Articoli con il tag “anticorruzione

Faccia a faccia con Raffaele Cantone a Ballarò

24/09/2014 - in corruzione

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Ieri sera Raffaele Cantone, il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, è intervenuto nella trasmissione Ballarò nello spazio dedicato al faccia a faccia. Oltre a parlare in tarda serata, l’intervento è iniziato alle 23.30, Cantone ha affrontato il tema in termini piuttosto generali mentre speravamo che andasse nel dettaglio della riforma promessa dal governo a inizio estate e mai avviata. I provvedimenti  anticorruzione attendono da mesi (per non dire decenni) di essere prese in seria considerazione nelle aule parlamentari. E poco e nulla, come ha sottolineato l’ex pm, è stato fatto fino ad oggi. Anzi.

“Da dopo Tangentopoli non è stato fatto praticamente quasi nulla perché la corruzione diminuisse. Anzi, se guardiamo al passato ci sono molte cose che l’hanno favorita. La corruzione è uno strumento che blocca il mercato e in assoluto anticoncorrenziale: non rende necessario ad esempio che le imprese innovino, perché chi sa di poter accedere a un mercato protetto, ovvero quello della corruzione, tutto sommato non ha necessità di fare innovazione. Inoltre la corruzione rappresenta uno strumento incredibile per impedire l’ingresso di nuovi operatori e allontana moltissimo gli operatori esteri. La corruzione è una delle nostre principali emergenze”.

Guarda tutto l’intervento e scrivi nei commenti cosa ne pensi.

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Nicola Porro: «Le politiche anticorruzione sono da “socialismo reale”». Questa ci mancava.

16/09/2014 - in corruzione

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nicola porroChe le politiche anticorruzione fossero da “socialismo reale” era finora un pensiero inedito.

Eppure è quello che espressamente emerge dalle parole di Nicola Porro in un articolo comparso ieri online.

Il vice-direttore de Il Giornale vede nel potere di commissariamento delle aziende corrotte assegnato all’Autorità anticorruzione, introdotto dalle norme emergenziali frutto degli scandali Expo e Mose, un rinnovamento della cultura anti-industriale.

In realtà, il ricorso alla corruzione da parte delle imprese ne mostra tutta l’incapacità di operare attraverso la qualità, l’innovazione, l’organizzazione efficace, la competitività. Non è infatti un caso che molte convenzioni internazionali insistano sul perseguimento della corruzione internazionale che falsa le regole del gioco, in special modo quella OCSE contro la corruzione dei pubblici ufficiali stranieri del 1997 e in vigore in Italia dal 2000. Le istituzioni garanti del mercato globale poi, dal FMI alla BM, ribadiscono a più riprese lo stesso concetto.

Solo una vera lotta alla corruzione può essere garanzia per le imprese, affinché quelle sane possano affermarsi sul mercato e non soccombere per colpa di quelle che esercitano logiche corruttive. Vanno invece eliminati tutti quegli orpelli burocratici che piuttosto che incoraggiare l’impenditoria obbligano alla logica dell’elusione delle regole: è su questo che è fondamentale un confronto onesto tra mondo imprenditoriale e istituzioni democratiche.

Rivolgere invece, come fatto da Porro, un appello alle imprese affinché si ribellino alla possibilità di legiferare sull’autoriciclaggio (definito dal giornalista “invenzione rischiosa per i privati”) e su quei reati civetta che anticipano e fondano la corruzione è in realtà una chiamata alle armi controproducente. Non vogliamo credere che l’imprenditoria nazionale abbia bisogno, per esistere, di questi mezzi: servono piuttosto regole certe. Lo dimostrano coloro che, in assenza di queste regole, sono incapaci di organizzarsi per garantire una ripresa economica.

Soprattutto occorre un clima di sincero dialogo per colmare la “falla” denunciata da Porro in chiusura di articolo: una falla che è un baratro di legalità. La lotta alla corruzione non è per le buone coscienze, ma è per far ripartire questo Paese, fermo al palo proprio per l’assenza di un vero ed efficace contrasto al fenomeno ormai da troppi anni.

