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Tra luci e ombre, il Brasile è al centro del campo. L’analisi fuori dai luoghi comuni di Diego Corrado, economista

24/06/2014 - in corruzione, dall'estero

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Il Brasile è al centro del campo, con un Mondiale in corso, un’Olimpiade in programma e un’economia in costante crescita, anche se più contenuta rispetto agli anni del boom. Tra la corruzione e i tanti problemi di ordine sociale da un lato e le buone strategie governative per incentivare gli investimenti dall’altro, la terra dei verde-oro sta dimostrando forte volontà di cambiamento e sotto alcuni punti di vista ci sta dando l’esempio.  Abbiamo chiesto al Prof. Diego Corrado, economista esperto di diritto dell’impresa e internazionalizzazione verso l’America Latina, autore del libro  Brasile senza maschere edito dall’Università Bocconi, un’analisi sincera e un confronto con il nostro Paese, alla vigilia di Expo2015.

Le stime valutano che nonostante lo sforzo ingente il mondiale porterà un modesto incremento del Pil, che i nuovi posti di lavoro saranno meno del previsto e l’inflazione aumenterà il costo della vita per gli anni a venire. Non è stato un buon affare?
Senz’altro il Brasile si trova in un momento diverso dal 2007 , anno in cui la World Cup fu assegnata a un paese allora sulla cresta dell’onda. Quest’onda oggi si è molto ridimensionata ma non è finita. La crescita è del 4% di media negli ultimi 10 anni, ha toccato punte del 7,5 nel 2010 e adesso è tra lo 0.9 e il 2. L’inflazione resta alta ma niente di drammatico. Certo questo ha fatto sorgere una grande incertezza per la classe media brasiliana che si era illusa di avere davanti un futuro solo roseo e adesso rivendica diritti che prima non sapeva neppure di avere. Ma scendere in piazza è una costante della storia brasiliana, storicamente fatta di forti movimenti, di società civile che si organizza.
Sfatiamo un mito: che gli eventi sportivi portino in sé grandissimi benefici concreti è una cosa che viene venduta e cavalcata dai politici che li conquistano. Portano sicuramente consenso, spesa pubblica, prestigio, ma la letteratura economica è molto più cauta rispetto ai benefici materiali. Più che i reali guadagni, il Brasile di Lula di 7 anni fa, quando ottenne l’assegnazione, aveva bisogno di una consacrazione internazionale. Di fronte all’iperinflazione, all’instabilità, alla violenza, all’estrema disuguaglianza voleva dire: non siamo più un paese pittoresco, folcloristico e pieno di problemi, ma siamo una potenza.

La Corte dei conti sta indagando su sospetti extracosti e sovraffatturazioni legati alle grandi opere mentre il governo offre un conteggio in chiaro sul portale della trasparenza. Come  si sta muovendo il paese in termini di prevenzione e contrasto della corruzione?
Anche in Brasile, come in Italia, c’è un sistema istituzionale inefficiente che favorisce pratiche corruttive. Sono tante le cose che abbiamo in comune. Cito però un fatto in cui  loro ci hanno dato una bella lezione: quando di recente alcuni esponenti governativi di primo piano del Partido de los Trabajadores sono stati coinvolti in un grave scandalo di corruzione, la giustizia li ha condannati, e fatto inaudito, a novembre scorso sono stati rinchiusi nel carcere di Brasilia. Noi abbiamo avuto Tangentopoli ma molti dei politici che sono andati alla sbarra non sono poi mai finiti in carcere. E ancora: nel primo anno del suo governo, Dilma Roussef ha sostituito 7 ministri, tra cui  quello dell’economia e dello sport, che per un motivo e per un altro sono divenuti oggetto di critiche su episodi oscuri. Invece di insabbiare il fatto, la Presidente non ha esitato a rimuovere dall’incarico personaggi “chiacchierati”. In particolare per Antonio Palocci, ministro di rilievo del governo, è bastata un’inchiesta del Folha de Sao Paulo in cui è emerso che il suo patrimonio era inspiegabilmente aumentato di 20 volte negli ultimi 5-6 anni. Nessuna accusa, nessun processo: di fronte alla pressione dell’opinione pubblica Dilma Roussef lo ha fatto fuori.

