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ONE, l’associazione fondata da Bono Vox, chiede a Padoan e ai ministri dell’economia del G20 di trattare il tema della corruzione internazionale

19/09/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

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ONE campaign startsSe la corruzione internazionale venisse debellata, si salverebbero le vite di 3,6 milioni di persone. Per questo ONE, l’organizzazione fondata da Bono Vox degli U2 che si batte contro la povertà nel mondo, ha chiesto al ministro Piercarlo Padoan e ai suoi 20 colleghi dei Paesi più industrializzati al mondo di affrontare il tema della corruzione internazionale durante il prossimo G20 in programma a Cairns, in Australia.

“ONE chiede al ministro Padoan – scrive Tamira Gunzburg, direttore ad interim di ONE a Bruxelles – di dimostrare la sua leadership alla riunione dei Ministri delle Finanze del G20, affrontando la questione della corruzione mondiale. Secondo le nostre stime si può evitare la morte di almeno 3.6 milioni di persone ogni anno nei paesi più poveri del mondo adottando azioni concrete per porre fine alla segretezza che permette alla corruzione e alla criminalità di prosperare. In altre parole – conclude Gunzburg – il ministro dell’Economia italiano ha il potere di salvare milioni di vite. Se si riuscisse a porre fine a questo scandalo, con i fondi recuperati, solo nell’Africa subsahariana si potrebbe istruire 10 milioni di bambini all’anno, pagare mezzo milione di insegnanti elementari in più, fornire farmaci antiretrovirali a oltre 11 milioni di persone affette da Hiv, infine acquistare quasi 165 milioni di vaccini

Secondo l’ultimo rapporto di ONE dal titolo “The Trillion Dollar Scandal”, ogni anno almeno mille miliardi di dollari vengono dirottati dai paesi in via di sviluppo mediante varie forme di corruzione, fra cui la sottoscrizione di contratti ambigui per lo sfruttamento delle risorse naturali, il ricorso a società fantasma, il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale. Se si attuassero specifiche politiche volte a migliorare la trasparenza e a combattere la corruzione – dice lo studio – si potrebbero limitare significativamente le ingenti perdite finanziarie che gravano sui paesi in via di sviluppo.

La corruzione si conferma quindi problema di portata mondiale e la sensibilizzazione al suo contrasto deve farsi sempre più forte. Ecco perchè il numero dei firmatari di RIparte il futuro non deve smettere di crescere. Firma, se non l’hai ancora fatto, per tenerti costantemente informato sul livello di corruzione in Italia attraverso i nostri canali.


Lo scandalo da un trilione di dollari “scoperto” dalla campagna ONE di Bono Vox. Il prossimo G20 risponderà all’appello?

15/09/2014 - in dall'estero

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Quanti zeri ha un trilione di dollari? Dodici, secondo le convenzioni USA, ovvero mille miliardi. Una cifra difficile da concepire (sono circa 762 milardi di euro) ma che rappresenta il prezzo di uno scandalo globale, messo in luce dalla campagna ONE, co-fondata dal front man degli U2, Bono Vox.
Un trilione è infatti la stima di costo annuale imputabile alla corruzione – e a tutti i suoi derivati – nei Paesi in via di sviluppo, secondo il rapporto lanciato pochi giorni fa. Si tratta, come nel caso dei 60 miliardi stimati in via approssimativa dalla Corte dei Conti nel nostro Paese, di un dato arbitrario che definisce solo un ordine di grandezza. Serve per sottoporre la gravità della questione all’attenzione delle Istituzioni mondiali. L’obiettivo della campagna infatti è proporre al G20 che si terrà a novembre a Brisbane, in Australia, 4 punti programmatici.

Il ragionamento vale per tutti, Italia compresa: con delle politiche specifiche per aumentare la trasparenza, contrastare la segretezza finanziaria, regolare lo sfruttamento delle risorse naturali, ostacolare il riciclaggio, le perdite potrebbero essere drasticamente ridotte. Inoltre i Paesi potrebbero riacquistare la fiducia necessaria per attirare investimenti diretti esteri (IDE) e potrebbero vedere aumentare il proprio PIL. La stima di ONE parla di un incoraggiante 0,6 annuo.  Tutti i dati globali dimostrano che l’afflusso di investimenti stranieri è inversamente proporzionale al livello di corruzione percepito in un determinato Paese. Inoltre, poiché nel caso dei Paesi analizzati da ONE le risorse sottratte dalla corruzione potrebbero finanziare la lotta contro la povertà estrema, malattie e fame, la posta in gioco si pesa in termini di vite umane.

