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I lavoratori low-cost della camorra per ricostruire L’Aquila

26/06/2014 - in corruzione

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l'aquilaMassimizzare i profitti derivanti dagli appalti milionari. È per questo che i sette imprenditori coinvolti nell’inchiesta “Dirty job” della Direzione distrettuale antimafia de L’Aquila si rivolgevano alla camorra. In particolare era il clan dei Casalesi a fornire maestranza a basso costo con l’accusa di “contiguità con il clan dei Casalesi”. Si parla di un giro d’affari di circa 10 milioni di euro, dove gli operai impiegati erano costretti a restituire la metà dello stipendio che percepivano sulla carta.

In totale gli indagati dovrebbero essere circa una ventina tra imprenditori e lavoratori impiegati nei cantieri, tre sono finiti in carcere e quattro ai domiciliari per estorsione aggravata dal metodo mafioso, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Gli arresti arrivano proprio a pochi giorni dalla notizia di imprese colluse nella ricostruzione di beni culturali e chiese nel centro del capoluogo abruzzese.

A fornire i lavoratori alle ditte aquilane erano i Di Tella di Caserta, costruttori campani incensurati, ma con forti legami con il clan dei Casalesi, che reperivano manodopera solo a Casapesenna e Casal di Principe. I lavoratori percepivano dalle ditte abruzzesi buste paga con importi corretti, ma i Di Tella gestivano a parte una contabilità occulta. La metà dello stipendio veniva infatti restituita attraverso prelievi bancomat.

Secondo quanto si è appreso, c’è stato il contributo di un collaboratore di giustizia che ha sottolineato i rapporti tra Alfonso Di Tella e il clan Michele Zagaria e altri casalesi. Per il procuratore distrettuale antimafia, Fausto Cardella, «questa indagine fotografa la situazione di un tipo di infiltrazione, quella del clan dei Casalesi, di cui da oggi potremo parlare con più cognizione di causa. Inoltre è un’indagine che valorizza i rapporti tra le procure distrettuali e quella nazionale. Senza la banca dati non sarebbe stato possibile realizzarla in questo modo”.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori dello Scico e del Gico dell’Aquila, gli imprenditori aquilani avrebbero percepito il 30 per cento degli appalti senza fare nulla, ovvero per il semplice fatto di esserseli aggiudicati. Il 70 per cento andava ai Di Tella che provvedevano a realizzarli. “La vera forza delle mafie sta fuori dalle mafie, in quella zona grigia che le circonda, e assume rapporti a scopo di profitto”, ha detto il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, nel commentare la notizia.

 


Assoluzione e delitto, lo stesso movente. Chi è Antonio Iovine

19/06/2014 - in corruzione

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Un’aggiustatina al processo? Anche 250mila euro. Tanto vale la giustizia in Italia? E’ quello che emerge dalle nuove rivelazioni del pentito dei Casalesi Antonio Iovine: “Duecentocinquanta mila euro per aggiustare un processo“. Viene in mente Fabrizio De Andrè, vengono in mente le parole della sua “Canzone del padre“: “Così son diventato mio padre, ucciso in un sogno precedente. Il tribunale mi ha dato fiducia, assoluzione e delitto lo stesso movente“.

Iovine

Alle affermazioni di Iovine è seguita l’apertura di un fascicolo da parte della Procura di Roma con l’ipotesi di corruzione. “In alcune occasioni l’avvocato Michele Santonastaso mi ha chiesto dei soldi per farmi avere delle assoluzioni“, ha detto il collaboratore di giustizia. “Io accettai, fui assolto e pagai i 200 milioni in due rate di 100 milioni ciascuno“. Santonastaso “non mi ha mai spiegato nel dettaglio quale strada fu percorsa per ottenere l’assoluzione ma era chiaro che essa era stata ottenuta con metodi illeciti“. Iovine è stato condannato in primo grado a 30 anni e assolto in appello. E al pubblico ministero ha rivelato ora di aver commesso quel delitto. Gli avvocati chiamati in causa negano ogni accusa a mezzo stampa definendo le parole del pentito “una colata di fango“.

