Articoli con il tag “corruzione

Faccia a faccia con Raffaele Cantone a Ballarò

24/09/2014 - in corruzione

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Ieri sera Raffaele Cantone, il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, è intervenuto nella trasmissione Ballarò nello spazio dedicato al faccia a faccia. Oltre a parlare in tarda serata, l’intervento è iniziato alle 23.30, Cantone ha affrontato il tema in termini piuttosto generali mentre speravamo che andasse nel dettaglio della riforma promessa dal governo a inizio estate e mai avviata. I provvedimenti  anticorruzione attendono da mesi (per non dire decenni) di essere prese in seria considerazione nelle aule parlamentari. E poco e nulla, come ha sottolineato l’ex pm, è stato fatto fino ad oggi. Anzi.

“Da dopo Tangentopoli non è stato fatto praticamente quasi nulla perché la corruzione diminuisse. Anzi, se guardiamo al passato ci sono molte cose che l’hanno favorita. La corruzione è uno strumento che blocca il mercato e in assoluto anticoncorrenziale: non rende necessario ad esempio che le imprese innovino, perché chi sa di poter accedere a un mercato protetto, ovvero quello della corruzione, tutto sommato non ha necessità di fare innovazione. Inoltre la corruzione rappresenta uno strumento incredibile per impedire l’ingresso di nuovi operatori e allontana moltissimo gli operatori esteri. La corruzione è una delle nostre principali emergenze”.

Guarda tutto l’intervento e scrivi nei commenti cosa ne pensi.

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Renzi in USA: “investiamo sull’immagine di una campagna anti corruzione”. Ma che significa?

23/09/2014 - in dall'estero

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“L’Italia ha bisogno di investire sull’immagine di una campagna anticorruzione”. Parole del premier Matteo Renzi, pronunciate ieri durante un incontro con ricercatori e imprenditori di start up a San Francisco, e riportate su Il sole 24 ore.

Che il Presidente del Consiglio parli di lotta alla corruzione è importante, ma che cosa significhi letteralmente la frase “investire sull’immagine di una campagna anticorruzione” è un concetto che suona troppo vago. Le campagne, da che mondo è mondo, spettano alla società civile: attraverso queste la cittadinanza presenta al mondo della politica le proprie istanze, richieste, pressioni. Una forte campagna sui temi della lotta alla corruzione esiste già da due anni, ha messo insieme quasi 650mila persone e si chiama “Riparte il futuro”, ad oggi l’iniziativa digitale più importante d’Italia.

La politica, da parte sua, non è chiamata a organizzare campagne, ma a dare risposte politiche, leggi, mutamenti organizzativi. Ci si aspetterebbe quindi di sentire dal premier le parole del tipo: “Investiamo su una seria riforma della giustizia, che tenga corrotti e corruttori lontano dalla vita economica e politica del paese”. Con un discorso del genere avrebbe potuto dare dell’Italia un’immagine differente (e il ragionamento tornerebbe).

Quello che occorre, quindi, da parte del mondo politico, sono i fatti, le risposte, le riforme. Che quella della giustizia sia ferma al palo, a seguito di proclami e di chiamate alla partecipazione, è invece un segnale tutt’altro che incoraggiante. Da mesi e mesi chiediamo alle Istituzioni di procedere con cinque punti chiave – autoriciclaggio, whistleblowing, FOIA, conflitti di interesse, prescrizione – ma il premier Renzi non ha ancora risposto all’appello lanciato da oltre 640.000 persone.


ONE, l’associazione fondata da Bono Vox, chiede a Padoan e ai ministri dell’economia del G20 di trattare il tema della corruzione internazionale

19/09/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

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ONE campaign startsSe la corruzione internazionale venisse debellata, si salverebbero le vite di 3,6 milioni di persone. Per questo ONE, l’organizzazione fondata da Bono Vox degli U2 che si batte contro la povertà nel mondo, ha chiesto al ministro Piercarlo Padoan e ai suoi 20 colleghi dei Paesi più industrializzati al mondo di affrontare il tema della corruzione internazionale durante il prossimo G20 in programma a Cairns, in Australia.

