Articoli con il tag “decreto sulla trasparenza

Trasparenza a costo zero: le nostre richieste per la chiarezza economica dei Comuni

29/07/2014 - in Politico e digitale, trasparenza

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trasparenza-5La seconda richiesta che Riparte il futuro fa ai Comuni aderenti all’interno della delibera “trasparenza a costo zero”   – qualche giorno fa vi abbiamo parlato dell’Anagrafe degli eletti - ha lo scopo di far sapere ai cittadini quanto e come le Istituzioni spendono i nostri soldi e su che base prendono le decisioni per utilizzarli.

Quello che chiediamo è dunque di rendere trasparenti e più accessibili i dati economici dei Comuni italiani, partendo dagli obblighi di legge sulla pubblicazione dei bilanci online e dei dati sugli enti pubblici vigilati, enti privati in controllo pubblico, partecipazioni in società di diritto privato ma proponendo di fare sforzo in più. La materia è complessa, cerchiamo di capire meglio.

Con l’espressione “bilancio online”, la legge intende il resoconto economico completo delle voci di spesa in formato unitario e aggregato. Inoltre questo file deve essere in formato “open data”, ossia non può essere, ad esempio, un pdf immagine (lo stesso formato pdf non è un vero e proprio formato aperto). L’informazione fornita deve essere utilizzabile, riutilizzabile, estraibile, individuabile immediatamente nel documento tramite la funzione “cerca”.

La stessa legge chiede poi che sia annessa una tabella sintetica delle spese dell’anno precedente, anche questa in formato open data, che contenga tempi, costi unitari e indicatori di realizzazione delle opere pubbliche, così come previsto dal d. lgs 33/13 (art 29 e art 22).

In sintesi deve essere pubblicato un documento che riassuma tutte le operazioni fornendo, per ciascuna di esse, le informazioni chiave che permettono ad esempio di capire quante risorse sono state date per assegnazione diretta e quante per appalti. O quante volte quella stessa azienda ha vinto bandi e per quali entità e settori.

Altrettanto importante è che vengano messi sotto la lente d’ingrandimento i dati relativi a quegli enti che, in quanto gestori di settori fondamentali (ad esempio i rifiuti), incidono profondamente nei bilanci e nelle operazioni delle amministrazioni pubbliche: sono gli enti pubblici vigilati, gli enti di diritto privato controllati o vigilati dall’amministrazione, le partecipazioni in società di diritto privato. Comunemente vengono fatti ricadere sotto il nome di “partecipate”, sebbene non sia corretto perché la parola definisce solo alcuni di questi.

Secondo il decreto legislativo 33/13 (art 22), devono essere pubblicati e già disponibili online:

  • un elenco periodicamente aggiornato di questi enti;
  • la misura in cui vi partecipa (eventualmente);
  • la durata dell’impegno;
  • il peso economico annuale sul bilancio dell’amministrazione;
  • il numero dei rappresentanti dell’amministrazione negli organi di governo e loro trattamento economico;
  • i risultati di bilancio degli ultimi 3 esercizi finanziari.

In assenza di queste informazioni dettagliate, la legge prevede che venga fissato il divieto di erogazione di qualunque somma da parte dei Comuni.

Rispettare questi parametri sarebbe già molto, e tuttavia non ci basta: chiediamo infatti che le informazioni vengano messe online in maniera semplice e fruibile per tutti, nel rispetto del diritto di monitoraggio civico, pratica indispensabile affinché ciascun cittadino possa sapere come il Comune spende al meglio le proprie risorse.

Più di 530.000 persone, firmatarie della campagna Riparte il futuro, chiedono a voce alta di aver facilmente accesso a queste informazioni e di poter comprendere in maniera agevole i rapporti e le relazioni che si instaurano tra enti ed amministrazioni e quali costi apportano alla popolazione.

Attraverso semplici rappresentazioni grafiche, link che conducono direttamente a siti istituzionali e dettagliate descrizioni di chi ricopre gli incarichi in queste relazioni, sarà possibile rendere la cittadinanza finalmente attiva in un processo di monitoraggio civico praticamente a costo zero.

