Articoli con il tag “appalti

Arriva OpenExpo (con due anni di ritardo) e Renzi lo annuncia su Twitter “dati e informazioni per tutti “

12/09/2014 - in trasparenza

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“OpenExpo con la trasparenza online disponibili dati e informazioni per tutti #italiariparte” con questo tweet il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha annunciato ieri il lancio del nuovo sito di Open Expo che offre tutte le informazioni sui lavori dell’evento planetario che si terrà a Milano nel 2015.

“Open Expo è una iniziativa di Expo 2015 volta ad assicurare la totale trasparenza all’Esposizione Universale del 2015 attraverso la pubblicazione in formato aperto di tutte le informazioni riguardanti la gestione, la progettazione, l’organizzazione e lo svolgimento dell’evento – si legge nella sezione ‘Cos’è Open Expo’ del sito -. In questa logica OpenExpo2015. it intende arricchire le informazioni già rilasciate da Expo 2015 S. p. A nella sezione Amministrazione trasparente rendendo disponibili i dati relativi alla gestione economica dell’evento (entrate e uscite, acquisti, pagamenti e relativi beneficiari), alle opere realizzate (cantieri, descrizione delle opere, importi previsti per la loro realizzazione) e alle eventuali varianti nello svolgimento della manifestazione (numero di visitatori, mobilità e trasporto pubblico). Sul portale OpenExpo2015. it sono inoltre disponibili infografiche dinamiche costantemente aggiornate che consentono a chiunque di avere un idea chiara, a colpo d’occhio dello stato di avanzamento dei lavori e, più in generale, dell’andamento dell’intero evento”.

Benissimo, si tratta di un’ottima iniziativa. Peccato che, come vi avevamo raccontato ai tempi dello scandalo, Open Expo arrivi con almeno due anni di ritardo sulla tabella di marcia. Doveva infatti partire nel 2012 per garantire trasparenza degli appalti in via preventiva e non a cose fatte. Ma poi non se ne è più parlato, fino agli arresti di maggio. Le sue funzioni sarebbero state molto utili a evitare quanto accaduto.
Tuttavia piangere sul latte versato non serve a niente e speriamo che questo portale possa essere veramente efficace e aggiornato. Nei prossimi giorni ne valuteremo le prestazioni e vi faremo sapere!

Stay tuned

 


La lotta al riciclaggio passa per la cooperazione istituzionale: il nuovo protocollo Anac-UIF

05/08/2014 - in trasparenza

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Abbiamo parlato qualche giorno fa di Capaci, il nuovo sistema informatico, letteralmente “Creating Automated Procedures Against Criminal Infiltration of public contracts”, che permette di segnalare in automatico alcuni fattori di rischio che riguardano i grandi appalti. La strada della digitalizzazione è ancora lunga da esplorare e da percorrere massicciamente, ma di tutto occorre condividere saperi, conoscenze, informazioni, database.

Va in questa direzione il protocollo d’intesa tra l’Autorità anticorruzione guidata da Cantone (Anac) e l’UIF, cioè l’Unità di Informazione Finanziare per l’Italia. Obiettivo è garantire il “corretto funzionamento dei presidi anticorruzione nella PA o l’efficace adempimento degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette da parte degli uffici della pubblica amministrazione”, come è indicato nel protocollo stesso.

Grande attenzione, nel testo, è destinata agli appalti e a tutti quei settori dove possono verificarsi situazioni di riciclaggio. Soprattutto si mira a identificare quelle “bandiere rosse” che segnalano pericoli e rischi. Tutto ciò in attesa che, come chiesto dalla petizione #zeroscuse, anche l’autoriciclaggio diventi un reato. Ci auguriamo che questa riforma avvenga presto, così come auspichiamo si dia un seguito concreto a queste buone iniziative di accordo istituzionale.

