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Kenneth Rogoff: “Il primo problema dell’italia non è il debito, è la corruzione”

08/09/2014 - in corruzione

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The First Day Of The World Economic Forum In Davos

L’Italia ha molti problemi ma il debito non è quello principale. È la corruzione il vero guaio. A dirlo non siamo (solo) noi firmatari di Riparte il futuro – che lo ribadiamo da quasi due anni – ma è Kenneth Rogoff, nientemeno che uno dei più famosi economisti di Harvard. Lo dice chiaro e tondo, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, dopo essere intervenuto al Forum The European House Ambrosetti di Cernobbio con un’analisi sul debito pubblico dei Paesi dell’Eurozona: il quadro dell’indebitamento italiano verso l’estero è migliore di quanto si creda, ad esempio rispetto a Grecia e Spagna, poiché  dall’inizio della crisi è tornato per il 75% in mani italiane. Il problema corruzione invece, insieme al sistema di governance e all’”incapacità di adattarsi a un mondo che cambia” sono secondo il Professore americano i freni principali alla nostra ripresa.

“Paesi come l’Italia devono fare riforme strutturali. In cambio avranno più flessibilità – afferma Rogoff a conclusione dell’intervista - Se l’Italia diventerà credibile sono certo che otterrà dall’Europa più spazio per le politiche fiscali e di bilancio”.
Dopo aver letto il breve articolo che occupa uno spazio a margine sulle pagine del primo quotidiano nazionale, alcune parole chiave risuonano, grazie all’autorevolezza di chi le pronuncia, e lasciano dietro di sé strascichi di significato.
Una di queste è “credibilità“. Come può l’Italia acquisire quella credibilità necessaria per attirare non solo la fiducia dell’Eurozona ma anche gli investimenti stranieri se non affronta appunto con “riforme strutturali” – altra parola chiave – il problema della corruzione?

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Anche Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Anac, rinnova da Cernobbio il suo anatema (vedi video seguente): “bisogna cacciare i corrotti. È fondamentale che Confindustria faccia la stessa battaglia fatta con la lotta alla mafia: se passa l’idea che la lotta alla corruzione può essere conveniente c’è la speranza di ottenere risultati”, ma la risposta del parterre non è così compatta. Molti pongono l’accento sul tema burocrazia, territorio in cui certamente la corruzione sguazza, ma evitano di prendere il toro per le corna. “Il tema della corruzione è anche psicologico, non mitizziamo che il nostro mondo sia così peggio di altri Paesi”, sostiene l’imprenditore-banchiere Luigi Abete su Il Fatto Quotidiano“Secondo qualcuno, in passato era la condizione per lavorare”, spiega Mario Boselli presidente della Camera della Moda.

Anche il numero uno di Confindustria Giorgio Squinzi aveva annunciato circa un anno fa ai nostri microfoni che “gli imprenditori dovevano dare un esempio molto preciso e molto chiaro” in termini di lotta alla corruzione. E anche in occasione dello scandalo Expo la sua voce aveva tuonato: “Occorre uno scatto morale nostro in primo luogo, poi del Paese tutto se vogliamo liberarci dell’alleanza perversa tra complicazione e corruzione”.
Insomma, di fronte a una politica che traccheggia sui temi della riforma della giustizia (autoriciclaggio, prescrizione, conflitti di interesse, FOIA, whistleblowing) e di fronte al moltiplicarsi dei proclami, degli annunci e degli anatemi, la voce chirurgica di Rogoff arriva dritta al punto e faremmo bene tutti a prenderla molto seriamente.

Laura Ghisellini


Giorgio Squinzi: “Chi non rispetta le regole deve stare fuori da casa nostra”

09/06/2014 - in corruzione

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“Non ci interessa sapere se gli imprenditori che corrompono lo fanno perché obbligati o per vero e proprio spirito doloso. Essi non possono stare tra di noi.” Giorgio Squinzi si è espresso duramente anche oggi sul tema corruzione nel corso dell’assemblea di Assolombarda.

“Così non si fa che assecondare una cultura, assai replicata nel Paese, che vede nell’imprenditore un disonesto che cerca di aggirare le regole. Non è così.” sentenzia il presidente di Confindustria.

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Giorgio Squinzi: “qualsiasi macchia si fa all’Expo non è grave, è imperdonabile perché la si fa a danno dell’intero Paese”

30/05/2014 - in corruzione

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“La grande occasione per fare vetrina e sistema è a Milano e si chiama Expo. Tutto il mondo verrà in casa nostra: imprese, visitatori, istituzioni, scuole. Per molti che non ci conoscono questa non sarà un’esposizione universale o una grande fiera della tecnologia, sarà l’Italia. Perciò qualsiasi macchia si fa all’Expo non è grave, è imperdonabile perché la si fa a danno dell’intero Paese”. Giorgio Squinzi, Presidente di Confindustria, si è espresso chiaramente in occasione dell’Assemblea 2014 contro il problema corruzione, balzato alle cronache in queste settimane per le vicende legate all’Esposizione Universale del 2015 e non solo, ma sempre presente nelle pieghe del nostro Paese, soprattutto quando il dibattito si spegne per far posto ad altre emergenze.
Secondo Squinzi non servono nuove leggi o poteri speciali, citando la famosa massima di Tacito secondo cui “più corrotto è uno stato, più numerose sono le sue leggi”. ” Il muro invisibile di cui scriveva Tacito è ancora lì. Bisogna abbatterlo!”, sentenzia Squinzi, insistendo sull’importanza di semplificare, allargare gli spazi di mercato, ridurre tempi e l’arbitrio della burocrazia, ricorrere alla trasparenza.