Ma chi è Antonio Iovine? Lo chiamano “’o ninno” e “il poppante” grazie al suo essere precoce: ha raggiunto le posizioni apicali del clan che era ancora bambino: è pentito dal 21 maggio 2014. Scrive Giorgio Dell’Arti nel suo Catalogo dei viventi: “Prima di essere arrestato, reggente della confederazione dei Casalesi (da Casal di Principe), che ha al suo vertice Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti (detenuti). Detenuto dal 17 novembre 2010, attualmente in 41 bis nel carcere di Nuoro di massima sicurezza Badu ’e Carros. Tra i primi 10 latitanti di massima pericolosità ricercati dalla Direzione centrale della polizia criminale, si nascondeva dal 5 dicembre 1995 (quando veniva colpito da ordinanza cautelare nel corso dell’operazione Spartacus)“.

Secondo Roberto Saviano che Antonio Iovine è il “vero ministro dei rifiuti della camorra“. “Le discariche campane non sono state intasate solo dai rifiuti solidi urbani campani, ma sono state occupate, invase, colmate dai rifiuti speciali e ordinari di tutto il Paese, dislocati dalle rotte gestite dei clan. La spazzatura napoletana appartiene all’intero Paese nella misura in cui per più di trent’anni rifiuti di ogni tipo, tossici, ospedalieri, persino le ossa dei morti delle terre cimiteriali, sono stati smaltiti in Campania e più allargatamente nel Mezzogiorno“. Lui è un camorrista dal cipiglio imprenditoriale. Uno degli ultimi re di camorra insieme a Michele Zagaria e Mario Caterino. E ora, come scrive Guido Ruotolo su La Stampa, “ha deciso di mettere il tritolo per fare sbriciolare il castello Gomorra, castello costruito con morti ammazzati, estorsioni, traffici di rifiuti, droga, armi. E appalti pubblici, riciclaggio, relazioni con le amministrazioni comunali e locali, con la politica insomma“.

Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi
solo i sogni che non fanno svegliare“.


Amministratori sotto tiro: intervista al sindaco di Torre Annunziata che fu tenuto in ostaggio da ‘o pastore’

13/05/2014 - in Amministratori sotto tiro

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A seguire la Puglia, la Sicilia, la Calabria e la Sardegna, nel Rapporto 2013 di Avviso Pubblico “Amministratori sotto tiro”, è la Campania: con l’8% di casi censiti, pari a 28 atti intimidatori, si colloca al quinto posto, a livello nazionale per minacce ad amministratori pubblici.

La provincia con i dati più elevati è quella di Napoli in cui sono stati accertati 11 casi, seguita da quella di Salerno e di Benevento, rispettivamente con 7 e 4 episodi, e quelle di Avellino e Caserta entrambe con 3.

Un caso particolarmente inquietante si è verificato nella città di Torre Annunziata (Na) dove il Sindaco, Giosuè Starita, è stato tenuto ostaggio per mezz’ora da un uomo con una pistola in pugno. L’aggressore è stato identificato dalle forze dell’ordine in Antonio Uliano, figlio di Michele detto “o pastore”, autista storico di Gemma Donnarumma, la moglie del boss di camorra Valentino Gionta. Lo abbiamo intervistato per saperne di più.

04_intervista sindaco Torre Annunziata

Quante e che tipo di intimidazioni ha subito da quando è primo cittadino di Torre Annunziata?
Da quando sono stato eletto Sindaco ho ricevuto numerose minacce. La prima volta, nel 2008, quando la sede del Comune fu fatta oggetto di alcuni colpi di arma da fuoco. Un episodio simile si è verificato meno di un mese fa quando durante la notte ignoti hanno appiccato il fuoco davanti al portone di ingresso principale del Municipio ed a quello laterale. Numerose sono infine le lettere anonime con minacce di morte che mi hanno fatto recapitare da quando sono primo cittadino. Non sono episodi che mi stupiscono molto. La mia città è una zona della Campania molto nota per la forte influenza criminale, dove si vive una realtà difficile, quindi sapevo benissimo quello che avrei incontrato facendo il Sindaco; se non ne fossi stato cosciente o avessi voluto rinunciare sarei potuto restare a fare il mio lavoro di avvocato. Io, invece, ho voluto fare un passo in avanti perché desidero cambiare questa realtà, o almeno provarci.

