Articoli con il tag “criminalità organizzata

Piercamillo Davigo: gli italiani dovrebbero temere di più i crimini dei colletti bianchi

11/09/2014 - in corruzione

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Spesso a far notizia e spaventare di più sono i crimini considerati “normali”, come gli omicidi o i furti per le strade, enfatizzati dal sistema mediatico. Si tratta di un errore di valutazione secondo l’ex membro del pool di Mani Pulite, Piercamillo Davigo. A spaventare molto di più gli italiani dovrebbero essere i crimini dei colletti bianchi come falso in bilancio, reati societari, corruzione e riciclaggio, che invece restano avvolti da un’aura di impunità, perché – almeno inizialmente – sembrano non intaccare le vite dei cittadini.

In Italia “non c’è biasimo della società, non c’è un costo reputazione nel commettere reati finanziari”, ha spiegato il pm nel suo intervento al forum Ambrosetti di Cernobbio, sottolineando come la legislazione ancora carente di cui disponiamo e la giustizia dai tempi biblici hanno finito col vanificare anche quanto di buono è stato fatto in passato.

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Quando troppo relativismo fa male: la risposta all’intervista de La Repubblica a Michael Herzfeld

05/08/2014 - in corruzione

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20130408100521786Su La Repubblica di oggi Marino Niola intervista Michael Herzfeld, esperto antropologo culturalista della Harvard University noto per i suoi studi sul Mediterraneo. L’articolo riporta alcune dichiarazioni di Herzfeld sui temi della corruzione e della criminalità organizzata che vorremmo commentare.

Herzfeld comincia criticando il concetto di cultura mediterranea ed evidenziando come sotto la parola “mediterraneo” abbiamo fatto convergere una serie di categorie che, piuttosto che vere e verificabili, servivano a distinguere un mondo superiore da uno “arretrato”. Fin qui il pensiero è condivisibile: per troppo tempo il Sud (se guardiamo all’Europa, tutta Italia è Sud) è stato letto solamente dall’esterno in termini negativi, mentre i primi tentativi di lettura interna hanno talvolta peccato dell’intenzione contraria, volendo costruire un’identità immodificabile e avversa.

Diventa invece difficile concordare con Herzfeld quando spinge troppo in là le categorie antropologiche del relativismo, scivolando nell’approccio culturalista allo studio della criminalità organizzata tipico del periodo post seconda guerra mondiale. Già Gaetano Mosca nel 1948 definiva la criminalità organizzata, piuttosto che un’organizzazione fatta da persone per perseguire fini illegittimi, un “sentimento” diffuso, un modo di essere del Sud. C’è voluto molto tempo per abbandonare questa prospettiva. Herzfeld non è quindi il primo (e non sarà l’ultimo) a misurare questi fenomeni sulla base della sola opinione pubblica, definendo “corruzione” ciò che in un determinato momento è considerato tale.

L’azione criminale è ancora più efficace quando riesce ad avere la cultura e l’opinione pubblica dalla propria parte. Non è una coincidenza se il superlatitante Matteo Messina Denaro si descriva come “agnostico”: le religioni sono in calo di popolarità, definirsi religioso oggi è meno d’appeal del suo contrario.

Il relativismo è un valore, un metodo, uno strumento di apertura mentale. Ma non può diventare l’arma per smettere di distinguere chi è mafioso e chi invece combatte la mafia. Chi corrompe e si fa corrompere e chi lotta contro la corruzione. L’etica, che, per quanto campo minato, è luogo inevitabile dell’essere umano con cui fare i conti.

Mentre si aprono le iscrizioni alla nuova edizione del Master in Analisi, Prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione, che da cinque anni forma allievi in grado di non scivolare in riflessioni semplicistiche, è ancora forte un approccio che non ha nulla di nuovo (le riflessioni di Mosca sono appunto dell’immediato dopoguerra) e che rischia di confondere. Ben vengano tuttavia le provocazioni:  servono a evitare gli “ideologismi della legalità”, che rischiano di pensare mafiosi e corrotti come qualcosa di diverso dell’essere umano.

Leonardo Ferrante

Per una lettura approfondita:

Alberto Vannucci, Atlante della Corruzione, Ega edizioni

Alessandra Dino, La mafia devota. Chiesa, religione, cosa nostra, Laterza


Si fa presto a dire CRIM: contro criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio non basta un testo unico

30/06/2014 - in corruzione, dall'estero

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‘Riparte il futuro’ chiede che debba esistere un’Istituzione comunitaria, sul modello CRIM, che sia un punto di riferimento in Europa per la lotta alle mafie e alla corruzione. Ma cos’è esattamente la CRIM, cosa ha fatto e perché ad oggi ha cessato di esistere?
La Commissione speciale parlamentare europea su criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio è nata nel 2012, grazie alla risoluzione sul crimine organizzato della Ue del 2011. Nei suoi quasi 2 anni di vita – aveva un mandato di un anno rinnovabile per altri 6 mesi – ha svolto un lavoro importante, estendendo il tema delle mafie dalla realtà italiana all’intero continente. Oltre a studiare la minaccia criminale mafiosa, ha riunito di fronte allo stesso tavolo tutti gli organismi  internazionali impegnati su questo fronte, al fine di rafforzarne la cooperazione anche in termini legislativi.

