Articoli con il tag “Anac

Faccia a faccia con Raffaele Cantone a Ballarò

24/09/2014 - in corruzione

commenti

Ieri sera Raffaele Cantone, il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, è intervenuto nella trasmissione Ballarò nello spazio dedicato al faccia a faccia. Oltre a parlare in tarda serata, l’intervento è iniziato alle 23.30, Cantone ha affrontato il tema in termini piuttosto generali mentre speravamo che andasse nel dettaglio della riforma promessa dal governo a inizio estate e mai avviata. I provvedimenti  anticorruzione attendono da mesi (per non dire decenni) di essere prese in seria considerazione nelle aule parlamentari. E poco e nulla, come ha sottolineato l’ex pm, è stato fatto fino ad oggi. Anzi.

“Da dopo Tangentopoli non è stato fatto praticamente quasi nulla perché la corruzione diminuisse. Anzi, se guardiamo al passato ci sono molte cose che l’hanno favorita. La corruzione è uno strumento che blocca il mercato e in assoluto anticoncorrenziale: non rende necessario ad esempio che le imprese innovino, perché chi sa di poter accedere a un mercato protetto, ovvero quello della corruzione, tutto sommato non ha necessità di fare innovazione. Inoltre la corruzione rappresenta uno strumento incredibile per impedire l’ingresso di nuovi operatori e allontana moltissimo gli operatori esteri. La corruzione è una delle nostre principali emergenze”.

Guarda tutto l’intervento e scrivi nei commenti cosa ne pensi.

Schermata 2014-09-24 alle 09.17.14


Nicola Porro: «Le politiche anticorruzione sono da “socialismo reale”». Questa ci mancava.

16/09/2014 - in corruzione

commenti

nicola porroChe le politiche anticorruzione fossero da “socialismo reale” era finora un pensiero inedito.

Eppure è quello che espressamente emerge dalle parole di Nicola Porro in un articolo comparso ieri online.

Il vice-direttore de Il Giornale vede nel potere di commissariamento delle aziende corrotte assegnato all’Autorità anticorruzione, introdotto dalle norme emergenziali frutto degli scandali Expo e Mose, un rinnovamento della cultura anti-industriale.

In realtà, il ricorso alla corruzione da parte delle imprese ne mostra tutta l’incapacità di operare attraverso la qualità, l’innovazione, l’organizzazione efficace, la competitività. Non è infatti un caso che molte convenzioni internazionali insistano sul perseguimento della corruzione internazionale che falsa le regole del gioco, in special modo quella OCSE contro la corruzione dei pubblici ufficiali stranieri del 1997 e in vigore in Italia dal 2000. Le istituzioni garanti del mercato globale poi, dal FMI alla BM, ribadiscono a più riprese lo stesso concetto.

Solo una vera lotta alla corruzione può essere garanzia per le imprese, affinché quelle sane possano affermarsi sul mercato e non soccombere per colpa di quelle che esercitano logiche corruttive. Vanno invece eliminati tutti quegli orpelli burocratici che piuttosto che incoraggiare l’impenditoria obbligano alla logica dell’elusione delle regole: è su questo che è fondamentale un confronto onesto tra mondo imprenditoriale e istituzioni democratiche.

Rivolgere invece, come fatto da Porro, un appello alle imprese affinché si ribellino alla possibilità di legiferare sull’autoriciclaggio (definito dal giornalista “invenzione rischiosa per i privati”) e su quei reati civetta che anticipano e fondano la corruzione è in realtà una chiamata alle armi controproducente. Non vogliamo credere che l’imprenditoria nazionale abbia bisogno, per esistere, di questi mezzi: servono piuttosto regole certe. Lo dimostrano coloro che, in assenza di queste regole, sono incapaci di organizzarsi per garantire una ripresa economica.

Soprattutto occorre un clima di sincero dialogo per colmare la “falla” denunciata da Porro in chiusura di articolo: una falla che è un baratro di legalità. La lotta alla corruzione non è per le buone coscienze, ma è per far ripartire questo Paese, fermo al palo proprio per l’assenza di un vero ed efficace contrasto al fenomeno ormai da troppi anni.