“ONE chiede al ministro Padoan – scrive Tamira Gunzburg, direttore ad interim di ONE a Bruxelles – di dimostrare la sua leadership alla riunione dei Ministri delle Finanze del G20, affrontando la questione della corruzione mondiale. Secondo le nostre stime si può evitare la morte di almeno 3.6 milioni di persone ogni anno nei paesi più poveri del mondo adottando azioni concrete per porre fine alla segretezza che permette alla corruzione e alla criminalità di prosperare. In altre parole – conclude Gunzburg – il ministro dell’Economia italiano ha il potere di salvare milioni di vite. Se si riuscisse a porre fine a questo scandalo, con i fondi recuperati, solo nell’Africa subsahariana si potrebbe istruire 10 milioni di bambini all’anno, pagare mezzo milione di insegnanti elementari in più, fornire farmaci antiretrovirali a oltre 11 milioni di persone affette da Hiv, infine acquistare quasi 165 milioni di vaccini

Secondo l’ultimo rapporto di ONE dal titolo “The Trillion Dollar Scandal”, ogni anno almeno mille miliardi di dollari vengono dirottati dai paesi in via di sviluppo mediante varie forme di corruzione, fra cui la sottoscrizione di contratti ambigui per lo sfruttamento delle risorse naturali, il ricorso a società fantasma, il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale. Se si attuassero specifiche politiche volte a migliorare la trasparenza e a combattere la corruzione – dice lo studio – si potrebbero limitare significativamente le ingenti perdite finanziarie che gravano sui paesi in via di sviluppo.

La corruzione si conferma quindi problema di portata mondiale e la sensibilizzazione al suo contrasto deve farsi sempre più forte. Ecco perchè il numero dei firmatari di RIparte il futuro non deve smettere di crescere. Firma, se non l’hai ancora fatto, per tenerti costantemente informato sul livello di corruzione in Italia attraverso i nostri canali.


Ennesima ombra sull’Expo 2015. Indagato per corruzione e turbativa d’asta il commissario delegato per le Infrastrutture

18/09/2014 - in corruzione, trasparenza

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expogate_card_2Questa volta a finire nel mirino della Guardia di Finanza è Antonio Acerbo, commissario delegato “Opere infrastrutturali” di Expo 2015 e responsabile del procedimento di Padiglione Italia. Al manager vengono contestati i reati di corruzione e turbativa d’asta, poichè avrebbe ricevuto utilità economiche (si legge sul sito de La Stampa) dall’imprenditore Enrico Maltauro per pilotare la gara “Progetto delle acque”. “Acerbo, secondo la ricostruzione su cui si stanno cercando riscontri, allora responsabile unico del progetto “vie d’acqua” e presidente della commissione di gara, sarebbe stato corrotto dall’imprenditore vicentino (i reati vengono contestati a partire dal 2012), complici alcuni intermediari anch’essi indagati, perché favorisse la sua azienda che poi, nel luglio 2013, vinse insieme ad altre tre società, tra cui la Tagliabue, con uno sconto del 23%. E la sezione pg della Gdf oggi si è presentata per perquisizioni e acquisizioni proprio negli uffici della Maltauro, della Tagliabue e di Expo e anche in quelli di Metropolitana Milanese. Nel frattempo, in questi ultimi giorni sono stati ascoltati a verbale una serie di testimoni”. Esiste in particolare una conversazione telefonica dello scorso marzo, tra Maltauro e l’imprenditore Frigerio, in cui il primo ammette che “non c’è nessuno che è più vecchio amico di me con Acerbo”, quasi vantandosene. Maltauro ha inoltre raccontato ai pm di aver fatto ottenere al figlio di Acerbo (il manager era dg a Palazzo Marino dal luglio 2010 nell’era Moratti) un contratto di consulenza con la sua impresa costruttrice da circa 30 mila euro. Contratto su cui inquirenti e investigatori stanno lavorando, ipotizzando possa essere una delle presunte utilità economiche ricevute dal manager. Anche in relazione all’appalto Expo per le “architetture di servizi”, tra l’altro, vinto sempre dalla Maltauro e al centro del primo troncone d’inchiesta, l’imprenditore avrebbe cercato in un primo tempo di sfruttare i suoi contatti con Acerbo.


