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La Carta di Pisa, un nuovo codice etico al servizio dei Comuni

27/08/2014 - in trasparenza

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slider_ethicsDopo aver discusso di Anagrafe degli eletti e trasparenza economica dei comuni, arriviamo ora al terzo punto della delibera “Trasparenza a costo zero”, che 75 comuni aderenti a Riparte il futuro sono chiamati ad adottare. Parleremo di quel codice etico in cui l’integrità e l’etica s’incrociano, sfociando in un percorso univoco che va sotto il nome di Carta di Pisa.

Ma prima ancora, che cosa è un codice etico? E perché ne chiediamo l’adozione?

Il riferimento è all’antico e complesso dibattito sulla moralità e sulle leggi universali alle quali dovrebbero ispirarsi le nostre azioni; in particolare, un codice etico definisce l’insieme dei principi di condotta, basati su criteri di adeguatezza e opportunità, a seconda del contesto sociale, culturale o professionale nel quale ci si ritrova. Di per sé è in qualche modo un controsenso, perché per definire i valori non ci sarebbe bisogno di carte. Tuttavia è importante metterli nero su bianco, sottolineando le opportune garanzie.

Dal 2013 lo Stato si è dotato di un nuovo Codice di comportamento per le Pubbliche amministrazioni, attraverso il DPR n. 62 del 16 aprile 2103. E’ previsto inoltre che tutti gli enti locali si dotino di un proprio codice etico. Questo deve contenere le prassi alle quali tutti i dipendenti di qualunque livello devono riferirsi, integrando il codice di comportamento nazionale.

Il rischio che tutto ciò rimanga solo sulla carta è molto elevato, perciò  la delibera “trasparenza a costo zero” chiede un impegno in più da parte di tutti gli enti locali affinché sottoscrivano uno strumento efficace, capace di contenere tutte le linee guida per lo sviluppo di una migliore etica comune: appunto la Carta di Pisa.

Promossa da Avviso Pubblico, sostenitore della campagna Riparte il futuro, e portata a compimento dopo un anno di lavoro del gruppo di esperti coordinati dal Prof. Alberto Vannucci dell’Università di Pisa, la Carta prevede clausole e sanzioni sia per il livello amministrativo che per quello politico. Una garanzia in più a tutela del codice stesso.

E’ quindi fondamentale che venga promossa, condivisa, interiorizzata, discussa, affinché sia conosciuta e applicata dentro e fuori dalle Istituzioni. Sarà necessaria una formazione specifica sul tema dell’integrità pubblica (cosa che la stessa legge anticorruzione prevede) e la diffusione allargata alla cittadinanza. Tutti aspetti compresi nella richiesta di Riparte il futuro.

Francesco Quarta


Trasparenza a costo zero: le nostre richieste per la chiarezza economica dei Comuni

29/07/2014 - in Politico e digitale, trasparenza

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trasparenza-5La seconda richiesta che Riparte il futuro fa ai Comuni aderenti all’interno della delibera “trasparenza a costo zero”   – qualche giorno fa vi abbiamo parlato dell’Anagrafe degli eletti - ha lo scopo di far sapere ai cittadini quanto e come le Istituzioni spendono i nostri soldi e su che base prendono le decisioni per utilizzarli.

Quello che chiediamo è dunque di rendere trasparenti e più accessibili i dati economici dei Comuni italiani, partendo dagli obblighi di legge sulla pubblicazione dei bilanci online e dei dati sugli enti pubblici vigilati, enti privati in controllo pubblico, partecipazioni in società di diritto privato ma proponendo di fare sforzo in più. La materia è complessa, cerchiamo di capire meglio.

Con l’espressione “bilancio online”, la legge intende il resoconto economico completo delle voci di spesa in formato unitario e aggregato. Inoltre questo file deve essere in formato “open data”, ossia non può essere, ad esempio, un pdf immagine (lo stesso formato pdf non è un vero e proprio formato aperto). L’informazione fornita deve essere utilizzabile, riutilizzabile, estraibile, individuabile immediatamente nel documento tramite la funzione “cerca”.

La stessa legge chiede poi che sia annessa una tabella sintetica delle spese dell’anno precedente, anche questa in formato open data, che contenga tempi, costi unitari e indicatori di realizzazione delle opere pubbliche, così come previsto dal d. lgs 33/13 (art 29 e art 22).

In sintesi deve essere pubblicato un documento che riassuma tutte le operazioni fornendo, per ciascuna di esse, le informazioni chiave che permettono ad esempio di capire quante risorse sono state date per assegnazione diretta e quante per appalti. O quante volte quella stessa azienda ha vinto bandi e per quali entità e settori.