Leonardo Ferrante


Gasparri: “I test d’integrità sono caccia alle streghe e degni di Pol Pot”. Ma in USA li fanno da anni. E funzionano.

20/08/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

commenti

MaurizioGasparriAppena ieri Maurizio Gasparri, senatore del Popolo delle Libertà, ha definito “degna di Pol Pot” e “da caccia alle streghe” una delle ultime proposte del Presidente dell’Anac – l’Autorità nazionale anticorruzione – Raffaele Cantone.

Quale proposta? Quella d’introdurre, anche in Italia, i “test d’integrità”, ossia di infiltrare esponenti delle forze dell’ordine nel sistema economico e politico che, fingendosi corruttori, vanno a sollecitare comportamenti illegali per poi punirli.

I test d’integrità sono un sistema molto efficace per anticipare la corruzione: permettono infatti di testare la propensione al comportamento illegale di chi ricopre incarichi pubblici, simulando solamente l’offerta di una tangente.

In USA sono prassi da anni. Nel 2009-2010 l’operazione “Big Rid” ha portato all’arresto di numerosi faccendieri ma anche diversi sindaci, ex sindaci ed esponenti politici del New Jersey.

Nell’agenda di Riparte il futuro c’è un punto sull’introduzione di questi metodi nel nostro ordinamento, anche in risposta alla Convenzione di Merida, adottata dall’Italia, che ci obbliga a dotarci di efficaci mezzi d’investigazione (art.50).

Ci chiediamo dunque dove siano le “strategie cambogiane” che Gasparri delinea, o come sia possibile definire da “caccia alle streghe” questi sistemi che dovremmo già prevedere e che permettono enormi risparmi di forze (si pensi alle indagini, a quanto costano e quanto sono complesse), di risorse (il denaro che si perderebbe nel giro della corruzione), di futuro (tutti gli effetti indiretti che la corruzione comporta).

Leonardo Ferrante 


Benefici per i whistleblower e “agenti provocatori”, così Cantone vuole combattere la corruzione

18/08/2014 - in corruzione, trasparenza

commenti

raffaele_cantoneIl decreto organizzativo dovrebbe arrivare non più tardi di settembre, ma il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, ne ha già chiari i passaggi principali. Il primo è quello dell’istituzione di “agenti provocatori”, agenti che andranno a testare la correttezza di amministratori pubblici e imprenditori offrendo loro soldi o tangenti e che, nel caso la corruzione dovesse andare a buon fine, farebbero scattare la denuncia. Anche per questo Cantone auspica una collaborazione più diretta con Confindustria. “Dobbiamo trovare un modus operandi comune – ha detto il presidente dell’Anac -. I primi a dover ritenere conveniente la battaglia contro la corruzione sono gli imprenditori, che a volte non si rendono conto di commettere un reato”.

C’è poi l’ipotesi messa in campo di veri e propri benefici da parte dello Stato per chi denuncia episodi di corruzione, ma per rendere questa pratica più sicura serve, come da tempo chiede Riparte il futuro, una norma che tuteli specificamente i whistleblower.

Infine un’ultima battuta sul controllo delle amministrazioni, sul quale l’Anac intende incentrare le prossime politiche: “Ora possiamo sanzionare quelle che non adottano il codice etico o presentano un piano trasparenza puramente formale” ha dichiarato Cantone.


La lotta al riciclaggio passa per la cooperazione istituzionale: il nuovo protocollo Anac-UIF

05/08/2014 - in trasparenza

commenti

appalto

Abbiamo parlato qualche giorno fa di Capaci, il nuovo sistema informatico, letteralmente “Creating Automated Procedures Against Criminal Infiltration of public contracts”, che permette di segnalare in automatico alcuni fattori di rischio che riguardano i grandi appalti. La strada della digitalizzazione è ancora lunga da esplorare e da percorrere massicciamente, ma di tutto occorre condividere saperi, conoscenze, informazioni, database.

Va in questa direzione il protocollo d’intesa tra l’Autorità anticorruzione guidata da Cantone (Anac) e l’UIF, cioè l’Unità di Informazione Finanziare per l’Italia. Obiettivo è garantire il “corretto funzionamento dei presidi anticorruzione nella PA o l’efficace adempimento degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette da parte degli uffici della pubblica amministrazione”, come è indicato nel protocollo stesso.

