L'Università è per tutti

"I saggi" mantengono un sistema di ereditarietà quasi monarchica all'interno dell'Università, evitando il ricambio delle cattedre e delle poltrone. È interessante adottare il punto di vista di un professore mentre discute con gli altri complici su come sia indispensabile mantenere in funzione il sistema: l'obiettivo è evitare che ne escano persone poco preparate, che loro non conoscono e delle quali non si fidano. L'elite si arroga il diritto di valutare chi sia all'altezza e chi no.

Scopri con l'autore Enrico Rama tutti i restroscena del racconto "L'Università è per tutti" che sarà pubblicato in primavera -->

l'autore

enrico
Enrico Rama

27 anni, Verona

bio

Enrico Rama è nato a Negrar, ma vive tra Torino e Verona. Dopo il liceo socio-psico-pedagogico e gli studi mai finiti di Lettere Moderne a Padova, viene ammesso alla Scuola Holden e nel 2013 si diploma, vincendo la borsa di studio per il terzo anno. Attualmente lavora a Gardaland, notevole fonte d’ispirazione. Gli piace il cinema, soprattutto quello con le esplosioni.

20 FEB

Smetto quando voglio: il precariato universitario diventa commedia

Si parlava di nuovi cliché letterali usciti dallo stato odierno dell’Università Italiana ed ecco che esce in questi giorni al Cinema una, a mio modesto avviso, bella commedia all’italiana incentrata tutta su dei ricercatori universitari precari.

Smetto Quando Voglio è l’opera prima di Sydney Sibilia che segue le tragicomiche vicende di un gruppo di ricercatori universitari che, spinti da una vita di miseria e incertezze, si mettono a creare e spacciare droga.

Lascio ad altri più competenti di me sedi l’analisi degli aspetti più cinematografici e drammaturgici e mi soffermerò in questo breve post nell’immagine che ne esce da questo film dello stato dell’Università Italiana.

Come dicevo nel post precedente questa nuova maschera del ricercatore precario che si è aggiunta alle altre presenti nella commedia italiana è rivelatrice di un sentimento, di una rielaborazione popolare di quello che l’Università è diventata in questi anni.

Molti siti hanno liquidato, per necessità, il gruppetto di ricercatori precari che si mettono a spacciare droga come frutto dei tagli della Riforma Gelmini del 2007.

Mi pare una considerazione vera ma molto superficiale. La peculiarità del film, che gioca nel campo della verosimiglianza partendo da fattori reali (il precariato universitario), è il lavoro sui personaggi.

In una delle scene iniziali il povero (nel senso soprattutto economico del termine) ricercatore protagonista si trova a dover presentare la sua ricerca di chimica ad un gruppo di Professori Ordinari.

Come sono rappresentati questi professori? Sono vecchi, disattenti, e completamente fuori posto.

C’è poi il Professore che supervisiona la nuova rivoluzionaria ricerca scientifica del nostro protagonista. E come sarà? Ma ovviamente se ne sta per tutta la presentazione del progetto al cellulare, distratto noncurante e chiaramente inadeguato per il compito che svolge.

E si arriva qui alla parte che riguarda i tagli che, appunto, lasciano l’Università con la possibilità di scegliere solo un numero ristretto di ricerche da finanziare.

E come verrà assegnato il finanziamento alla ricerca (a cui è legato un contratto più stabile per il nostro protagonista)? Ovviamente il progetto viene assegnato senza alcun merito o valutazione. Il Professore che supervisiona il progetto parla di appartenenze politiche legate a personaggi poco limpidi (lo stesso Professore risulterà poi indagato) e, importante, facili a saltare sul carro del vincitore.

Cosa se ne deduce? Come in molti altri film (penso al più famoso Tutta La Vita Davanti di Virzì) il precario universitario è maschera e personaggio della nuova commedia all’italiana, schiacciato da soldi che non ci solo, diseguaglianza, mancanza di merito, e gerontocrazia imperante a volte goffo, ingenuo e un po’ inadeguato.

Questo è un altro esempio pratico di com’è il luogo comune sull’Università in Italia. Si arriva a questo, ad una Università che con tutti i Baroni, le cattedre inamovibili, gli intrallazzi con la politica, i tagli, le ingiustizie e quindi la corruzione dà più possibilità ai giovani sceneggiatori che ai propri laureati. Magari la laurea non darà lavoro, non ci sarà progresso scientifico e culturale, l’ascensore sociale sarà bloccato al primo piano per chissà quanti anni, ma vuoi mettere che commedie.

SEGUI TUTTE LE PUNTATE DELLA STORIA “L’UNIVERSITA’ È PER TUTTI” DI ENRICO RAMA >>

Schermata 2014-02-20 alle 11.51.27

condividi