“Peccatore sì, ma corrotto no”. Le parole semplici di Jorge Mario Bergoglio contro la corruzione

24/03/2013 - in corruzione

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“Il corrotto ha costruito un’autostima che si fonda esattamente su questo tipo di atteggiamenti fraudolenti: passa la vita in mezzo alle scorciatoie dell’opportunismo, al prezzo della sua stessa dignità e di quella degli altri. Il corrotto ha la faccia da non sono stato io, «faccia da santarellino», come diceva mia nonna [...] Per questo, anche se diciamo «peccatore, sì», gridiamo con forza «ma corrotto, no!»”.
Sono le parole semplici di Jorge Mario Bergoglio che appaiono nell’introduzione al libro Guarire dalla corruzione pubblicato per la prima volta in Italia da Editrice missionaria italiana con postfazione di Pietro Grasso. Un testo che approfondisce una meditazione sul tema della corruzione pronunciata pubblicamente da Bergoglio nel 2005 e che oggi, con la sua elezione al pontificato, diventa un importante documento per capire la posizione di Papa Francesco di fronte al fenomeno che corrode la politica, l’economia e la società e che – sappiamo bene – blocca il nostro futuro. L’introduzione completa è a pagina 31 de Il Sole 24 Ore di oggi.

La pubblicazione del libro, con postfazione del neo-presidente del Senato Pietro Grasso braccialetto bianco di Riparte il futuro, è la testimonianza del fatto che la lotta alla corruzione è il punto centrale da cui far partire il rinnovamento della vita politica, economica e sociale dei Paesi come il nostro, che per colpa della corruzione ristagnano in un presente senza speranze. Il punto centrale da cui far partire anche un necessario rinnovamento delle coscienze.
“Si parla di persone e di istituzioni apparentemente corrotte – dice Bergoglio – che sono entrate in un processo di decomposizione e hanno perso la loro consistenza, la loro capacità di essere, di crescere, di tendere alla pienezza, di servire alla società intera. Non è una novità: da quando l’uomo è uomo, sempre si è avuto questo fenomeno che, ovviamente, è un processo di morte: quando la vita muore, c’è corruzione. Frequentemente noto che si identifica corruzione con peccato. In realtà non è esattamente così. [...] Ci farà bene tornare a ripeterci l’un l’altro: «Peccatore sì, corrotto no!», e a dirlo con timore, perché non succeda che accettiamo lo stato di corruzione come fosse solo un peccato in più”.

Pietro Grasso, che il giorno stesso dell’insediamento al Senato, prima di essere eletto Presidente, ha presentato un articolato DDL sui temi dell’anticorruzione (comprendente la modifica del 416 ter sullo scambio elettorale politico-mafioso, impegno preso come braccialetto bianco aderente a Riparte il futuro), commenta il testo di Bergoglio così:

“Il percorso è impervio, ma ci acccompagnano ora quelle profonde riflessioni dell’allora cardinale bergoglio che fa della corruzione non solo la somma ‘quantitativa’ dei peccati, ma una mala pianta che minaccia le fondamenta su cui sono costruiti gli Stati democratici e la Chiesa stessa [...] Il suo messaggio è così chiaro che nessuno potrà più giustificarsi dicendo ‘non avevo capito’ o ‘così fan tutti’”.