Rapporto “Anticorruzione nella UE”: l’Italia è ancora in alto mare

03/02/2014 - in dall'estero

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Il costo della corruzione in Europa è stimato in almeno 120 miliardi di euro all’anno: a dirlo è l’ultimo rapporto su “Anti-corruzione nella UE” stilato dalla Commissione europea. Suddiviso in 28 capitoli, quanti gli Stati membri dell’Unione europea, l’indagine si basa anche su una recente ricerca dell’Eurobarometro che ha interrogato i cittadini europei sulla loro percezione della corruzione. I dati emersi sono tutt’altro che confortanti: il 76% ritiene che la corruzione sia molto diffusa nel loro Paese e un europeo su due (56%) è convinto che il livello di corruzione sia aumentato negli ultimi tre anni.

I dati relativi al nostro Paese suonano ancora una volta allarmanti: benché basati soprattutto su indagini già note come quella della Corte dei Conti che stima in 60 miliardi annui il costo della corruzione in Italia, il giudizio della UE su Roma è tutt’altro che lusinghiero. Nonostante Parlamento e Governo abbiano intrapreso nuove recenti iniziative per contrastare la corruzione, l’efficacia di tali politiche deve ancora essere messa alla prova dei fatti è ancora del tutto da valutare.

La relazione, in particolare, considera “piuttosto carente nel suo insieme la capacità di controllare il fenomeno corruttivo da parte della Pubblica amministrazione, del Parlamento, del Governo, delle autorità anticorruzione, dei partiti politici, delle imprese, del difensore civico e dei medi”. A confermarlo sarebbero anche i dati diffusi dall’Eurobarometro sulla percezione della corruzione da parte di un campione selezionato di cittadini italiani: per il 97%, la corruzione sarebbe un fenomeno dilagante nel Paese e 46 italiani su 100 ritengono di subire personalmente gli effetti della corruzione nella loro vita quotidiana. Inoltre, per l’88% corruzione e raccomandazioni sarebbero il modo più semplice per accedere a determinati servizi pubblici.

Il settore dell’impresa, già fortemente minato dalla crisi economica, ha manifestato lo stesso sconforto nei confronti della diffusione della corruzione in Italia: il 92% delle aziende che hanno partecipato al sondaggio ritiene che favoritismi e corruzione impediscono la concorrenza commerciale in Italia (contro una media UE del 73%), mentre per il 64% le conoscenze politiche sono considerate l’unico strumento per riuscire negli affari (media UE del 47%).

In un quadro tratteggiato a tinte fosche, dal quale emergerebbe che il clima di quasi impunità del quale corrotti e corruttori sembrerebbero benficiare in Italia, mina di fatto l’efficacia dell’azione penale e l’accertamento nel merito dei casi di corruzione, il rapporto della Commissione europea si sofferma su Riparte il futuro, i cui numerosi firmatari hanno chiesto una normativa efficace contro la corruzione. E grazie ai 378mila che hanno sottoscritto la petizione di Riparte il futuro, il Parlamento italiano voterà presto una nuova legge utile a contrastare il voto di scambio politico-mafioso, problema evidenziato anche dal rapporto della UE.

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Federico Anghelè