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Anticorruzione e sanità – Basta una stretta di mano

02/09/2014 - in anticorruzione e sanità

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A cura di Paolo Cornaglia Ferraris >>

Medico, editorialista de La Repubblica, Presidente Camici & Pigiami ONLUS

Medici e infermieri italiani vivono un tour de force imposto da organici ridotti, ferie e turni di guardia mal retribuiti e non recuperati. I precari sostituiscono spesso il personale in ruolo. I direttori, invece, sono in ferie ad agosto, privilegio apicale. Pochi, leggendo il New England Journal of Medicine in comode sdraio sotto l’ombrellone o in barca vela, hanno potuto leggere che in USA qualche collega ha ricevuto questa domanda: “Le piacerebbe guadagnare di più senza aumentare il lavoro?”. Rappresentanti di un farmaco contro il cancro della prostata, hanno incoraggiato gli urologi a caricare sul servizio pubblico campioni medicinali gratuiti, forniti sottobanco, in cambio di un maggior numero di prescrizioni. Qualcuno è stato multato ma non si tratta di casi isolati. Più di 5000 medici USA sono stati, infatti, licenziati dal servizio pubblico per questo tipo di violazioni. Le frodi subite dallo scadente servizio offerto negli USA sono stimate in $60 miliardi di dollari ogni anno. Il monitoraggio è costante, i dati aggiornati ogni mese.

In Italia non abbiamo dati sulla corruzione in sanità. Tra gli 87 casi rilevati nel 2012, sulla base dei casi denunciati, le indagini aperte, i processi iniziati o chiusi, sono coinvolti i servizi sanitari di quasi tutte le Regioni, Piemonte, Liguria, Marche e Abruzzo con 2-4 casi, e Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Molise e Sardegna con 4-6 casi. La corruzione più diffusa riguarda farmaci e diagnostici (i kit coi quali si eseguono gli esami di sangue e urine): in cambio della scelta di un farmaco o di un kit diagnostico da parte di un medico, un ospedale o un’intera Asl, si danno regali, macchinari, finanziamenti. La corruzione più costosa, però, resta quella in cui i medici non sono coinvolti; riguarda gli appalti di beni e servizi, che rappresentano il 30% dei bilanci sanitari regionali. In questo caso il beneficio viene elargito per ottenere l’appalto con gare tagliate su misura, trattative negoziali, abuso della contrattazione diretta o anche in fase di fornitura, dando servizi di qualità e prezzo minore rispetto a quanto promesso nel capitolato d’appalto. Si paga anche per essere saldati entro limiti di tempo decenti. La tariffa “clientelare” si aggira sul 16% della fornitura. Spesso i Direttori Generali delle ASL sono i tecnici nominati dai politici a garanzia di appalti e servizi esterni, soprattutto della loro distribuzione tra maggioranza e opposizione. In corruzione ci vuole equità, sono i valori fondanti della democrazia!

Per approfondimenti:
Nejm.com
Mednat.org

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Quanto ci costa (davvero) la corruzione?

11/04/2014 - in corruzione

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AlbertoVannucciQuanto vale la corruzione? Prova a rispondere a questa annosa domanda il prof. Alberto Vannucci sul Fatto Quotidiano, sostenitore della prima ora della campagna e autore de “L’atlante della corruzione”, EGA edizioni, la “bibbia” di Riparte il futuro.

Nell’articolo si parla di due degli ultimi fatti di cronaca che hanno visto dirigenti corrotti gonfiare i prezzi per forniture e servizi pagati con denaro pubblico. Il primo caso è quello dell’Enac, dove già dalle intercettazioni emergono alcune stime: “A noi ce danno 900 mila euro e io il lavoro lo faccio fa’ a un altro per 62 mila… lui guadagna il 91 per cento”. “Hanno fatto co’ tremila euro un lavoro de settantacinquemila, sulle facciate”. E ancora, rassicurandosi a vicenda che non c’è nulla da temere, tanto si è sempre fatto così: “Ma lo sanno tutti, dai… siamo la barzelletta dell’Urbe…”.

Ma non si tratta dell’unico caso. Secondo gli inquirenti l’extra guadagno della corruzione targata Enac ha raggiunto livelli ben più alti: “appalto da 66mila euro per alloggi di servizio affidato in subappalto per soli 4500 euro; ristrutturazione di una recinzione pagata 866 mila euro ma realizzata in subappalto per 71 mila euro; lavori da quasi 900 mila euro subappaltati per 90mila; costruzione di un hangar con standard di qualità talmente bassi che dopo un anno già cadeva a pezzi”. Profitti che oscillano tra il 900 e il 1.500 per cento.

