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Disoccupazione giovanile: un ‘danno’ da 162 miliardi di euro all’economia europea

04/09/2014 - in dall'estero

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La disoccupazione giovanile in Italia ha causato  nel 2012 la maggior perdita economica d’Europa. Sono infatti 35,2 i miliardi di euro persi nel 2012 (2,6 miliardi in più rispetto al 2011) a causa dei giovani senza lavoro. Seguono Francia (23,2 miliardi), Regno Unito (18,7 miliardi) e Spagna (17,3 miliardi). Sommando le perdite di tutti i Paesi europei si arriva alla mastodontica cifra di 162 miliardi di euro. Dato che è cresciuto di 10 miliardi di euro rispetto all’anno precedente.

È quanto riporta Eurofound nel suo dossier “Mappatura del passaggio alla vita adulta in Europa. La Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e lavoro ha contato circa 14,6 milioni di “NEET” in Europa, ovvero quei giovani che nel 2012 non studiavano, non lavoravano né seguivano corsi di formazione. Una cifra che corrisponde al 15,9% della popolazione nella fascia d’età tra i 15 e i 29 anni.

Secondo lo studio, a gennaio 2014 il 23% dei giovani tra i 15 e i 24 anni in cerca di lavoro non era ancora riuscito a trovarlo. Dai dati si evince una forte differenza tra Nord e Sud dell’Europa: il confronto è nettamente a favore della fascia settentrionale, dove il passaggio tra la scuola è il mondo del lavoro è agevolato da scelte mirate delle amministrazioni pubbliche, cosa che permette ai giovani di uscire prima di casa e passare alla vita adulta. Diversamente accade per i giovani orientali e mediterranei, che vivono ancora un passaggio difficile e problematico dalla scuola al lavoro, associato a una conquista molto lenta e tardiva dell’indipendenza e dell’autonomia.

Non è un caso che dove il livello di corruzione percepita è più alto, anche la disoccupazione giovanile è maggiore. Una relazione di diretta proporzionalità che la nostra campagna ha sottolineato più volte.
L’obiettivo ultimo della nostra battaglia infatti, sostenuta da oltre 620.000 cittadini, è mettere in luce questa relazione e combattere tangenti e favoritismi per ridare un futuro al Paese e ai nostri giovani.

 


I giovani diplomati/laureati cercano lavoro “per conoscenze” e quasi la metà di loro non lo trova

29/05/2014 - in corruzione

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Ministro-Fornero-ecco-i-giovani-della-generazione-Neet-meno-choosy-piu-scoraggiati_h_partb-620x250I giovani italiani tra i 15 e i 34 anni che hanno un impiego sono calati di 1 milione e 800mila unità dal 2008 al 2013: è questo il numero che ci fornisce tutta l’evidenza dello stallo del nostro Paese, di cui le nuove generazioni stanno pagando le più gravi conseguenze. Dai dati del rapporto annuale dell’Istat le ferite  appaiono nette e corrono lungo la pelle delle nostre migliori risorse.
Dire che la colpa è della crisi è un modo per scaricare responsabilità che purtroppo sono ben più radicate e per questo difficili da ammettere e affrontare.
In Italia mancano gli investimenti, non viene incentivata la competitività sana, la burocrazia opprimente ostacola le iniziative imprenditoriali, in molti settori domina il nepotismo…e questo elenco potrebbe continuare a lungo. Tutti questi fattori hanno un unico comune denominatore – la corruzione – che danneggia l’immagine dell’Italia agli occhi degli investitori stranieri, che sottrae opportunità a tutti coloro che nei nuovi business potrebbero trovare occupazione, che alimenta l’inefficienza, che prolifera nelle scartoffie, che avvantaggia gli incompetenti, che si nasconde anche in una semplice stretta di mano.

