La laurea è importante

Il caso di Maria Rita Lorenzetti (ex presidente della Regione Umbria, ex presidente di Italferr, ora agli arresti per associazione a delinquere e corruzione nell'inchiesta sulla Tav di Firenze) è molto curioso: la donna è stata recentemente intercettata mentre raccomandava uno studente, secondo lei più meritevole ma meno abbiente, per un concorso di medicina. Molti, in un ambiente tradizionalmente di sinistra, lo definirebbero quasi un gesto da Robin Hood.

Scopri con l'autore Enrico Rama tutti i restroscena del racconto "La laurea è importante" che sarà pubblicato in primavera -->

l'autore

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Enrico Rama

27 anni, Verona

bio

Enrico Rama è nato a Negrar, ma vive tra Torino e Verona. Dopo il liceo socio-psico-pedagogico e gli studi mai finiti di Lettere Moderne a Padova, viene ammesso alla Scuola Holden e nel 2013 si diploma, vincendo la borsa di studio per il terzo anno. Attualmente lavora a Gardaland, notevole fonte d’ispirazione. Gli piace il cinema, soprattutto quello con le esplosioni.

10 MAR

Cervelli in fuga: il problema non è (solo) che i cervelli partono… ma che non arrivano

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Tutti conosciamo il problema dei cervelli In fuga. Ma, a mio vedere, il problema non è tanto nei cervelli che partono, ma nei cervelli che non arrivano, in cambio.

Nell’ambito accademico è normale vagare, migrare, riconoscere e garantire a personalità che si valutano competenti un ambiente, dei mezzi e delle possibilità per mettere a frutto queste capacità. Conta poco la nazionalità di chi ha fatto una tale scoperta, conta più il dove l’ha fatta.

Perché mi pare ovvio che se a La Sapienza si trovasse la famosa cura per il cancro importerebbe poco sapere che a scoprirla è stato un ricercatore di una nazionalità diversa dall’Italia. Accademicamente parlando conterebbe, oltre al fatto ovviamente che c’è una cura per il cancro,  che è stata scoperta a La Sapienza, in Italia. Questo molti stati (occidentali e non) l’hanno capito bene. Quindi accolgono con favore ricercatori e accademici di tutte le nazionalità. Anzi li attirano.

Quindi il problema della fuga dei cervelli non è il semplicistico, e a mio parere dannoso, “pensa a cosa potrebbero portare all’Italia se restassero qui”. Il problema è che per un italiano che se ne va non entra uno “straniero”. Non c’è ricambio, non c’è scambio. Solo una disperata fuga che lascia posti vuoti che vengono ricoperti dai frutti marci del nepotismo italiano.

Parliamo del caso dei lettori inglesi in Italia che è arrivato fino alla Corte di giustizia europea e che dichiara tutto il lato meschino purtroppo presente in parte della comunità accademica italiana. Riassumendo la vicenda: David Petrie lavora come lettore all’Università di Verona nel 1987. Il suo lavoro viene qualificato a livello di professore associato ma queste norme non vengono applicate, viene pagato come un professore associato part time, “Gli stranieri fanno il grosso del lavoro in questi dipartimenti, ma io guadagno 1400 euro esentasse mentre il mio capo che insegna circa due ore e quindici minuti la settimana arriva quasi a 4000”. Per aggirare la sentenza europea l’Italia ha anche approvato una legge che declassava il ruolo di lettori a collaboratori ed esperti linguistici (CELS). Mettendo i lettori allo stesso livello dei dello staff tecnico ed amministrativo.

Mi interessa riflettere su questo rigetto sistematico: prima di essere discriminatorio è, semplicemente, ottuso, di quell’ottusità che non capisce l’importanza fondamentale dello scambio accademico, della collaborazione. Ci ostiniamo a voler mantenere italiano un corpo docenti anziché cercare di rendere attrattiva e competitiva un’istituzione italiana.

Vi lascio con questa frase di Petrie.

“But I think the answer really lies in the elite status that academics have in Italy. If you look at the Italian Lower House and Senate, you’ll see a disproportionate number who came up through universities. Academics here are a real ruling hegemony, and they don’t want foreigners involved.”

“Ma io credo che la risposta stia proprio nella condizione d’elite che gli accademici occupano in Italia. Se guardate la Camera dei deputati e il Senato italiano, vedrete un numero sproporzionato di persone proveniente dalle università. Gli accademici qui sono una vera egemonia dominante, e non vogliono coinvolgere gli stranieri”.

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