L'Università è per tutti

"I saggi" mantengono un sistema di ereditarietà quasi monarchica all'interno dell'Università, evitando il ricambio delle cattedre e delle poltrone. È interessante adottare il punto di vista di un professore mentre discute con gli altri complici su come sia indispensabile mantenere in funzione il sistema: l'obiettivo è evitare che ne escano persone poco preparate, che loro non conoscono e delle quali non si fidano. L'elite si arroga il diritto di valutare chi sia all'altezza e chi no.

Scopri con l'autore Enrico Rama tutti i restroscena del racconto "L'Università è per tutti" che sarà pubblicato in primavera -->

l'autore

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Enrico Rama

27 anni, Verona

bio

Enrico Rama è nato a Negrar, ma vive tra Torino e Verona. Dopo il liceo socio-psico-pedagogico e gli studi mai finiti di Lettere Moderne a Padova, viene ammesso alla Scuola Holden e nel 2013 si diploma, vincendo la borsa di studio per il terzo anno. Attualmente lavora a Gardaland, notevole fonte d’ispirazione. Gli piace il cinema, soprattutto quello con le esplosioni.

27 GEN

La corruzione è l’arma dei mediocri

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Quando si parla di corruzione, l’Università non è tra le prime cose che mi vengono in mente. Io, per esempio, la prima parola che associo a corruzione è appalti. Non è nemmeno difficile capire perché, soprattutto se leggerete le cose che si scriveranno qui. Poi penso a politica, malasanità, mafia. Insomma credo siano pensieri che facciamo tutti: parole, vicende, fatti a cui anni di indagini, scandali e quant’altro ci hanno abituato. È un po’ la nostra cultura.

Però a pochi viene in mente l’Università. Certo, in questi anni il sistema universitario (e scolastico in generale) non gode di molta popolarità. Ma diciamo che siamo più abituati a vedere l’Università come vittima. I tagli, le riforme, gli studenti in piazza. E, chiariamolo subito, è vero. Non lo dico io, lo dicono praticamente quasi tutti gli strumenti di valutazione internazionali e non solo. Ma, a leggere bene, non è proprio solo una vittima. Affatto.

La cosa sbalorditiva è che qualsiasi studente universitario difficilmente parlerà in favore dell’università italiana così com’è messa. Tra tutti gli studenti l’idea comune, il sentore, i giudizi, è che l’Università italiana così com’è non va. Che è chiusa, ottusa, stupidamente complicata e impegnata più a mantenere posti e spremere denari che a insegnare.

I famosi Baroni, per dire. Ecco, per esempio, se penso a raccomandati, università è la prima parola che associo. E allora ho deciso di raccontare questo. La corruzione dentro l’Università italiana.

E che non ci siano dubbi: quella dei Baroni è corruzione. Quella del presidente di Regione che preme per far passare un esame al figlio di un’amica è corruzione. La scientifica ed organizzata eliminazione di ogni forma di merito è corruzione.

Perché se “La corruzione pubblica avviene quando si realizza uno scambio occulto tra un corruttore, con i suoi interessi privati da soddisfare, e un rappresentante del potere pubblico corrotto. Grazie a questo patto i due si spartiscono tra loro risorse derivanti dal ‘tradimento’ del mandato fiduciario che lega il rappresentante all’organizzazione pubblica e dunque alla collettività, sancito da norme giuridiche, dal ‘comune sentire’ e dai valori sociali”, allora un rettore che accetta la pressione di un presidente di regione, un professore che assegna un voto immeritato a uno studente “figlio di”, un gruppo organizzato di Saggi che mette in piedi un vero e proprio sistema di controllo dei bandi di concorso per ordinari e associati, possono essere definiti corrotti e corruttori senza timore di esagerare.

Perché se è vero che gli appalti truccati fanno crollare edifici, le mazzette corrodono il tessuto economico del paese, la malasanità uccide pazienti, la corruzione universitaria crea i suoi più enormi danni nel lungo periodo costringendo studenti meritevoli a lavorare in altri paesi, senza attirarne altrettanti dall’estero; crea studenti e cittadini sempre più impreparati e scollegati dalla realtà, azzera la ricerca, e quindi gli investimenti, con il rischio concreto di buttare soldi in un sistema che punta semplicemente ad autoalimentarsi. Alla mera sopravvivenza.

Questo è quello che ho visto fino ad adesso. Per tutti i mesi in avanti cercherò di vederci più chiaro in questo fenomeno non abbastanza approfondito eppure cruciale per lo sviluppo e l’esistenza del paese.

Cercherò di parlare con studenti, professori e chiunque sia disposto a monitorare questo fenomeno.

Perché la corruzione è l’arma dei mediocri, e qui pare stiano vincendo.

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