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Tangenti per chiudere un occhio: in manette il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Livorno

11/06/2014 - in corruzione

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Un milione di euro tra denaro e “altre utilità” sarebbero stati intascati tra il 2006 e il 2012 dall’allora responsabile del settore Verifiche al comando provinciale di Napoli e poi Roma, il colonnello Fabio Massimo Mendella, tramite il commercialista napoletano Pietro De Riu in cambio di controlli truccati. L’accusa dei pm Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock, per cui sono scattati l’arresto di Mendella e il fermo di De Riu, è di concorso in concussione per induzione e di rivelazione del segreto d’ufficio.

L’accordo sarebbe stato stipulato con due fratelli imprenditori napoletani della società Gotha, talmente vicini a Mendella da spostare la propria sede a Livorno quando il colonnello fu nominato comandante provinciale della Finanza e trasferito nella città toscana. Posizione che occupa ancora oggi. Secondo la Digos, pur di continuare a usufruire dei vantaggi illeciti, la Gotha fece gli scatoloni.

Il procuratore capo di Napoli, Giovanni Colangelo, ha commentato: “Confermiamo l’assoluta fiducia nel lavoro della Guardia di Finanza, ovviamente a partire dai suoi vertici, tanto che abbiamo affidato congiuntamente ad essa e alla Digos l’esecuzione delle misure, e l’attività integrativa continua ad essere svolta dalle Fiamme Gialle insieme all’ufficio della Digos”.


In Italia 11 detenuti per corruzione. E la prescrizione dilagante fa sì che i beni rimangano nelle tasche dei corrotti e corruttori

27/02/2014 - in corruzione

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processo_breve_ansa“I colletti bianchi non pagano mai”, lo afferma l’Espresso (articolo di Lirio Abbate e Paolo Biondani) analizzando i dati sulla prescrizione in Italia e il bilancio delle carceri. Sugli oltre 60 mila detenuti solo 11 sono condannati per reati corruzione, 26 per concussione, 46 per peculato (cioè per furto di denaro pubblico), 27 per abuso d’ufficio aggravato secondo i dati del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria raccolti (aggiornati al novembre 2013).

A godere della prescrizione, ovvero l’estinzione del reato perché il processo è durato oltre i limiti previsti dalla legge, sono soprattutto dirigenti e funzionari pubblici che nonostante l’accertamento del reato stesso rimangono impuniti. Ma c’è di più: i beni sequestrati in fase di indagine provenienti da corruzione e concussione tornano nelle loro tasche, con un enorme danno per le finanze pubbliche.

Facendo le dovute premesse sull’importanza formale della prescrizione come mezzo di tutela per evitare che un essere umano possa essere perseguitato con processi infiniti, è innegabile che l’Italia ne abusi (siamo l’unico Paese al mondo in cui continua a decorrere in tutti e tre i gradi di giudizio). Totale: 128mila processi prescritti nell’ultimo anno giudiziario. E le riforme apportate non hanno fatto che peggiorare la situazione.

Nessun giustizialismo, ma la ferma denuncia dell’abuso di prescrizione per tutti i tipi di reati. In particolare – come esplicitato nell’Agenda di Riparte il futuro su cui invitiamo tutti a commentare - non è ammissibile che in uno Stato come il nostro, riconosciuto ad alto tasso di corruzione da tutti i report e le classifiche internazionali (da Transparency International alla Commissione europea) e dalla stessa Corte dei Conti, i colletti bianchi corrotti corruttori possano farla molto spesso franca. A pagare il prezzo siamo noi cittadini, vittime diffuse di un reato che si ripercuote sulla qualità della nostra vita sottraendo allo Stato le risorse destinate a servirla, tutelarla, migliorarla.

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Laura Ghisellini