Altrettanto importante è che vengano messi sotto la lente d’ingrandimento i dati relativi a quegli enti che, in quanto gestori di settori fondamentali (ad esempio i rifiuti), incidono profondamente nei bilanci e nelle operazioni delle amministrazioni pubbliche: sono gli enti pubblici vigilati, gli enti di diritto privato controllati o vigilati dall’amministrazione, le partecipazioni in società di diritto privato. Comunemente vengono fatti ricadere sotto il nome di “partecipate”, sebbene non sia corretto perché la parola definisce solo alcuni di questi.

Secondo il decreto legislativo 33/13 (art 22), devono essere pubblicati e già disponibili online:

  • un elenco periodicamente aggiornato di questi enti;
  • la misura in cui vi partecipa (eventualmente);
  • la durata dell’impegno;
  • il peso economico annuale sul bilancio dell’amministrazione;
  • il numero dei rappresentanti dell’amministrazione negli organi di governo e loro trattamento economico;
  • i risultati di bilancio degli ultimi 3 esercizi finanziari.

In assenza di queste informazioni dettagliate, la legge prevede che venga fissato il divieto di erogazione di qualunque somma da parte dei Comuni.

Rispettare questi parametri sarebbe già molto, e tuttavia non ci basta: chiediamo infatti che le informazioni vengano messe online in maniera semplice e fruibile per tutti, nel rispetto del diritto di monitoraggio civico, pratica indispensabile affinché ciascun cittadino possa sapere come il Comune spende al meglio le proprie risorse.

Più di 530.000 persone, firmatarie della campagna Riparte il futuro, chiedono a voce alta di aver facilmente accesso a queste informazioni e di poter comprendere in maniera agevole i rapporti e le relazioni che si instaurano tra enti ed amministrazioni e quali costi apportano alla popolazione.

Attraverso semplici rappresentazioni grafiche, link che conducono direttamente a siti istituzionali e dettagliate descrizioni di chi ricopre gli incarichi in queste relazioni, sarà possibile rendere la cittadinanza finalmente attiva in un processo di monitoraggio civico praticamente a costo zero.

Francesco Quarta


Busta con proiettile dopo l’inaugurazione di un bene confiscato. Intervista al Sindaco di Castel Gandolfo, amministratore sotto tiro

21/05/2014 - in Amministratori sotto tiro

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Continua il viaggio insieme a Avviso Pubblico attraverso l’Italia dei territori, dove troppo spesso gli amministratori locali vengono minacciati o intimiditi. In vista delle elezioni, queste storie ci ricordano quanti sia importante il ruolo dei rappresentanti locali, che andremo ad eleggere domenica 25 maggio in molti Comuni italiani, nel contrasto a mafie e corruzione .
Ad essere “sotto tiro” non sono solo gli amministratori pubblici delle regioni del Meridione. Il fenomeno delle minacce e delle intimidazioni verso sindaci, assessori, consiglieri comunali, provinciali e regionali è in forte aumento anche nelle regioni del Centro Italia dove, come testimonia il Rapporto di Avviso Pubblico “Amministratori sotto tiro”, è stato censito l’8,3% dei fatti rilevati.
Nel Lazio, in particolare, si è passati dai 5 casi del 2010 ai 15 casi del 2013, facendo registrare un aumento superiore al 60% e ponendo la regione al sesto posto a livello nazionale nel rapporto di Avviso Pubblico.

È Roma, con 6 casi, la provincia del Lazio con il maggior numero di atti intimidatori verso amministratori pubblici. In particolare, situazioni critiche si sono registrate nel Comune di Ardea, dove sono state incendiate le auto del Sindaco, del Presidente del Consiglio comunale e di un consigliere, e nel Comune di Aprilia, dove l’assessore alle finanze, Antonio Chiusolo, a seguito delle numerose minacce ricevute, ha deciso di dimettersi. Altri gravi episodi si sono verificati anche nei confronti dei Sindaci di Colleferro e di Castel Gandolfo. Abbiamo intervistato Milvia Monachesi, Sindaco di quest’ultimo Comune.