Leonardo Ferrante


Il piano di monitoraggio finanziario “Capaci”: 200 grandi opere controllate mediante sistemi informatici

31/07/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

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capaci_logoSentendo la parola “Capaci” a ciascuno di noi torna in mente la strage in cui persero la vita il giudice Falcone, sua moglie Morvillo e i tre agenti della scorta Schifani, Dicillo e Montinaro. Ma da oggi questa parola è anche l’anagramma di “Creating Automated Procedures Against Criminal Infiltration of public contracts”, cioè il sistema di monitoraggio istiuzionale introdotto dal decreto di riforma della Pubblica Amministrazione di giugno  che mira a mappare i flussi finanziari relativi a circa 200 grandi opere pubbliche del Paese.

La scelta del nome è forse un modo per sottolineare come oggi la lotta alle infiltrazioni criminali passi anche per procedure automatiche che si fondano sull’elaborazione dei dati, in grado di ridurre il rischio umano. Questo nuovo sistema, infatti, monitorando e tracciando i flussi finanziari, intrecciando in maniera complessa vari database, dovrebbe automaticamente restituire segnali di allarme e bandiere rosse quando risultano informazioni non coerenti. Un meccanismo che probabilmente,negli intenti di chi l’ha organizzato, mira a evitare parzialmente il rischio che corre colui che indaga su corruzione, crimine organizzato, mafie. La storia conta tanti esempi di uomini che hanno pagato questo rischio a caro prezzo, tra cui lo stesso giudice Falcone.

Sicuramente non sarà mai possibile sostituire la valutazione umana, per la famosa norma secondo la quale “fatta la legge, trovato l’inganno”. Sarà comunque necessario metterci la testa, le migliori competenze, e un certo rischio. Ma sicuramente l’analisi dei “big data”, per dirla all’americana (Obama ha vinto una campagna elettorale introducendo questi temi), può essere molto utile: quella della digitalizzazione è una frontiera ancora tutta da esplorare, in Italia. Non possiamo che agurarci una crescita esponenziale di queste esperienze, e soprattutto che diventino la norma, non solo sperimentazioni parziali.

Il sistema è stato messo a punto da Consorzio Cbi e Abi e presto diventerà obbligatorio per tutti i soggetti coinvolti, su richiesta del Ministero dell’Interno e di altri soggetti istituzionali quali la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Dipartimento per la Programmazione ed il Coordinamento della Politica Economica (DIPE), il Ministero Economia e Finanze, il Dipartimento del Tesoro, il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, il Comitato di Sorveglianza Grandi Opere, e la Direzione Investigativa Antimafia (DIA).

Leonardo Ferrante


C’è qualcosa che non va se un’opera pubblica è “in fase di completamento”… da 40 anni. Rizzoli presenta “Corruzione a norma di legge”

08/07/2014 - in corruzione

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2980443-9788817075701Se qualcuno si chiedesse come sia possibile che le grandi opere siano totalmente pervase di corruzione nostrana, come sia possibile che personaggi poco limpidi (con più di qualche scheletro nell’armadio) riescano sempre ad avere per le mani denaro pubblico o come sia possibile che per oltre quarant’anni abbiamo creduto che il Mose di Venezia fosse in fase di completamento, troverà finalmente qualche risposta nell’ultima fatica di Giorgio Barbieri e Francesco Giavazzi: il saggio “Corruzione a norma di legge. La lobby delle grandi opere che affonda l’Italia” da ieri in libreria per Rizzoli.

La storia del Mose è solo l’epicentro intorno al quale i due autori ruotano per raccontare come il sistema degli appalti italiano sia malato e, purtroppo, lontano da una cura. Non si può essere infatti ottimisti di fronte a notizie come il ritorno di Patrizio Cuccioletta alla carica di Magistrato alle acque.  Per ordine di Altero Matteoli di Forza Italia, nonostante le accuse di irregolarità per cui era stato rimosso nel 2001, Cuccioletta è stato rimesso alcuni anni dopo al suo posto, come se niente fosse successo. Nel suo primo mandato Cuccioletta aveva collezionato “234 giornate lavorative di assenza su 381” e aveva fatto “un uso improprio dei poteri d’urgenza”. Proprio quella “urgenza” che sembra rappresentare una sorta di “password della corruzione” intorno all’affare Mose.