Francesco Quarta


Trasparenza della sanità: la corruzione si annida nei rapporti con i privati

22/04/2014 - in Salute-Obiettivo 100%

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Secondo il decreto legislativo 33/2013 ogni Pubblica Amministrazione è tenuta a pubblicare e ad aggiornare annualmente l’elenco delle strutture sanitarie private accreditate, rendendo pubblici i relativi accordi stipulati con le Regioni o le singole Asl. La legge dunque impone la trasparenza totale su questi meccanismi che mettono gravemente a rischio il denaro pubblico: è soprattutto nei rapporti con i privati che si crea lo spazio utile per far penetrare la corruzione. Dato che nel nostro Paese le normative stentano a essere applicate, abbiamo deciso di verificare personalmente, con il sostegno dei cittadini firmatari della petizione Riparte il futuro, che le Aziende sanitarie nazionali abbiamo realmente risposto a questa direttiva. Nei settori sensibili come la sanità, infatti, la corruzione sottrae capitali che dovrebbero essere destinati alla tutela della nostra salute, peggiorando gravemente la qualità dei servizi. Non possiamo tollerarlo.

Dalla Figura 8 si evince che dopo il monitoraggio effettuato tra febbraio e marzo 2014 solo 121 su 242 Aziende risultavano aver predisposto l’elenco delle strutture accreditate. Inoltre solo 74 di queste avevano reso pubblici anche gli accordi stipulati. Una percentuale mediamente bassa in cui non si contano eccezioni a livello regionale.

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Basilicata, Trentino Alto Adige e Valle D’Aosta fanno meglio delle altre e raggiungono il 100% per quanto riguarda la pubblicazione degli elenchi. Questo dato corrisponde tuttavia a un requisito formale perché ciò che conta di più è il dettaglio dell’accordo stipulato tra pubblico e privato.

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Se si considera infatti la percentuale delle aziende che hanno pubblicato l’elenco delle strutture sanitarie private accreditate unitamente ai relativi accordi, solo Veneto e Emilia Romagna superano il 60%. Il resto dell’Italia ristagna su numeri inaccettabili.

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La trasparenza dei grandi Comuni: Napoli e Venezia sono le migliori in fatto di Enti controllati e Società partecipate. Catania la peggiore

09/04/2014 - in corruzione, Dialogo con l'ANAC

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Prosegue la nostra analisi sui rapporti che ’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) ha da poco pubblicato sulla trasparenza dei grandi Comuni nell’anno 2013. In particolare l’Anac ha valutato il  rispetto della Delibera Civit 71 del 2013 che fissa l’obbligo di pubblicazione nei siti istituzionali di alcune informazioni specifiche. L’obiettivo è raggiungere lo stato di”Amministrazione trasparente”.

Oggi analizziamo i dati dei report in merito alla trasparenza sugli Enti controllati – Società partecipate. Secondo l’art. 22 del d.lgs 33 del 2013, le PA sono tenute a pubblicare sul proprio sito tutte le informazioni sulle società che vi partecipano. Non devono solo rendere noto un mero elenco, ma anche fornire le seguenti informazioni dettagliate:

1) l’elenco delle società;
2) i dati relativi alla ragione sociale;
3) la misura della eventuale partecipazione dell’amministrazione;
4) la durata dell’impegno;
5) l’onere complessivo a qualsiasi titolo gravante sul bilancio dell’amministrazione;
6) il numero dei rappresentanti dell’amministrazione negli organi di governo;
7) il trattamento economico complessivo di ciascuno di essi;
8) i risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi finanziari;
9) i dati relativi agli incarichi di amministratore dell’ente;
10) il relativo trattamento economico complessivo.