Leonardo Ferrante


Per combattere la corruzione bisogna conoscerla: ripartono le iscrizioni al master APC dell’Università di Pisa

03/09/2014 - in corruzione

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RIF-Foto-master-APCLa lotta alla corruzione è una cosa seria. Ecco perché richiede la massima efficienza degli organi di controllo e delle forze dell’ordine ma anche il lavoro di un attento comitato scientifico che permetta di studiarne le evoluzioni e i campi dove la corruzione ha più presa. L’obiettivo del Master “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione” dell’Università di Pisa ha proprio l’obiettivo di creare “professionisti dell’anticorruzione” che concentrino il proprio lavoro nell’esaminare la corruzione in tutte le sue forme.

Da qualche giorno è nuovamente online il bando della V edizione del master, che si divide in due livelli. Il primo è finalizzato alla formazione di nuovi soggetti qualificati capaci di operare nella pubblica amministrazione regionale, negli enti locali e nelle organizzazioni del terzo settore rispetto ai temi della legalità nell’attività amministrativa e della prevenzione di fenomeni criminali, ma assumendo funzioni di tipo istruttivo ed esecutivo. Il Master è fruibile anche a distanza, grazie al sistema e-learning.

Il secondo invece unisce i diversi contributi delle scienze sociali: dall’analisi penale e criminologica, all’economia, all’indagine sociologica, storica e politologica. L’approfondimento teorico si integra con un percorso di formazione sulla legislazione di prevenzione e contrasto attualmente in vigore, sulla sua implementazione e applicazione, nonché sulle altre politiche contro la penetrazione criminale nell’economia legale e nella contrattazione pubblica. L’attività di formazione dedica ampio spazio allo studio empirico dei casi e delle fattispecie criminali, nell’intento di offrire una ricognizione, la più aggiornata possibile, sull’evoluzione di questi fenomeni criminali e sui problemi di applicazione della legislazione corrente. Questo Master si differenzia da quello di primo livello per un modulo professionalizzante, tirocini più corposi e una prova finale scritta.

Entrambi i corsi saranno fruibili anche a distanza, grazie al sistema e-learning e le iscrizione, già aperte, andranno avanti fino al 31 ottobre 2014.


“Il mio braccialetto bianco italiano ora ce lo ha David, in Uganda” il racconto di una sostenitrice dalla Finlandia

01/09/2014 - in corruzione, dall'estero

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unnamed (1)In tanti avete partecipato e ancora state partecipando all’iniziativa “Racconta la tua storia” di Riparte il futuro in cui chiedevamo di raccontarci in che modo, nel vostro piccolo, abbiate combattuto o addirittura sconfitto la corruzione quando ve la siete trovata di fronte. Il racconto di oggi è un po’ particolare e, per questo lo abbiamo messo in evidenza. Si tratta dell’esperienza di Ilaria Tucci, una nostra sostenitrice che vive in Finlandia. Ilaria ci racconta del giorno in cui ha incontrato David, giovane proveniente dall’Uganda, Paese in cui il problema corruzione è ancora più grave che in Italia:

“Istanbul, 14 agosto 2014. Sono seduta al Business Centre dell’Hilton Hotel Bomonti. Controllo per l’ultima volta la presentazione power point che farò tra qualche ora nella Art and Peace Commission dell’IPRA, la International Peace Research Association che quest’anno compie 50 anni ed ha deciso di festeggiarli in Turchia, ad Istanbul. La location dell’Hilton stride con gli argomenti affrontati nella intensa settimana: povertà, equità, sostenibilità, nonviolenza, riconciliazione post conflitto, diritti umani… Correggo il mio power point e penso a tutte le contraddizioni contemporanee che ci circondano e che ci influenzano. Accanto a me è seduto David, anche lui lavora al computer. Controlla la sua posta elettronica ed ha un’aria serena, divertita. Iniziamo a parlare, distraendoci dai nostri compiti per qualche minuto. David è interessato ai miei due braccialetti bianchi, mi chiede dove li ho comprati. Anche nel suo paese vanno di moda. Gli spiego che non li ho comprati, e che me li ha donati Leonardo Ferrante di Riparte il Futuro, la campagna nazionale anticorruzione che sostengo a distanza (vivo in Finlandia) fin da quando è partita a gennaio del 2013. David è interessato all’argomento. Mi domanda dell’Italia, dei suoi politici (uno in particolare), e mi racconta del suo paese, in cui la corruzione è un problema tangibile, che condiziona la vita di tanti.