Lei è stato anche tenuto in “ostaggio” dal pregiudicato Antonio Uliano. Potrebbe raccontarci l’episodio?
Nell’ottobre dello scorso anno, dopo aver fatto una lunghissima riunione mi sono recato in un bar del centro di Torre Annunziata, in corso Umberto, per prendermi qualcosa da bere. Ad un certo punto alle mie spalle è apparsa una persona che non avevo mai visto e che successivamente hanno identificato in Antonio Uliano, un pregiudicato torrese, figlio di Michele Uliano, noto autista della moglie del boss Valentino Gionta che, verosimilmente ubriaco, iniziò a farmi degli strani ragionamenti. In sostanza, mi diceva che dovevo smetterla di parlare della malavita, della camorra, del clan Gionta perchè lui ne faceva parte. Io ho provato a far finta di niente, a non ascoltarlo, ad allontanarmi fin quando mi ha puntato la pistola. Non mi era mai successo e istintivamente ho reagito cercando di calmarlo. Ma lui ha continuato a parlare a lungo, sempre con la pistola rivolta verso di me, proseguendo il suo ragionamento. Nel mentre, fortunatamente, alcuni passanti vedendo la scena, hanno subito allertato le forze dell’ordine che tempestivamente sono arrivate sul posto e lo hanno arrestato. Adesso è condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione.

A cosa riconduce questa minaccia e come ha reagito?
Io non mi sono mai tirato indietro nel dire un nome o nel parlare di un fatto e le sue parole si riferivano sicuramente ad alcune denunce che avevo esposto alle forze dell’ordine. Ho inoltre messo in atto alcune iniziative importanti sul territorio nel quale sicuramente la camorra può avere degli interessi. Quella di Torre Annunziata è una realtà complessa in cui dopo trent’anni continuano ad esserci le stesse persone che gestiscono gli affari, quindi episodi di questo tipo sono assolutamente normali. La mia reazione, passata la paura, è stata semplicemente di continuare a portare avanti i progetti e le iniziative già predisposte dalla nostra amministrazione perché questa è la prova che stiamo facendo del bene.

Lei concretamente cosa sta facendo per combattere la criminalità organizzata?
Sto cercando di favorire l’indipendenza della pubblica amministrazione, la trasparenza e l’imparzialità. È la battaglia che bisogna portare avanti in questi territori dove l’illegalità è pervasiva. Ma diciamo che la vera sfida è culturale. La cosa più importante e allo stesso tempo più difficile, è incidere sui meccanismi culturali, è parlare di certi temi, cambiare la mentalità della comunità, combattere i comportamenti delittuosi; fare in modo che non vi siano solo soggetti isolati che lo facciano, ma cercare di coinvolgere l’intera cittadinanza, in modo da creare un corto circuito, tirando fuori il lato positivo delle cose.

Giosuè Starita è nato il 21 agosto del 1963 a Torre del Greco, un paesino in provincia di Napoli. E’ laureato in Giurisprudenza. Dal 2005 al 2007 è stato Assessore del Comune Torre Annunziata (NA). Nel 2007 è stato eletto per la prima volta Sindaco di Torre Annunziata e rieletto al secondo mandato nel maggio del 2012.

intervista sindaco Torre Annunziata

Questo articolo è in collaborazione con Avviso Pubblico. Insieme vogliamo far conoscere le storie di tantissimi amministratori locali che fanno onestamente il loro lavoro, che vivono e praticano i principi e i valori della Costituzione e che, pur in presenza di gravi episodi di minacce e di atti di violenza, non piegano la schiena.

Consulta il Rapporto “Amministratori sotto tiro” di Avviso Pubblico” >>

Leggi tutte le interviste ai sindaci sotto tiro >>

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Casal di Principe: quando camorra e corruzione condizionano il voto

07/04/2014 - in corruzione

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mafia_confisca_diaSono stati sequestrati 13 milioni di euro all’ex responsabile dell’Ufficio tecnico comunale di Casal di principe (nonchè ex sottosegretario di Nicola Cosentino) e imprenditore, Nicola Di Caterino, finito in manette nel dicembre del 2011 nell’ambito di un’inchiesta sulla costruzione (mai avvenuta) di un centro commerciale a Villa di Briano.

