Dalle nuove rivelazioni del boss Antonio Iovine: la vera forza delle mafie sta fuori da esse e la corruzione è il collante

30/05/2014 - in corruzione

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Antonio Iovine, il boss camorrista divenuto collaboratore di giustizia (non “pentito”, come erroneamente si ripete spesso, perché non è detto che alla volontà di collaborare corrisponda un reale pentimento) sta rilasciando in questi giorni numerose dichiarazioni.

Ai PM di Napoli descrive un sistema capillare che evidenzia come la vera forza delle mafie sia radicata fuori dalle mafie stesse e si nasconda nei reticoli della corruzione, della malapolitica, della cattiva imprenditoria. In questo territorio nebbioso dei cosiddetti “affari sporchi” i mafiosi giocano il ruolo di garanti del patto. Lo fanno usando la forza ma solo se necessario (basta sapere che è possibile usarla), potendo contare sulla disponibilità di denaro contante e mediando tra le parti. Ma le mafie da sole non bastano e non sono mai bastate, e lo si capisce bene dalle stesse parole di Iovine: “I funzionari pubblici sono stati costantemente corrotti – dice – e hanno assecondato le richieste che provenivano o direttamente da me e da altri capi del clan” e da “nostri affiliati”. Iovine riconosce il ruolo degli “imprenditori interni a questo sistema”, che lui stesso definisce “malato”, dove “spesso si confondono i ruoli fra il camorrista, l’imprenditore, il politico, il funzionario”.
Per capire che cosa sono le mafie oggi, bisogna guardare questo grafico

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Non tutti i puntini della rete sono mafiosi, ma vi partecipano confondendosi con gli altri. Questo rende ancora più difficile spezzare il patto criminale.

Perciò la campagna “Riparte il futuro” si concentra sul tema della corruzione: per spezzare i legami del reticolo, gli accordi mafiosi che trovano nel comportamento di corrotti e corruttori il viatico per entrare nell’economia legale e nella politica.

Per approfondire il metodo della “social network analysis” agli studi sulle mafie: Rocco Sciarrone – Mafie vecchie mafie nuove

Leonardo Ferrante