Ancora poche firme e saremo 210 mila a chiedere che il vitalizio per i condannati per mafia e corruzione venga abolito: arriviamoci oggi stesso!

17/09/2014 - in corruzione, Politico e digitale

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stopvitalizio_voltiLa petizione #stopvitalizio sta andando molto bene, tanto da accendervi intorno anche l’interesse delle maggiori cariche dello Stato. Qualcosa quindi si inizia a muovere e, l’obiettivo che ci siamo posti di eliminare il vitalizio per i deputati e senatori condannati per mafia e corruzione, sembra sempre più alla nostra portata.

Non è però il momento di fermarci, mancano davvero poche firme per arrivare a quota 210 mila adesioni: aiutateci a raggiungere questo obiettivo oggi stesso. Condividete via mail, sulla vostra pagina Facebook o sul vostro account Twitter la campagna www.riparteilfuturo.it/stopvitalizio e invitate a firmare chi ancora non lo ha fatto.


Nicola Porro: «Le politiche anticorruzione sono da “socialismo reale”». Questa ci mancava.

16/09/2014 - in corruzione

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nicola porroChe le politiche anticorruzione fossero da “socialismo reale” era finora un pensiero inedito.

Eppure è quello che espressamente emerge dalle parole di Nicola Porro in un articolo comparso ieri online.

Il vice-direttore de Il Giornale vede nel potere di commissariamento delle aziende corrotte assegnato all’Autorità anticorruzione, introdotto dalle norme emergenziali frutto degli scandali Expo e Mose, un rinnovamento della cultura anti-industriale.

In realtà, il ricorso alla corruzione da parte delle imprese ne mostra tutta l’incapacità di operare attraverso la qualità, l’innovazione, l’organizzazione efficace, la competitività. Non è infatti un caso che molte convenzioni internazionali insistano sul perseguimento della corruzione internazionale che falsa le regole del gioco, in special modo quella OCSE contro la corruzione dei pubblici ufficiali stranieri del 1997 e in vigore in Italia dal 2000. Le istituzioni garanti del mercato globale poi, dal FMI alla BM, ribadiscono a più riprese lo stesso concetto.

Solo una vera lotta alla corruzione può essere garanzia per le imprese, affinché quelle sane possano affermarsi sul mercato e non soccombere per colpa di quelle che esercitano logiche corruttive. Vanno invece eliminati tutti quegli orpelli burocratici che piuttosto che incoraggiare l’impenditoria obbligano alla logica dell’elusione delle regole: è su questo che è fondamentale un confronto onesto tra mondo imprenditoriale e istituzioni democratiche.

Rivolgere invece, come fatto da Porro, un appello alle imprese affinché si ribellino alla possibilità di legiferare sull’autoriciclaggio (definito dal giornalista “invenzione rischiosa per i privati”) e su quei reati civetta che anticipano e fondano la corruzione è in realtà una chiamata alle armi controproducente. Non vogliamo credere che l’imprenditoria nazionale abbia bisogno, per esistere, di questi mezzi: servono piuttosto regole certe. Lo dimostrano coloro che, in assenza di queste regole, sono incapaci di organizzarsi per garantire una ripresa economica.

Soprattutto occorre un clima di sincero dialogo per colmare la “falla” denunciata da Porro in chiusura di articolo: una falla che è un baratro di legalità. La lotta alla corruzione non è per le buone coscienze, ma è per far ripartire questo Paese, fermo al palo proprio per l’assenza di un vero ed efficace contrasto al fenomeno ormai da troppi anni.