Il numero uno di Confindustria attacca duramente gli imprenditori che ricorrono alla corruzione per aggiudicarsi appalti e lavori. “Chi corrompe fa male alla comunità e al mercato, e crea un grave danno alla concorrenza e ai suoi colleghi. Queste persone non possono stare in Confindustria”. L’anno scorso lo avevamo incontrato anche noi a Treviglio e anche in quell’occasione, interrogato sullo stesso tema allora ai margini del dibattito politico e mediatico, aveva insistito sull’importanza del “buon esempio” che devono dare gli imprenditori.

“L’intervento, quando il danno è fatto, alla Pubblica Amministrazione, alle imprese ai contribuenti, è indispensabile ma non cura il male alla sua radice. Occorre uno scatto morale nostro in primo luogo, poi del Paese tutto se vogliamo liberarci dell’alleanza perversa tra complicazione e corruzione  ” , conclude Squinzi.


Giorgio Squinzi sulla lotta alla corruzione: gli imprenditori devono dare un esempio molto preciso. Assemblea Confindustria Treviglio

07/10/2013 - in corruzione

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Abbiamo incontrato il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi all’assemblea di Treviglio (7 ottobre 2013).
Durante il suo intervento Squinzi ha analizzato la drammatica situazione italiana: “La nostra speranza è che ci sia una continuità politica che permetta un’azione vera di intervento per affrontare i nodi dell’economia reale [...] Dateci un Paese normale – ha detto Squinzi – e vi faremo vedere, noi imprenditori italiani, cosa siamo capaci di fare”.
Al termine del discorso gli abbiamo chiesto come si pone Confindustria di fronte all’emergenza corruzione, uno tra i più gravi freni alla crescita economica e uno dei principali motivi per cui gli investitori non sentono la fiducia necessaria per mettere a rischio i propri capitali nel nostro sistema-paese.


“Dovete resistere alle lusinghe della corruzione”. Pietro Grasso ai giovani imprenditori

10/06/2013 - in corruzione

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“Dovrete sapere resistere alle lusinghe della corruzione, che si faranno sempre più insistenti negli spazi di mercato contratti dalla crisi”, ha detto Pietro Grasso alla platea dei giovani imprenditori, in occasione del convegno di Confindustria tenutosi lo scorso sabato a Santa Margherita Ligure.
In questa fase di gravissima crisi economica è importante riconoscere – come sostiene il presidente del Senato – che il tema della corruzione non appartiene solo alla sfera etica ma rappresenta un vero e proprio freno agli investimenti, all’iniziativa imprenditoriale, alla sana competitività, alla meritocrazia, tutti ingredienti fondamentali della crescita. L’ “assoluto rigore etico” di cui ha parlato Grasso nel suo discorso non è dunque una medaglia al valore ma una condizione vincolante per la ripresa del Paese.
Pietro Grasso è stato tra i primi sottoscrittori della campagna Riparte il futuro contro la corruzione, accettando di rispettare gli impegni richiesti dalla petizione fin dalla fase di candidatura alle elezioni politiche di febbraio. Nel giorno dell’insediamento alle Camere, ha inoltre presentato un articolato DDL comprendente le istanze di Riparte il futuro, prima ancora di occupare la seconda carica dello Stato. Parte del testo è confluito oggi nella proposta di legge che l’intergruppo dei braccialetti bianchi sta discutendo in Commissione giustizia alla Camera.

“La nostra produzione nazionale potrà riprendere a crescere solo se basata su solide fondamenta, che partono da una rinnovata capacità di investire sui fattori di crescita nazionali, quei fattori sani che sapranno ridare slancio a tutto il circuito produttivo” ha detto Grasso rivolgendosi ai giovani imprenditori. “Non sarete lasciati soli in questo difficile compito. La crescita richiede infatti una visione pragmatica ed unitaria, fondata su una pi strutturale cooperazione tra gli attori politici e le forze produttive e sulla riscoperta di un nuovo rapporto fiduciario tra le imprese e la politica, tra chi produce e chi decide”. Parlando di sfide culturali, prima ancora che economiche, il presidente ha sottolineato quanto sia importante che gli imprenditori “si ritrovino in quelle scelte ed in quei valori fondamentali come il rifiuto della corruzione, il contrasto all’evasione fiscale, la rinuncia agli impieghi irregolari, che costituiscono le condizioni necessarie per una economia realmente libera ed anche sana”.
“Solo se mossi da questo senso di responsabilità sociale, prima ancora che professionale – Grasso si è rivolto alla platea con i toni dell’appello – potrete liberare il nostro mercato dalle molte catene e dai molti vincoli che il radicamento di comportamenti scorretti sul piano etico quotidianamente pone sul nostro cammino”. Infine il presidente ha fatto riferimento alle risorse preziose sottratte alla collettività dalla criminalità organizzata, da ridestinare alla finanza pubblica attraverso il sequestro e la confisca.

Laura Ghisellini

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