L’Italia ha dato un grande contributo ai lavori grazie all’impegno di molti rappresentanti di spicco: la presidente Sonia Alfano, uno dei 4 vicepresidenti Rosario Crocetta, il relatore Salvatore Iacolino e Rita Borsellino, in primo piano nella lotta alle mafie nel nostro Paese. Senza dimenticare l’apporto dato da altri parlamentari europei come  Juan Fernando López  Aguilar, Monica Macovei e Ana Gomes, tutti e tre firmatari della versione europea di ‘Riparte il futuro‘.

In concreto la CRIM ha portato nel settembre 2013 all’approvazione del “testo unico antimafia” che fornisce le linee guida per un piano europeo. Tra i temi affrontati vi sono tutti i capisaldi della prevenzione e del contrasto:
- l’introduzione del reato di associazione mafiosa in tutti gli ordinamenti degli Stati membri
- l’abolizione del segreto bancario
- corruzione, riciclaggio
- la confisca dei beni, anche in assenza di condanna, e il riutilizzo a scopi pubblici e sociali dei patrimoni confiscati
- il reato di voto di scambio che contempli anche vantaggi immateriali
- previsione di ipotesi di incandidabilità, ineleggibilità e decadenza da cariche pubbliche.
Sulla scia del testo unico, nel febbraio 2014 è stata approvata la direttiva sulla confisca dei beni ottenuti mediante attività criminali. Il testo prevede che i beni possano essere confiscati a seguito di una condanna definitiva. Agli Stati (che dovrebbero ratificare la direttiva entro 30 mesi) viene inoltre consigliato di  adoperarsi per il riuso di questi beni nell’interesse pubblico.

Infine la CRIM ha sdoganato un importante cambio di approccio: per la prima volta nella storia istituzionale dell’Europa si è affrontato il problema della criminalità organizzata in termini di minaccia per i diritti e la libertà dei cittadini europei.
Per dare un valore continuativo al lavoro svolto dalla Commissione c’è bisogno ora di un monitoraggio attento della Direttiva sulla confisca. Inoltre i neo-eletti parlamentari dovranno fare in modo che il testo unico non resti nel cassetto mettendo in atto le misure previste.
Se l’obiettivo di questi anni è stato quello di predisporre un piano di contrasto all’azione mafiosa a livello europeo, non si può quindi prescindere dalla ricostituzione di una nuova Commissione, ispirata alla Crim o la sua stessa ricostituzione, che ne è stata il motore propulsore.

Prossimi obiettivi? Dobbiamo fare in modo che su tutto il territorio comunitario vengano confiscati e riusati socialmente anche i beni dei corrotti, una parte che purtroppo manca nel testo unico.

È questo uno dei dei 3 impegni concreti che chiediamo ai parlamentari europei che hanno aderito alla campagna Riparte il futuro. FIRMA >>


La nuova Casa dello studente di Foggia dedicata alla memoria di Franco Marcone, un uomo integro

23/09/2013 - in corruzione, Libera e Gruppo Abele

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“A chi intitoliamo la nuova Casa dello studente?”, lo ha chiesto l’Università degli Studi di Foggia ai propri studenti e dal sondaggio è stato scelto Francesco Marcone, un funzionario onesto che credeva fermamente nel ruolo dello Stato.
Direttore dell’Ufficio del Registro di Foggia, Marcone fu freddato il 31 marzo del 1995 alle ore 19,15 nell’androne di casa sua, in pieno centro. La sua integrità era una colpa agli occhi della criminalità organizzata che agiva nella Foggia di quegli anni, dominata da forti interessi nel campo edile, luogo d’incontro di colletti bianchi e pubblica amministrazione. Franco Marcone non aveva ascoltato il canto alle sirene della corruzione e si era femamente opposto.

Dedicando alla sua memoria il nuovo stabile della Casa dello studente, i giovani di Foggia e l’Università rinnovano l’attenzione su un caso che non può trovare pace. La causa scatenante dell’omicidio di Marcone infatti non è mai stata rintracciata e la vicenda giudiziaria è stata troncata, nel 2004, con la scomparsa improvvisa di Raffaele Rinaldi, unico sospettato come esecutore materiale, morto in seguito a uno strano incidente in moto. Dieci anni di misteri, criptici indizi di risoluzione, rebus, allusioni, lettere anonime e un’archiviazione.

“Lo Stato siamo noi” ripeteva spesso Marcone, sia in pubblico, sia alla sua famiglia. Il Coordinamento di Libera Puglia ha scritto una lettera ai familiari sottolineando l’importanza di questa dedica: “linfa vitale per la nostra lotta quotidiana per la giustizia, che rinfranca i nostri animi spesso stanchi di fronte alle ingiustizie e che aiuta a credere con rinnovata fiducia in quella parte migliore della cittadinanza foggiana”.

“Sono molto lieto della scelta, confermata dal Senato Accademico di Ateneo, di intitolare la nuova casa dello studente ex IPAB “Maria Cristina di Savoia” di Foggia a Francesco Marcone assassinato 18 anni fa. Un caso insoluto, simbolo delle storie di tutte le altre vittime della mafia foggiana,” ha dichiarato il Rettore, Giuliano Volpe. “Considero questa intitolazione un bel segnale, in una città e in un territorio difficile come quello di Capitanata, per affermare, valorizzare e promuovere la cultura della legalità soprattutto tra i giovani che sono particolarmente sensibili a questa tematica.”