Leonardo Ferrante


Lo scandalo da un trilione di dollari “scoperto” dalla campagna ONE di Bono Vox. Il prossimo G20 risponderà all’appello?

15/09/2014 - in dall'estero

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Quanti zeri ha un trilione di dollari? Dodici, secondo le convenzioni USA, ovvero mille miliardi. Una cifra difficile da concepire (sono circa 762 milardi di euro) ma che rappresenta il prezzo di uno scandalo globale, messo in luce dalla campagna ONE, co-fondata dal front man degli U2, Bono Vox.
Un trilione è infatti la stima di costo annuale imputabile alla corruzione – e a tutti i suoi derivati – nei Paesi in via di sviluppo, secondo il rapporto lanciato pochi giorni fa. Si tratta, come nel caso dei 60 miliardi stimati in via approssimativa dalla Corte dei Conti nel nostro Paese, di un dato arbitrario che definisce solo un ordine di grandezza. Serve per sottoporre la gravità della questione all’attenzione delle Istituzioni mondiali. L’obiettivo della campagna infatti è proporre al G20 che si terrà a novembre a Brisbane, in Australia, 4 punti programmatici.

Il ragionamento vale per tutti, Italia compresa: con delle politiche specifiche per aumentare la trasparenza, contrastare la segretezza finanziaria, regolare lo sfruttamento delle risorse naturali, ostacolare il riciclaggio, le perdite potrebbero essere drasticamente ridotte. Inoltre i Paesi potrebbero riacquistare la fiducia necessaria per attirare investimenti diretti esteri (IDE) e potrebbero vedere aumentare il proprio PIL. La stima di ONE parla di un incoraggiante 0,6 annuo.  Tutti i dati globali dimostrano che l’afflusso di investimenti stranieri è inversamente proporzionale al livello di corruzione percepito in un determinato Paese. Inoltre, poiché nel caso dei Paesi analizzati da ONE le risorse sottratte dalla corruzione potrebbero finanziare la lotta contro la povertà estrema, malattie e fame, la posta in gioco si pesa in termini di vite umane.

Investito nel settore sanitario il trilione potrebbe evitare 3,6 milioni di morti all’anno tra il 2015 e il 2025 nei Paesi a basso reddito e consentirebbe di imboccare la strada giusta per combattere la mortalità infantile. Solo nei paesi dell’Africa sub-sahariana sarebbe possibile procurare farmaci antiretrovirali a 11 milioni di persone affette da HIV/AIDS, oltre a 165 milioni di vaccini per altri tipi di malattie. Nel campo della scuola, invece, grazie alla lotta alla corruzione si potrebbero recuperare capitali utili per assumere 500 mila insegnanti, garantendo un’istruzione primaria a oltre 10 milioni di bambini.

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Cosa chiede ONE al G20?

1) ANTIRICICLAGGIO – Accendere un faro sulle società di comodo.
Le cosiddette società fantasma sono utilizzate per riciclare il denaro sporco ad esempio proveniente dalla vendita di armi, dal traffico di droga o dalla tratta di esseri umani. In molti Stati del mondo si può aprire una società di comodo semplicemente compilando dei documenti, talvolta meno di quanti ne servano per aprire un conto in banca. Per porre fine a questa situazione ogni paese del G20 dovrebbe garantire la massima trasparenza, permettendo la consultazione pubblica di tutti i documenti costitutivi e degli altri atti adottati dalle società.

