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Assoluzione e delitto, lo stesso movente. Chi è Antonio Iovine

19/06/2014 - in corruzione

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Un’aggiustatina al processo? Anche 250mila euro. Tanto vale la giustizia in Italia? E’ quello che emerge dalle nuove rivelazioni del pentito dei Casalesi Antonio Iovine: “Duecentocinquanta mila euro per aggiustare un processo“. Viene in mente Fabrizio De Andrè, vengono in mente le parole della sua “Canzone del padre“: “Così son diventato mio padre, ucciso in un sogno precedente. Il tribunale mi ha dato fiducia, assoluzione e delitto lo stesso movente“.

Iovine

Alle affermazioni di Iovine è seguita l’apertura di un fascicolo da parte della Procura di Roma con l’ipotesi di corruzione. “In alcune occasioni l’avvocato Michele Santonastaso mi ha chiesto dei soldi per farmi avere delle assoluzioni“, ha detto il collaboratore di giustizia. “Io accettai, fui assolto e pagai i 200 milioni in due rate di 100 milioni ciascuno“. Santonastaso “non mi ha mai spiegato nel dettaglio quale strada fu percorsa per ottenere l’assoluzione ma era chiaro che essa era stata ottenuta con metodi illeciti“. Iovine è stato condannato in primo grado a 30 anni e assolto in appello. E al pubblico ministero ha rivelato ora di aver commesso quel delitto. Gli avvocati chiamati in causa negano ogni accusa a mezzo stampa definendo le parole del pentito “una colata di fango“.

Ma chi è Antonio Iovine? Lo chiamano “’o ninno” e “il poppante” grazie al suo essere precoce: ha raggiunto le posizioni apicali del clan che era ancora bambino: è pentito dal 21 maggio 2014. Scrive Giorgio Dell’Arti nel suo Catalogo dei viventi: “Prima di essere arrestato, reggente della confederazione dei Casalesi (da Casal di Principe), che ha al suo vertice Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti (detenuti). Detenuto dal 17 novembre 2010, attualmente in 41 bis nel carcere di Nuoro di massima sicurezza Badu ’e Carros. Tra i primi 10 latitanti di massima pericolosità ricercati dalla Direzione centrale della polizia criminale, si nascondeva dal 5 dicembre 1995 (quando veniva colpito da ordinanza cautelare nel corso dell’operazione Spartacus)“.

Secondo Roberto Saviano che Antonio Iovine è il “vero ministro dei rifiuti della camorra“. “Le discariche campane non sono state intasate solo dai rifiuti solidi urbani campani, ma sono state occupate, invase, colmate dai rifiuti speciali e ordinari di tutto il Paese, dislocati dalle rotte gestite dei clan. La spazzatura napoletana appartiene all’intero Paese nella misura in cui per più di trent’anni rifiuti di ogni tipo, tossici, ospedalieri, persino le ossa dei morti delle terre cimiteriali, sono stati smaltiti in Campania e più allargatamente nel Mezzogiorno“. Lui è un camorrista dal cipiglio imprenditoriale. Uno degli ultimi re di camorra insieme a Michele Zagaria e Mario Caterino. E ora, come scrive Guido Ruotolo su La Stampa, “ha deciso di mettere il tritolo per fare sbriciolare il castello Gomorra, castello costruito con morti ammazzati, estorsioni, traffici di rifiuti, droga, armi. E appalti pubblici, riciclaggio, relazioni con le amministrazioni comunali e locali, con la politica insomma“.

Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi
solo i sogni che non fanno svegliare“.


Chi corrompe i controllori. Ovvero: non è un Paese per giovani

19/06/2014 - in corruzione

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Episodi come quello che ha colpito pochi giorni fa la guardia di finanza o che stanno emergendo dalle rivelazioni del collaboratore di giustizia Iovine (che parla di magistratura collusa) rischiano, oltre che di spezzare il patto sano, di spazzare via la speranza di chi ogni giorno ricerca la legalità e compie il proprio dovere. “Corrompere” viene infatti da “cum-rumpere”, cioè spezzare, liquefare, distruggere. Si frantuma il patto sociale che tiene unita la società, il vincolo di fiducia tra gli uomini secondo il quale non si fa solo per se stessi.