Il problema corruzione è innanzitutto di ordine economico. In particolare rappresenta un grave deterrente agli investimenti specialmente stranieri perché penalizza la fiducia. Questa regola non vale però per i paesi del BRICS che pur essendo messi peggio dell’Italia a livello di corruzione, secondo le classifiche, attirano molti investimenti… Come mai?
La risposta è “il nuovo”: quando uno pensa di investire nel Brasile è a conoscenza delle ombre ma vede un anche delle luci, vede un Paese che si sta muovendo verso una direzione. Il reddito medio del Brasile è un terzo di quello italiano, sono messi molto peggio di noi, ma la tendenza è la crescita. La popolazione si rivolge per la prima volta al mercato dei consumi, vuole affermare il proprio status, mette in tavola per i propri amici una buona bottiglia di Chianti, acquista i mobili di design italiani, compra da Armani, Gucci, Prada. Il prodotto “importados” è per loro un simbolo di inclusione, partecipazione, contro l’emarginazione che hanno subito fino a pochi anni fa. L’imprenditore sa bene che non sta andando a investire in Svizzera o in Danimarca e se non è uno sprovveduto si fa i suoi conti. E trova un ambiente normativo dove tra mille difficoltà si fanno passi avanti. Ad esempio c’è un sistema molto pesante a livello burocratico per arginare il riciclaggio di denaro sporco. Il Brasile non è un paese “arrivato” ma è un paese che si è incamminato.

Anche l’Italia si sta cimentando in un grande evento planetario, l’Expo, ma con dei risultati discutibili…
È una questione di Governance. Senza andare a vedere quello che è accaduto poche settimane fa, gli scandali balzati alle cronache, il problema è che non siamo riusciti a fare un investimento progettando un utilizzo a lungo termine. L’esempio delle ultime Olimpiadi di Londra è eloquente: gli inglesi avevano già previsto, prima ancora di costruirle, che le palazzine per ospitare gli atleti sarebbero diventate appartamenti agevolati per le famiglie e così via…
In Italia dobbiamo ragionare sulle norme che creano delle Istituzioni etiche e trasparenti. Ci deve essere un’organizzazione in grado di prevenire e isolare le tentazioni che il singolo può avere e che purtroppo esistono nella natura umana. Fare etica degli affari non vuol dire fare “i buoni” ma vuol dire basarsi su principi, regole e norme per fare business. Non è facile, perché si rischia l’irrigidimento burocratico, ma la strada è quella.


Brasile 2014: tutti i risultati… della corruzione

18/06/2014 - in corruzione

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Labourers stand at the National Mane Garrincha stadium in Brasilia

I mondiali di calcio, come tutti i grandi eventi sportivi planetari, si prestano a diverse letture: sono celebrazioni del talento, momenti di incontro fra culture, tradizioni da preservare e occasioni per incentivare lo sviluppo e il turismo dei paesi ospitanti. Ma siamo sicuri che lo spirito sportivo non sia solo un pretesto per alimentare interessi milionari?
Negli ultimi anni abbiamo assistito alla trasformazione degli eventi sportivi nell’Eldorado di affaristi, palazzinari, nonché dirigenti e politici corrotti. Dai sospetti di corruzione per i mondiali di nuoto di Roma 2009 alle recenti accuse alla Fifa sull’assegnazione di Quatar 2011, passando per le costosissime Olimpiadi di Sochi in Russia, l’ombra delle mazzette è una costante. Tuttavia, nonostante le spese esorbitanti, la sciatteria dei risultati, le promesse disattese, quasi mai si è arrivati ad accertare il reato e a punire i colpevoli. È accaduto sempre, invece, che i cittadini  ripagassero i fallimenti e gli sprechi, di tasca propria. Una vicenda su tutte:  24 anni dopo Italia’90, nel bilancio dello Stato italiano ci sono ancora 61 milioni di euro da estinguere per i mutui contratti allora.