2) TRASPARENZA DELLA RENDICONTAZIONE – Denunciare pubblicamente quanto viene pagato.
L’Africa è un paese molto ricco di risorse naturali ma una cattiva gestione di queste non fa altro che causare danni alla popolazione accentrando la ricchezza nelle mani di pochi speculatori corrotti. Per ovviare a questa situazione è necessario garantire la totale trasparenza delle informazioni  sui guadagni ottenuti dai governi. I paesi del G20 dovrebbero introdurre delle procedure obbligatorie per la rendicontazione delle transazioni concluse tra le aziende straniere e i paesi africani.L’obiettivo potrebbe essere a lungo termine la creazione di un sistema di rendicontazione adottato a livello globale.

3) Combattere l’evasione fiscale
La segretezza finanziaria garantita dalle normative in molti paesi in via di sviluppo incentivano e “proteggono” l’evasione fiscale. Questo fenomeno falsa il valore delle importazioni e delle esportazioni a causa del “trade mispricing”. Circa 3,2 trilioni di dollari, provenienti da attività connesse a paesi in via di sviluppo, si troverebbero secondo il rapporto in paradisi fiscali. L’introduzione di regole di trasparenza, attraverso l’applicazione dell’Automatic Information Excange (AIE) consentirebbero di individuare l’evasione fiscale e di contrastarne gli effetti.

4) TRASPARENZA DELLE ISTITUZIONI – Rendere pubblici i dati raccolti dal Governo
La pubblicazione dei dati delle Istituzioni contrasta la segretezza e aumenta la fiducia dei cittadini. Per realizzare questo obiettivo i Governi del G20 dovrebbero adottare la Open Data Charter, introdotta durante la riunione del G8 del 2003. Questa Carta ha lo scopo di rendere disponibili online i dati raccolti e gestiti dalle pubbliche amministrazioni nazionali e di facilitarne l’utilizzo per cittadini e imprese.

La sostanza di queste richieste coincide con quella della campagna Riparte il futuro, che sollecita cittadini e istituzioni di fronte all’evidenza di un calcolo:

la lotta alla corruzione potrebbe sbloccare direttamente le risorse necessarie per creare nuovi posti di lavoro (prima emergenza nel nostro Paese) e per creare – indirettamente – le condizioni di fiducia e efficienza necessarie per far ripartire impresa e sviluppo. Siamo più che d’accordo con Bono Vox e sosteniamo appieno la sua iniziativa.
La lotta alla corruzione, da che mondo e mondo, conviene a tutti per ragioni di massima importanza. 

Laura Ghisellini

 

 

 

 


Se rubi denaro pubblico in Italia hai lo 0,4% di possibilità di finire in galera

12/09/2014 - in corruzione

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dati_penitenziariIn Italia i detenuti sono 60 mila, tra cui solo 11 accusati di corruzione, 26 per concussione, 46 per peculato (furto di denaro pubblico) e 27 per abuso di ufficio aggravato. È un dato che stride con il livello di corruzione presente in Italia, ma arriva direttamente dal Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria, come riportato da L’Espresso poco tempo fa.

In occasione del workshop Ambrosetti, che si è tenuto qualche giorno fa a Cernobbio, l’ex pm di Mani Pulite Piercamillo Davigo è tornato su questo punto, mettendo in evidenza come nel nostro Paese chi ruba denaro pubblico ha solo lo 0,4% di possibilità di finire in galera, contro una media europea del 4,1%.

La causa principale è quell’anomalia tutta italiana nota nei tribunali come “prescrizione”. Nei Paesi civili la prescrizione è infatti un evento eccezionale, mentre in Italia è diventata una regola che tutela specialmente gli imputati eccellenti e la criminalità dei colletti bianchi. Nell’inchiesta de L’Espresso “In Italia potente è uguale a impunito”, Lirio Abbate e Paolo Biondani spiegavano come la prescrizione provochi pure danni alle casse dello Stato: “le somme, in molti casi si parla di decine di milioni di euro, sequestrati agli imputati in fase di indagine perché ritenute provento della corruzione o concussione, una volta dichiarato prescritto il reato devono essere restituite agli “illegittimi” proprietari. E così, grazie alle leggi-vergogna sulla prescrizione, le tante caste, cricche, logge o lobby della politica e dell’economia possono continuare a rubare. Mentre restano senza giustizia i cittadini danneggiati da truffe, raggiri finanziari, evasioni fiscali o previdenziali, corruzioni, appalti truccati, scandali sanitari, omicidi colposi, traffici di rifiuti pericolosi, disastri ambientali, morti sul lavoro, violenze in famiglia, perfino abusi sui bambini”.