Un’Asl di Foggia è riuscita a fare ancora peggio. Grazie a qualche tangente da 20 mila euro, si è riuscito a far acquistare “929 flaconi di disinfettante per sala operatoria a 1920 euro l’uno, a fronte di un prezzo di 48 sterline – circa 60 euro – praticato dal produttore inglese: più del 3000 per cento l’extra-profitto della corruzione. Un saccheggio da guiness dei primati, capace di far arrossire di vergogna primari e funzionari da poco condannati nella stessa Asl, che si sarebbero contentati di gonfiare il prezzo pagato per un taglia-aghi del valore commerciale di 240 euro fino a 3240 euro (appena il 1300 per cento di ricarica)”.

Sono dati spaventosi e comunque ristretti al caso. Sappiamo tutti che il problema della corruzione in Italia è molto più esteso e, se questa dovesse essere la media da seguire, è ben più preoccupante di quanto descritto dalla Corte dei Conti, convinta che le rendite della corruzione si attestino al 40%. Vannucci ricorda che nel 2011 i contratti per opere, forniture e servizi pubblici sono stati pari al 15,9 per cento del Pil, circa 251 miliardi di euro e che “prosciugare anche di poco le rendite della corruzione porterebbe a un risparmio di qualche decina di miliardi di euro nel bilanci dello Stato”.

Proprio per questo dal presidente dell’Enac, Vito Riggio, ci si aspettava qualcosa di più che una semplice presa di distanza dai fatti di Ciampino. “Siamo dispiaciuti – ha dichiarato -, ma siamo certi che si tratta di un episodio circoscritto. Finora la struttura dell’Enac è stata immune da questi episodi”. “Strana rimozione – incalza Vannucci -, visto che è ancora fresco il ricordo della tangente di 40mila euro che sarebbe stata versata all’allora consigliere Enac Franco Ponzato in cambio del certificato di operatore aereo, necessario a un imprenditore per partecipare – vittoria assicurata, manco a dirlo – una gara d’appalto per il servizio di collegamento all’Isola d’Elba”.


Corruzione: denunciare o tacere, questo è il dilemma

14/02/2014 - in Politico e digitale

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Una delle parole chiave del futuro è sicuramente “trasparenza”, sdoganata anche qui in Italia in seno alla legge 190/2012 e al PNA (Piano Nazionale Anticorruzione). Il percorso è estremamente tortuoso e costellato da pericolosi trabocchetti burocratici – spesso ad esempio il rispetto formale della normativa non corrisponde a un rispetto sostanziale  - ma la strada è stata imboccata.
Oltre ai provvedimenti presi in termini di open data delle Pubbliche amministrazioni, in termini di dialogo tra Stato e cittadinanza e  in termini appunto di trasparenza istituzionale in ambito legislativo e economico, si comincia a parlare anche in Italia di provvedimenti meno teorici e più “fattivi”. Ad esempio il Whistleblowing, una parola che dovrà passare tramite un mutamento culturale molto difficile per entrare a tutti gli effetti nel nostro vocabolario.

La figura del “whistleblower” infatti, ovvero un funzionario pubblico che impugna il “fischietto” (whistle) per denunciare sotto tutela dello Stato un fatto di corruzione di cui è testimone o vittima, non è comunemente associata a un’idea positiva ma piuttosto allo stereotipo dello “spione”.
In Italia infatti, la scelta di denunciare un illecito sul posto di lavoro rappresenta ancora un’eccezione, un atto di coraggio, anche perché lo Stato non garantisce, come accade in alcuni Paesi più avanzati, la protezione dei funzionari pubblici da eventuali ritorsioni. Serve dunque un mutamento culturale e una policy condivisa di sostegno e tutela.

Per incentivare la denuncia e diffondere il valore dell’integrità e del contrasto alla corruzione, il Formez (Centro servizi, assistenza, studi e formazione per l’ammodernamento delle PA) organizza una serie di seminari online di informazione e sensibilizzazione rivolti a dipendenti provinciali, comunali e delle ASL al fine di favorire il rafforzamento della cultura dell’integrità come richiesto da Piano Nazionale Anticoruzione stesso.