Nel presentare il libro sul Corriere della Sera, Gian Antonio Stella parla delle “disinvolte scorciatoie per scansare ogni intralcio normativo in nome dell’urgenza («Le opere per salvare Venezia verranno ultimate entro il 1995», giurava Craxi nel 1986), col risultato che chi oggi chiede se «una scelta tecnologica fatta quarant’anni fa sia tuttora idonea, soprattutto alla luce dell’analisi costi-benefici», si sente rispondere che «è troppo tardi, ma è una domanda che, in quarant’anni, mai è stato consentito porre, sempre con la scusa che ‘ormai i lavori sono quasi finiti’»”.

Stella spiega poi come gli autori distinguano due tipi di corruzione. Il primo è quello classico, la tangente, per cui talvolta scatta l’arresto. Mentre il secondo è più pericoloso e ambiguo «perché – come si legge nel libro – nessuna legge viene violata sono le leggi stesse a essere state corrotte, cioè scritte e approvate per il tornaconto dei privati contro l’interesse dello Stato, o per alcuni privati a svantaggio di altri. Di fronte a questo tipo di corruzione la giustizia non possiede armi. Nel momento in cui la regola corrotta viene applicata nessuno commette alcun reato; i reati semmai sono stati compiuti quando il Parlamento ha approvato le leggi, ma sono più difficili da dimostrare e sanzionare».

Corruzione a norma di legge
di Giorgio Barbieri, Francesco Giavazzi
Rizzoli 2014, 238 pp. 15.00 €

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Torino, corruzione all’Atc: mazzette in cambio di appalti per lavori di manutenzione ai palazzi

26/06/2014 - in corruzione

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atc_torinoÈ finito in manette Carlo Liberati, direttore generale di Manet srl, società satellite di Atc – Agenzia territoriale per la casa di Torino. Liberati è stato arrestato con l’accusa di corruzione. Il numero uno di Manet avrebbe infatti intascato mazzette mensili da Mario Nastrucci (amministratore della Dil Elettrica srl e finito agli arresti domiciliari) perchè gli venissero subappaltati i lavori di manutenzione sugli impianti elettrici degli immobili del patrimonio di Atc.

Sono in particolare due i fatti documentati da carabinieri e Guardia di Finanza: un passaggio di mille euro avvenuto il 17 dicembre 2013, e un altro di duemila euro del 9 gennaio di quest’anno. Le indagini proseguono per accertare altri possibili passaggi di denaro che secondo la procura sarebbero avvenuti in modo sistematico negli ultimi quattro anni. Liberati era già stato arrestato a marzo nell’ambito delle indagini sugli appalti all’Atc che aveva portato a dieci misure cautelari per falso ideologico.


I lavoratori low-cost della camorra per ricostruire L’Aquila

26/06/2014 - in corruzione

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l'aquilaMassimizzare i profitti derivanti dagli appalti milionari. È per questo che i sette imprenditori coinvolti nell’inchiesta “Dirty job” della Direzione distrettuale antimafia de L’Aquila si rivolgevano alla camorra. In particolare era il clan dei Casalesi a fornire maestranza a basso costo con l’accusa di “contiguità con il clan dei Casalesi”. Si parla di un giro d’affari di circa 10 milioni di euro, dove gli operai impiegati erano costretti a restituire la metà dello stipendio che percepivano sulla carta.

In totale gli indagati dovrebbero essere circa una ventina tra imprenditori e lavoratori impiegati nei cantieri, tre sono finiti in carcere e quattro ai domiciliari per estorsione aggravata dal metodo mafioso, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Gli arresti arrivano proprio a pochi giorni dalla notizia di imprese colluse nella ricostruzione di beni culturali e chiese nel centro del capoluogo abruzzese.