Ma analizziamo sulla base delle cifre il caso di Brasile 2014:  quanto “è convenuto” ai brasiliani investire nell’organizzazione della World Cup? E quanto invece ha contribuito ad alimentare interessi illeciti e corruzione?

PUNTI A SFAVORE: MONDIALI? No grazie

COSTI E EXTRACOSTI

Uno studio di Ernst & Young Terco e Fondazione Getulio Vargas del 2011 indicava che il Brasile avrebbe dovuto investire per la World Cup 29,60 miliardi di Real, ovvero circa 13 miliardi di dollari, di cui 6 miliardi (42%) di fondi pubblici (governo), il resto a carico dei privati. Questo investimento avrebbe generato un impatto totale sull’economia, in termini  di beni e servizi e benefici indiretti, superiore ai 60 miliardi di dollari, e  3.63 milioni di posti di posti di lavoro all’anno nel periodo dal 2010 al 2014 e 28 miliardi di dollari di incremento di reddito per la popolazione. Non è andata esattamente così.
Secondo il Portale di Trasparenza del governo brasiliano, che tiene quotidianamente aggiornato un contatore, è prevista una spesa di circa 11 miliardi di dollari a carico dei cittadini tra finanziamenti statali, federali e comunali per stadi, aeroporti, porti, sicurezza e mobilità urbana (pari allo 0,5 per cento del Pil).  Altre voci autorevoli parlano tuttavia di cifre molto diverse, come l’Associazione brasiliana di infrastruttura e industria di base (Abdib)  che include nel conteggio altri finanziamenti ad esempio per la manutenzione e l’energia elettrica, arrivando a ipotizzare un impatto di 48 miliardi di dollari: il quadruplo. Fare un bilancio realistico di quanto sono costati e costeranno ai brasiliani i mondiali di quest’anno è un’impresa impossibile.
Considerando che il totale di “soli” 3,5 miliardi di dollari di Sudafrica 2010 aveva già destato scandalo, Brasile 2014 non passerà certo alla storia come un mondiale parsimonioso. Se poi andiamo a analizzare la sproporzione dei prezzi caricati dalle compagnie vincitrici degli appalti, l’investimento appare ancor più ingiustificato. Dai dati diffusi dai revisori della Corte dei Conti nei mesi precedenti all’avvio della Coppa del mondo, qui il report di CBC News in collaborazione con AP, e da altri enti locali come l’organizzazione no profit Contas Abertas che si batte per la trasparenza della spesa pubblica emerge che:

- il 60 per cento delle opere promesse è rimasto solo un progetto

- il costo di costruzione dello Stadio Mane Garrincha di Brasilia è quasi triplicato e sfiora i 900 milioni di dollari di fondi pubblici. È il secondo più costoso al mondo, anche se la città non ha neanche un team titolare di calcio. Le indagini in corso attribuiscono il sovrapprezzo a fatturazione fraudolenta.

- solo il prezzo della costruzione e ristrutturazione delle 12 arene sparse per il Paese ha quasi quadruplicato le stime di costo iniziali.

- per fare un esempio specifico, il trasporto di tribune prefabbricate nello stadio di Brasilia doveva costare solo 4.700 dollari ma il consorzio incaricato del lavoro ha fatturato 1.5 milioni di dollari.

- l’acciaio per costruire l’arena di Brasilia doveva corrispondere a un quinto delle spese totali ma a causa di pratiche di taglio sbagliate, sprechi, cattiva pianificazione si sono sommati ulteriori 28 milioni dollari.

- secondo i revisori nelle fatture ci sono 2,3 milioni di dollari in più di materiali che semplicemente sono stati conteggiati più volte.