“Secondo autorevoli studiosi (Kaptein M. e altri), uno dei fattori che contribuisce ad innalzare il livello di integrità delle amministrazioni pubbliche (così come delle oganizzazioni in generale) è la possibilità per i dipendenti di sollevare e discutere questioni etiche” – spiega Massimo Di Rienzo di Formez sul portale dedicato all’innovazione delle PA – “L’opportunità di imparare dai propri e altrui errori, dalla gestione dei dilemmi etici, si perde se i dipendenti non hanno margine di manovra sufficiente per lo scambio, analisi e discussione delle loro esperienze. Una organizzazione eticamente diretta è quella in cui i dipendenti hanno l’abitudine a sollevare le questioni etiche senza timore di essere vittimizzati.”

I corsi del Formez si soffermano sulla risoluzione di questo fondamentale “dilemma etico”: denunciare o tacere? È facile immaginare che in molti casi, l’illecito sia effettivamente rilevato da  funzionari/dirigenti, ma che non venga portato all’attenzione dei responsabili nonostante sia obbligatorio per legge.

In termini di policy, in Italia emergono alcuni casi virtuosi, analizzati anche nell’ambito del monitoraggio “Salute – Obiettivo 100%” di Riparte il futuro, come quello della ASL di Cuneo 1 ma anche della APSS di Trento e della USL RM B di Roma, come ci è stato segnalato dal Formez.

Tre esempi che dovrebbero essere immediatamente seguiti da tutte le altre PA.

Se tu fossi un funzionario pubblico e ti accorgessi di un illecito sul posto di lavoro cosa faresti?

Laura Ghisellini

 

 


L’Autorità nazionale anticorruzione dialoga con Riparte il futuro: un esempio di collaborazione attiva tra società civile e Istituzioni

10/02/2014 - in Dialogo con l'ANAC

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Dopo la email di Riparte il futuro inviata all’Anac il 3 febbraio, l’Autorità nazionale anticorruzione ha chiesto un confronto tra i dati raccolti dalla campagna “Salute – Obiettivo 100%” e quelli che risultano nei registri ufficiali.

Primo oggetto del confronto sono i nominativi dei Responsabili anticorruzione pervenuti al 31 gennaio 2013 (scadenza di legge): i nominativi  relativi alle Aziende sanitarie locali comunicati dalle Aziende sanitarie all’Anac sarebbero in numero minore rispetto a quelli individuati dal monitoraggio di Riparte il Futuro. Un esempio di come il lavoro della campagna può esser utile alle Istituzioni.

Si procederà poi nel dialogo circa i dati sulla redazione e della relativa messa online dei Piani triennali anticorruzione.

Continueremo a tenervi aggiornati sugli sviluppi perché questo dialogo intrapreso con l’Anac, primo esempio di collaborazione attiva tra società civile e istituzioni, è merito delle vostre firme raccolte in questi mesi.

Continuiamo insieme sulla via dell’integrità e della trasparenza: diffondiamo “Salute – Obiettivo 100%”  e invitiamo i nostri amici a firmare! >>

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Salute – Obiettivo 100%, lo speciale di Corriere Salute: “Sulla legge anticorruzione Asl e ospedali in grave ritardo”

10/02/2014 - in Salute-Obiettivo 100%

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Per chi se lo fosse perso ecco lo speciale uscito domenica 9 febbraio su Corriere Salute, dedicato alla conclusione della prima fase della campagna di Riparte il futuro sulla trasparenza della sanità italiana.
Il 31 gennaio è scaduto il tempo per approvare il Piano triennale anticorruzione e rispettare gli altri provvedimenti per la trasparenza delle Pubbliche amministrazioni. La petizione “Salute – Obiettivo 100% ha chiesto da dicembre a oggi a tutte le Aziende sanitarie il rispetto dei punti chiave della normativa entro i tempi fissati dalla legge. Nell’analisi di Maria Giovanna Faiella Su Corriere, si può trovare il punto della situazione aggiornata, regione per regione.
L’appello va a tutti i cittadini: continuiamo a firmare perché la campagna non si ferma qui e prosegue nel dialogo con L’Autorità Nazionale anticorruzione e con nuove importanti richieste di trasparenza economica che saranno lanciate nelle prossime settimane.

