Articoli con il tag “collaboratori di giustizia

“Premiare” i corrotti che collaborano con la giustizia? Un commento all’editoriale di Pasquale D’Ascola sul Corriere

11/07/2014 - in corruzione

commenti

topic

Il “gioco” della corruzione funziona se segreto. Chi lotta contro questo fenomeno sa bene che il modo migliore per sconfiggerlo è sparigliare le carte per far sì che qualcosa, di questo accordo occulto, vada in pezzi; inserire una variabile capace di mettere in crisi il patto di fiducia tra corrotto e corruttore. Ma quale variabile? Occorre, come nel dilemma del prigionero noto agli economisti e ai sociologi, introdurre un fattore di rischio in modo che diventi per il corrotto e il corruttore più “conveniente” rompere il patto che mantenerlo. Non esiste una variabile sola e non c’è un unico modo per cambiare le carte in tavola.

Quello che è certo è che, come in tutti i giochi, ancor prima delle regole, deve essere chiaro che “chi sbaglia, paga”. Fuor di metafora, significa che prima di tutto occorre rendere forte il lato del contrasto penale alla corruzione. Come a dire: “se riesco a scoprire il tuo sporco gioco della corruzione, sappi che avrai una pena certa”.

Sul fronte delle leggi certe, in Italia c’è ancora molto da fare e, piuttosto che invocare il carcere eterno, andrebbe chiesto un sistema di norme efficaci e chiare, con pene proporzionali ma dal sicuro seguito. Inoltre, servirebbe dotarsi di sistemi che facciano sentire continuamente il fiato sul collo a corrotti e corruttori, quindi di un efficace sistema di prevenzione, accanto a un buon sistema ispettivo da parte delle forze dell’ordine.

A questo punto, ma solo a questo punto (perché prima rischia di essere inefficace), è possibile dire ai “concorrenti” che il gioco della corruzione è ormai arrivato alla fine e presto o tardi tutto sarà scoperto, con effetti molto forti per entrambi. Tuttavia, se uno dei due collabora, avrà una pena inferiore. Le alternative dunque rimangono: collaborare e avere degli sconti di pena se si arriva “primi”(scelta migliore), o rischiare pene forti (scelta peggiore). Ecco dunque che la corruzione viene a monte.

Di questo parla l’editoriale di Pasquale d’Ascola, apparso oggi sul Corriere del Veneto, che ben riporta tutti i rischi della cosa (e noi condividiamo l’approccio), sottolineando come sia “ invece essenziale punire esemplarmente gli autori del patto corruttivo, per giovarsi dell’effetto deterrente”. Se però l’effetto deterrente viene appunto dato da una legge forte, da sistemi di prevenzione efficaci e da forze ispettive esperte non è da escludere l’uso degli stessi sistemi (traslati ai reati di corruzione) che Giovanni Falcone ha utilizzato con i mafiosi nella Palermo dei primi anni Novanta (grazie alla legge 82/1991) e che hanno permesso di rivoluzionare la lotta alla criminalità organizzata.

Infine, è fondamentale non confondere i testimoni di giustizia (per i reati di mafia) e i whistleblower (sui temi della corruzione) da questi “collaboratori di giustizia” su entrambi i reati, che appunto non sono affatto innocenti, ma che permettono solamente di portare alla luce casi altrimenti fuori dalle scene.

Leonardo Ferrante

 


Dalle nuove rivelazioni del boss Antonio Iovine: la vera forza delle mafie sta fuori da esse e la corruzione è il collante

30/05/2014 - in corruzione

commenti

Antonio Iovine, il boss camorrista divenuto collaboratore di giustizia (non “pentito”, come erroneamente si ripete spesso, perché non è detto che alla volontà di collaborare corrisponda un reale pentimento) sta rilasciando in questi giorni numerose dichiarazioni.

Ai PM di Napoli descrive un sistema capillare che evidenzia come la vera forza delle mafie sia radicata fuori dalle mafie stesse e si nasconda nei reticoli della corruzione, della malapolitica, della cattiva imprenditoria. In questo territorio nebbioso dei cosiddetti “affari sporchi” i mafiosi giocano il ruolo di garanti del patto. Lo fanno usando la forza ma solo se necessario (basta sapere che è possibile usarla), potendo contare sulla disponibilità di denaro contante e mediando tra le parti. Ma le mafie da sole non bastano e non sono mai bastate, e lo si capisce bene dalle stesse parole di Iovine: “I funzionari pubblici sono stati costantemente corrotti – dice – e hanno assecondato le richieste che provenivano o direttamente da me e da altri capi del clan” e da “nostri affiliati”. Iovine riconosce il ruolo degli “imprenditori interni a questo sistema”, che lui stesso definisce “malato”, dove “spesso si confondono i ruoli fra il camorrista, l’imprenditore, il politico, il funzionario”.
Per capire che cosa sono le mafie oggi, bisogna guardare questo grafico

Schermata 2014-05-30 alle 11.01.34

Non tutti i puntini della rete sono mafiosi, ma vi partecipano confondendosi con gli altri. Questo rende ancora più difficile spezzare il patto criminale.

Perciò la campagna “Riparte il futuro” si concentra sul tema della corruzione: per spezzare i legami del reticolo, gli accordi mafiosi che trovano nel comportamento di corrotti e corruttori il viatico per entrare nell’economia legale e nella politica.

Per approfondire il metodo della “social network analysis” agli studi sulle mafie: Rocco Sciarrone – Mafie vecchie mafie nuove

Leonardo Ferrante