INTERVISTA SINDACA DI CASTELGANDOLFO_RIVISTA Pp

La busta con un proiettile calibro 22 e il messaggio con la scritta “I saluti della Magliana” è stata la prima intimidazione che le è stata fatta o in precedenza vi erano stati altri episodi di questo tipo?
Quella busta, trovata per caso, è stata la prima minaccia che ho ricevuto. Questo è accaduto pochi giorni dopo aver inaugurato un bene confiscato a Enrico Nicoletti, l’ex-cassiere della banda della Magliana. Un’altra intimidazione simile, con le stesse identiche parole ma questa volta contenente quattro proiettili, l’ho ricevuta poco dopo. La lettera si trovava su un cassonetto ed è stata trovata da un’operatore ecologico. Di quest’ultima ho deciso di non esporre denuncia perchè ho pensato che si favorisse un loro protagonismo. Non volevo dargli importanza. Ovviamente mi sono confrontata con i carabinieri e con tutte le forze dell’ordine. Da quella volta non ho più ricevuto altre minacce.

Che sensazione si prova quando ci si ritrova davanti ad un proiettile e ad un messaggio di quel tipo?
Ho provato una sensazione di rabbia, non di paura, se non per la mia famiglia. Ho cercato di trasmettere ai miei figli, che a suo tempo sono stati coloro che mi hanno spinto alla sfida di fare il Sindaco, il messaggio che una persona è forte e coraggiosa non perchè non ha paura, ma perchè cerca di superarla. Il modo migliore di rispondere a questi vili gesti è quello di proseguire nell’azione intrapresa con più determinazione di prima. Fare il Sindaco oggi è diventato sempre più difficile. Quando ho iniziato ad amministrare mi sono dovuta confrontare subito con un grosso problema: i diritti dei cittadini erano percepiti come concessioni o privilegi cui accedere in base alla discrezionalità degli amministratori! Oggi più di allora, credo che onestà, trasparenza e umiltà debbano identificare un Sindaco, quanto la fascia tricolore. I primi cittadini devono essere i garanti della legalità.

A cosa riconduce queste intimidazioni?
Le indagini sono ancora in corso quindi non sappiamo ancora da parte di chi provenivano queste minacce. Nel mio caso si sono firmati, ma proprio questo mi ha lasciato dei dubbi. Quel bene confiscato era dal 1996 che non si riusciva ad assegnare. Io l’ho fatto in pochissimo tempo. Questo ha sicuramente dato fastidio a qualcuno. Al di là di chi sia il mandante, quel messaggio vuole rappresentare il tentativo di imporre il “proprio potere”. Io quindi non cerco di concentrarmi su chi possa essere stato, ma provo a riportare la legalità e la trasparenza ai massimi livelli.

Per Avviso Pubblico farà parte del Gruppo di lavoro sul monitoraggio degli atti di intimidazione e di minacce. Perché è importante mettersi in rete?
Condividere con altri situazioni analoghe è molto importante. In questo modo ci si rende intanto conto di non essere soli. I primi cittadini attraversano spesso momenti di solitudine quindi un’associazione come Avviso Pubblico che cerca di mettere insieme i tanti amministratori minacciati ci dà quella forza di cui spesso abbiamo bisogno per continuare ad amministrare. Credo che solo così possiamo provare a sconfiggere qualsiasi forma di criminalità e illegalità.
Milvia Monachesi, ha 57 anni, è sposata e con due figli: David e Chiara. Ha iniziato il suo percorso amministrativo nel 1993, in un periodo di crisi politica ancora più grave di quella attuale: era il tempo di Mani Pulite, di Tangentopoli. Si è candidata alle elezioni comunali convinta che una presenza femminile avrebbe potuto rappresentare un valore aggiunto all’interno di una pratica politica che si muoveva e pensava solo al maschile. La vittoria alle elezioni di quell’anno e la nomina a vicesindaco con delega alle politiche sociali e scolastiche, l’hanno proiettata nell’arena delle responsabilità. Dal maggio 2012 è Sindaco di Castel Gandolfo.

REGIONE LAZIO – DISTRIBUZIONE PROVINCIALE DELLE MINACCE E DELLE INTIMIDAZIONI

ANNO 2013

INTERVISTA2 SINDACA DI CASTELGANDOLFO_RIVISTA Pp

 

Totale situazioni censite: 15

Provincia di Roma – Comuni: Ardea, Colleferro, Roma.

Provincia di Latina – Comuni: Aprilia.

Provincia di Frosinone – Comuni: Frosinone, Pontecorvo.

Provincia di Rieti – Comuni: Montopoli di Sabina, Poggio Mirteto.

Questo articolo è in collaborazione con Avviso Pubblico. Insieme vogliamo far conoscere le storie di tantissimi amministratori locali che fanno onestamente il loro lavoro, che vivono e praticano i principi e i valori della Costituzione e che, pur in presenza di gravi episodi di minacce e di atti di violenza, non piegano la schiena.

Consulta il Rapporto “Amministratori sotto tiro” di Avviso Pubblico” >>

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