INTERESSI POLITICI E SOSPETTI DI CORRUZIONE

- le principali aziende coinvolte nei lavori della WorldCup hanno molteplici legami con la politica del paese, tra cui Andreade Gutierrez, lead builder dello stadio di Brasilia che ha aumentato le sue donazioni alla politica durante le ultime elezioni.

- altri 16 milioni dollari sono andati persi quando il governo di Brasilia non è riuscito a riscattare una multa contro Andrade Gutierrez, per un ritardo di cinque mesi nel completamento della parte principale dello stadio.

“Ciò che doveva essere rubato è già stato rubato”, ha dichiarato Joana Havelange, direttrice del Col, il Comitato organizzatore locale del mondiale Fifa,  su Instagram. La frase ha suscitato molte polemiche soprattutto perché a pronunciarla è la figlia di Ricardo Teixeira, per 23 anni a capo della federazione brasiliana e nipote di Joao Havelange, presidente della Fifa dal ’74 al ’98.

- Negli anni di preparazione si sono susseguiti scandali a catena che hanno decimato il governo di Dilma Rousseff e hanno portato alle dimissioni diversi ministri. Gli intrallazzi relativi alle infrastrutture per Mondiali e Olimpiadi sono state spesso al centro delle accuse.

IMPATTO SU PIL, INFLAZIONE, DEFICIT

Secondo il rapporto pubblicato da Euler Hermes (pdf), società del gruppo Allianz, sugli effetti economici dei mondiali e delle Olimpiade di Rio 2016:
- i grandi eventi sportivi hanno prodotto nei primi tre mesi del 2014 un incremento di Pil reale di 0,2 pp, che porterà a un +1,9% su base annua, destinato nelle previsioni di fine anno a frenare a +1,8% nonostante la World Cup. Sono lontani i dati del 2010 quando il Brasile con il 7,5% di incremento del Pil diventò la sesta potenza al mondo.
- l’inflazione durerà a lungo anche dopo la conclusione dell’evento. In aumento al 6,3% nel 2014, scenderà solo al 6,1% nel 2015.
- la creazione di nuovi posti di lavoro è al di sotto le stime e sembra che la maggior parte dei posti saranno a breve termine e di basso profilo.
- il deficit di bilancio dello Stato aumenterà di oltre un punto percentuale e il totale dei crediti richiesti per le grandi opere, tra mondiali e Olimpiadi (Rio 2016), è pari all’8% del debito complessivo.

PUNTI A FAVORE: MONDIALI? Sì grazie

SVILUPPO E  INFRASTRUTTURE

Sulla base dello studio di Euler Hermes, sopra citato risulta che:
- il paese ha aumentato del 20% la sua struttura ricettiva: 70 hotel costruiti ex novo nelle 12 città sede con 5mila nuove stanze di standard internazionale che accoglieranno i turisti. Questo soprattutto grazie cospicuo capitale investito nel settore del turismo e delle comunicazioni dalla Banca nazionale di sviluppo economico e sociale.
- nelle principali città brasiliane è stata potenziata del 50% la capacità di trasmissione di dati via Internet grazie a investimenti privati.
- il parco aeroporti è cresciuto del 36% mentre quello sportivo è stato rinnovato per la prima volta dagli anni Settanta con tecnologie di ultima generazione.

MORALE

Pur se contenuto, l’effetto positivo a livello economico sarà amplificato in una nazione già avviata sulla strada della crescita. Inoltre, secondo la Soccernomics, il clima di euforia che si crea dopo un trionfo calcistico genera maggiore fiducia, ottimismo e propensione al consumo. Ma c’è da sperare che i giallo-oro arrivino almeno in finale per giustificare un tale sforzo.

Secondo vari sondaggi condotti da quotidiani e istituti di ricerca internazionali, i brasiliani sono ben coscienti di tutto questo. Per il quotidiano Folha de San Paulo il 90% degli intervistati è convinto che la corruzione abbia completamente contaminato l’evento e il 66% pensa che se ne otterranno più svantaggi che vantaggi. In conclusione: è stata pessima la decisione di ospitare i mondiali per 6 brasiliani su 10 secondo Pew Research.