L’Italia, terza in Europa per livello di corruzione percepito secondo Transparency International, ha numeri ampiamente sotto la media comunitaria. Nel 2013, tra i 20-34enni che hanno concluso negli ultimi tre anni il percorso di istruzione e formazione (diploma e laurea), il 75,4% è occupato nella media europea mentre in Italia lo è solo il 48,3%. La differenza nella quota di occupati tra Italia e Ue si avverte soprattutto per i neodiplomati (40,8% contro 69,5%), resta invece più contenuta per i neolaureati (56,9% contro 80,7%).
Un altro dato rilevante: per cercare lavoro i 15-34enni italiani si rivolgono principalmente alle proprie “conoscenze”, tra parenti, amici eccetera (81,9%). Si tratta di un modello molto radicato nella nostra cultura e che in qualche misura contribuisce ad alimentare la cultura del favore e della “spintarella”. La convinzione che le “amicizie” contino più dei meriti non fa altro che allargare il gap culturale con i paesi dove sempre più spesso i nostri giovani emigrano.
Nel 2012, oltre 26 mila italiani tra i 15-34 anni hanno fatto le valigie, 10 mila in più rispetto al 2008. Le mete di destinazione privilegiate sono Regno Unito, Germania e Svizzera.

Due sono gli ingredienti principali per far ripartire il futuro del Paese grazie alle energie dei giovani: prevenzione e contrasto efficace contro la corruzione da un lato e una grande sfida culturale  dall’altro. Esattamente i principi fondanti della battaglia che Riparte il futuro porta avanti, da oltre un anno, giorno dopo giorno.


I giovani in Italia non lavorano o faticano a fare carriera: la corruzione sottrae investimenti e opportunità

02/04/2014 - in corruzione

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L’Italia non è un Paese per giovani. Lo dicono i dati Istat di febbraio sulla disoccupazione giovanile, che è sempre oltre il 42%. E lo dice anche Mercer  (azienda leader nei servizi di consulenza sulle risorse umane) che ha analizzato retribuzioni e career system in circa 350 aziende multinazionali.

Secondo il rapporto i più penalizzati sono i neolaureati che nel 76% dei casi si avvicinano al mondo del lavoro passando per uno stage e quasi mai con un inserimento diretto. Con la scusa di dover sopperire alla scarsa attitudine pratica di chi esce dall’Università italiana, le aziende testano le risorse per poi valutare se assumerle o meno (per saperne di più leggi sul blog del Corriere).

Qualora assunti i giovani italiani si trovano di fronte un percorso molto lungo per fare “carriera”. Il divario tra le retribuzioni dei dipendenti base e quelle dei vertici è tra i più marcati rispetto alla media europea: 164mila euro per un executive contro i 28mila per un entry level. Si definiscono così non i giovani al primo impiego ma coloro che, laureati o meno, vantano già altre esperienze lavorative. Per fare un paragone in Germania i top manager prendono 162mila euro contro i 42mila euro dei nuovi entrati.

Aggiungiamo una considerazione sostanziale. La campagna Riparte il futuro ha più volte sottolineato come il problema della disoccupazione giovanile, uno dei più gravi sintomi dell’agonia dell’Italia, è direttamente proporzionale alla corruzione che continua a imperversare. Oltre a inquinare la vita politica e sociale, penalizzando i meriti e i talenti, la corruzione infatti aumenta la sfiducia degli investitori stranieri nel nostro sistema-Paese e diminuisce, di conseguenza, l’afflusso di capitali dall’estero. Facendoci perdere importanti opportunità di sviluppo e lavoro, specialmente per coloro che per primi potrebbero trovare impiego nei nuovi business, la corruzione è da considerarsi una delle cause principali della disoccupazione giovanile.

Ecco perché chiediamo che la lotta alla corruzione sia una priorità assoluta nella nuova agenda di governo. Intervenire subito sul fenomeno corruttivo significa agire al cuore del problema della disoccupazione giovanile, anziché continuare con espedienti a posteriori che evidentemente non funzionano. Quei 15-24enni privati delle opportunità sono la personificazione della sconfitta del nostro Paese in termini di sviluppo economico, innovazione, progresso.

Ieri il premier Matteo Renzi ha commentato così l’aggiornamento dell’Istat:  «È un dato sconvolgente. In un anno si sono persi mille posti di lavoro al giorno. Ci sono dei segnali di ripresa ma non sono sufficienti [..] per questo è fondamentale correre sulle riforme, non è una necessità personale, ma serve al Paese. L’Italia può ripartire, ma c’è bisogno di correre».

