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Scesi dal 55 al 10% i finanziamenti esteri per i lavori pubblici italiani. Troppa corruzione, le banche non si fidano

13/06/2014 - in corruzione, dall'estero

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“The rule of law”, è questo ciò che manca al nostro Paese per guadagnarsi la fiducia (e di conseguenza i capitali) degli investitori stranieri, delle banche e degli operatori finanziari esteri.
Nell’ultimo anno, secondo l’indagine dell’Aibe (Associazione fra le Banche Estere in Italia), i finanziamenti esteri per i lavori pubblici  sono crollati dal 55% al 10% ed è sensibilmente scesa anche la raccolta estera nel private equity (18%, circa 855 milioni di euro).

Del resto come fidarsi di un Paese in cui –  come dimostrano le cronache degli ultimi giorni su Mose e Expo – le regole non vengono rispettate, la giustizia non è garantita, la burocrazia alimenta la corruzione, la competizione è falsata? Sulla scia del sentimento di indignazione sociale e sull’onda mediatica di questi giorni, governo e Parlamento sembrano aver recepito la necessità di intervenire subito.
Anche la nostra campagna si batte da un anno e mezzo – compresi i periodi in cui i riflettori della cronaca si sono spenti e la corruzione ha continuato a crescere indisturbata – per portare questa battaglia all’attenzione delle Istituzioni. La corruzione è un’ emergenza di ordine economico, da preporre a ogni intervento contro la “crisi”, è tempo di ammetterlo.
Proprio in queste ore il Consiglio dei ministri è riunito per decidere sul potenziamento dei compiti dell’Anac, Autorità nazionale anticorruzione, e vedremo cosa otterremo.

«I dati reali del 2013 e l’analisi delle aspettative indicano con chiarezza che siamo nel mezzo di un punto di svolta decisivo – ha dichiarato il presidente di Aibe Guido Rosa – O è la volta buona per avviare concretamente le riforme strutturali di sistema, piegando ritardi storici e contraddizioni politiche alla fiducia del cambiamento, per fare dell’Italia un Paese più attraente per gli operatori esteri, o la delusione che deriverebbe dall’ennesimo vanificarsi di crescenti attese sulle nuove spinte propulsive di governo rischia di portare ad un definitivo declino».

A far fare dietrofront agli operatori è soprattutto «la corruzione che – denuncia Rosa – porta a ipotizzare che sarebbe meglio abbandonare ogni attenzione alle grandi opere per gli insopportabili inquinamenti e deviazioni che ne derivano, in una irrisolta questione morale tra le classi dirigenti e i pubblici poteri».

Ma ci sono altre criticità che ostacolano i finanziamenti: «Le distorsioni burocratico-amministrative, il potere discrezionale di interpretare norme in continua sovrapposizione sono l’habitat dove si annida la corruzione dei pubblici poteri, nella loro inadeguatezza ad esercitare il primato della politica anche nell’utilizzo di strumenti finanziari innovativi. In particolare, per gli operatori esteri sono difficili da accettare le incertezze interpretative della giustizia civile, che determinano sovrapposizioni di interventi arbitrari e punitivi.” Molto critica anche nei confronti del Fisco che penalizza la nuova imprenditoria e la competitività. Ma è la burocrazia, secondo Rosa, la vera bestia nera che scoraggia i principali operatori finanziari internazionali dall’impiegare capitali nel nostro Paese.

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