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Il mio braccialetto bianco italiano ora ce lo ha David, in Uganda.

Qualche sera dopo arriva l’idea – grazie a James, studente australiano: “e se realizzassimo una campagna MONDIALE anticorruzione?”. I primi sostenitori sono già pronti”.


Whistleblowing made in China: attenzione all’anticorruzione di regime

19/08/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

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congresso cinaC’è un nuovo metodo in Cina per chi volesse denunciare la corruzione. Si tratta di un sito web messo a disposizione dalla Corte suprema del popolo, sul quale sarà possibile compilare un modulo dove segnalare le irregolarità: qualcosa che può cadere sotto il nome di promozione del whistleblowing.

La lotta alla corruzione per le alte sfere cinesi non è una cosa di poco conto. È infatti dal 2012,(anno in cui si tenne il XVIII Congresso del Partito comunista cinese che designò Presidente Xi Jinping) che quotidianamente il sito web della Commissione centrale per le ispezioni disciplinari viene aggiornato con nuovi nomi di funzionari incriminati per corruzione. Secondo i dati del Partito nel 2013 sono stati ben 180 mila e 63 mila nei soli primi cinque mesi del 2014.

“Da quando Xi Jinping ha preso le redini della nazione – si legge su Il Fatto Quotidiano – 521 funzionari sono stati espulsi dal Partito e il numero di suicidi tra di loro è cresciuto vertiginosamente. Il settimanale economico finanziario Caixin riporta 48 casi di funzionari che si sono suicidati nel 2013, contro i 21 del 2012 e i 19 del 2011. All’inizio dello scorso luglio, per quattro giorni di seguito, si è suicidato un funzionario al giorno.

Zhang Lifan, storico e analista politico che vive a Pechino, pensa che uno dei motivi dell’aumento dei funzionari che si tolgono la vita sia da ricercarsi nell’improvvisa assenza di sostegno politico”, piuttosto che per ragioni culturali.

È quindi necessario fare attenzione che la parola “corruzione” non finisca a sottendere interessi molto più vicini alla difesa di un regime, o di alcuni gruppi forti, piuttosto che il perseguimento del comportamento di chi ruba dalla collettività per fini personali abusando del suo potere.

Non è un caso che sui suicidi eccellenti vi sono alcune ombre che hanno fatto discutere, specialmente sul web. Molti sono infatti nemici politici del presidente Xi Jinping: “Bo Xilai, l’ex principino rosso che sembrava destinato a diventare il novello Mao; il generale in pensione Xu Caihou, già membro del Politburo, vice presidente della Commissione militare centrale e incaricato di supervisionare le nomine all’interno dell’Esercito popolare di liberazione e, ultimo in ordine di tempo e più in alto ancora in grado, Zhou Yongkang, l’ex zar dei servizi di sicurezza cinesi, il potentissimo numero 9 che nella scorsa nomenklatura era a capo della Commissione militare”.

Non è tutto. Una delle richieste più pressanti della società civile cinese organizzata, soprattutto del Movimento dei nuovi cittadini, è stata la pubblicazione online di redditi e patrimoni dei funzionari pubblici, per permettere ai cittadini di monitorare e verificare che i funzionari non conducessero uno stile di vita al di sopra delle loro possibilità e denunciarli nel caso di sospetta corruzione. In sintesi, le stesse cose che Riparte il futuro sta chiedendo in Italia. Il risultato? I loro leader, tra cui il noto avvocato per i diritti civili Xu Zhiyong, sono stati processati a gennaio di quest’anno e condannati a diversi anni di reclusione per “disturbo dell’ordine pubblico”. Anche per questo pare strano che dopo solo otto mesi sia lo stesso governo a incoraggiare la popolazione a denunciare la corruzione e a garantire trasparenza nei suoi confronti.

Quello che accade in Cina, difficile da leggere partendo da questa parte di mondo, accende comunque un allarme che deve farci sempre rimanere svegli rispetto a quale tipo di lotta alla corruzione uno Stato intenda perseguire.

