La città degli inciampi

Le inchieste Caligola e Caligola-bis hanno gettato ombre lunghissime sull'ennesimo caso indegno di speculazione sulla vita altrui: il processo di ricostruzione a L'Aquila dopo il terremoto dell'aprile 2009. Ancora più recentemente, l'inchiesta Do ut des sulle tangenti nell'ambito della ricostruzione post-sisma ha portato come ultimo esito alle dimissioni del sindaco Massimo Cialente. Chi vive ancora in quella che, dai suoi stessi abitanti, è stata definita una città-fantasma? E cosa sente, cosa prova? Cosa vede al risveglio ogni mattina?

Scopri con l'autrice Domitilla Pirro tutti i retroscena del racconto "La città degli inciampi" che sarà pubblicato in primavera -->

l'autore

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Domitilla Pirro

28 anni, Roma

bio

Domitilla Pirro ha 28 anni e crede che le parole portino fortuna. Laureata suo malgrado in Giurisprudenza, è iscritta all\'O.d.G. di Roma come giornalista pubblicista: segue regolarmente le Mostre del Cinema di Roma, Venezia e Torino, in occasione delle quali realizza articoli e videorecensioni per testate cartacee e online. Col racconto Sote\' vince la V edizione nazionale del concorso letterario 8x8. Aggiudicatasi una borsa di studio per il terzo anno alla Scuola Holden di Torino, che ha frequentato nel Biennio 2011-2013, ha l\'occasione di lavorare al suo primo romanzo seguita da Marcello Fois, suo insegnante durante il Biennio. Presso la Holden attualmente lavora come Assistente alla Didattica.

27 FEB

La natura promette rinascita, ma quando a distruggere è l’uomo?

Frantz ZephirinFrantz Zephirin (Cap Haitien, 1968) è tra i principali artisti haitiani contemporanei. Visionario, surrealista, ha esposto in diversi musei e gallerie di fama mondiale. Sua è La resurrezione dei morti, in copertina sul New Yorker del 25 gennaio 2010: la scelta della rivista raccontava in qualche modo il terribile cataclisma che aveva colpito Haiti appena due settimane prima, pur impiegando un’opera non direttamente collegata al disastro. Solo in seguito, infatti, nell’opera di Zephirin hanno iniziato ad affiorare rimandi precisi al terremoto del 12 gennaio 2010: e i suoi colori, le sue visioni tra l’animismo e il voodoo iniziano a declinarsi così.

Raccontano su Le Monde che la trasformazione nelle opere di Zepherin, scampato per poco alla sorte di tanti amici e compagni, è avvenuta subito dopo il disastro: “Come fare altrimenti? Non penso che a questo. Al terremoto. Cammino per strade devastate, bevo, penso e torno a dipingere. Non dormo affatto, non più. Dipingo. Dipingo come respiro. E bevo”. I suoi quadri – pieni d’occhi animali, umani e superumani, spettrali e divini – ci osservano. La natura punisce e promette rinascita: quando invece unico responsabile è l’uomo, come reagire?

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