Restituire alle nuove generazioni le opportunità, sottraendole al meccanismo fallimentare della corruzione, è l’unica speranza per il futuro: firmiamo perché governo e Parlamento procedano senza tergiversare nella lotta al fenomeno che blocca il futuro del Paese. FIRMA! >>

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Disoccupazione “allucinante” secondo Renzi, quasi la metà dei giovani senza lavoro

28/02/2014 - in corruzione

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“Allucinante, subito il Jobs Act”. Parola di premier, parola di Matteo Renzi che oggi twitta: “La disoccupazione è al 12,9%. Cifra allucinante, la più alta da 35 anni”. Il tasso di disoccupazione diffuso oggi dall’Istat è davvero da record: nel gennaio 2014 si è toccato il livello più alto dal lontano 1977. Record anche per la disoccupazione giovanile, che arriva al 42,4%.

Un dramma nei fatti e nei numeri. È la crisi? Sì, certo. Sono ancora i numeri a dirlo, snocciolati dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori: negli ultimi tre anni la contrazione dei consumi delle famiglie toccherà il -9,2%. Una caduta della spesa di 65,4 miliardi di euro, centesimo più, centesimo meno.

È la crisi, certo, in salsa tutta italiana: una congiuntura economica negativa globale che si inserisce in un contesto malato. La Corte dei Conti stima che la corruzione costa all’Italia 60 miliardi di euro l’anno, ma si tratta di una quantificazione sommaria. Non solo: si tratta di reati che restano per lo più impuniti grazie all’inesorabile arrivo della prescrizione.

I capitali stranieri non arrivano (e quelli nazionali, in verità, espatriano). E a scomparire, sempre più, sono anche le opportunità di investimento, quindi di sviluppo e innovazione. La traduzione è: meno posti di lavoro, soprattutto tra i giovani. Non è un caso nè una fatalità: l’Ocse mette l’Italia al 78simo posto per la capacità di attrazione degli investimenti dall’estero. E in Europa siamo al terzultimo posto per livello di corruzione percepito. L’alto indice di percezione della corruzione – certificato da Transparency International  - porta con sé la mancanza di fiducia degli investitori stranieri, che non trovano nel Belpaese un luogo interessante in cui far confluire i capitali. L’evasione fiscale, la burocrazia e l’incredibile lentezza del sistema giudiziario sono causa e complemento di questo drammatico quadro.

Secondo il World Economic Forum, per il 2012-2013 il “Global Competitiveness Index” italiano è stato di 42 su 142 con un punteggio di 4.46 su 7. L’indice fornisce un’istantanea complessiva del panorama di competitività e di sviluppo di un Paese: le istituzioni, le infrastrutture, il contesto macroeconomico, la salute e l’educazione primaria, l’educazione secondaria e la formazione, l’efficienza del mercato dei beni, quella del mercato del lavoro, lo sviluppo del mercato finanziario, la preparazione tecnologica, l’ampiezza del mercato, la sofisticatezza del business e l’innovazione. L’Italia, insomma, ha ancora molta strada da fare per avvicinarsi a quella cifra, 7, che attesterebbe una competitività finalmente performante e che darebbe risposte concrete alle prospettive di lavoro e crescita di giovani e non. E questa strada, tortuosa ma non impossibile da percorrere, passa proprio dalla lotta alla corruzione.

Angela Gennaro


La corruzione brucia le speranze e il futuro dei giovani: firmiamo per fermarla!

27/01/2014 - in corruzione

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La corruzione è una macchina mostruosa che incenerisce le speranze dei giovani e il loro futuro. Firmiamo tutti per fermarla!

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La fiducia dei giovani italiani nel futuro ha raggiunto i minimi storici. Eppure il 2013 doveva essere l’anno del cambiamento, dell’innovazione, della svolta… I dati della disoccupazione giovanile hanno abbattuto le speranze delle nuove generazioni che pagano il prezzo più salato di un’economia in totale stallo e di un sistema dominato dalla corruzione sistemica.

Partendo da questa presa di coscienza, la campagna Riparte il futuro ha portato all’attenzione della politica e dei media l’importanza della lotta alla corruzione come condizione indispensabile per la ripresa economica. Firmare la petizione è un gesto semplice ma cruciale per intraprendere questa battaglia di civiltà.