Una cittadinanza libera, attenta e attiva è la garanzia che le politiche pubbliche per l’integrità non nascondano invece interessi forti o guerre interne a gruppi di potere. Quando la società civile è inascoltata o ancor peggio perseguita, non è vera lotta alla corruzione. Whistleblowing poi significa difesa della legalità e dell’integrità: denunciare un fenomeno di corruzione serve a impedirne gli spaventosi effetti sociali ed economici, non a difendere uno status quo.

 

 

 


Benefici per i whistleblower e “agenti provocatori”, così Cantone vuole combattere la corruzione

18/08/2014 - in corruzione, trasparenza

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raffaele_cantoneIl decreto organizzativo dovrebbe arrivare non più tardi di settembre, ma il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, ne ha già chiari i passaggi principali. Il primo è quello dell’istituzione di “agenti provocatori”, agenti che andranno a testare la correttezza di amministratori pubblici e imprenditori offrendo loro soldi o tangenti e che, nel caso la corruzione dovesse andare a buon fine, farebbero scattare la denuncia. Anche per questo Cantone auspica una collaborazione più diretta con Confindustria. “Dobbiamo trovare un modus operandi comune – ha detto il presidente dell’Anac -. I primi a dover ritenere conveniente la battaglia contro la corruzione sono gli imprenditori, che a volte non si rendono conto di commettere un reato”.

C’è poi l’ipotesi messa in campo di veri e propri benefici da parte dello Stato per chi denuncia episodi di corruzione, ma per rendere questa pratica più sicura serve, come da tempo chiede Riparte il futuro, una norma che tuteli specificamente i whistleblower.

Infine un’ultima battuta sul controllo delle amministrazioni, sul quale l’Anac intende incentrare le prossime politiche: “Ora possiamo sanzionare quelle che non adottano il codice etico o presentano un piano trasparenza puramente formale” ha dichiarato Cantone.


Anagrafe degli eletti: la corsa alla trasparenza parte dai Comuni

23/07/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

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anagrafe eletti

La campagna “Riparte il Futuro”, nell’ambito delle elezioni comunali 2014, chiede espressamente che ogni Comune garantisca una maggiore trasparenza dei propri incaricati, pubblicando in maniera dettagliata, fruibile e diffusa la cosiddetta “Anagrafe degli eletti”. Di che si tratta, in sintesi?

L’Anagrafe degli eletti è uno straordinario e basilare strumento di trasparenza, perché ci permette di concretizzare il diritto conoscere da chi siamo rappresentati. Ciò che è previsto dalla legge, art 14 del decreto legislativo 33/13, è che vengano messi on line i curriculum vitae, i compensi relativi all’assunzione della carica, la dichiarazione reddituale e patrimoniale di tutti gli eletti. Sono le richieste che Riparte il futuro ha fatto ai candidati sindaci, ma questa volta rese obbligatorie per tutti gli eletti.

Ciò che noi chiediamo ai Comuni che si sono impegnati con Riparte il futuro è un impegno più forte da parte loro, per poter conoscere fino in fondo chi ci rappresenta; ciascuno di essi deve prendersi carico della propria responsabilità e garantire informazioni fruibili e dettagliate sui propri eletti. Come? Promozione costante della pagina web attraverso attività di pubblicizzazione su autobus, in luoghi pubblici istituzionali e non, più un attento lavoro dei mass media locali; un connubio perfetto verso una maggiore trasparenza.

Francesco Quarta


Di Maio (M5S) sul whistleblowing: “La corruzione è un problema culturale, ecco perché chi non è omertoso va tutelato”

17/07/2014 - in corruzione

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Ieri, durante il convegno “Whistleblowing e anticorruzione: proteggere chi denuncia” organizzato dall’onorevole Francesca Businarolo del Movimento 5 Stelle, è intervenuto anche il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio. Gli abbiamo chiesto a che punto sono i lavori verso la realizzazione della legge anticorruzione e perché è sempre più fondamentale. “La corruzione è frutto di politiche burocratiche di questi anni che non hanno fatto altro che rallentare l’esecuzione dei diritti dei cittadini” ha spiegato Di Maio “chi non è omertoso va tutelato: oggi invece chi è omertoso viene privilegiato. Chi non lo è diventa un bersaglio mobile”.