Grande attenzione, nel testo, è destinata agli appalti e a tutti quei settori dove possono verificarsi situazioni di riciclaggio. Soprattutto si mira a identificare quelle “bandiere rosse” che segnalano pericoli e rischi. Tutto ciò in attesa che, come chiesto dalla petizione #zeroscuse, anche l’autoriciclaggio diventi un reato. Ci auguriamo che questa riforma avvenga presto, così come auspichiamo si dia un seguito concreto a queste buone iniziative di accordo istituzionale.

Leonardo Ferrante


Se c’è corruzione, si toglie il contratto all’azienda appaltatrice. La “rivoluzione copernicana” di Cantone-Alfano

16/07/2014 - in corruzione

commenti

cantone-alfanoSul tema corruzione è in corso una “rivoluzione copernicana”. Definisce così Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), l’azione di contrasto ai fenomeni corruttivi presente nel protocollo d’intesa sigillato ieri dal ministro dell’Interno Angelino Alfano al Viminale: se l’ombra delle tangenti cala su un cantiere, si dovrà procedere alla «risoluzione del contratto», così come accade nella disciplina antimafia.
“Attuiamo – ha commentato Alfano – la linea dura contro i corrotti, usando le stesse misure di prevenzione previste per i mafiosi. Una gara d’appalto truccata è un attentato alla libera concorrenza ed al funzionamento del mercato. Noi dobbiamo intervenire in tempo contro i ladri e, allo stesso tempo, non fermare le opere per fare in modo che la collettività non abbia a subire un danno”.

In risposta ai terremoti Expo 2015 e Mose vengono disposte – per fortuna nero su bianco, dopo tante promesse e parole – delle linee guida per orientare l’operato delle prefetture su cui, in base al decreto 90/2014 sulla pubblica amministrazione all’esame del Parlamento, «confluiranno tutte le articolazioni periferiche del governo». Il tutto per agevolare l’attuazione della legge Severino (190/2012), che – come abbiamo sempre sostenuto – è insufficiente di per sé a far fronte al fenomeno sistemico.

Nei nuovi protocolli che verranno consegnati ai prefetti saranno presenti, oltre all’obbligo di denuncia dei tentativi di estorsione, anche “clausole volte a riconoscere alla stazione appaltante la potestà di azionare” la risoluzione del contratto “ogni qualvolta l’impresa non dia comunicazione del tentativo di concussione subito”, nonché “in tutti i casi in cui, da evidenze giudiziarie consolidate in una misura cautelare o in un provvedimento di rinvio a giudizio, si palesino accordi corruttivi tra il soggetto aggiudicatore e l’impresa aggiudicataria”.

La risoluzione dovrà avvenire in seguito al consulto con l’Anac che valuterà se, “in ragione dello stato di avanzamento dei lavori o del rischio di compromissione della realizzazione dell’opera, tenuto anche conto della rilevanza della stessa, sia preferibile proseguire nel rapporto contrattuale, previo il rinnovo o la sostituzione degli organi dell’impresa aggiudicataria interessata dalle vicende corruttive”.

 Mafiosi e corrotti saranno dunque considerati sullo stesso piano, finalmente, anche da questo punto di vista.
“Non si sconfiggono le mafie senza combattere la corruzione: è l’incubatrice del potere mafioso, il suo avamposto, la causa prima della mafiosità”, sostiene don Ciotti, promotore con Libera e Gruppo Abele della campagna Riparte il futuro.


“Non è la corruzione il problema vero della pubblica amministrazione”: la nostra risposta a Italia Oggi

10/07/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

commenti

salvatore_nottolaEdoardo Narduzzi, scrittore con la passione della finanza e delle start up, ha scritto in un suo pezzo su Italia Oggi e poi apparso su Formiche che “non è la corruzione il problema vero della pubblica amministrazione” italiana.

Noi di Riparte il futuro è da due anni che diciamo l’opposto. Cominciamo dall’inizio: Narduzzi, parlando della corruzione, riporta come “le denunce generiche non aiutino a migliorare i problemi e fanno calare una cappa di negatività sul marchio Italia”. Sarebbe troppo facile ricordare il motto per cui non occorre guardare al dito ma alla luna, secondo il quale la situazione decisamente infausta non è certo responsabilità di chi denuncia.