Ancora una volta sono i dati a raccontarci che, in Italia, la lotta alla corruzione non è sufficientemente supportata e che per darle più spessore serve quella “battaglia culturale” a cui spesso fa riferimento il presidente dell’Anac Raffaele Cantone. Riparte il futuro ha proprio questo intento, rendere coscienti gli italiani del danno che provoca la corruzione nei confronti non solo della nostra economia, ma anche della nostra società.

Firma Riparte il futuro su www.riparteilfuturo.it


Kenneth Rogoff: “Il primo problema dell’italia non è il debito, è la corruzione”

08/09/2014 - in corruzione

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The First Day Of The World Economic Forum In Davos

L’Italia ha molti problemi ma il debito non è quello principale. È la corruzione il vero guaio. A dirlo non siamo (solo) noi firmatari di Riparte il futuro – che lo ribadiamo da quasi due anni – ma è Kenneth Rogoff, nientemeno che uno dei più famosi economisti di Harvard. Lo dice chiaro e tondo, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, dopo essere intervenuto al Forum The European House Ambrosetti di Cernobbio con un’analisi sul debito pubblico dei Paesi dell’Eurozona: il quadro dell’indebitamento italiano verso l’estero è migliore di quanto si creda, ad esempio rispetto a Grecia e Spagna, poiché  dall’inizio della crisi è tornato per il 75% in mani italiane. Il problema corruzione invece, insieme al sistema di governance e all’”incapacità di adattarsi a un mondo che cambia” sono secondo il Professore americano i freni principali alla nostra ripresa.

“Paesi come l’Italia devono fare riforme strutturali. In cambio avranno più flessibilità – afferma Rogoff a conclusione dell’intervista - Se l’Italia diventerà credibile sono certo che otterrà dall’Europa più spazio per le politiche fiscali e di bilancio”.
Dopo aver letto il breve articolo che occupa uno spazio a margine sulle pagine del primo quotidiano nazionale, alcune parole chiave risuonano, grazie all’autorevolezza di chi le pronuncia, e lasciano dietro di sé strascichi di significato.
Una di queste è “credibilità“. Come può l’Italia acquisire quella credibilità necessaria per attirare non solo la fiducia dell’Eurozona ma anche gli investimenti stranieri se non affronta appunto con “riforme strutturali” – altra parola chiave – il problema della corruzione?

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Anche Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Anac, rinnova da Cernobbio il suo anatema (vedi video seguente): “bisogna cacciare i corrotti. È fondamentale che Confindustria faccia la stessa battaglia fatta con la lotta alla mafia: se passa l’idea che la lotta alla corruzione può essere conveniente c’è la speranza di ottenere risultati”, ma la risposta del parterre non è così compatta. Molti pongono l’accento sul tema burocrazia, territorio in cui certamente la corruzione sguazza, ma evitano di prendere il toro per le corna. “Il tema della corruzione è anche psicologico, non mitizziamo che il nostro mondo sia così peggio di altri Paesi”, sostiene l’imprenditore-banchiere Luigi Abete su Il Fatto Quotidiano“Secondo qualcuno, in passato era la condizione per lavorare”, spiega Mario Boselli presidente della Camera della Moda.