E’ l’apice dell’egoismo, l’opposto del concetto di bene comune, per il presente e per le generazioni che verranno. Il collasso macroeconomico che si trova a vivere la generazione di 20-30 e 40enni oggi appare drammaticamente solo il più evidente degli effetti di questo processo di putrefazione sociale.

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La corruzione è un patto tra pochi e mai una stretta di mano tra due sole persone. E’ sempre una rete più grande che permette quel “male comune” che trasforma il bene di tutti in privilegio di qualcuno. A questa rete, a seconda dei contesti, vi partecipa chi ha pochi scrupoli e molti interessi: faccendieri, colletti bianchi, imprenditori corruttori, politici e funzionari corrotti, clan mafiosi.

Ciascuno, nella rete della corruzione, mette il proprio “know how”: chi la minaccia della violenza, chi l’abilità di negoziazione, chi il denaro (o la promessa di farne tanto), chi la capacità imprenditoriale, chi la possibilità di decidere (o non decidere). La corruzione è la garanzia, il collante tra tutti.

Questa rete è davvero “al sicuro” quando entra a farne parte anche chi è chiamato a controllare: forze ispettive, magistratura, livello amministrativo di monitoraggio. La presenza, nella rete, di chi viene meno al proprio ruolo di contrasto blinda il patto illegale e lo rende invisibile agli onesti. La corruzione, in questi casi, può assumere dimensioni talmente ampie da cambiare nome e divenire quella grande illegalità capace di scrivere le pagine più oscure del nostro Paese.

La reazione a queste situazioni non può quindi che essere forte, senza fraintendimenti, sottovalutazioni, riserve. La reazione è quella degli oltre 520mila firmatari di Riparte il futuro e di tutto coloro che non si arrendono.

Leonardo Ferrante


Dalle nuove rivelazioni del boss Antonio Iovine: la vera forza delle mafie sta fuori da esse e la corruzione è il collante

30/05/2014 - in corruzione

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Antonio Iovine, il boss camorrista divenuto collaboratore di giustizia (non “pentito”, come erroneamente si ripete spesso, perché non è detto che alla volontà di collaborare corrisponda un reale pentimento) sta rilasciando in questi giorni numerose dichiarazioni.

Ai PM di Napoli descrive un sistema capillare che evidenzia come la vera forza delle mafie sia radicata fuori dalle mafie stesse e si nasconda nei reticoli della corruzione, della malapolitica, della cattiva imprenditoria. In questo territorio nebbioso dei cosiddetti “affari sporchi” i mafiosi giocano il ruolo di garanti del patto. Lo fanno usando la forza ma solo se necessario (basta sapere che è possibile usarla), potendo contare sulla disponibilità di denaro contante e mediando tra le parti. Ma le mafie da sole non bastano e non sono mai bastate, e lo si capisce bene dalle stesse parole di Iovine: “I funzionari pubblici sono stati costantemente corrotti – dice – e hanno assecondato le richieste che provenivano o direttamente da me e da altri capi del clan” e da “nostri affiliati”. Iovine riconosce il ruolo degli “imprenditori interni a questo sistema”, che lui stesso definisce “malato”, dove “spesso si confondono i ruoli fra il camorrista, l’imprenditore, il politico, il funzionario”.
Per capire che cosa sono le mafie oggi, bisogna guardare questo grafico

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Non tutti i puntini della rete sono mafiosi, ma vi partecipano confondendosi con gli altri. Questo rende ancora più difficile spezzare il patto criminale.

Perciò la campagna “Riparte il futuro” si concentra sul tema della corruzione: per spezzare i legami del reticolo, gli accordi mafiosi che trovano nel comportamento di corrotti e corruttori il viatico per entrare nell’economia legale e nella politica.

Per approfondire il metodo della “social network analysis” agli studi sulle mafie: Rocco Sciarrone – Mafie vecchie mafie nuove

Leonardo Ferrante