La questione è però più profonda: accanto a una denuncia “vuota a perdere” e incapace di qualunque proposta, occorre costruirne una diversa fondata sulla logica del cambiamento, che sappia partire dai costi reali che la corruzione esercita. Non è infatti un caso che dove c’è più corruzione le aziende abbiano maggiori oneri burocratici, non superino mai le dimensioni medie e piccole e soprattutto non beneficino degli investimenti stranieri, che volano via dove le condizioni sono diverse e dove s’investe di più in innovazione e ricerca. Anche quest’ultima voce è una spesa solamente residuale nei paesi a maggior percezione di corruzione, a evidenza dell’incapacità dei corrotti di saper guardare al futuro, ma di fare guadagni semplici qui ed ora.

La seconda questione riguarda la critica che Narduzzi fa alla Corte dei conti, riportando come “non abbia saputo far nulla nel corso degli anni per ridurre un fenomeno tanto abnorme”. Va detto che la Corte dei conti non è un organo di prevenzione, come invece è chiamata ad essere l’Anac di Cantone, ma un organismo di contrasto che agisce solo quando è troppo tardi, cioè per i pochi casi che vengono scoperti, senza riuscire ad avere un vero ruolo dissuasivo. Occorre dunque rendere forte il sistema di prevenzione, l’unico capace di scoraggiare comportamenti corruttivi, potenziando l’Autorità nazionale anticorruzione e soprattutto mettendola in grado di svolgere il proprio lavoro, senza indicare variabili esterne all’equazione.

In ultimo, Narduzzi sottolinea come “il principale problema della p.a. italiana, quello che zavorra il nostro Pil e che culturalmente ci condanna a essere europei di serie B, è la sua incapacità di conseguire risultati operativi nei tempi e con gli stessi costi medi che ci sono a Vienna, Berlino o Bruxelles”. Narduzzi riporta bene come esista un serio problema di burocratizzazione del Paese, ma è da domandarsi: perché? Perché l’Italia è bloccata su questo binario morto, che non ha a che vedere con il singolo burocrate, come pare evincersi dalla riflessione di Narduzzi, quanto dalla mancanza di un cambio di logica organizzativa della PA? Gli italiani non hanno nel DNA il ritardo o l’inefficacia, così come non hanno nel proprio sangue l’amore per la pasta o per la musica lirica: sono pregiudizi, oppure approcci culturali che possono cambiare, come accaduto altrove a seguito di politiche pubbliche efficaci e buone campagne culturali.

La risposta più logica all’interrogativo posto pare quindi essere quella per cui possono esistere interessi affinché il sistema non venga reso differente o sia percepito come immodificabile. Se non si perseguono obiettivi di efficienza, è probabile che è perché ci sia chi mira al raggiungimento di altri tipi di obiettivi meno chiari e opachi, strettamente connessi alla corruzione.

Attenzione dunque a evitare percorsi logici troppo affrettati che inducano a spiegare in un articolo perché non sia la corruzione l’origine di molti problemi italiani, come il titolo del post, forse troppo ingenuamente, intendeva suggerire.

Leonardo Ferrante

 

 


I siti dei Comuni non sono trasparenti come dovrebbero. Cantone fissa una deadline: il 15 settembre

23/06/2014 - in Dialogo con l'ANAC, trasparenza

commenti

“Criticità in termini di completezza e di qualità dei contenuti e diffuse carenze”: Raffaele Cantone ha inviato delle lettere piuttosto eloquenti – per quanto possa essere eloquente il linguaggio istituzionale – ai grandi Comuni italiani per richiamarli all’ordine. Molti siti delle Pubbliche amministrazioni offrono ad oggi informazioni imprecise o del tutto mancanti e non rispettano la Delibera Civit 71 del 2013. Se l’obiettivo di tale normativa era ottenere lo stato di ”Amministrazione trasparente”, non è stato ancora raggiunto.
Dopo il primo monitoraggio condotto dall’Autorità nazionale anticorruzione nei primi mesi dell’anno – rapporto che la campagna Riparte il futuro ha analizzato e commentato nel dettaglio con infografiche e classifiche – ce n’è stato un altro, a maggio, focalizzato sugli obblighi di pubblicazione relativi ai pagamenti, alla società partecipate, alle tipologie di procedimento e all’accesso civico.

