Diciotto undici duemilatredici

Nell’ottobre del 2009 la procura di Firenze rinvia a giudizio ventidue persone legate al nome della Quadra, società di progettazione edilizia fondata da Alberto Formigli (ex capogruppo PD al consiglio comunale e presidente della commissione urbanistica), e Riccardo Bartoloni (all’epoca presidente dell’Ordine degli Architetti). Oltre ai succitati restano coinvolti nell’inchiesta altri nomi illustri legati ai rapporti tra politica e edilizia privata, tra cui anche Salvatore Scino, al tempo del rinvio a giudizio vicepresidente del consiglio comunale, Bruno Ciolli e Giovanni Benedetti (geometri dell’ufficio edilizia privata). L’accusa è quella di aver creato una vera e propria lobby che gestiva l’attività urbanistica di città e provincia, attraverso amicizie interne al comune che favorivano l’iter di approvazione di edificazioni di nuove aree o di ristrutturazione di edifici residenziali, ovviamente a favore di Quadra. Il 18 novembre 2013 il tribunale di Firenze ha emesso la sentenza di primo grado, confermando le pene richieste dalla pubblica accusa. Diciannove le condanne (tra le altre, 3 anni e nove mesi per Formigli, 4 anni e sei mesi per Bartoloni, 5 anni per Benedetti e Ciolli).

Scopri con l'autore Paolo Ferro tutti i retroscena del racconto "Diciotto unidici duemilatredici" che sarà pubblicato in primavera -->

l'autore

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Paolo Ferro

26 anni, Firenze

bio

Paolo Ferro nasce a Firenze nel 1988. Dopo la maturità scientifica, coerentemente si iscrive alla facoltà di media e giornalismo dove, altrettanto coerentemente, si laurea con una tesi in estetica classica. Nel 2011 viene ammesso al Master in Scrittura e Storytelling della Scuola Holden, dove si diploma nel giugno 2013, ottenendo la borsa di studio per il terzo anno. È co-sceneggiatore di un corto selezionato da Alex Ongaro (Dreamworks) per la realizzazione ad opera dei diplomandi del Big Rock Institute of Magic Technologies. Attualmente sta lavorando al suo primo romanzo.

27 GEN

Le mani sulla città

Le mani sulla città: sono passati 50 anni dal film capolavoro di Francesco Rosi, eppure le cose non sembrano essere cambiate. Imprenditori squali e politici sciacalli continuano a muoversi a braccetto nel tentativo di rendere la cosa pubblica una ricca zona di affare e conquista di cui disporre a proprio piacimento e col beneplacito di amici e amichetti. Nella Napoli del dopoguerra come nella Firenze di oggi questi comportamenti restano, ahimè, più diffusi di quanto si abbia la volontà di riconoscere. Per questo bisogna restare vigili. E non voltare mai la testa dall’altra parte. Potrebbe crollarti addosso una parete da un momento all’altro.

 

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