Last bet

1 giugno 2011. L’arresto di Marco Paoloni a seguito delle indagini della Procura di Cremona nell’ambito dell’inchiesta denominata Last bet dà di fatto il via allo scandalo del calcio scommesse: una rete di corruzione, illeciti, associazione a delinquere che coinvolgerà numerosi tesserati ed ex tesserati del mondo del calcio, giocatori, dirigenti, medici sportivi. All’inchiesta di Cremona si affiancheranno nel giro di pochi mesi le Procure di Bari, Genova e Napoli, a testimonianza di un giro illecito di affari ramificato in tutto il territorio nazionale e con il coinvolgimento di denaro sporco proveniente da diverse organizzazioni criminali internazionali.

Scopri con l’autore Paolo Ferro tutti i retroscena del racconto “Last bet” che sarà pubblicato in primavera –>

l'autore

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Paolo Ferro

26 anni, Firenze

bio

Paolo Ferro nasce a Firenze nel 1988. Dopo la maturità scientifica, coerentemente si iscrive alla facoltà di media e giornalismo dove, altrettanto coerentemente, si laurea con una tesi in estetica classica. Nel 2011 viene ammesso al Master in Scrittura e Storytelling della Scuola Holden, dove si diploma nel giugno 2013, ottenendo la borsa di studio per il terzo anno. È co-sceneggiatore di un corto selezionato da Alex Ongaro (Dreamworks) per la realizzazione ad opera dei diplomandi del Big Rock Institute of Magic Technologies. Attualmente sta lavorando al suo primo romanzo.

4 MAR

La partita dello scandalo

È tutto già deciso. O forse no. Ecco gli highlights della partita tra Cremonese e Paganese da cui è nato lo scandalo del calcio scommesse. Più che il dominio della squadra di casa, a fare riflettere sono gli interventi del portiere Paoloni, decisivo in almeno due uno-contro-uno con l’attaccante avversario. Quello che è successo dopo è storia nota. Cosa passasse in quei momenti nella testa di Marco è tutta un’altra storia. Quella che ci interessa.

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17 FEB

Un sorriso che assomiglia a una smorfia

Fanno quasi sorridere i commenti nello studio di RaiSport dopo la partita Cremonese-Spezia, segnata dalle clamorose (e volute, sappiamo a posteriori) “papere” del portiere Marco Paoloni, coinvolto nello scandalo di Calciopoli.
L’ingenuità del commento di Paolo Tramezzani, però, non fa altro che alimentare il rammarico per le conseguenze che la corruzione ha avuto sulla carriera di questo ragazzo. Che forse non sarebbe mai diventato miliardario. Ma i suoi ammiratori avrebbero continuato a chiamarlo grande.

 

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11 FEB

L’istante che precede un rinvio dal fondo

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Per fotografare il protagonista di questo racconto potevo scegliere tante immagini, comprese quelle che lo immortalano ammanettato all’ingresso della Procura. Avrebbero avuto sicuro impatto, ma non avrebbero definito l’idea che sta dietro alla storia che ho voluto raccontare.
La storia non di un mostro, ma di un uomo, uno sportivo, un ragazzo che ha gettato tutto il suo talento a causa di una debolezza, corrotto da un sistema che prima l’ha avvolto e poi l’ha disintegrato, lasciandogli solo i rimpianti.
Per questo ho scelto questa foto. Non perché rappresenti un momento particolare nella carriera del portiere Mirco Paoloni (deferito nell’ambito dell’inchiesta sul calcioscommesse), ma perché in quell’istante – l’istante che precede l’esecuzione di un normale rinvio dal fondo – ho visto un particolare che non ho più ritrovato in immagini scattate in seguito, e che credo sia lo stesso di cui Marco ha bisogno e che sta cercando, faticosamente, di ritrovare: la testa alta.

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27 GEN

Meglio secondi che ladri

Domenica di Giugno. Un caldo soffocante, sudore al massimo, respirazione al minimo. Ma non si può mancare. Ultima partita di campionato, la mia Fiorentina affronta il Brescia nella sfida decisiva per rimanere in serie A. Dopo il fallimento e i due anni di lotta per ritornare al livello che da sempre ci compete dobbiamo assolutamente vincere questa partita per non perdere di nuovo quello che faticosamente abbiamo appena riconquistato. Sono 90 minuti di sofferenza fisica, più gli interminabili secondi nell’attesa della fine delle partite sugli altri campi; poi il boato di liberazione, gli abbracci, il tutto annaffiato dagli idranti sparati sugli spalti a grande richiesta.

Qualche settimana dopo scoppia Calciopoli e si viene a scoprire che anche la Fiorentina, seppur con un ruolo diverso e inizialmente di vittima, è coinvolta nel sistema. E quella partita, quella sorta di sacrificio a cui ci eravamo sottoposti io e gli altri 40 mila allo stadio, era tra quelle il cui risultato era già stato orientato alla vigilia. A Firenze abbiamo un orgoglio importante, che nasce dalla fierezza di vivere in una città così magnifica e al tempo stesso dalla sensazione che al di fuori delle sue mura questa magnificenza non venga adeguatamente riconosciuta. Ecco: quell’orgoglio ha subìto uno strappo. Non di quelli netti, di cui senti subito la fitta, bensì di quelli lievi, quasi pizzicotti, di cui sì ti accorgi subito ma all’inizio tendi a ignorare. Per poi renderti conto che è sempre più difficile porvi rimedio.

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