Contro la corruzione stiamo perdendo tempo: firma e diffondi l’appello #zeroscuse,

11/07/2014 - in corruzione

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Schermata 2014-07-11 alle 13.18.13Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha lanciato le consultazioni sulla giustizia prendendo tempo fino a settembre.

Noi crediamo che non ci sia bisogno di nuove consultazioni per sapere cosa pensano i cittadini della corruzione: oltre mezzo milione di firmatari di Riparte il futuro ha già chiesto al governo di agire subito.

Contro la corruzione in Italia ci sono #zeroscuse e non c’è più tempo da perdere. Prescrizione, riciclaggio e autoriciclaggio, Freedoom of information act, whistleblowing: l’Italia ha bisogno di alzare l’asticella contro la corruzione dotandosi di leggi moderne in grado di intercettare, prevenire e sanzionare. Così si sta solo perdendo tempo. 

Facciamoci sentire, chiediamo a tutti i nostri amici che ancora non hanno firmato di fare la loro parte.

Fai la differenza:

Firma ora >>
Condividi ora l’appello #ZeroScuse >>


“Non è la corruzione il problema vero della pubblica amministrazione”: la nostra risposta a Italia Oggi

10/07/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

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salvatore_nottolaEdoardo Narduzzi, scrittore con la passione della finanza e delle start up, ha scritto in un suo pezzo su Italia Oggi e poi apparso su Formiche che “non è la corruzione il problema vero della pubblica amministrazione” italiana.

Noi di Riparte il futuro è da due anni che diciamo l’opposto. Cominciamo dall’inizio: Narduzzi, parlando della corruzione, riporta come “le denunce generiche non aiutino a migliorare i problemi e fanno calare una cappa di negatività sul marchio Italia”. Sarebbe troppo facile ricordare il motto per cui non occorre guardare al dito ma alla luna, secondo il quale la situazione decisamente infausta non è certo responsabilità di chi denuncia.

La questione è però più profonda: accanto a una denuncia “vuota a perdere” e incapace di qualunque proposta, occorre costruirne una diversa fondata sulla logica del cambiamento, che sappia partire dai costi reali che la corruzione esercita. Non è infatti un caso che dove c’è più corruzione le aziende abbiano maggiori oneri burocratici, non superino mai le dimensioni medie e piccole e soprattutto non beneficino degli investimenti stranieri, che volano via dove le condizioni sono diverse e dove s’investe di più in innovazione e ricerca. Anche quest’ultima voce è una spesa solamente residuale nei paesi a maggior percezione di corruzione, a evidenza dell’incapacità dei corrotti di saper guardare al futuro, ma di fare guadagni semplici qui ed ora.

La seconda questione riguarda la critica che Narduzzi fa alla Corte dei conti, riportando come “non abbia saputo far nulla nel corso degli anni per ridurre un fenomeno tanto abnorme”. Va detto che la Corte dei conti non è un organo di prevenzione, come invece è chiamata ad essere l’Anac di Cantone, ma un organismo di contrasto che agisce solo quando è troppo tardi, cioè per i pochi casi che vengono scoperti, senza riuscire ad avere un vero ruolo dissuasivo. Occorre dunque rendere forte il sistema di prevenzione, l’unico capace di scoraggiare comportamenti corruttivi, potenziando l’Autorità nazionale anticorruzione e soprattutto mettendola in grado di svolgere il proprio lavoro, senza indicare variabili esterne all’equazione.

In ultimo, Narduzzi sottolinea come “il principale problema della p.a. italiana, quello che zavorra il nostro Pil e che culturalmente ci condanna a essere europei di serie B, è la sua incapacità di conseguire risultati operativi nei tempi e con gli stessi costi medi che ci sono a Vienna, Berlino o Bruxelles”. Narduzzi riporta bene come esista un serio problema di burocratizzazione del Paese, ma è da domandarsi: perché? Perché l’Italia è bloccata su questo binario morto, che non ha a che vedere con il singolo burocrate, come pare evincersi dalla riflessione di Narduzzi, quanto dalla mancanza di un cambio di logica organizzativa della PA? Gli italiani non hanno nel DNA il ritardo o l’inefficacia, così come non hanno nel proprio sangue l’amore per la pasta o per la musica lirica: sono pregiudizi, oppure approcci culturali che possono cambiare, come accaduto altrove a seguito di politiche pubbliche efficaci e buone campagne culturali.