Anche il numero uno di Confindustria Giorgio Squinzi aveva annunciato circa un anno fa ai nostri microfoni che “gli imprenditori dovevano dare un esempio molto preciso e molto chiaro” in termini di lotta alla corruzione. E anche in occasione dello scandalo Expo la sua voce aveva tuonato: “Occorre uno scatto morale nostro in primo luogo, poi del Paese tutto se vogliamo liberarci dell’alleanza perversa tra complicazione e corruzione”.
Insomma, di fronte a una politica che traccheggia sui temi della riforma della giustizia (autoriciclaggio, prescrizione, conflitti di interesse, FOIA, whistleblowing) e di fronte al moltiplicarsi dei proclami, degli annunci e degli anatemi, la voce chirurgica di Rogoff arriva dritta al punto e faremmo bene tutti a prenderla molto seriamente.

Laura Ghisellini


Festa dell’Unità, Laura Boldrini: “Stop vitalizio ai politici condannati per mafia e corruzione subito alla Camera”

05/09/2014 - in corruzione

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“Tra i primi provvedimenti da adottare alla Camera alla ripresa dei lavori mi piacerebbe che ci fosse la cancellazione del vitalizio per i parlamentari condannati in via definitiva per mafia o corruzione, come chiede la petizione lanciata da “Riparte il futuro”. Sono le parole di Laura Boldrini in diretta dalla Festa dell’Unità di Bologna.

Intervistata da Radio Anch’io per l’evento ”Cittadini e istituzioni protagonisti cambiamento” la presidente della Camera dei deputati, non ha dubbi: quella del vitalizio ai parlamentari condannati in via definitiva per reati di mafia e corruzione è una vera e propria “vergogna” che va cancellata. “È una vergogna che dobbiamo superare, se vogliamo che i cittadini tornino ad avere fiducia nelle istituzioni”.

La petizione #StopVitalizio chiede proprio questo. Quasi 200mila persone hanno già firmato. Dobbiamo essere sempre di più.

Firma la petizione e condividila con tutti i tuoi contatti.


Per combattere la corruzione bisogna conoscerla: ripartono le iscrizioni al master APC dell’Università di Pisa

03/09/2014 - in corruzione

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RIF-Foto-master-APCLa lotta alla corruzione è una cosa seria. Ecco perché richiede la massima efficienza degli organi di controllo e delle forze dell’ordine ma anche il lavoro di un attento comitato scientifico che permetta di studiarne le evoluzioni e i campi dove la corruzione ha più presa. L’obiettivo del Master “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione” dell’Università di Pisa ha proprio l’obiettivo di creare “professionisti dell’anticorruzione” che concentrino il proprio lavoro nell’esaminare la corruzione in tutte le sue forme.

Da qualche giorno è nuovamente online il bando della V edizione del master, che si divide in due livelli. Il primo è finalizzato alla formazione di nuovi soggetti qualificati capaci di operare nella pubblica amministrazione regionale, negli enti locali e nelle organizzazioni del terzo settore rispetto ai temi della legalità nell’attività amministrativa e della prevenzione di fenomeni criminali, ma assumendo funzioni di tipo istruttivo ed esecutivo. Il Master è fruibile anche a distanza, grazie al sistema e-learning.

Il secondo invece unisce i diversi contributi delle scienze sociali: dall’analisi penale e criminologica, all’economia, all’indagine sociologica, storica e politologica. L’approfondimento teorico si integra con un percorso di formazione sulla legislazione di prevenzione e contrasto attualmente in vigore, sulla sua implementazione e applicazione, nonché sulle altre politiche contro la penetrazione criminale nell’economia legale e nella contrattazione pubblica. L’attività di formazione dedica ampio spazio allo studio empirico dei casi e delle fattispecie criminali, nell’intento di offrire una ricognizione, la più aggiornata possibile, sull’evoluzione di questi fenomeni criminali e sui problemi di applicazione della legislazione corrente. Questo Master si differenzia da quello di primo livello per un modulo professionalizzante, tirocini più corposi e una prova finale scritta.

Entrambi i corsi saranno fruibili anche a distanza, grazie al sistema e-learning e le iscrizione, già aperte, andranno avanti fino al 31 ottobre 2014.