Il centro commerciale in questione doveva essere costruito proprio su dei terreni di proprietà di Di Caterino e per la sua realizzazione l’imprenditore è riuscito anche ad ottenere 5,6 milioni di euro da un instituto di credito attraverso una falsa fidejussione, proprio grazie all’intervento di Cosentino. Il centro commerciale era anche un mezzo per veicolare promesse di lavoro in cambio di voti per l’ex sindaco di Casal di Principe, Cipriano Cristiano, eletto nel 2007 e cugino dell’imprenditore.

Da quanto si apprende su La Repubblica “Di Caterino per gli inquirenti, sia come imprenditore sia nel suo ruolo di allora capo dell’ufficio tecnico del comune, ha fornito un contributo stabile nell’acquisizione e gestione degli appalti pubblici al clan dei Casalesi. Il centro commerciale che si sarebbe dovuto costruire avrebbe previsto un investimento di circa 43 milioni di euro a carico degli imprenditori coinvolti nell’operazione, occupando 476 persone”.

“Gli investigatori hanno dunque svelato gli intrecci del ceto politico di Casal di Principe con l’ala militare e imprenditoriale dal clan “dei casalesi”, fazione Schiavone e Bidognetti, attraverso l’illecito condizionamento dei diritti politici dei cittadini, ostacolando il libero esercizio del voto, procurando vantaggi ai candidati indicati dall’organizzazione in occasione di consultazioni elettorali, anche tramite il condizionamento della composizione degli organismi politici rappresentativi locali, evidenziando enormi interessi economici con l’aggiudicazione di appalti, assunzioni di personale compiacente all’organizzazione, apertura di centri commerciali, attività edilizie con forniture di calcestruzzo”.


RAP contro la corruzione: Luca Blindo e Tony Phone per “Riparte il futuro ad Afragola”

16/09/2013 - in corruzione, Libera e Gruppo Abele

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Il pezzo di Luca Blindo e Tony Phone, nato per iniziativa spontanea dei due rapper campani e lanciato da pochi giorni su YouTube, diventa la colonna sonora di “Riparte il futuro a Afragola”, la campagna contro la corruzione organizzata dai ragazzi di Libera, presidio di Afragola-Casoria.

Cresciuti in una terra soffocata dalla camorra, in cui già nel 2005 l’amministrazione in carica è stata sciolta per infiltrazioni, i volontari del presidio si sono ispirati all’omonima campagna nazionale promossa da Libera e Gruppo Abele e hanno chiesto ai candidati alle elezioni amministrative del 26-27 maggio di impegnarsi concretamente contro la corruzione. La petizione Riparte il futuro a Afragola ha rappresentato un atto coraggioso e innovativo se si pensa che, durante i giorni di ballottaggio, sui muri della cittadina sono comparsi striscioni e scritte minatorie: “pericolo di incendio per chi vota”, “incendiamo tutte le vostre auto non si vota”. Ovunque manifesti elettorali stracciati.

L’iniziativa di Afragola dimostra come, proprio in questi luoghi così colpiti dalla criminalità organizzata, siano diffusi un’autentica cultura della legalità e il coraggio di opporsi. Solo 13 candidati su 458 hanno accettato di sottoscrivere 4 impegni di trasparenza – pubblicare curriculum vitae, dichiarazione dei redditi, potenziali conflitti di interesse e situazione giudiziaria – e di portare avanti, qualora eletti, 6 proposte anticorruzione nei primi 100 giorni di consiliatura. Tre di loro, compreso il Sindaco Domenico Tuccillo, occupano oggi ruoli direzionali nel Consiglio Comunale e sono impegnati a sostenere le proposte che i ragazzi chiedono a gran voce, forti del sostegno di oltre 290.000 italiani che hanno firmato e continuano a firmare la petizione nazionale online.