Nuovi record disoccupazione: quella totale sale al 12,5% e quella giovanile al 40,4%… È tempo di firmare tutti

03/11/2013 - in corruzione

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Nuovi record disoccupazione: quella totale sale al 12,5% e quella giovanile al 40,4% secondo l’Istat. È il dato peggiore dal 1977. Il ministero del lavoro rincara: 1,2 milioni di disoccupati in più dal 2007, con aumento pari al 4,6 per cento. La situazione più critica, neanche a dirlo, è quella vissuta dagli under 30. Siamo stanchi di ascoltare stastistiche e vedere che lo Stato trascura le principali cause di questa emergenza. Se non si affronta il problema corruzione… tangenti, favoritismi e inefficienza continueranno ad allontanare opportunità e investimenti.
La campagna ‘Riparte il futuro’ promuove la lotta alla corruzione in Italia, condizione indispensabile per la ripresa economica del nostro Paese. Riducendo la corruzione a vantaggio della sana competitività infatti, aumenterebbero le opportunità di crescita e lavoro, specialmente per la fascia più penalizzata: i giovani! Firmiamo tutti la petizione RIPARTE IL FUTURO >>‘. L’unione è l’unica arma di cui disponiamo.

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I giovani non vogliono un mondo corrotto (e lo dicono su Youtube)

11/09/2013 - in corruzione

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La campagna Riparte il futuro promossa da Libera e dal Gruppo Abele si rivolge soprattutto ai giovani, che sono i destinatari e i protagonisti del futuro del nostro Paese. Proprio dai ragazzi riceviamo ogni giorno il contributo più prezioso. Sono i volontari delle due associazioni promotrici, attivi sul territorio con tanti progetti di sensibilizzazione e contrasto, ma anche gli studenti italiani, che costruiscono sui banchi di scuola i propri sogni, e i giovani lavoratori precari o i disoccupati under 25, la fascia più colpita dall’emergenza lavoro.
Questi ragazzi partecipano alla campagna, ben consapevoli dei danni diretti e indiretti della corruzione sulle loro vite. Sanno che la corruzione è la negazione del talento e del merito e che inquina i fattori principali della crescita di un paese: l’imprenditoria, l’efficienza delle Istituzioni, l’innovazione, la ricerca…
Tra le tante testimonianze di giovani che firmano la petizione Riparte il futuro e ci mettono la faccia, segnaliamo questo video. Si tratta di un cortometraggio diretto dal giovane videomaker Alessandro Pepe, diffuso su YouTube. Grazie alla collaborazione dei suoi amici, che si sono prestati a fare le comparse, Alessandro lancia un messaggio diretto, senza bisogno di alzare la voce: “I giovani non vogliono un mondo corrotto”. Più chiaro di così…
FIRMA E METTICI LA FACCIA >>


La corruzione fa aumentare la disoccupazione giovanile. Ecco come l’Italia perde le opportunità

19/02/2013 - in corruzione

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Oltre a inquinare la vita politica e sociale, penalizzando i meriti e i talenti, la corruzione aumenta la sfiducia degli investitori stranieri nel nostro sistema-Paese e diminuisce, di conseguenza, l’afflusso di capitali dall’estero.
Facendoci perdere importanti opportunità di sviluppo e lavoro, specialmente per i giovani che per primi potrebbero trovare impiego nei nuovi business, la corruzione è da considerarsi una delle cause principali della disoccupazione giovanile.

Oltre ai costi intrinseci, i famosi “60 miliardi di euro all’anno” stimati dalla Corte dei Conti a cui abbiamo spesso fatto riferimento, la corruzione impedisce che si sviluppi un altro elemento necessario, insieme al capitale, alla crescita della produttività di un Paese: le idee. In un Paese in cui vengono preferite le idee e le persone “sbagliate” perché “raccomandate”, le idee e le persone “giuste” non trovano spazio e lo cercano piuttosto all’estero.

Come dice Greg Ip, uno dei più grandi giornalisti economici al mondo: “gli investitori devono sapere che se investono oggi, negli anni a venire essi potranno goderne dei frutti. Ciò richiede leggi trasparenti, tribunali imparziali, e il diritto di proprietà. … Per esempio, il governo Svedese spende più della metà del PIL nazionale, mentre il governo messicano spende solo un quarto del suo PIL. Ma il governo svedese è efficiente ed onesto mentre quello messicano è inefficiente e pervaso dalla corruzione. Ecco una delle ragioni per cui la Svezia è ricca e il Messico è povero”.