La risposta più logica all’interrogativo posto pare quindi essere quella per cui possono esistere interessi affinché il sistema non venga reso differente o sia percepito come immodificabile. Se non si perseguono obiettivi di efficienza, è probabile che è perché ci sia chi mira al raggiungimento di altri tipi di obiettivi meno chiari e opachi, strettamente connessi alla corruzione.

Attenzione dunque a evitare percorsi logici troppo affrettati che inducano a spiegare in un articolo perché non sia la corruzione l’origine di molti problemi italiani, come il titolo del post, forse troppo ingenuamente, intendeva suggerire.

Leonardo Ferrante

 

 


Trasparenza e prescrizione: l’Italia non può attendere. Tutti i pareri illustri da Cantone a Soro

04/07/2014 - in corruzione

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Laura-Boldrini-e-Antonello-Soro_h_partbMentre Renzi rinvia le riforme e lancia una processo di partecipazione pubblica sulle linee guida cresce in Italia il confronto sul tema. Abbiamo provato a dare uno spaccato dei temi e delle opinioni.

Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, torna sul tema del cattivo utilizzo della prescrizione, “un segnale devastante” specie quando contribuisce a rendere inefficaci processi per corruzione e abuso d’ufficio. Gli fa ecol Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia, che amplia il discorso: “Ciò che manca oggi in Italia è la risposta del processo penale. Occorre renderlo più funzionale – spiega – con una sentenza che arrivi in tempi ragionevoli. Bisogna abolire il grado di appello, che esiste solo da noi, far funzionare i riti alternativi ed agire sulla prescrizione, che è il vero buco nero della repressione penale”. Entrambi erano ospiti ad un convegno organizzato dalla Corte dei Conti.

cantone_poltronaSul suo ruolo Cantone (foto a destra) continua: “non ci sono poteri straordinari, ma poteri nuovi. Non ci sono neanche vestiti da Superman o la bacchetta magica, non è un problema che si risolve in sei mesi o in sei anni. Occorre però avviare un sistema virtuoso”.

Altro punto dolente, secondo Cantone, “è il ricorso all’esternalizzazione dei servizi pubblici: persino i servizi cimiteriali vengono esternalizzati dagli enti locali”. Sugli appalti, sottolinea, “serve una trasparenza a 360 gradi”. Quanto al Codice degli appalti, secondo Cantone, “il tema vero riguarda i grandi eventi, le uniche opere pubbliche che si fanno in questo momento. Mi sembra un paradosso che nel Codice non siano previsti i grandi eventi. So comunque che si sta lavorando per introdurre due direttive europee per provare a riscrivere il Codice ed entro fine anno potrebbe arrivare una legge delega”.

Tanta prudenza traspare invece dalle riflessioni del garante della Privacy, Antonello Soro (foto di apertura).

Che esista un conflitto fisiologico tra diritto alla trasparenza e quello alla privacy lo si comprende dalle sue parole: “il clima emergenziale può portare a brutti consigli e bisogna stare attenti a non pensare che la trasparenza assoluta sia un bene, ma dev’essere di qualità, deve servire al cittadino per il controllo, non alla gogna mediatica”.

squitieriInfine il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri (foto a sinistra), che pochi giorni fa aveva detto che non è un problema di leggi ma di applicazione delle stesse si schiera contro “un’ulteriore riduzione dei tempi di controllo degli atti da parte della Corte: sarebbe devastante e ci creerebbe grandi difficoltà. Abbiamo tempi tecnici da rispettare e la Corte è in grande sofferenza di organico. Siamo in pochi, il lavoro aumenta e il controllo è toccato negativamente”.

Tanti punti di vista, ma resta unica una certezza: le riforme vanno fatte, certo con ragionevolezza, ma l’Italia non può più attendere.


Il giro del mondo in bici: “Speriamo di trovare un paese meno corrotto al nostro ritorno”

01/07/2014 - in dall'estero

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becyclingSi chiamano Daniele Carletti e Simona Pergola e tra qualche giorno partiranno per un viaggio. Non si tratta di una semplice vacanza: faranno niente meno che il giro del mondo in bicicletta e porteranno con sé il simbolo della campagna Riparte il futuro.