A fornire i lavoratori alle ditte aquilane erano i Di Tella di Caserta, costruttori campani incensurati, ma con forti legami con il clan dei Casalesi, che reperivano manodopera solo a Casapesenna e Casal di Principe. I lavoratori percepivano dalle ditte abruzzesi buste paga con importi corretti, ma i Di Tella gestivano a parte una contabilità occulta. La metà dello stipendio veniva infatti restituita attraverso prelievi bancomat.

Secondo quanto si è appreso, c’è stato il contributo di un collaboratore di giustizia che ha sottolineato i rapporti tra Alfonso Di Tella e il clan Michele Zagaria e altri casalesi. Per il procuratore distrettuale antimafia, Fausto Cardella, «questa indagine fotografa la situazione di un tipo di infiltrazione, quella del clan dei Casalesi, di cui da oggi potremo parlare con più cognizione di causa. Inoltre è un’indagine che valorizza i rapporti tra le procure distrettuali e quella nazionale. Senza la banca dati non sarebbe stato possibile realizzarla in questo modo”.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori dello Scico e del Gico dell’Aquila, gli imprenditori aquilani avrebbero percepito il 30 per cento degli appalti senza fare nulla, ovvero per il semplice fatto di esserseli aggiudicati. Il 70 per cento andava ai Di Tella che provvedevano a realizzarli. “La vera forza delle mafie sta fuori dalle mafie, in quella zona grigia che le circonda, e assume rapporti a scopo di profitto”, ha detto il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, nel commentare la notizia.

 


Terremoto de L’Aquila: mazzette per il recupero beni culturali. Ai domiciliari anche il vice di Bertolaso

17/06/2014 - in corruzione

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Le Anime Sante in Piazza Duomo e Santa Maria Paganica: sarebbero queste le pietre (crollate) dello scandalo che torna in questi giorni a far tremare L’Aquila. Sono scattate infatti 5 ordinanze di custodia per un presunto giro di mazzette sul recupero di beni ecclesiastici, danneggiati dal sisma del 2009. Due arresti e tre persone finite ai domiciliari, tra cui spicca il nome di Luciano Marchetti, ex braccio destro di Guido Bertolaso.

Dall’inchiesta “Betrayal”, coordinata dal procuratore della Repubblica Fausto Cardella in collaborazione con Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza e dalla Squadra Mobile della Questura dell’Aquila, emergono sospetti di corruzione, falso, turbativa d’asta, millantato credito ed emissione e utilizzo di fatture inesistenti. Oltre al vicecommissario Marchetti, sono coinvolti anche la dipendente della Direzione regionale Beni culturali e paesaggistici per l’Abruzzo Alessandra Mancinelli e gli imprenditori Nunzio Massimo Vinci, Patrizio Cricchi e Graziano Rosone.

La carriera di Marchetti è lunga e ricca di ruoli importanti: in passato è stato un alto dirigente del ministero dei Beni culturali e commissario per la Domus Aurea, ha partecipato al post-terremoto di Marche e Umbria, ha fatto il direttore regionale dei Beni culturali del Lazio, nonché il vice di Guido Bertolaso e in seguito il commissario per la ricostruzione de L’Aquila durante la presidenza di Gianni Chiodi alla Regione Abruzzo. Ad oggi Marchetti è libero professionista, sempre attivo nel settore delle opere pubbliche.
Il suo nome era apparso tra i 450 della “lista Anemone”, svelati nella maxi-inchiesta sui grandi appalti nel 2010.

E adesso il suo nome torna alle cronache.

Commenta la notizia e firma perché il nostro Paese sia in grado di contrastare la corruzione negli appalti >>

 


Mose: 31 anni di mazzette e rimborsi ingiustificati. Tutti soldi pubblici, naturalmente

05/06/2014 - in corruzione

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Mose_cantiereQuando parliamo dei costi della corruzione nel nostro Paese dobbiamo costantemente far riferimento a dati ufficiosi poiché impossibili da quantificare esattamente. La corruzione infatti trascina con sé costi indiretti che sfuggono al contatore. Per quanto riguarda l’affaire “Mose” è relativamente facile verificare quanto i costi di realizzazione dell’opera si siano gonfiati a causa del giro di tangenti e mazzette che sta venendo alla luce nelle ultime ore. Rimasto dopo 31 anni ancora incompiuto, il Mose doveva rispondere a un’”emergenza” ed è diventato una storia senza fine, un buco nero di corruzione.