Anche una recente ricerca di Ernst & Young, una fra le più importanti società di consulenza al mondo, ha provato che il secondo fattore che conta nella scelta, da parte di un manager, della località in cui basare le attività di un’impresa è la “stability and transparency of political, legal and regulatory environment”. In altre parole, il c.d. “rule of law”.

La corruzione è la negazione più alta del rule of law, che penalizza l’afflusso di capitali, impedisce la crescita economica e diminuisce le opportunità di lavoro.

I dati lo confermano (Eurostat + CPI Transparency International): in media, dove c’è maggior corruzione c’è maggiore disoccupazione giovanile.

SCARICA L’INFOGRAFICA DI RIPARTE IL FUTURO SULLA CORRELAZIONE TRA CORRUZIONE E DISOCCUPAZIONE GIOVANILE >>

Per ripartire, senza dover andare via dall’Italia, uniamoci contro la corruzione che blocca il futuro del nostro Paese: firmiamo ora!


Sono 480 i posti di lavoro che spariscono ogni giorno. Gli under 35 i più penalizzati

11/02/2013 - in corruzione

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Nel pieno della campagna elettorale arrivano dati pesanti dalla Confartigianato relativi al mercato del lavoro in Italia. Ed è come mettere il dito dritto nella piaga. Secondo lo studio, l’obiettivo lavoro in Italia nel 2008 era aumentare il numero degli occupati, mentre oggi è diventato evitare il cancellamento dei posti di lavoro che abbiamo. Un bel cambio di prospettiva e di prospettive: a fine 2012 gli occupati erano secondo l’Istat 22 milioni e 723 mila, 818 mila in meno rispetto al 2008. Abbiamo dunque perso 480 posti di lavoro al giorno.

Si legge inoltre che tra gli occupati di tutte le età (20-64 anni), a diminuire di più sono stati gli under 35. Il calo, del 20%, equivale a un milione e mezzo di giovani disoccupati. D’altro canto gli over55 lavorativi sono cresciuti di 600 mila unità. Quali le cause di questo mancato ricambio generazionale? Aumento dell’età pensionabile sancita dalle riforme Sacconi e Fornero – come si legge nell’articolo di Enrico Marro sul Corriere della Sera – ma anche, come afferma Giorgio Merletti presidente di Confartigianato,  a causa dei “tanti vincoli burocratici e gestionali, cuneo fiscale troppo elevato, distanza tra scuola e mondo del lavoro. Inoltre, le recenti misure introdotte sulla flessibilità in entrata rischiano di comprimere ulteriormente le opportunità occupazionali”.

È necessario aggiungere un’altra voce, per nulla marginale, all’elenco delle cause della disoccupazione giovanile italiana: la corruzione.
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Vero o falso? Silvio Berlusconi sulla disoccupazione giovanile

29/01/2013 - in corruzione

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mezzoemezzoSilvio Berlusconi (Pdl): «L’indice di disoccupazione giovanile è al 36%, un giovane su due».

Vero o Falso?

MEZZO E MEZZO. Berlusconi arrotonda per eccesso dello 0,1% un dato Istat diffuso il 2 maggio 2012 e riferito al mese di marzo dello stesso anno (35,9%), tuttavia neanche affermare che un giovane su tre sia senza lavoro è corretto. Al tempo stesso, può comunque essere riconosciuta la buona fede dell’ex premier, dal momento che anche gli organi di informazione hanno commesso errori nel diffondere il dato.
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La corruzione blocca gli investimenti stranieri e centinaia di migliaia di posti di lavoro se ne vanno

21/01/2013 - in corruzione

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fiducia

Anche per gli alti livelli dell’economia internazionale funziona come tra amici: se non ti fidi, non investi nel rapporto. L’Italia, con il suo alto Indice di percezione della corruzione (Transparency International), e con 60miliardi perduti secondo la Corte dei Conti in questa “tassa occulta”, non invita alla fiducia gli investitori stranieri.

La relazione tra corruzione e diminuzione dell’afflusso di capitale straniero è chiara dai dati e da questa si innesca un meccanismo fallimentare a catena: se gli investimenti stranieri scarseggiano perdiamo opportunità di sviluppo e innovazione che genererebbero migliaia di nuovi posti di lavoro, specialmente per i giovani.
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