Anticorruzione e sanità – Basta una stretta di mano

02/09/2014 - in anticorruzione e sanità

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A cura di Paolo Cornaglia Ferraris >>

Medico, editorialista de La Repubblica, Presidente Camici & Pigiami ONLUS

Medici e infermieri italiani vivono un tour de force imposto da organici ridotti, ferie e turni di guardia mal retribuiti e non recuperati. I precari sostituiscono spesso il personale in ruolo. I direttori, invece, sono in ferie ad agosto, privilegio apicale. Pochi, leggendo il New England Journal of Medicine in comode sdraio sotto l’ombrellone o in barca vela, hanno potuto leggere che in USA qualche collega ha ricevuto questa domanda: “Le piacerebbe guadagnare di più senza aumentare il lavoro?”. Rappresentanti di un farmaco contro il cancro della prostata, hanno incoraggiato gli urologi a caricare sul servizio pubblico campioni medicinali gratuiti, forniti sottobanco, in cambio di un maggior numero di prescrizioni. Qualcuno è stato multato ma non si tratta di casi isolati. Più di 5000 medici USA sono stati, infatti, licenziati dal servizio pubblico per questo tipo di violazioni. Le frodi subite dallo scadente servizio offerto negli USA sono stimate in $60 miliardi di dollari ogni anno. Il monitoraggio è costante, i dati aggiornati ogni mese.

In Italia non abbiamo dati sulla corruzione in sanità. Tra gli 87 casi rilevati nel 2012, sulla base dei casi denunciati, le indagini aperte, i processi iniziati o chiusi, sono coinvolti i servizi sanitari di quasi tutte le Regioni, Piemonte, Liguria, Marche e Abruzzo con 2-4 casi, e Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Molise e Sardegna con 4-6 casi. La corruzione più diffusa riguarda farmaci e diagnostici (i kit coi quali si eseguono gli esami di sangue e urine): in cambio della scelta di un farmaco o di un kit diagnostico da parte di un medico, un ospedale o un’intera Asl, si danno regali, macchinari, finanziamenti. La corruzione più costosa, però, resta quella in cui i medici non sono coinvolti; riguarda gli appalti di beni e servizi, che rappresentano il 30% dei bilanci sanitari regionali. In questo caso il beneficio viene elargito per ottenere l’appalto con gare tagliate su misura, trattative negoziali, abuso della contrattazione diretta o anche in fase di fornitura, dando servizi di qualità e prezzo minore rispetto a quanto promesso nel capitolato d’appalto. Si paga anche per essere saldati entro limiti di tempo decenti. La tariffa “clientelare” si aggira sul 16% della fornitura. Spesso i Direttori Generali delle ASL sono i tecnici nominati dai politici a garanzia di appalti e servizi esterni, soprattutto della loro distribuzione tra maggioranza e opposizione. In corruzione ci vuole equità, sono i valori fondanti della democrazia!

Per approfondimenti:
Nejm.com
Mednat.org

TUTTI GLI ARTICOLI DI ANTICORRUZIONE E SANITA’ >>


Grazie a tutti: insieme a voi rinnoviamo l’impegno e la voglia di andare avanti

01/09/2014 - in corruzione

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La notizia delle minacce di morte a Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, le due associazioni che promuovono questa campagna, ha portato tutti noi a dare l’unica risposta possibile: quella del rinnovo del nostro impegno quotidiano contro mafie e corruzione.

Al tempo stesso ci siamo commossi per i tanti messaggi di solidarietà e amicizia che abbiamo ricevuto da ogni parte d’Italia, di persona e via web. Vogliamo ringraziare di cuore tutti voi, perché è merito del vostro sostegno se riusciamo ogni volta a trovare nuove forze e nuovo entusiasmo per andare sempre più avanti in questo lavoro difficile, ma anche ricco di grandi soddisfazioni.

Grazie a tutti.

Il team di Riparte il futuro