La laurea è importante

Il caso di Maria Rita Lorenzetti (ex presidente della Regione Umbria, ex presidente di Italferr, ora agli arresti per associazione a delinquere e corruzione nell'inchiesta sulla Tav di Firenze) è molto curioso: la donna è stata recentemente intercettata mentre raccomandava uno studente, secondo lei più meritevole ma meno abbiente, per un concorso di medicina. Molti, in un ambiente tradizionalmente di sinistra, lo definirebbero quasi un gesto da Robin Hood.

Scopri con l'autore Enrico Rama tutti i restroscena del racconto "La laurea è importante" che sarà pubblicato in primavera -->

l'autore

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Enrico Rama

27 anni, Verona

bio

Enrico Rama è nato a Negrar, ma vive tra Torino e Verona. Dopo il liceo socio-psico-pedagogico e gli studi mai finiti di Lettere Moderne a Padova, viene ammesso alla Scuola Holden e nel 2013 si diploma, vincendo la borsa di studio per il terzo anno. Attualmente lavora a Gardaland, notevole fonte d’ispirazione. Gli piace il cinema, soprattutto quello con le esplosioni.

25 FEB

Di nepotismi, raccomandazioni e cooptazioni

nepotism

Avete mai visto Donnie Brasco? Un film di Mike Newell che racconta la storia di Joe Pistone, un agente che si è infiltrato nella mafia newyorkese. Ci sono Johnny Depp e Al Pacino. Depp fa la parte di Pistone, Al Pacino del mafioso che lo introduce nell’ambiente, che garantisce per lui. Se non l’avete visto guardatelo, oltre ad essere un bel film c’è Johnny Depp che si dimostra un grande attore offrendo una rara prova “realistica” rispetto alle sue più classiche “fantasiose”.

Il personaggio di Al Pacino garantisce per Depp. Ci mette la parola. E, infatti, quando la verità si palesa (che Johnny Depp è un infiltrato) non vediamo più Al Pacino. Ora questo è il principio di cooptazione: per farla semplice un metodo di elezione utilizzato da un ristretto gruppo di persone. La cooptazione, in determinati ambiti, non è una cosa sbagliata, un sotterfugio antidemocratico utilizzato da alcuni organi per mantenere saldo una certa posizione di potere. La utilizziamo molto più spesso di quanto si pensi.

V’è mai capitato di raccomandare un amico per un lavoro? Ecco anche quella, a suo modo, è cooptazione. Avete forse fatto qualcosa di sbagliato? No: il vostro amico è il miglior barista che conoscete, è un gran lavoratore, si comporta bene e cercava lavoro, siete andati nel bar che cercava personale e avete, in un certo senso, garantito per lui.

Quand’è che la cooptazione e la raccomandazione sono diventati strumenti negativi di conservazione ed eredità di potere? Più che quando, la domanda più corretta dovrebbe essere dove.

Nell’ambito pubblico.

Se io barista assumo un aiutante solo perché tu, che sei mio amico e ti conosco, garantisci per lui e questo nuovo assunto si rivela una chiavica, ci rimetterò io, barista. Questo avrà una ripercussione minima sulla società e una perdita di denaro che è ristretta al solo proprietario del bar.

Ma se io Rettore Universitario trucco i concorsi di accesso alla cattedra di tale materia solo per garantire ad un mio protetto (o parente) un posto: chi ci rimette? Tutti noi. Perché? Semplice perché gli stipendi dei professori sono pagati con i nostri contributi.

Ambito pubblico s’intende un luogo dove tutti dovrebbero avere le medesime possibilità e quindi una selezione fatta in modo trasparente e chiaro. Cosa che da noi avviene con una certa difficoltà. Analizziamo i dati:

questo post cerca di misurare il fenomeno dei “cognomi” all’interno dell’università italiana. Come si può facilmente intuire, il fenomeno del nepotismo non è semplice da constatare (non bastano cognomi simili per essere tacciati di nepotismo, penso sia ovvio a tutti) ma con questa semplice comparazione – quanti cognomi simili ci sono nell’ambito accademico italiano? – si nota già un fenomeno preoccupante. Una corrispondenza di legami parentali che è talmente chiara quanto è (necessariamente) superficiale l’indagine. Con un metro di valutazione così grezzo possiamo già notare che qualcosa non va: il livello allarmante di legami di parentela schietta (è impossibile valutare legami madre-figli, amanti, raccomandati, conoscenti) nelle università italiane.

L’uomo della strada dirà: allora la cooptazione, la raccomandazione è sbagliata.

No. O perlomeno, non completamente. Il sistema di raccomandazione, come ho cercato di spiegare sopra, non è sbagliato in sé ma è sbagliato in base all’ambito in cui viene applicato e se non viene applicato con le necessarie modalità. Un sistema di raccomandazione andrebbe (e in certi casi già va) accompagnato assieme ad uno di selezione chiara e integerrima, fatto alla luce del sole (quante volte nei film americani vi è capitato di sentire la famosa “lettera di raccomandazione” per accedere ai college? Ecco quella è una forma di raccomandazione regolata e chiara, ben diversa da quella intesa comunemente da tutti noi) e avere come cardine la garanzia, cioè che chi garantisce ci rimette tanto quanto chi assume.

Io sono felice e orgoglioso quando un amico che ho garantito per un lavoro si rivela essere un buon acquisto, non vedo perché questo non debba succedere anche nell’ambito accademico.

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