In Parlamento sono 274 i braccialetti bianchi contro la corruzione. Nella fase di impasse l’impegno preso con Riparte il futuro è il primo tema d’incontro tra partiti

06/03/2013 - in corruzione

commenti

parlamento

Alla viglilia delle elezioni ci eravamo lasciati con un numero e un impegno: 878 candidati trasparenti – aderenti alla campagna Riparte il futuro promossa da Libera e Gruppo Abele – disposti a perseguire la lotta alla corruzione in Parlamento, qualora eletti.
Il risultato delle elezioni dimostra come la richiesta dei 155.000 cittadini che hanno firmato la petizione dal 16 gennaio ad oggi rispecchi un bisogno diffuso dell’elettorato italiano: sono ben 274 i parlamentari trasparenti che occuperanno il 30% delle poltrone di Camera e Senato, su tutto l’arco parlamentare. Un fronte trasversale, munito di braccialetto bianco al polso come simbolo dell’impegno preso, che dovrà guidare all’interno delle Istituzioni la lotta alla corruzione: a cominciare  dalla riforma art. 416 ter sullo scambio elettorale politico-mafioso, entro i primi 100 giorni di governo.
Per schieramento politico sono: Partito Democratico 66,1% (181 parlamentari), Movimento 5 stelle 15% (41), SEL 13,1% (36), Scelta Civica con Monti 2,6% (7), PDL 1,5% (4), SVP 0,7% (2), Fratelli d’Italia, Centro Democratico, Lega Nord 0,4% (1).

C’è dunque un tema su cui esiste già un consenso trasversale nel nuovo parlamento che andrà a comporsi. Ed è un tema chiave per il fatidico cambio di marcia di cui il Paese ha bisogno, non meno importante di altri impegni legislativi o governativi. La crisi italiana deve non poco alla diffusione del fenomeno corruttivo, definito “sistemico” dalla Corte dei Conti alla presentazione dell’Anno Giudiziario, che incide fortemente sulla situazione economica – erodendo opportunità di lavoro soprattutto per i giovani (secondo i dati Istat a gennaio la disoccupazione under 24 è arrivata al 38,7%, il dato peggiore dal 1992) – e che mina la fiducia nelle Istituzioni e la tenuta sociale e politica del Paese. Solo una buona legge capace di prevenire e contrastare la corruzione può far riparte il futuro dell’Italia.

La riforma sul riordino della disciplina della trasparenza del 15 febbraio (ultimo atto del governo Monti) ha segnato un altro successo per Riparte il futuro istituendo l’obbligatorietà di due dei quattro impegni di trasparenza richiesti ai candidati nella prima fase della campagna: pubblicazione del curriculum vitae e della situazione patrimoniale e reddituale per tutti gli organi di indirizzo politico (gli altri due impegni sottoscritti dagli 878 candidati trasparenti consistevano nella dichiarazione dei conflitti di interesse e della storia giudiziaria). Ora è venuto il momento di portare in Parlamento la battaglia contro la corruzione.

Si apre adesso la seconda fase durante la quale continueremo a far crescere – con strategie online e offline – il numero di parlamentari che sostengono le istanze portate avanti dalla campagna, dalla riforma della 416 ter a un pacchetto di altre proposte che rendano la normativa italiana anticorruzione efficace e al passo con gli standard europei.

In questo periodo di impasse politica, la lotta alla corruzione è il tema d’incontro comune tra parlamentari di diversi schieramenti e la società civile che si è già espressa per un forte rinnovamento nella gestione della cosa pubblica.

Non solo molti giovani, donne e facce nuove dunque – come dimostrano i dati diffusi sull’età media e sulla presenza femminile alle Camere – ma anche un alto tasso di braccialetti bianchi, impegnati in parlamento nella lotta alla corruzione.

Continuiamo a firmare la petizione perché questo appello sia presente, come una costante, nella vita quotidiana dei neoparlamentari.
FIRMA ORA >>

parlamentari-riparte-il-futuro1