I risultati sono stati inviati tramite missiva il 12 giugno ai sindaci, ai responsabili della trasparenza e della prevenzione della corruzione dei singoli Comuni, al nucleo di valutazione interno all’ente, ai responsabili dei ministeri. Come a dire: “non ci siamo!”

Per fare alcuni esempi i Comuni di Milano e Torino omettono i compensi degli amministratori delle società partecipate. Nel sito del Comune di Firenze per consultare i dati sulle partecipate bisogna scaricare tre diversi documenti. A Messina non si leggono gli oneri totali gravanti sull’amministrazione e i risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi finanziari; inoltre appaiono incompleti i trattamenti economici degli amministratori. A Palermo c’è il buio totale sui risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi di Amia spa, la società di smaltimento rifiuti (già fallita) né si leggono gli incarichi di amministratore della società e i relativi compensi. Trieste non specifica le funzioni che le partecipate svolgono in favore dell’amministrazione comunale né gli incarichi di tutti gli amministratori.
In generale per tutti i Comuni si riscontrano “carenze informative” nei dati sugli organi di indirizzo politico-amministrativo, su consulenti e collaboratori, sui tempi dei procedimenti. Molti punti oscuri anche sugli atti di concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi, vantaggi economici e sui beni immobili e la gestione del patrimonio. Informazioni incomplete anche dai ministeri dell’Interno, delle Politiche agricole, dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e trasporti, del Lavoro, della Difesa, degli Esteri e della Giustizia.

Preso atto della situazione, Raffaele Cantone fissa perentorio una deadline: il 15 settembre. Entro questa data dovrà essere tutto a posto.

Sperando che sia iniziata una nuova era, in cui le norme devono semplicemente essere rispettate, stiamo a vedere cosa accadrà.
E soprattutto: cosa accadrà a chi non rispetterà la scadenza?

FIRMA PER LA TRASPARENZA >>

LG

trasparenza


Poteri maggiori all’Anac, ma il decreto non è ancora online

18/06/2014 - in Dialogo con l'ANAC

commenti

494-expo-2015-2

Sono passati 5 giorni dalla riunione del Consiglio dei ministri del 13 giugno ma il decreto che darà via libera al disegno di legge delega per la riforma della Pubblica Amministrazione non è ancora online. Si tratta dello stesso decreto che nomina i commissari (i cui nomi sono già stati diffusi) e che attribuisce all’Autorità nazionale anticorruzione Anac poteri ispettivi e sanzionatori.

La pubblicazione del testo non è solo una formalità: in questi giorni si è promesso tanto ma non abbiamo ancora a disposizione un testo. I cittadini, in particolare il mezzo milione di firmatari della campagna Riparte il futuro, attendono di vedere nero su bianco quali saranno questi poteri effettivi. Le domande sono moltissime: i poteri speciali varranno solo per l’Expo? O anche per altri grandi opere? Ci sarà il commissariamento delle imprese? E che cosa accadrà per i contratti già stipulati?

Aspettiamo il decreto appaia presto sul sito del governo, dove ci sono per ora solo resoconti ma in forma incompleta, e ci auguriamo che, come chiesto dalla nostra campagna, sia previsto anche il ruolo della società civile nel monitoraggio.

FIRMA LA PETIZIONE >>


Scesi dal 55 al 10% i finanziamenti esteri per i lavori pubblici italiani. Troppa corruzione, le banche non si fidano

13/06/2014 - in corruzione, dall'estero

commenti

mose_venezia_card_dati

“The rule of law”, è questo ciò che manca al nostro Paese per guadagnarsi la fiducia (e di conseguenza i capitali) degli investitori stranieri, delle banche e degli operatori finanziari esteri.
Nell’ultimo anno, secondo l’indagine dell’Aibe (Associazione fra le Banche Estere in Italia), i finanziamenti esteri per i lavori pubblici  sono crollati dal 55% al 10% ed è sensibilmente scesa anche la raccolta estera nel private equity (18%, circa 855 milioni di euro).