Inoltre l’Autorità ha verificato che tali informazioni fossero:
11) aggiornate
12) in formato open data

Dalla Figura 3 si può osservare un buon livello di adempimento relativo a questa informazione: Napoli e Venezia sono i Comuni che hanno soddisfatto tutti i criteri individuati dalla Delibera Civit. In questo caso Catania risulta il Comune più inadempiente.

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La Figura 4 mostra che tutti i 15 Comuni hanno predisposto l’elenco delle società partecipate, indicandone la ragione sociale e la misura della eventuale partecipazione dell’amministrazione.

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Continuate a seguirci per sapere se le nostre città sono in regola o meno!

 


Anche il Governo deve adeguarsi alla legge sulla trasparenza: ma chi controlla?

17/01/2014 - in corruzione, Politico e digitale

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La legge sulla trasparenza non riguarda solamente (anche se principalmente) le Pubbliche amministrazioni, ma si rivolge anche a tutti gli organi elettivi e politici. Non è quindi escluso da questo elenco lo stesso Governo.

Appena ieri, con un certo ritardo considerando che è trascorso quasi un anno dalla pubblicazione del decreto 33, è stato firmato un decreto applicativo del Presidente del Consiglio.

Molto importante è la possibilità di accesso civico che permetterà a tutti i cittadini di richiedere, tra le altre, informazioni sugli atti di concessione delle sovvenzioni, contributi, sussidi e ausili finanziari, qualora non presenti.

Quello che stupisce però riguarda il soggetto chiamato a controllare l’adempimento dell’obbligo normativo. Si legge nella nota che, predisposto a questo ruolo, è “l’ufficio controllo interno, trasparenza e integrità”. Ci chiediamo perché tale incarico non sia affidato all’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), per legge chiamata appunto a vigilare a livello nazionale su tutti gli enti, e perché il controllo previsto sia interno, la qual cosa non garantisce l’adeguata terzietà che dovrebbe contraddistinguere chi è chiamato a monitorare.

Auspichiamo ci sia un rapido ripensamento affinché la stessa credibilità della legge sulla trasparenza non venga messa in discussione addirittura dalle più alte sfere istituzionali italiane.

pres cons ministri


Nuovo codice di comportamento per i dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni

12/03/2013 - in Politico e digitale

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Venerdì 8 Marzo il governo ormai agli sgoccioli ha approvato il decreto legislativo che prevede il nuovo Codice di comportamento dei dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni.
Con questo atto, l’Italia raccoglie le raccomandazioni dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) in merito all’integrità, uno dei principi su cui si batte la campagna Riparte il futuro.

Filippo Patroni Griffi, ministro della Pubblica Amministrazione e della Semplificazione, ha dichiarato che attraverso tale atto si è “posto un ulteriore tassello per rendere pienamente operativa la lotta al malcostume. Trasparenza, regole, comportamenti sono alla base di una efficace prevenzione della corruzione”.
Una delle novità, che incrocia un tema affrontato anche da Riparte il futuro, sta nel prevedere l’obbligo di astensione da qualunque atto del proprio ufficio nell’eventualità in cui si prospetti un conflitto di interessi, anche solo potenziale.

È stato disciplinato anche la pratica di chiedere o accettare regali, compensi o altre utilità di valore superiore a 150 euro (“altra ultilità” è un’espressione che Riparte il futuro conosce bene), mentre è previsto che i dirigenti informino su come prendono le decisioni presentando documenti adeguati. Tutto questo per garantire la trasparenza del loro operato.

La vera rivoluzione sta nel prevedere sanzioni molto più severe per le violazioni del codice. In casi limite si potrà arrivare al licenziamento. leggi tutto


Il FOIA come antidoto alla corruzione: ma in Italia la materia trasparenza resta oscura

28/02/2013 - in Politico e digitale

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Secondo la Corte dei Conti, la corruzione costa all’Italia circa 60 miliardi di euro all’anno. Il diritto all’informazione aiuta a combattere la corruzione e quindi fa risparmiare. In che modo?
Negli Stati Uniti, dove la legge sul diritto all’informazione è utilizzatissima dai cittadini (nel 2011 sono state presentate più di 600.000 richieste di accesso a documenti del governo federale), il costo totale annuale per l’applicazione di questa legge è di circa 416 milioni di dollari annui, cioè meno di $1,4 per ogni cittadino. Dato che a noi italiani la corruzione pubblico-privata costa 1.000 euro a testa all’anno, basterebbe una piccola diminuzione della corruzione per ripagare ampiamente i costi di applicazione di una legge sul diritto all’informazione.