Nel 1988, l’allora vicepresidente del Consiglio Gianni De Michelis, prese un impegno: “La scadenza? Resta quella del 1995. Certo, potrebbe esserci un piccolo slittamento…”. Il “piccolo slittamento” c’è stato eccome e sappiamo anche quanto ci è venuto a costare. Il Mose prevedeva un costo iniziale di 1,3 miliardi di euro (attuali, allora c’era ancora la Lira) e adesso ha già sfondato il tetto dei 5 miliardi e si teme che non ne basteranno 6. Secondo quanto scoperto dalla Guardia di Finanza, alla base di questa lievitazione dei prezzi ci sarebbe di tutto e di più: ad esempio il compenso da un milione di euro all’allora presidente Giovanni Mazzacurati a titolo di “una tantum” insieme ai periodici rimborsi spesa (tutti naturalmente privi di giustificazione contabile), case affittate in California, consulenze distribuite ad amici e parenti e la super-liquidazione da 7 milioni di euro (incassata, tra l’altro, dopo il suo arresto).
Tutti soldi pubblici, naturalmente
.

Il Mose è solo l’ultimo esempio di grande opera trasformata in ghiotta occasione di corruzione. In Italia ormai si fa fatica a contarle: Expo2015, G8 alla Maddalena e all’Aquila, Mondiali di nuoto, ecc. Eppure nelle nostre carceri i detenuti per reati economici e fiscali sono 156, lo 0,4% del totale. Una percentuale dieci volte più bassa rispetto alla media europea del 4,1%. Il Paese con il maggior numero di “colletti bianchi” in carcere è la Germania, mentre l’Italia ne conta un numero 55 volte inferiore e non è certo un merito.

 


Eterna Tangentopoli italiana. Da Mani pulite a Expo 2015, come uscire dal loop?

09/05/2014 - in corruzione

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Era probabile che dietro ai patinati progetti dell’Expo 2015 potesse estendersi la lunga ombra della corruzione. Lo si ipotizzava e lo si temeva fin dall’inizio del mandato, come se fosse un destino obbligato delle gare d’appalto a nove cifre. I timori erano fondati e lo dimostra, a pochi mesi ormai dall’inizio dell’esposizione universale, l’esito della maxi indagine che ha portato 200 uomini della guardia di finanza e della Dia ad arrestare ieri mattina il direttore acquisti e pianificazione di Expo 2015 Angelo Paris, l’ex senatore di Forza Italia Luigi Grillo, l’ex segretario amministrativo della Dc milanese Gianstefano Frigerio (anche lui ex Forza Italia), l’ex segretario dell’Udc ligure Sergio Cattozzo, l’imprenditore Enrico Maltauro e anche Primo Greganti, noto alle cronache giudiziarie dall’epoca di Tangentopoli, così come lo stesso Frigerio. Agli arresti domiciliari è finito invece Antonio Rognoni, ex direttore generale di Infrastrutture lombarde. Le perquisizioni sono in corso in 15 città italiane.

È solo il primo gradino“, secondo il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, che coordina l’indagine insieme al procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati. Da ottobre 2013, periodo in cui è risultato chiaro il coinvolgimento del direttore Paris, c’è stata un’accelerazione “per permettere a Expo 2015 di ripartire dopo aver fatto pulizia”, precisa Bruti Liberati. Nessun atto amministrativo è stato infatti sequestrato, per consentire la prosecuzione dei lavori di questo sogno di cristallo da 21 milioni di visitatori, secondo le stime.