“Dai sette colli ai sette passi” questo il titolo della loro impresa, Daniele e Simona partiranno dai colli della Capitale e oltrepasseranno i sette valichi più alti del pianeta, con al polso per tutto il tragitto il braccialetto bianco simbolo della lotta alla corruzione.

A guardarli in faccia sembra che stiano partendo per una scampagnata, invece  hanno davanti 100.000 chilometri da pedalare attraverso 52 paesi, per un totale di 4 anni di viaggio. Sfideranno un’altezza media di oltre 3.500 metri, con punte che arriveranno ai 5.130 metri dell’Abra Azuca in Perù e ai 5.560 metri del Semo la Pass in Tibet.

“Sappiamo bene che ci sono montagne molto più alte – spiega Daniele – ma qui non parliamo di semplici vette. Ho impiegato due mesi a tracciare il percorso proprio perché, come dice il nome del nostro evento, ho cercato i passi più alti del mondo, strade che ti portano in cima ad un monte, ma che non si fermano, proseguono. Volevo che il nostro percorso fosse una linea continua che parte e arriva a Roma”.

“Non vediamo davvero l’ora di partire – racconta Simona – è ormai un anno che lavoriamo a questo progetto e la fatica e le difficoltà che ci aspettano non ci spaventano, ma piuttosto ci caricano”.

Il loro scopo va oltre il raggiungimento di un primato (sebbene nessuno abbia ancora osato tanto in un unico tour): “il nostro obiettivo non è quello di finire sul libro dei Guinness, ma quello di sensibilizzare chi ci seguirà attraverso il nostro sito internet e la nostra pagina Facebook ad un utilizzo della bicicletta, nonchè quello di aiutare le popolazioni in difficoltà attraverso World Bicycle Relief, un’organizzazione statunitense che si occupa di fornire biciclette nelle zone disagiate del pianeta per migliorare la qualità della vita a chi le abita, come ad esempio permettere ai ragazzi di andare a scuola tutti i giorni”.

A sostenerli e incoraggiarli ci saremo anche noi, i 530.000 firmatari di Riparte il futuro: “Dobbiamo attraversare tutti e cinque i continenti, ma alla fine torneremo in Italia. La speranza è quella di trovare un paese diverso, che sia riuscito a portare avanti la sua lotta contro la corruzione, un male che lo attanaglia da troppo tempo” commentano sorridendo.


Consegnato il braccialetto bianco al sindaco di Forlì: al via lo #zeroscuse tour di Riparte il futuro

25/06/2014 - in trasparenza

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sindaco_forlì3Il Presidio territoriale di Libera “Placido Rizzotto”, in accordo con il Coordinamento provinciale e regionale Libera Emilia-Romagna, ha consegnato stamattina al neoeletto sindaco Davide Drei il braccialetto bianco simbolo della campagna contro la corruzione presso il Comune di Forlì.

Davide Drei ha aderito alle richieste che Riparte il Futuro, la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione, ha presentato prima del voto a tutti i candidati alle amministrative. “Abbiamo chiesto a tutti di mettere in cima alla propria agenda la lotta alla corruzione in tre modi”, spiegano i promotori. “Rendendo trasparente la propria candidatura in campagna elettorale, promettendo di adottare la delibera “Trasparenza a costo zero” entro i primi 100 giorni e impegnandosi ad attuare le prescrizioni della delibera entro 200 giorni“.

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L’appuntamento forlivese è l’anteprima del tour nazionale di Riparte il Futuro #zeroscuse: un viaggio attraverso l’Italia durante il quale in questi mesi verranno consegnati i braccialetti bianchi a tutti i 75 neoeletti sindaci che hanno sottoscritto gli impegni della lotta alla corruzione nelle loro amministrazioni.

Avendo aderito a Riparte il futuro ora il nostro sindaco è un “braccialetto bianco”, uno dei 75 sindaci italiani che si sono impegnati concretamente contro la corruzione”, proseguono gli attivisti. “A lui il nostro buon lavoro e la nostra promessa: continueremo a vigilare affinché tutti gli impegni contro la corruzione presi con i cittadini di Forlì vengano rispettati”.