Il calore innato

Il caso delle valvole cardiache difettose impiantate nei primi anni 2000 presso le Molinette di Torino ha avuto implicazioni e conseguenze grottesche: è di appena un anno fa la notizia per cui, nonostante la corruzione confessata dal chirurgo Di Summa, la causa civile intentata da vittime come Michele Scaparone contro lui e l'ospedale ha avuto esito infausto. Sarà anzi Scaparone a dover risarcire medico e struttura delle spese processuali sostenute. Il bene comune messo a repentaglio è il diritto alla salute, ovvero la vita stessa.

Scopri con l'autrice Domitilla Pirro tutti i retroscena del racconto "Il calore innato" che sarà pubblicato in primavera -->

l'autore

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Domitilla Pirro

28 anni, Roma

bio

Domitilla Pirro ha 28 anni e crede che le parole portino fortuna. Laureata suo malgrado in Giurisprudenza, è iscritta all\'O.d.G. di Roma come giornalista pubblicista: segue regolarmente le Mostre del Cinema di Roma, Venezia e Torino, in occasione delle quali realizza articoli e videorecensioni per testate cartacee e online. Col racconto Sote\' vince la V edizione nazionale del concorso letterario 8x8. Aggiudicatasi una borsa di studio per il terzo anno alla Scuola Holden di Torino, che ha frequentato nel Biennio 2011-2013, ha l\'occasione di lavorare al suo primo romanzo seguita da Marcello Fois, suo insegnante durante il Biennio. Presso la Holden attualmente lavora come Assistente alla Didattica.

14 FEB

“Un medico”, di Fabrizio De Andrè

L’Antologia di Spoon River, scritta da di Edgar Lee Masters nel 1915, solo negli anni Quaranta arriva in Italia grazie alla traduzione di Fernanda Pivano. Ed è quasi trent’anni dopo, nel ’71, che Fabrizio De Andrè ci regala “Non al denaro, non all’amore né al cielo”, il suo quinto album: direttamente ispirato al capolavoro di Lee Masters, in cui saccheggia l’Antologia e ne musica i ritratti.

Il brano “Un medico” racconta di Siegfried Iseman, idealista bambino, costretto da adulto a sfuggire alla fame vendendo “pozioni miracolose” che non guarivano un bel niente. Finirà in galera, il “dottor professor truffatore imbroglione”. Beh, se lo meritava.

Da bambino volevo guarire i ciliegi
quando rossi di frutti li credevo feriti
la salute per me li aveva lasciati
coi fiori di neve che avevan perduti.

Un sogno, fu un sogno ma non durò poco
per questo giurai che avrei fatto il dottore
e non per un dio ma nemmeno per gioco:
perché i ciliegi tornassero in fiore,
perché i ciliegi tornassero in fiore.

E quando dottore lo fui finalmente
non volli tradire il bambino per l’uomo
e vennero in tanti e si chiamavano “gente”
ciliegi malati in ogni stagione.

E i colleghi d’accordo i colleghi contenti
nel leggermi in cuore tanta voglia d’amare
mi spedirono il meglio dei loro clienti
con la diagnosi in faccia e per tutti era uguale:
ammalato di fame incapace a pagare.

E allora capii fui costretto a capire
che fare il dottore è soltanto un mestiere
che la scienza non puoi regalarla alla gente
se non vuoi ammalarti dell’identico male,
se non vuoi che il sistema ti pigli per fame.

E il sistema sicuro è pigliarti per fame
nei tuoi figli in tua moglie che ormai ti disprezza,
perciò chiusi in bottiglia quei fiori di neve,
l’etichetta diceva: elisir di giovinezza.

E un giudice, un giudice con la faccia da uomo
mi spedì a sfogliare i tramonti in prigione
inutile al mondo ed alle mie dita
bollato per sempre truffatore imbroglione
dottor professor truffatore imbroglione.

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