I reati ipotizzati appartengono a un triste catalogo già sentito: associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, nonché rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio. Sembra che i funzionari abbiano ricevuto promesse di carriera per pilotare gli appalti e che in particolare Frigerio si occupasse di infiltrazione nel settore sanità: “aveva collegamenti con una serie di direttori generali e amministrativi di ospedali”, ha dichiarato il pm Claudio Gittardi. Greganti, invece, sembra tenesse i rapporti con il mondo delle cooperative. Le intercettazioni hanno inoltre rilevato vari contatti con la politica ma fino ad oggi nessun parlamentare risulta indagato.

Una storia già vista? Purtroppo sì. E tutto questo anche a pochi giorni da una nuova chiamata alle urne per gli italiani, che avrebbero ragione di sentirsi intrappolati in un loop da cui non si può sfuggire. La corruzione penetra nelle amministrazioni, tra pubblico e privato, in maniera sistematica: non ci resta che rassegnarci? La risposta di Riparte il futuro, la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione, è “no”. E abbiamo una proposta.

Per la prima volta nella storia del nostro Paese abbiamo l’occasione di far sentire la nostra voce compatta contro la corruzione, un fenomeno talmente diffuso da essere dato per scontato, per cui non esiste ancora un’adeguata normativa di contrasto né a livello locale, né nazionale, né europeo.
La campagna sta chiedendo, con il sostegno di centinaia di migliaia di cittadini, di sfruttare le prossime elezioni del 25 maggio per portare le istanze anticorruzione al primo posto nell’agenda politica: l’obiettivo è potenziare le misure di contrasto e prevenzione della corruzione a partire dal più piccolo Comune fino ad arrivare all’intero territorio europeo.

Qui tutti i dettagli della campagna e i nomi dei candidati che hanno aderito >>

Se niente cambia, dobbiamo cambiare prima noi stessi!

LG

Qui di seguito il filmato diffuso dalla Procura di Milano dell’incontro tra Enrico Maltauro e Sergio Cattozzo il 17 aprile scorso, in corso Sempione, a Milano, durante il quale si scambiano una mazzetta di 15.000 euro relativa agli appalti Expo 2015.


La corruzione mette le ali (e le toglie all’Italia): sei arresti all’Enac

07/04/2014 - in corruzione

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ciampino_02Questa mattina, all’alba, la Squadra mobile di Roma e la Polizia di Frontiera dell’aeroporto di Ciampino hanno eseguito sei arresti nei confronti dell’ex direttore dello scalo capitolino, Sergio Legnante, alcuni funzionari dell’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) e un imprenditore. Sono tutti accusati di aver costituito un’associazione a delinquere sfociata nei reati di corruzione, turbata libertà degli incanti, falso e frode nelle pubbliche forniture.

Tra il 2009 e il 2014, infatti, l’organizzazione criminale “ha fatto in modo che tutti i lavori eseguiti presso gli aeroporti minori del Lazio, in particolare quello di Roma – Urbe, fossero illegittimamente assegnati alle società riconducibili a un imprenditore, capo dell’organizzazione criminale”. Si tratta di Massimiliano Mantovano, proprietario delle società Fama srl, Resine Industriali srl ed Edili Motel srl.

Secondo quanto riportato da Adnkronos, “per l’accusa Mantovano “quale amministratore della società Mgm e altre facenti capo a lui” avrebbe promosso ”la costituzione dell’associazione per delinquere” e l’avrebbe organizzata ”avvalendosi delle strutture e dei dipendenti delle stesse società fissando il programma criminoso da realizzare e dando disposizioni necessarie per la sua attuazione”.

Sarebbero 25 in totale gli episodi contestati dagli inquirenti. “Il valore degli appalti è stato di diverse centinaia di migliaia di euro che finivano regolarmente alle imprese gestite da Mantovano. Tra i lavori affidati la costruzione di una centrale idrica antincendio, un impianto anti-intrusione nonchè la costruzione, ad Aquino, di una recinzione aeroportuale. Illeciti inoltre anche nella costruzione di hangar all’aeroporto dell’Urbe con la spesa di 700mila euro e la ristrutturazione di un immobile che si trova in via Salaria, destinato ad alloggio di servizio all’interno dello stesso aeroporto”.

