L’esperienza del Gruppo Abele e di Libera a sostegno della campagna Riparte il futuro

Riparte il futuro è promossa da Libera e Gruppo Abele, da anni attive nella lotto contro le mafie e a favore della giustizia sociale.

Per capire meglio, ecco un po’ di storia:

Gruppo Abele nasce a Torino nel 1965, su iniziativa di un appena ventenne don Luigi Ciotti. Fin dalle origini, l’impegno dell’associazione si è legato a due concetti fondamentali: Noi e Sociale.

Logo_Gruppo_AbeleCosa sottintendono il concetti Noi e Sociale?
Il Noi rappresenta l’impegno comune e trasversale, il fare insieme, la progettazione comune.
Sociale significa persone e giustizia sociale, dunque vicinanza a chi è in difficoltà e sforzo per rimuovere tutto ciò che crea emarginazione, disuguaglianza, smarrimento.
Nel corso di questi 48 anni di storia e per far fronte alle sfide dette, l’impegno si è strutturato in circa quaranta attività: servizi a bassa soglia, comunità per problemi di dipendenza, spazi di ascolto e orientamento, progetti di aiuto alle vittime di reato e ai migranti, percorsi di mediazione dei conflitti, un centro studi e ricerche, una biblioteca, un archivio storico, una libreria, tre riviste, una casa editrice, percorsi educativi, progetti di cooperazione allo sviluppo, un consorzio di cooperative sociali che dà lavoro a persone con storie difficili alle spalle.
Gruppo Abele è sempre stato un luogo di richiesta di cambiamento e ha inciso profondamente sulla realtà politica e sociale nel corso degli anni: ad esempio nel 1982 ha accompagnato la fondazione del Cnca, Coordinamento nazionale Comunità di Accoglienza, mentre nel 1986 ha partecipato alla fondazione della Lila, Lega italiana lotta all’Aids.

 

Libera contro le mafie

 

Sempre dal Gruppo Abele ha preso il via nel 1995 l’esperienza di Libera, rete di impegno contro le mafie che oggi riunisce più di 1.500 realtà italiane e straniere.
La prima iniziativa è stata la raccolta di un milione di firme per una proposta di legge che prevedesse il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, che poi venne tradotta in norma con la legge 7 marzo 1996 n. 109. Attraverso questa norma, sono nate cooperative che producono beni sotto il marchio Libera Terra.
Nel 2011 la campagna Corrotti di Libera e Avviso Pubblico ha raccolto un milione e 200 mila cartoline in cui si chiedeva l’impegno di governo e Parlamento ad adeguare il nostro codice alle leggi internazionali anticorruzione.
La legge anticorruzione n. 190 del Novembre 2012 non è però risultata sufficiente e ha adempiuto solamente ad alcuni punti necessari.

Libera e Gruppo Abele hanno deciso di ripartire da qui per ottenere che questa legge venga modificata e perché la trasparenza in Italia diventi una condizione e non una concessione. E questa volta hanno deciso di utilizzare l’enorme potenza del web la campagna Riparte il futuro.

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Leonardo Ferrante