La città degli inciampi

Le inchieste Caligola e Caligola-bis hanno gettato ombre lunghissime sull'ennesimo caso indegno di speculazione sulla vita altrui: il processo di ricostruzione a L'Aquila dopo il terremoto dell'aprile 2009. Ancora più recentemente, l'inchiesta Do ut des sulle tangenti nell'ambito della ricostruzione post-sisma ha portato come ultimo esito alle dimissioni del sindaco Massimo Cialente. Chi vive ancora in quella che, dai suoi stessi abitanti, è stata definita una città-fantasma? E cosa sente, cosa prova? Cosa vede al risveglio ogni mattina?

Scopri con l'autrice Domitilla Pirro tutti i retroscena del racconto "La città degli inciampi" che sarà pubblicato in primavera -->

l'autore

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Domitilla Pirro

28 anni, Roma

bio

Domitilla Pirro ha 28 anni e crede che le parole portino fortuna. Laureata suo malgrado in Giurisprudenza, è iscritta all\'O.d.G. di Roma come giornalista pubblicista: segue regolarmente le Mostre del Cinema di Roma, Venezia e Torino, in occasione delle quali realizza articoli e videorecensioni per testate cartacee e online. Col racconto Sote\' vince la V edizione nazionale del concorso letterario 8x8. Aggiudicatasi una borsa di studio per il terzo anno alla Scuola Holden di Torino, che ha frequentato nel Biennio 2011-2013, ha l\'occasione di lavorare al suo primo romanzo seguita da Marcello Fois, suo insegnante durante il Biennio. Presso la Holden attualmente lavora come Assistente alla Didattica.

13 FEB

Intercettazione del 6 aprile 2009: una risata che nessuno dimentica

Gagliardi: Bisogna partire in quarta subito. Non è che c’è un terremoto al giorno, eh?

Piscicelli: No, ‘o so…

(ridono)

Gagliardi: Così per dire, per carità. Poveracci.

Piscicelli: Io ridevo stamattina alle tre e mezza dentro al letto.

Gagliardi: E io pure, eh!

Il 6 aprile alle 3:32 una scossa di magnitudo 5.8 devasta l’Aquila e i paesi vicini. Onna è distrutta. Alla fine della giornata le stime parlano di 150 morti e 1.500 feriti, oltre a 70.000 sfollati. Il Governo proclama lo stato di emergenza. Il 7 aprile, a 24 ore dal sisma, il numero dei morti è salito a 220. In serata c’è un’altra forte scossa di magnitudo 5.3. L’8 aprile viene evacuato il carcere e il numero dei morti sale a circa 270. Il 10 aprile, al funerale officiato dal Cardinal Bertone, le bare sono 205. Il numero delle vittime sale a 290. L’11 aprile lo sciame sismico sembra attenuarsi. Il bilancio delle vittime sale a 293. Si smette di scavare: tutti i dispersi segnalati sono stati trovati, vivi o morti. In 32 tendopoli ci sono circa 19.000 sfollati. Il 12 aprile – Pasqua sotto le tende – il bilancio delle vittime sale a 294, dopo la morte di un ferito nell’ospedale di Teramo.

Non c’è tentato suicidio che tenga. L’inferno è in terra.

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