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Whistleblowing made in China: attenzione all’anticorruzione di regime

19/08/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

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congresso cinaC’è un nuovo metodo in Cina per chi volesse denunciare la corruzione. Si tratta di un sito web messo a disposizione dalla Corte suprema del popolo, sul quale sarà possibile compilare un modulo dove segnalare le irregolarità: qualcosa che può cadere sotto il nome di promozione del whistleblowing.

La lotta alla corruzione per le alte sfere cinesi non è una cosa di poco conto. È infatti dal 2012,(anno in cui si tenne il XVIII Congresso del Partito comunista cinese che designò Presidente Xi Jinping) che quotidianamente il sito web della Commissione centrale per le ispezioni disciplinari viene aggiornato con nuovi nomi di funzionari incriminati per corruzione. Secondo i dati del Partito nel 2013 sono stati ben 180 mila e 63 mila nei soli primi cinque mesi del 2014.

“Da quando Xi Jinping ha preso le redini della nazione – si legge su Il Fatto Quotidiano – 521 funzionari sono stati espulsi dal Partito e il numero di suicidi tra di loro è cresciuto vertiginosamente. Il settimanale economico finanziario Caixin riporta 48 casi di funzionari che si sono suicidati nel 2013, contro i 21 del 2012 e i 19 del 2011. All’inizio dello scorso luglio, per quattro giorni di seguito, si è suicidato un funzionario al giorno.

Zhang Lifan, storico e analista politico che vive a Pechino, pensa che uno dei motivi dell’aumento dei funzionari che si tolgono la vita sia da ricercarsi nell’improvvisa assenza di sostegno politico”, piuttosto che per ragioni culturali.

È quindi necessario fare attenzione che la parola “corruzione” non finisca a sottendere interessi molto più vicini alla difesa di un regime, o di alcuni gruppi forti, piuttosto che il perseguimento del comportamento di chi ruba dalla collettività per fini personali abusando del suo potere.

Non è un caso che sui suicidi eccellenti vi sono alcune ombre che hanno fatto discutere, specialmente sul web. Molti sono infatti nemici politici del presidente Xi Jinping: “Bo Xilai, l’ex principino rosso che sembrava destinato a diventare il novello Mao; il generale in pensione Xu Caihou, già membro del Politburo, vice presidente della Commissione militare centrale e incaricato di supervisionare le nomine all’interno dell’Esercito popolare di liberazione e, ultimo in ordine di tempo e più in alto ancora in grado, Zhou Yongkang, l’ex zar dei servizi di sicurezza cinesi, il potentissimo numero 9 che nella scorsa nomenklatura era a capo della Commissione militare”.

Non è tutto. Una delle richieste più pressanti della società civile cinese organizzata, soprattutto del Movimento dei nuovi cittadini, è stata la pubblicazione online di redditi e patrimoni dei funzionari pubblici, per permettere ai cittadini di monitorare e verificare che i funzionari non conducessero uno stile di vita al di sopra delle loro possibilità e denunciarli nel caso di sospetta corruzione. In sintesi, le stesse cose che Riparte il futuro sta chiedendo in Italia. Il risultato? I loro leader, tra cui il noto avvocato per i diritti civili Xu Zhiyong, sono stati processati a gennaio di quest’anno e condannati a diversi anni di reclusione per “disturbo dell’ordine pubblico”. Anche per questo pare strano che dopo solo otto mesi sia lo stesso governo a incoraggiare la popolazione a denunciare la corruzione e a garantire trasparenza nei suoi confronti.

Quello che accade in Cina, difficile da leggere partendo da questa parte di mondo, accende comunque un allarme che deve farci sempre rimanere svegli rispetto a quale tipo di lotta alla corruzione uno Stato intenda perseguire.

Una cittadinanza libera, attenta e attiva è la garanzia che le politiche pubbliche per l’integrità non nascondano invece interessi forti o guerre interne a gruppi di potere. Quando la società civile è inascoltata o ancor peggio perseguita, non è vera lotta alla corruzione. Whistleblowing poi significa difesa della legalità e dell’integrità: denunciare un fenomeno di corruzione serve a impedirne gli spaventosi effetti sociali ed economici, non a difendere uno status quo.