“Riparte il futuro ad Afragola. Ti parlo di futuro ma con l’amaro in gola”, cantano Luca Blindo e Tony Phone, anch’essi coinvolti in maniera volontaria in un’iniziativa che parla le ragioni delle nuove generazioni. La corruzione infatti, sottraendo risorse preziose e opportunità di lavoro all’Italia, è tra le principali cause della disoccupazione giovanile, la più inquietante piaga del nostro paese e di Afragola stessa. “Se non provvediamo a compiere questa e altre proposte – dichiarano i ragazzi di Libera Afragola – la logica del favore continuerà a sostituire quella del diritto e del merito, qualunque provvedimento economico sarà inefficace, perché le risorse si perderanno negli scambi corrotti avvantaggiando le realtà criminali. Diminuendo la credibilità della Città di Afragola e quella nazionale, sarà sempre più difficile attrarre investimenti esteri e creare nuove opportunità di lavoro, specialmente per i giovani. In poche parole, perdiamo il nostro futuro“.
Questa iniziativa è un’ulteriore dimostrazione di come la campagna Riparte il futuro stia coinvolgendo istituzioni e cittadinanza su un tema così urgente. Dalle aule parlamentari al consiglio del comune più piccolo, passando per ogni anello della Pubblica Amminsitrazione, Riparte il futuro dà agli italiani, e soprattutto ai giovani, il potere e la forza per contribuire a combattere uno dei principali problemi del Paese.

Il sito della campagna “Riparte il futuro ad Afragola” >>

FIRMA LA PETIZIONE >>


“Incendiamo tutte le vostre auto! Non si vota”. Minacce sui muri ad Afragola per il ballottaggio

10/06/2013 - in corruzione

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Proprio ad Afragola, Comune del napoletano dove è partita qualche settimana fa la campagna anticorruzione Riparte il futuro per i candidati alle elezioni amministrative, la speranza di cambiamento ha subito un grave colpo.
Ieri mattina, nel giorno di votazioni per il ballottaggio, sono comparsi sui muri della cittadina uno striscione (strada del Rione Salicelle) e delle scritte minatorie sulle pareti esterne di un seggio: “pericolo di incendio per chi vota”, “incendiamo tutte le vostre auto non si vota”. Ovunque manifesti elettorali stracciati.

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I messaggi sono stati prontamente rimossi dalle autorità insieme all’immediato avvio delle indagini ma il segnale è preoccupante.
È proprio ad Afragola, territorio fortemente condizionato dalla criminalità organizzata, che l’11 maggio gli attivisti del Presidio locale di Libera hanno lanciato la piattaforma ispirata alla campagna nazionale Riparte il futuro con l’obiettivo di contrastare l’ormai endemica corruzione della città. Firmando la petizione si chiedeva ai candidati sindaci e consiglieri di rispettare delle condizioni per la formazione delle liste elettorali e per la scelta di eventuali dirigenti e di inviare curriculum vitae, ultima dichiarazione dei redditi, dichiarazione di potenziali conflitti di interesse e certificato penale con eventuali procedimenti in corso.
Hanno sottoscritto 13 candidati su 442 e un solo candidato Sindaco su 4.
Cosa accdrebbe se la proposta Riparte il futuro ad Afragola non venisse attuata?, scrivevano i ragazzi di Libera sul sito. Questa la loro risposta, che oggi è utile rileggere con attenzione:

In caso di mancata attuazione della proposta di Riparte il Futuro ad Afragola , la politica corrotta dalla camorra non opererà per il bene di Afragola ma sarà orientata a soddisfare gli interessi di pochi piuttosto che quelli della collettività. La corruzione continuerà a frenare sviluppo e innovazione permettendo alle realtà criminali di penetrare nel tessuto economico della Citta di Afragola e nazionale. Quando la corruzione vede una controparte mafiosa tutto viene ulteriormente aggravato e se si considera l’infiltrazione in settori particolarmente delicati, come quello dei rifiuti o della sanità pubblica, il rischio per la salute genera costi impossibili da quantificare.

Se non provvediamo a compiere questa e altre proposte , la logica del favore continuerà a sostituire quella del diritto e del merito, qualunque provvedimento economico sarà inefficace, perché le risorse si perderanno negli scambi corrotti avvantaggiando le realtà criminali. Diminuendo la credibilità della Città di Afragola e quella nazionale, sarà sempre più difficile attrarre investimenti esteri e creare nuove opportunità di lavoro, specialmente per i giovani.

In poche parole, perdiamo il nostro futuro.”

Firma la petizione Riparte il futuro, siamo oltre 240.000 ma c’è bisogno anche di te >>

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Foto via | La Repubblica.it