Gli appalti venivano garantiti dall’alterazione delle procedure di gara indette dall’Enac e i guadagni dall’aumento fraudolento dei costi dei lavori. Introiti che venivano successivamente distribuiti tra i funzionari pubblici infedeli come prezzo della loro corruzione.


Casavatore (Na): un viaggio a Disneyland Paris in cambio di un appalto

04/04/2014 - in corruzione

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eurodisneySpesso la corruzione si materializza sotto forma di favori, diretti e indiretti, o semplicemente di doni, generalmente meno rintracciabili di un mero passaggio di denaro.

La notizia che riporta questa mattina Il Mattino sembra descrivere perfettamente tale situazione. A Salvatore Sannino, sindaco di Casavatore (comune a nord di Napoli), in cambio di un suo intervento che favorisse l’aggiudicazione di un appalto per dei lavori al centro sportivo di Casavatore, sarebbe stato offerto oltre al denaro anche un viaggio “all inclusive” a Disneyland Paris. A far da tramite tra la ditta e Sannino, il commercialista napoletano Giovanni De Vita, anch’esso indagato per corruzione insieme al sindaco.

Il decreto di perquisizione negli uffici del primo cittadino e del commercialista è stato firmato dai pm di Napoli John Woodcock, Giuseppina Loreto e Celeste Carrano, titolari dell’inchiesta sul centro fisioterapico Fisiodomus srl, dalla quale è scaturito questo nuovo filone d’indagine.

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Troppa corruzione negli appalti pubblici italiani

31/03/2014 - in corruzione

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cantiereLa corruzione prolifera dove girano grandi capitali ed è possibile condizionare l’operato di chi è chiamato a prendere decisioni: il mondo degli appalti pubblici, quello in cui si decide come investire i soldi provenienti dalle tasse dei cittadini, è tra i più a rischio.

Secondo alcuni dati presenti nello studio che l’Olaf (l’Ufficio europeo per la lotta antifrode) ha commissionato a PricewaterhouseCoopers, l’Italia non si può certo definire uno dei Paesi all’avanguardia nella lotta alla corruzione in questo settore.

Stando alle stime, il 10% delle gare per gli appalti pubblici è intaccato dalla corruzione: dato che equivale a tre volte tanto quello francese e addirittura dieci volte quello dei Paesi Bassi. In questi ultimi l’illegalità si infiltra in meno dell’1% dei casi.

A rendere tutto più complesso è la farraginosità della legislazione di settore: il codice dei contratti è composto da 616 articoli complessivi.

Molto spesso si crede che un aumento di procedure formali possa garantire un sistema integro, ma, citando Tacito, “in uno Stato corrotto si fanno leggi a non finire”.

Quello che va creato è un buon sistema di monitoraggio che si fondi su controlli strategici, su molta trasparenza, su procedure e tempi certi e su meccanismi premiali per chi si comporta bene.

Daniele Caporale


Arresti e beni sequestrati per 40 milioni: si indaga su corruzione e appalti pilotati da un cartello calabrese

21/01/2014 - in corruzione

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È stata denominata “Ceralacca 2″ l’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria su un presunto giro di corruzione e appalti pubblici truccati facente capo a un cartello calabrese. Sedici ordinanze di custodia cautelare sono state emesse nell ultime ore nei confronti di imprenditori, funzionari e pubblici dipendenti in Calabria, Veneto, Marche e Toscana e dalle 45 perquisizioni effettuate sono stati sequestrati in via preventiva beni e società.

Secondo la stima degli inquirenti potrebbe valere circa 40 milioni di euro il business connesso a questo cartello criminale, presente nella provincia di Reggio Calabria e operante in tutta la regione, in grado di pilotare l’aggiudicazione degli appalti pubblici. I reati contestati sono associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.

Attendiamo aggiornamenti e intanto firmiamo la petizione nazionale che chiede alle Istituzioni di rispettare le normative (e le promesse) per contrastare la corruzione nel nostro Paese.

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