhouse?” – gli ha chiesto Vice – “Voglio un sistema che funzioni, come tutti gli altri ragazzi della mia età. Voglio che Greenhouse sia uno strumento apartitico. Ciò che mi preoccupa è l’enorme quantità di denaro pompato nel sistema: è davvero tanto. Durante lo sviluppo ho guardato dietro questi numeri e ho visto quanto denaro circola, è spaventoso [..] Credo che una maggiore trasparenza aiuterà a risolvere il problema. Il facile accesso ai dati consente agli elettori di prendere decisioni migliori. Una volta che le persone sono informate, possono respingere i funzionari eletti che sono motivati dal denaro anziché dai principi. ”

Il futuro riparte dalla lotta alla corruzione… e soprattutto riparte dai giovani, è proprio il caso di dirlo.

Laura Ghisellini