Del resto come fidarsi di un Paese in cui –  come dimostrano le cronache degli ultimi giorni su Mose e Expo – le regole non vengono rispettate, la giustizia non è garantita, la burocrazia alimenta la corruzione, la competizione è falsata? Sulla scia del sentimento di indignazione sociale e sull’onda mediatica di questi giorni, governo e Parlamento sembrano aver recepito la necessità di intervenire subito.
Anche la nostra campagna si batte da un anno e mezzo – compresi i periodi in cui i riflettori della cronaca si sono spenti e la corruzione ha continuato a crescere indisturbata – per portare questa battaglia all’attenzione delle Istituzioni. La corruzione è un’ emergenza di ordine economico, da preporre a ogni intervento contro la “crisi”, è tempo di ammetterlo.
Proprio in queste ore il Consiglio dei ministri è riunito per decidere sul potenziamento dei compiti dell’Anac, Autorità nazionale anticorruzione, e vedremo cosa otterremo.

«I dati reali del 2013 e l’analisi delle aspettative indicano con chiarezza che siamo nel mezzo di un punto di svolta decisivo – ha dichiarato il presidente di Aibe Guido Rosa – O è la volta buona per avviare concretamente le riforme strutturali di sistema, piegando ritardi storici e contraddizioni politiche alla fiducia del cambiamento, per fare dell’Italia un Paese più attraente per gli operatori esteri, o la delusione che deriverebbe dall’ennesimo vanificarsi di crescenti attese sulle nuove spinte propulsive di governo rischia di portare ad un definitivo declino».

A far fare dietrofront agli operatori è soprattutto «la corruzione che – denuncia Rosa – porta a ipotizzare che sarebbe meglio abbandonare ogni attenzione alle grandi opere per gli insopportabili inquinamenti e deviazioni che ne derivano, in una irrisolta questione morale tra le classi dirigenti e i pubblici poteri».

Ma ci sono altre criticità che ostacolano i finanziamenti: «Le distorsioni burocratico-amministrative, il potere discrezionale di interpretare norme in continua sovrapposizione sono l’habitat dove si annida la corruzione dei pubblici poteri, nella loro inadeguatezza ad esercitare il primato della politica anche nell’utilizzo di strumenti finanziari innovativi. In particolare, per gli operatori esteri sono difficili da accettare le incertezze interpretative della giustizia civile, che determinano sovrapposizioni di interventi arbitrari e punitivi.” Molto critica anche nei confronti del Fisco che penalizza la nuova imprenditoria e la competitività. Ma è la burocrazia, secondo Rosa, la vera bestia nera che scoraggia i principali operatori finanziari internazionali dall’impiegare capitali nel nostro Paese.

Cosa ne pensi? Unisciti alla battaglia di RIPARTE IL FUTURO >>


Il governo Renzi sta lavorando per aumentare i poteri dell’Anac e di Raffaele Cantone

30/05/2014 - in Dialogo con l'ANAC

commenti

raffaele_cantoneIl governo sta lavorando per realizzare la task force guidata da Raffaele Cantone per vigilare sulla trasparenza e gli appalti di Expo 2015. Matteo Renzi aveva promesso in campagna elettorale un decreto legge “per dare i poteri a Cantone” e “ampliare le competenze dell’anticorruzione”.

Secondo La Repubblica, “la prima mossa sarà quella di completare la squadra dell’Autorità nazionale. Proprio in queste ore, a palazzo Chigi, si stanno valutando gli identikit dei quattro componenti che andranno ad affiancare Raffaele Cantone nella sua caccia agli appalti sporchi e alla violazione della trasparenza. Massimo riserbo sui nomi che si insedieranno nella struttura di piazza Augusto Imperatore. Per la quale, poi, lo staff legislativo della presidenza che fa capo ad Antonella Manzione sta studiando due diversi interventi, il primo per Expo, il secondo per l’attività dell’Anac in Italia. In entrambi i casi si tratta di poteri importanti, che trasformeranno Cantone e la sua struttura in un centro di controllo degli appalti in Italia, con la possibilità di imporre regole stringenti di trasparenza e di sanzione qualora esse vengano ignorate o violate”.