E tu cosa ne pensi? Mondiali sì o no?

Laura Ghisellini


Troppi scandali, l’Europa del calcio critica “il dinosauro” Blatter e c’è chi paragona la Fifa a una famiglia di mafiosi

12/06/2014 - in corruzione

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JOSEPH BLATTERSono appena iniziati i mondiali Brasil 2014 che si preannunciano tra i più controversi della storia, soprattutto in casa Fifa. La vicenda legata all’assegnazione di Quatar 2022, sembra infatti aver dato vita a un acceso dibattito all’interno della federcalcio internazionale, in particolare sulla figura del suo attuale presidente: Josepp Blatter, detto Sepp. Il numero uno del calcio mondiale, nei giorni scorsi, aveva risposto alle critiche piovute sulla sua federazione parlando di “razzismo” e di attacchi metodici tesi a indebolirla. “Non vogliono distruggere il gioco ma l’istituzione – ha dichiarato -, perché la nostra istituzione è troppo forte. Ma la Fifa è talmente forte che non la potranno distruggere”. Dichiarazioni che forse dirette alla stampa inglese, che più duramente lo ha criticato.

La cosa non sembra essere piaciuta in particolar modo alla Football Association, la federazione calcistica d’oltremanica, che si è fatta sentire attraverso il suo presidente Greg Dyke. “Molti membri della Uefa non sono contenti della gestione di Blatter – ha detto Dyke -. Se guardiamo alla reputazione della Fifa negli ultimi otto anni ci accorgiamo che la gente lo associa a tangenti e corruzione. Per questo penso debba farsi da parte”. Gli fa eco il numero uno della Federazione Olandese Michael Van Praag, secondo cui “quando la gente pensa alla Fifa pensa alle tangenti, agli amici degli amici, alla corruzione e via discorrendo. Si, Blatter sta guidando un processo riformatore, è vero, ma sta cercando di fare riforme su un sistema sviluppatosi sotto la sua presidenza. Io sono fisso su Twitter quindi so cosa pensa la gente. Gli ho detto, vai su hashtag #Blatter o #Fifa o #Fifamafia e leggiti il pensiero di milioni di persone a cui non piace quello che fa la Fifa e ne hanno un’immagine diversa dalla tua”.

Assolutamente contrario alla ricandidatura alla presidenza di Josepp Blatter è anche Lord David Triesman, ex presidente della Federazione inglese, che per anni ha avuto a che fare con la Fifa. “Ho paura che la Fifa sia guidata come una famiglia di mafiosi con una lunga tradizione di bustarelle, tangenti, e corruzione – ha dichiarato – penso che Don Corleone avrebbe riconosciuto e amato queste tattiche. Metà del comitato esecutivo che ha votato per l’ultima Coppa del Mondo deve andare a casa. La corruzione è stata fondata in un sistema e sostenuta dall’assenza di indagini dove la maggior parte degli accusati non è stata indagata. Decine di lavoratori immigrati morti nei lavori di costruzione degli stadi in Qatar sono stati ignorati”.

Contro Blatter ci è andato giù duro anche l’Economist: “C’è qualcuno sulla terra che pensa che l’idea di assegnare i mondiali a una zona araba in piena estate sia stata una buona idea? Perché il football è ancora dietro agli altri sport come rugby, cricket e tennis nell’utilizzo della tecnologia in merito alle decisioni arbitrali? E perché il più grande gioco del mondo è gestito da un tale gruppo di mediocri, Sepp Blatter in testa, fin dal 1998? In qualsiasi altra organizzazione, gli scandali finanziari senza fine avrebbero azzerato il management. Ma più che altro, proprio lui sembra disperatamente fuori epoca; dai commenti maschilisti sulle donne all’interruzione del minuto di silenzio per Nelson Mandela dopo solamente 11 secondi, il 78enne boss è il genere di dinosauro che mantiene una gestione da anni ’70. Ne rincuora che i tentativi di fermare il Sig. Blatter siano condotti da Michel Platini, una volta un centrocampista meraviglioso, oggi dirigente che ha sostenuto la candidatura del Qatar. Molti fans di calcio sono indifferenti a tutto questo. A loro interessa il bel gioco, non i vecchi abiti stanchi che lo gestiscono. Ma sbagliano a pensare che non ci sia un prezzo e salato per tutto ciò. Corruzione e compiacenza dei vertici rendono sterile la lotta agli imbrogli sul campo”.