FIRMA >>

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Whistleblowing: chi denuncia è al sicuro. Un buon esempio all’ASL di Cuneo 1

30/01/2014 - in dall'estero, Salute-Obiettivo 100%

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La corruzione è un fenomeno oscuro: chi ne prende parte parte ha tutto l’interesse a tenerla nascosta. Per questo è molto difficile portare alla luce casi di corruzione e ancor di più prevenirli prima che creino enormi danni all’economia e alla società. Quando arrivano le forze di polizia o la magistratura spesso è già tardi.

Come si può quindi spezzare questo meccanismo?  Nei paesi anglosassoni è stato da lungo tempo introdotto il “whistleblowing” (in foto il simbolo del fischietto, in inglese “whistle”): chi, nel ruolo delle sue funzioni lavorative, assiste a comportamenti illeciti e li denuncia è protetto dalla Stato da qualunque ripercussione. In alcune legislazioni (come quella statunitense) il whistleblower è persino premiato con un riconoscimento economico anche importante: in fondo lui ha evitato una perdita di denaro molto maggiore denunciando un patto corrotto.

In Italia, la legge 190/2012 per la prima volta introduce questa figura, ma c’è un unico articolo che spiega in che modo procedere e quali sono le garanzie per chi denuncia. A questa insufficienza normativa (che segnaliamo anche nella nostra agenda) possono rispondere le Regioni o i singoli enti di Pubblica amministrazione, creando dei sistemi integrati veramente tutelanti e che facilitino la denuncia.

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Oltre all’esperienza del Comune di Milano, segnaliamo l’intervento della ASL Cuneo 1, che ha approvato una sua “Whistleblowing policy” facendola rientrare nella pubblicazione del Piano triennale anticorruzione. Riparte il futuro sta monitorando anche l’operato di questa ASL, così come di tutte le altre 240 Aziende sanitarie nazionali, nell’ambito del progetto “Salute – Obiettivo 100%”.

La “Whistleblowing policy” dell’ASL Cuneo 1 contiene appunto oggetto, contenuti, destinatari e modalità di trasmissione delle segnalazioni, nonché le forme di tutela. Infatti, solo nel momento in cui il possibile denunciante si sente “al sicuro” è spinto a compiere serenamente il suo dovere di testimonianza. Farà la sua parte se conosce la prassi, se sa a chi rivolgersi e quali sono le garanzie da ritorsioni e discriminazioni.

Un articolo per approfondire il caso di Cuneo.

Leonardo Ferrante

 


Anticorruzione nelle Asl: a Milano scattano i divieti per regali, viaggi gratuiti, rapporti di amicizia e parentela

04/01/2014 - in Salute-Obiettivo 100%

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La prima fase della petizione “Salute – Obiettivo 100%” sta ottenendo un successo superiore alle aspettative: oltre 110.000 firme in meno di un mese. Segno che gli italiani sono perfettamente consapevoli della gravità del danno causato dalla corruzione quando colpisce un settore delicato come la sanità. Entro il 31 gennaio le 240 Aziende sanitarie nazionali sono tenute per legge ad adeguarsi alla normativa sulla trasparenza e la community di Riparte il futuro chiede a gran voce che questa scadenza venga rispettata senza proroghe. È solo il primo passo di una battagia che utilizza il monitoraggio civico per ottenere il rispetto sostanziale della legge, poiché spesso nel nostro Paese la presenza di regole e normative non è sufficiente a garantirlo.
La seconda fase della petizione farà un passo oltre per cercare di contrastare tangenti e favoritismi negli appalti e nelle forniture sanitarie, un terreno molto appetitoso per corrotti e corruttori.
Siamo contenti di notare che qualche Asl si sta già muovendo in questo senso: la Asl di Milano corso Italia ha varato un codice di comportamento per i propri dipendenti per prevenire fenomeni di corruzione all’interno della struttura. Da ora in poi tutto il personale sarà tenuto a comunicare per tempo la presenza di eventuali conflitti d’interesse relativi a appalti o forniture. Ad esempio i vincoli di parentela (fino al secondo grado), di amicizia o finanziari (negli ultimi tre anni, di persona o attraverso un familiare) con la ditta che ha vinto l’appalto. In tal caso il lavoratore coinvolto non potrà occuparsi di quella specifica pratica.