Proprio per frenare l’ondata di giudizi negativi che gravita attorno alla gestione dell’Expo, “la rosa dei poteri sarà ampia. Cantone potrà controllare innanzitutto i bandi di gara, una stesura e un contenuto che potrebbero già nascondere anomalie e possibili favoritismi per un’impresa. Il commissario poi potrà partecipare alle commissioni di gara, e quindi verificare dall’interno che non si verifichino anomalie nelle aggiudicazioni. Quanto agli appalti già in corso, Cantone avrà un ulteriore potere di controllo specifico che gli consentirà di capire se, nel corso dell’opera, non ci siano state maggiorazioni di spesa o varianti ingiustificate. Ovviamente, a tutte le gare, saranno applicate rigide regole di trasparenza. Tutto sul web, perché tutti possano controllare. Cantone, che lo aveva chiesto esplicitamente a Renzi, otterrà anche una specifica task force di esperti delle polizie, a partire dalla Gdf, per le verifiche. Non avrà, invece, né un potere di revoca degli appalti, né accederà alle carte dei magistrati”.

Il decreto legge di Renzi sarà anche fondamentale per il consolidamento dei poteri che verranno riconosciuti alla stessa Anac. Due i principali cambiamenti. “Il primo: la struttura anti-corruzione conquisterà i poteri sanzionatori, per cui potrà ‘punire’ chi non rispetta le regole di trasparenza, irrogando sanzioni economiche e imponendo misure interdittive, come la sospensione dal servizio dei funzionari inadempienti. L’Anac poi, utilizzando la polizia giudiziaria, potrà anche compiere delle ispezioni sugli amministratori pubblici per verificare se rispettano le regole imposte dalla legge anti-corruzione”.

 


Dentro il dibattito di questi giorni: prevenzione e contrasto sono ugualmente indispensabili per la lotta alla corruzione

18/05/2014 - in corruzione

commenti

Tiene banco in queste ore un dibattito su ciò che l’Italia deve fare per combattere efficacemente la corruzione. Il tema è complesso e le vicende di cronaca degli ultimi giorni, prima fra tutte l’inchiesta su Expo 2015, non fanno che inasprire la polemica.

Libera e Gruppo Abele, attraverso l’agenda di Riparte il futuro e la stessa azione quotidiana della campagna che prosegue da oltre un anno e mezzo, ribadiscono l’importanza di agire sia sulla prevenzione che sul contrasto, entrambe indispensabili perché la battaglia sia efficace. Occorre infatti da un lato far sì che la corruzione non sia più una pratica conveniente garantendo la certezza del diritto, dall’altro bisogna arginarla all’origine.

Per questo alla luce di tutto quello che sta accadendo, le priorità dell’agenda sono:

- agire sulla prevenzione della corruzione e non arrivare quando è troppo tardi.
Questo è possibile tramite la trasparenza massima degli appalti, insieme a un controllo capillare e diffuso da parte della società civile e di un’Autorità Nazionale AntiCorruzione (ANAC) forte e in grado di monitorare e sanzionare, dotata di poteri speciali ma limitati in presenza di episodi gravi. Raffaele Cantone, recentemente nominato a capo dell’Anac, ha evidenziato proprio questa necessità.

Occorre poi mettere in grado la società civile di fare la propria parte. Questo è l’impegno prioritario assunto dalla campagna Riparte il futuro, che non ha caso è stata protagonista del più importante esempio di monitoraggio civico sui temi sanitari.

- migliorare la legislazione nazionale agendo contro tutti quei “reati civetta” che permettono la corruzione.
Per far questo è necessario normare adeguatamente il reato di riciclaggio e autoriciclaggio, i reati societari e fiscali, il falso in bilancio, il traffico di influenze, e combattere l’evasione fiscale.

Molti di questi provvedimenti sono contenuti nel disegno di legge presentato dal Presidente Grasso il giorno prima della sua nomina alla presidenza del Senato, a breve in discussione in Aula assieme ad altri ddl.

- tutelare i beni e servizi strategici con un surplus di attenzione e trasparenza: in primis sanità, edilizia, ambiente e gestione di rifiuti.
Non a caso sono questi i tre settori su cui le indagini dell’Expo stanno puntando la lente d’ingrandimento.