Corruzione Fifa: Beckenbauer finisce nel mirino e anche gli sponsor, da Coca Cola a Adidas, si dicono preoccupati

10/06/2014 - in corruzione

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world cup quatarEmergono nuovi particolari dai documenti pubblicati dal Sunday Times in merito allo scandalo che sta coinvolgendo la Fifa e l’assegnazione dei mondiali di calcio in Quatar nel 2022. Alla base dell’accordo che il funzionario della Federazione calcistica internazionale del Quatar, Mohammed Bin Hammam, avrebbe concluso nel 2012 con Worawi Makudi, presidente della federcalcio thailandese, ci sarebbe una fornitura da 2 milioni di tonnellate di gas liquefatto con tariffa agevolata da parte della Quatargas nei confronti della PTT, la compagnia energetica tailandese, sponsor della Federazione calcistica di Bangkok. A conferma della tesi del Sunday Times ci sarebbero numerose email (svelate nei giorni scorsi dalla BBC) tra Bin Hammam e la federcalcio tailandese che dimostrano l’accordo: contratti in cambio del voto a favore di Quatar 2022 da parte di Makudi.

Nell’occhio di questo ciclone è finito anche l’ex campione tedesco e presidente onorario del Bayern Monaco, Franz Beckenbauer. Sempre secondo i documenti in possesso del Sunday Times, l’ex-funzionario della Fifa si sarebbe recato a Doha qualche mese prima del voto per l’assegnazione per far visita proprio a Ben Hammam. I contatti tra il tedesco e l’ex-vicepresidente Fifa sarebbero proseguiti anche nei mesi successivi al voto, nei quali Beckenbauer sarebbe tornato in Quatar in compagnia questa volta del presidente della E.r. Capital Holding, società attiva nel trasporto di gas e petrolio che lo aveva assunto come consulente. Beckenbauer, interpellato dal Sunday Times, non ha rilasciato nessun commento e si è rifiutato di collaborare all’indagine interna prodotta dalla stessa Fifa, rivendicando il suo allontanamento dalla federazione poco tempo dopo l’assegnazione dei mondiali in Quatar e precisando di voler mantenere segreto il proprio voto.

Intanto la Fifa si trova a fare i conti con i primi malumori, specialmente da parte degli sponsor. La BBC rivela che la Sony ha chiesto alla Federcalcio internazionale un’ indagine appropriata, mentre la Coca Cola ha dichiarato che “Tutto quello che va a penalizzare la mission e i principi della Coppa del Mondo è per noi un serio motivo di preoccupazione”. Adidas, che con la Fifa ha un contratto fino al 2030, ha fatto sapere che “Il tenore negativo del dibattito attorno alla Fifa non è positivo per il calcio, per la federazione e per i suoi partner”. Seguono Visa e Hyundai/Kia che, con toni più moderati, ha detto: “”Siamo fiduciosi che la federazione stia considerando con la dovuta serietà queste accuse e che l’ufficio investigativo del Comitato etico condurrà un’inchiesta approfondita”. L’unico main-sponsor a non aver rilasciato dichiarazioni sul cosiddetto “Quatargate” è stata, non a caso, Fly Emirates. Naturalmente la compagnia aerea ha un forte interesse nel vedere i mondiali di calcio giocati nel proprio territorio.