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Il codice, previsto dal decreto 62 del 2013, entra in vigore nelle prossime settimane: entro martedì 7 gennaio tutti i dipendenti dell’Asl possono inviare ai vertici dell’azienda commenti e proposte di modifica al testo. È stato stilato in collaborazione con Fiaso, la federazione che riunisce le aziende sanitarie e ospedaliere, e regola anche il comportamento rispetto ai “regali”. I dipendenti di corso Italia non potranno più accetare doni di valore superiore ai 100 euro e dovranno comunque dichiararli al proprio superiore. Scattano limitazioni anche per i viaggi e le partecipazioni ai convegni organizzati da privati.

Un buon esempio che dovrà essere seguito a catena da tutte le 240 Anziende sanitarie nazionali. Se non lo faranno spontaneamente saremo noi italiani a chiederlo e a verificare che venga rispettato. Non c’è più tempo per irmandare.

FIRMA LA PETIZIONE >>


Condizione indispensabile per la trasparenza: la fruibilità e la chiarezza delle informazioni online delle Pubbliche amministrazioni

17/12/2013 - in Politico e digitale, Salute-Obiettivo 100%

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Immaginate che questo testo in foto sia un documento importantissimo che descrive le norme anticorruzione di una Pubblica amministrazione. Cosa riuscite a capire? Probabilmente poco e niente. È un esempio per dimostrare che la chiarezza e la fruibilità di un documento ufficiale sono condizioni indispensabili per permettere alle persone di informarsi e diventare consapevoli.
La campagna Riparte il futuro promossa da Libera e Gruppo Abele, in occasione del lancio della nuova petizione “Salute – Obiettivo 100%”, ha deciso di mettere a disposizione di tutti un servizio di “fruibilità”.

Che significa?

Molte volte nei siti delle della Pubblica Amministrazione, e in particolare delle Aziende sanitarie a cui la petizione si rivolge, le informazioni che devono essere messe in forma di open data in base alle prescizioni di legge sono spesso difficili da trovare, richiedono molti “click” prima di essere raggiunte oppure – una voltra torvate – risultano incomplete. In altri casi sono presenti link che non portano a nulla o a pagine inesistenti, ma che nonostante questo soddisfano formalmente le richieste della “Bussola della trasparenza”, un sistema di monitoraggio automatico previsto dal Ministero della Pubblica Amministrazione. Capita quindi che la Bussola consideri esistenti informazioni in realtà assenti.

Questo accade anche per i tre punti  richiesti dalla petizione Salute – Obiettivo 100%,  ovvero nominare il Responsabile locale anticorruzione, pubblicare online il Piano triennale anticorruzione e fornire informazioni complete sui vertici dell’organo di indirizzo politico (direttore generale, direttore sanitario, direttore amministrativo) rendendo pubblici il cv comprensivo di tutti gli incarichi pubblici e privati ricoperti, l’atto di nomina e il compenso.

Sul sito della campagna monitoriamo giorno per giorno che le Aziende sanitarie rispondano alle tre richieste della petizione e alle prescrizioni di legge. Vogliamo che non vengano concesse proroghe e che i rinvii non siano la norma. Maggiore è il numero di criteri soddisfatti, maggiore è il punteggio raggiunto dalla singola Azienda sanitaria.

Per evitare che il rispetto delle richieste sia solo formale ma non sostanziale facciamo affidamento sul “lavoro umano” (cioè non automatico) di diversi operatori, impegnati a verificare con grande impegno l’esistenza reale delle informazioni. Un sistema di monitoraggio con un “cuore”, cioè in grado di recuperare informazioni anche quando non si trovano nello spazio corretto, e una “mente”, ossia in grado di verificare l’esistenza sostanziale dei dati e delle informazioni.

Abbiamo voluto assumerci l’onere di fornire una vera “fruibilità”, per ora in forma sussidiaria, confidando che quest’impegno venga presto assunto dalle stesse Istituzioni. I dati sul nostro portale compaiono infatti organizzati, confrontabili, sintetizzati, consultabili e scaricabili da tutti. Emulare questo modello è la vera sfida che tutte le Pubbliche Amministrazioni dovranno assumersi per dialogare davvero con la società civile. Allo stesso modo, i ministeri competenti sono invitati a contribuire al monitoraggio reale del rispetto concreto degli impegni fissati dala legge.

Ci auguriamo che presto tutte le Aziende sanitarie (e non solo) provvedano a dotarsi di portali di facile consultazione per la cittadinanza, come appunto indicato dalla legge sulla trasparenza d.lgs. 33/13, anche relativamente a come spendono le risorse pubbliche.

Leonardo Ferrante