Sui costi della corruzione non bisogna dare i numeri: serve chiarezza e responsabilità. Ognuno faccia la propria parte

03/10/2013 - in corruzione

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È uscito oggi su La Stampa un articolo a firma Marco Zatterin che parla di quanto la corruzione italiana incida a livello europeo. Il titolo – “In Italia la corruzione pesa 60 miliardi. È la metà del totale europeo” – fraintende e banalizza un dato su cui è necessario fare chiarezza.

Misurare la corruzione è una cosa molto complessa: i 60 miliardi di cui spesso si parla, citando il dato diffuso dalla Corte dei Conti, rappresentano una cifra approssimativa che  serve a rendere un ordine di grandezza del fenomeno piuttosto che a darne una reale quantificazione numerica.
Nell’articolo di Zatterin questa cifra viene comparata ai 120 miliardi  che la Commissione Ue stima siano sottratti ogni anno all’economia continentale dalle tangenti, fondato su indici totalmente differenti (Price&Waterhouse per l’Olaf).

Il paragone è dunque fuorviante. È invece fondamentale informare correttamente su quanto questa tassa occulta gravi sulle nostre vite e quanto ci tolga, giorno per giorno, in termini monetari e non solo. I costi indiretti dell corruzione sono infatti – se si può – ancora più pesanti.

Occorre sottolineare come la corruzione demolisca la fiducia dei cittadini e la coesione sociale, delegittimi le istituzioni scoraggiando la partecipazione, leda il principio di uguaglianza, distrugga la giustizia sociale, contraddica il principio di trasparenza, mini la decisione pubblica e orienti i procedimenti legislativi, distorca la competizione politico-elettorale e favorisca l’incompetenza a scapito del merito. In termini economici la corruzione incide sul PIL, allontana gli investimenti stranieri distruggendo nuove opportunità di lavoro, aggrava il problema della disoccupazione specialmente giovanile, spreca denaro pubblico e fa aumentare le bollette, esclude le forze sane del mercato e frena la competitività delle imprese, rallenta l’innovazione e la ricerca, allunga i tempi della burocrazia,  mette a rischio il lavoro e i lavoratori.
Non è un caso che nelle regioni a maggior percezione di corruzione, ad esempio, corrispondano più morti sul lavoro. E l’elenco potrebbe continuare.
La campagna Riparte il futuro, promossa da Libera e Gruppo Abele, ha cercato di semplificare tutte queste considerazioni in un GAME. Per chi vuole approfondire l’argomento suggeriamo invece  il libro “Atlante della Corruzione” di Alberto Vannucci.

Insomma la corruzione ci costa moltissimo, più di quanto le cifre ipotizzano. Ma comparare indici diversi, e già di per sé approssimativi, per rafforzare l’effetto di una notizia non è il modo migliore di affrontare il problema. Ovviamente invitiamo il giornalista Marco Zatterin a commentare.

Inoltre informare non basta. È importante incoraggiare ciascuno, dalla politica alla società civile, a combattere la corruzione sfruttando i mezzi e le competenze che ha a disposizione. Anche il mondo della musica è chiamato a fare la sua parte con la nuova petizione lanciata pochi giorni fa da Riparte il futuro e che ha raccolto già oltre 20.000 firme.