Foia4Italy, quando la conoscenza è potere: è arrivato il momento della trasparenza

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Questa è una storia che parte da lontano. Dall’Atene dell’Antica Grecia, e dalle basi della cultura e della democrazia. “Sono un avvocato, ma sono prima di tutto un boulomenos”, esordisce Ernesto Belisario (che insegna diritto amministrativo e delle tecnologie e si occupa dei profili giuridici di PA digitale, Open Government, Open Data e Social Media) presentando a Venezia il #Foia4Italy alla #digitalVenice week in corso.

È ancora una volta la mobilitazione della società civile, questa volta al grido di #Foia4Italy: 32 associazioni e una vera e propria proposta da cui partire per un Freedom of Information Act nel nostro paese. “Negli ultimi anni è stato fatto molto per la trasparenza, ma l’iniziativa FOIA4Italy non si accontenta e chiede di più perché la linea di confine tra cittadinanza e sudditanza è ancora molto sottile, si legge sul sito dell’iniziativa. “Il nostro interesse legittimo è poterci occupare delle nostre comunità. Chiediamo di sapere per poter analizzare, capire e agire. FOIA4Italy è un’iniziativa senza affiliazioni politiche nata dalla società civile“.Il boulomenos è, nell’Atene culla della democrazia, “colui che desidera”. Che chiede e che agisce. Che si attiva. “Siamo tutti boulomenoi e chiediamo oggi un Freedom of Information Act italiano”.

È una storia che parte da lontano e si aggancia a parole che da giovani si ripetono senza forse a volte comprenderne veramente il significato: “La conoscenza è potere”. È un punto chiaro e cruciale dell’agenda di Riparte il futuro: “È necessario rivoluzionare il modo d’intendere la Pubblica Amministrazione,dando vita a un nuovo rapporto tra istituzioni e cittadini per mezzo del web, che rende possibile diffondere e usufruire direttamente di migliaia di dati messi in rete”. Il modello è quello delle leggi sulla libertà di informazione e l’obettivo è una Pubblica Amministrazione aperta, inclusiva, facilmente conoscibile perché una casa dalle mura di vetro, “ma impermeabile all’illegalità, quindi con porte blindate per tenerne fuori corrotti, corruttori e clan criminali”.

La società civile chiede trasparenza, e da Venezia arriva la conferma: il “momentum” è arrivato. Lo diceva Obama nel 2009 (prima dello scandalo NSA): “Government should be participatory. Public engagement enhances the Government’s effectiveness and improves the quality of its decisions. Knowledge is widely dispersed in society, and public officials benefit from having access to that dispersed knowledge”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi quando era ancora in corsa per la direzione del Pd: “La prima cosa in assoluto che farei da premier è adottare il Freedom of Information Act”. Lo ricorda qui Guido Romeo, editor di Wired e fondatore di Diritto di sapere insieme ad Andrea Menapace. Renzi è premier dal 22 febbraio del 2014 ma il Freedom of Information Act non ha visto ancora la luce.

Gli ingredienti di un’amministrazione trasparente sono ricordati dall’agenda di Riparte il futuro: rendere pubblici le regole di funzionamento e l’organizzazione interna, compresi i nomi dei componenti degli organi di indirizzo politico; i dati relativi ai bandi concorsuali, gli esiti di gare e concorsi, informazioni sulle aziende che partecipano ai bandi; i dati sull’uso delle risorse (rendere tutto pubblico, dai criteri di acquisizione degli incarichi agli atti formali che certificano i vantaggi economici per persone fisiche e enti pubblici e privati); i dati di bilancio.

Non solo: questi dati devono essere accessibili e soprattutto open, ovvero disponibili gratuitamente, utilizzabili, riutilizzabili e facilmente leggibili, sviluppando apposite piattaforme che spieghino, ad esempio, come vengono spesi i fondi pubblici. Il Foia è un tipo di legge già adottata in 90 Paesi democratici che “rende la conoscenza delle informazioni raccolte dal governo un diritto universale, ponendolo alle fondamenta della libertà di espressione dei cittadini”.

Ora testo presentato da Foia4Italy, ricorda ancora Guido Romeo da Venezia, “sarà presto sottoposto a un crowdsourcing nazionale volto a migliorarlo ancora, accompagnato da una campagna pubblica per sostenerne l’adozione entro l’anno. In questo modo si aprirà un’azione di scrittura collettiva, nel solco della migliore tradizione dell’Open Government, che vede nella partecipazione e nella cooperazione due pilastri a favore della trasparenza”.

Angela Gennaro