Andrebbero adottate discipline speciali fondate su maggiori valutazioni di rischio, affinché l’illegalità non arrivi a contaminare beni, settori e servizi così strategici per la vita economica e sociale del Paese. È necessario creare o migliorare discipline ad hoc che alzino la soglia di attenzione: stretti controlli su chi decide, verifiche economiche e legali sulle imprese che investono, costituzione di corpi di vigilanza speciali, e, soprattutto nel caso delle grandi opere, ricorso alla consultazione popolare, che può aiutare a monitorare l’evoluzione dei progetti.

- cambiare la cultura diffusa, anche a livello europeo, spezzando il consenso di cui gode la pratica corruttiva e tutelando gli onesti.
Come affermato da Cantone, la corruzione va disinnescata mentre si creano le condizioni perché si realizzi, e questo può essere fatto rompendo il muro del silenzio e dell’omertà di fronte a episodi di corruzione, tutelando chi la segnala.

Per questo chiediamo a livello europeo, attraverso Restarting the future, una direttiva sul whistleblowing (letteralmente, “suonatore di fischietto”) che preservi chi denuncia da possibili ritorsioni su tutto il territorio comunitario.

FIRMA PER LA TRASPARENZA DELLE PROSSIME ELEZIONI >>

Leonardo Ferrante

 


Si dimettono i vertici dell’Autorità nazionale anticorruzione a pochi giorni dalla scadenza del mandato

23/04/2014 - in Dialogo con l'ANAC

commenti

Ormai in aperto disaccordo con il governo Letta prima e con il governo Renzi dopo, l’Anac diffonde la notizia delle dimissioni dei suoi vertici a pochi giorni dalla scadenza del mandato, trascinando dietro di sé le polemiche. A poco servono le parole di ringraziamento del ministro Madia che elogia il gesto come fosse un incentivo a superare una situazione di incertezza e agevolare l’immediato insediamento del nuovo presidente Raffaele Cantone. Il nodo della discordia sembra essere il depotenziamento dell’Authority, che non è mai stata – come avrebbe dovuto – quell’organismo forte e indipendente per contrastare efficacemente il problema sistemico della corruzione.

Tutti i documenti prodotti negli ultimi mesi dall’Anac parlano delle criticità di una legge Severino (la 190 del 2012) alquanto  farraginosa, ma anche del muro di gomma che amministrazioni e ministeri hanno spesso alzato di fronte alle sue richieste. L’Anac, creata nel 2012 dal Governo Monti, avrebbe dovuto caratterizzarsi per “una spiccata indipendenza dall’esecutivo” e invece – si legge nella relazione dell’Autorità del dicembre 2013 – “l’evoluzione legislativa che si è registrata negli ultimi mesi non pare collocarsi nel solco tracciato dal legislatore nel triennio precedente”.

Scrive Il Fatto Quotidiano: “Il punto di rottura è stato raggiunto su un aspetto importante della nuova normativa anticorruzione, quella che riguarda l’impossibilità dei condannati per reati contro la pubblica amministrazione (anche in primo grado) e degli ex politici di ricoprire incarichi dirigenziali nelle amministrazioni pubbliche. Una norma pensata per evitare che i corrotti restino al loro posto anche dopo la condanna e che i politici si riciclino in incarichi dirigenziali. Sul punto l’Anticorruzione aveva stabilito l’inconferibilità degli incarichi dirigenziali anche per i condannati prescritti e per i dirigenti già in carica al momento dell’entrata in vigore della legge.”

Ma queste decisioni sono state digerite male dall’esecutivo Letta e dal suo ministro D’Alia, che con appositi decreti e poi attraverso la legge “del Fare” hanno aggirato l’ostacolo. Con l’avallo del parlamento è dunque stato stabilito che “in sede di prima applicazione” la legge non doveva avere effetto sugli incarichi in corso. Di conseguenza i dirigenti condannati potevano restare al proprio posto, in attesa della scadenza naturale del loro contratto, così come i politici riciclati.

Dopo aver accettato questa situazione per molti mesi il presidente Romilda Rizzo, e i due componenti Antonio Martone e Alessandro Natalini hanno deciso di dimostrare la propria disapprovazione, pur sapendo che in capo a pochi giorni sarebbero stati comunque sostituiti. Viene da chiedersi come mai non abbiano agito prima.