Il Governo Monti nel 2012 ha varato la Legge anti-corruzione, purtroppo insufficiente per compararsi agli standard internazionali. Le deleghe a tale legge, inoltre, hanno previsto un intervento di riordino della normativa in materia di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni del settore pubblico (il cosiddetto Decreto Trasparenza approvato il 15 febbraio 2013 – qui l’ultima versione disponibile del testo, in attesa di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale).

Tali norme segnano importanti passi avanti in materia di anti-corruzione, ma non sono esaustive né sufficienti. Si sarebbe dovuto, infatti, sfruttare questi interventi per equiparare finalmente l’ordinamento italiano a quello di molti paesi avanzati anche in materia di accesso alle informazioni del settore pubblico, introducendo anche in Italia una norma che ricalchi davvero il Freedom of Information Act.

Il Decreto Trasparenza, invece, a dispetto di quanto annunciato con i comunicati stampa di Palazzo Chigi, introduce soltanto nuove definizioni e nuovi princìpi che, all’atto pratico, poco hanno a che vedere con il reale diritto di accesso dei cittadini alle informazioni della PA, così come sancito dal FOIA in oltre 80 paesi del mondo. leggi tutto


Riordino della trasparenza. L’ONU ci bacchetta e la legge è ancora un mistero

20/02/2013 - in corruzione, Politico e digitale

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Venerdì 15 Febbraio: arriva inaspettata la notizia dell’approvazione da parte del governo dimissionario Monti della legge per il riordino della disciplina della trasparenza. Senza esser messa all’ordine del giorno, senza una comunicazione a riguardo: tutto in gran sordina.

Lunedì 18 Febbraio: Frank La Rue, relatore speciale ONU per la libertà di espressione, critica le modalità che hanno portato all’adozione della legge senza confronto con le parti istituzionali e sociali, ossia senza quella necessaria consultazione pubblica che rende forti i decreti strategici. “Come relatore speciale delle Nazioni unite sulla promozione e tutela della libertà di espressione sono profondamente sorpreso che il governo italiano abbia varato un decreto sull’accesso all’informazione senza una preventiva consultazione con la società civile e gli altri stakeholders e soprattutto che il decreto sia stato approvato a due settimane dalle elezioni e surrettiziamente, omettendo di darne notizia nell’ordine del giorno della seduta della Presidenza del Consiglio dei ministri”, dichiara La Rue.

Mercoledì 20 Febbraio h 10.15: tutto ancora tace sul fronte della pubblicazione.

Come mai a distanza di 5 giorni la legge che dovrebbe normare la messa in chiaro degli atti della pubblica amministrazione e non solo, rimane paradossalmente oscurata? Perché non si è ancora proceduto a diffondere il testo del provvedimento?

C’è da dire che, specialmente per una materia come la trasparenza in cui la coerenza mezzi-fini appare fondamentale, non può che stupire un comportamento che contraddice quello che vorrebbe garantire. La contraddizione non poteva sfuggire agli occhi dell’ONU.

In attesa di conoscere i contenuti della legge, Riparte il futuro continua con il lavoro di richiesta di trasparenza a tutti i candidati di tutti gli schieramenti politici. Alla luce dei fatti il progetto intrapreso, che ad oggi consente agli elettori di consultare online le informazioni trasparenti di circa 1000 candidati, risulta oltremodo importante, così come la necessità di continuare sulla difficile strada di una trasparenza reale e non solo dichiarata. Anzi, in questo caso neppure dichiarata.

Leonardo Ferrante