I giovani diplomati/laureati cercano lavoro “per conoscenze” e quasi la metà di loro non lo trova

29/05/2014 - in corruzione

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Ministro-Fornero-ecco-i-giovani-della-generazione-Neet-meno-choosy-piu-scoraggiati_h_partb-620x250I giovani italiani tra i 15 e i 34 anni che hanno un impiego sono calati di 1 milione e 800mila unità dal 2008 al 2013: è questo il numero che ci fornisce tutta l’evidenza dello stallo del nostro Paese, di cui le nuove generazioni stanno pagando le più gravi conseguenze. Dai dati del rapporto annuale dell’Istat le ferite  appaiono nette e corrono lungo la pelle delle nostre migliori risorse.
Dire che la colpa è della crisi è un modo per scaricare responsabilità che purtroppo sono ben più radicate e per questo difficili da ammettere e affrontare.
In Italia mancano gli investimenti, non viene incentivata la competitività sana, la burocrazia opprimente ostacola le iniziative imprenditoriali, in molti settori domina il nepotismo…e questo elenco potrebbe continuare a lungo. Tutti questi fattori hanno un unico comune denominatore – la corruzione – che danneggia l’immagine dell’Italia agli occhi degli investitori stranieri, che sottrae opportunità a tutti coloro che nei nuovi business potrebbero trovare occupazione, che alimenta l’inefficienza, che prolifera nelle scartoffie, che avvantaggia gli incompetenti, che si nasconde anche in una semplice stretta di mano.

L’Italia, terza in Europa per livello di corruzione percepito secondo Transparency International, ha numeri ampiamente sotto la media comunitaria. Nel 2013, tra i 20-34enni che hanno concluso negli ultimi tre anni il percorso di istruzione e formazione (diploma e laurea), il 75,4% è occupato nella media europea mentre in Italia lo è solo il 48,3%. La differenza nella quota di occupati tra Italia e Ue si avverte soprattutto per i neodiplomati (40,8% contro 69,5%), resta invece più contenuta per i neolaureati (56,9% contro 80,7%).
Un altro dato rilevante: per cercare lavoro i 15-34enni italiani si rivolgono principalmente alle proprie “conoscenze”, tra parenti, amici eccetera (81,9%). Si tratta di un modello molto radicato nella nostra cultura e che in qualche misura contribuisce ad alimentare la cultura del favore e della “spintarella”. La convinzione che le “amicizie” contino più dei meriti non fa altro che allargare il gap culturale con i paesi dove sempre più spesso i nostri giovani emigrano.
Nel 2012, oltre 26 mila italiani tra i 15-34 anni hanno fatto le valigie, 10 mila in più rispetto al 2008. Le mete di destinazione privilegiate sono Regno Unito, Germania e Svizzera.

Due sono gli ingredienti principali per far ripartire il futuro del Paese grazie alle energie dei giovani: prevenzione e contrasto efficace contro la corruzione da un lato e una grande sfida culturale  dall’altro. Esattamente i principi fondanti della battaglia che Riparte il futuro porta avanti, da oltre un anno, giorno dopo giorno.