Investito nel settore sanitario il trilione potrebbe evitare 3,6 milioni di morti all’anno tra il 2015 e il 2025 nei Paesi a basso reddito e consentirebbe di imboccare la strada giusta per combattere la mortalità infantile. Solo nei paesi dell’Africa sub-sahariana sarebbe possibile procurare farmaci antiretrovirali a 11 milioni di persone affette da HIV/AIDS, oltre a 165 milioni di vaccini per altri tipi di malattie. Nel campo della scuola, invece, grazie alla lotta alla corruzione si potrebbero recuperare capitali utili per assumere 500 mila insegnanti, garantendo un’istruzione primaria a oltre 10 milioni di bambini.

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Cosa chiede ONE al G20?

1) ANTIRICICLAGGIO – Accendere un faro sulle società di comodo.
Le cosiddette società fantasma sono utilizzate per riciclare il denaro sporco ad esempio proveniente dalla vendita di armi, dal traffico di droga o dalla tratta di esseri umani. In molti Stati del mondo si può aprire una società di comodo semplicemente compilando dei documenti, talvolta meno di quanti ne servano per aprire un conto in banca. Per porre fine a questa situazione ogni paese del G20 dovrebbe garantire la massima trasparenza, permettendo la consultazione pubblica di tutti i documenti costitutivi e degli altri atti adottati dalle società.

2) TRASPARENZA DELLA RENDICONTAZIONE – Denunciare pubblicamente quanto viene pagato.
L’Africa è un paese molto ricco di risorse naturali ma una cattiva gestione di queste non fa altro che causare danni alla popolazione accentrando la ricchezza nelle mani di pochi speculatori corrotti. Per ovviare a questa situazione è necessario garantire la totale trasparenza delle informazioni  sui guadagni ottenuti dai governi. I paesi del G20 dovrebbero introdurre delle procedure obbligatorie per la rendicontazione delle transazioni concluse tra le aziende straniere e i paesi africani.L’obiettivo potrebbe essere a lungo termine la creazione di un sistema di rendicontazione adottato a livello globale.

3) Combattere l’evasione fiscale
La segretezza finanziaria garantita dalle normative in molti paesi in via di sviluppo incentivano e “proteggono” l’evasione fiscale. Questo fenomeno falsa il valore delle importazioni e delle esportazioni a causa del “trade mispricing”. Circa 3,2 trilioni di dollari, provenienti da attività connesse a paesi in via di sviluppo, si troverebbero secondo il rapporto in paradisi fiscali. L’introduzione di regole di trasparenza, attraverso l’applicazione dell’Automatic Information Excange (AIE) consentirebbero di individuare l’evasione fiscale e di contrastarne gli effetti.

4) TRASPARENZA DELLE ISTITUZIONI – Rendere pubblici i dati raccolti dal Governo
La pubblicazione dei dati delle Istituzioni contrasta la segretezza e aumenta la fiducia dei cittadini. Per realizzare questo obiettivo i Governi del G20 dovrebbero adottare la Open Data Charter, introdotta durante la riunione del G8 del 2003. Questa Carta ha lo scopo di rendere disponibili online i dati raccolti e gestiti dalle pubbliche amministrazioni nazionali e di facilitarne l’utilizzo per cittadini e imprese.

La sostanza di queste richieste coincide con quella della campagna Riparte il futuro, che sollecita cittadini e istituzioni di fronte all’evidenza di un calcolo:

la lotta alla corruzione potrebbe sbloccare direttamente le risorse necessarie per creare nuovi posti di lavoro (prima emergenza nel nostro Paese) e per creare – indirettamente – le condizioni di fiducia e efficienza necessarie per far ripartire impresa e sviluppo. Siamo più che d’accordo con Bono Vox e sosteniamo appieno la sua iniziativa.
La lotta alla corruzione, da che mondo e mondo, conviene a tutti per ragioni di massima importanza. 

Laura Ghisellini