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Disoccupazione: a luglio l’Italia è maglia nera nell’Eurozona e in tre anni hanno chiuso 63mila imprese

10/09/2014 - in dall'estero

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Il problema disoccupazione nell’area Ocse non migliora. Anche a luglio il tasso di disoccupazione è salito al 7,4% (dal 7,3% di giugno) portando a 44,8 milioni la cifra dei disoccupati:  ancora ben al di sopra dei livelli pre-crisi (nel luglio 2008 erano 10,2 milioni in meno).
Nell’Eurozona i cambiamenti sono impercettibili, con un tasso di disoccupazione stabile all’11,5%. Tranne in Italia, come sottolinea la stessa Ocse, in cui è cresciuto di 0,3 punti. Ci facciamo sempre notare, noi.

E per quanto riguarda le nuove generazioni? Il tasso di disoccupazione giovanile resta stabile al 14,9% ma con punte «eccezionalmente elevate» in Stati come la Spagna (53,8%), la Grecia (53,1% a maggio), l’Italia (42,9%), il Portogallo (35,5%) e la Slovacchia (31,7%).

Tutti Paesi ad alto livello di corruzione secondo la classifica di Transparency International sull’indice di percezione della corruzione. E non si tratta certo di una casualità visto che questo problema come abbiamo sottolineato più volte, è uno dei principali freni alla ripresa economica. Oltre a inquinare le Istituzioni, inibisce gli investimenti e penalizza il mercato del lavoro, l’impresa e soprattutto i giovani, che nei nuovi business potrebbero trovare impiego e opportunità. Lo ha ribadito pochi giorni fa anche Kenneth Rogoff, una delle voci più autorevoli di Harvard: “il problema dell’Italia non è il debito, è la corruzione”

Secondo l’analisi sulle prestazioni delle piccole e medie imprese italiane, condotta dalla stessa Ocse, dal 2008 al 2010 in Italian hanno chiuso 63 mila imprese, con la perdita di 610 mila posti di lavoro. E pensare che le aziende con meno di 250 dipendenti sono da sempre considerate la “spina dorsale dell’economia italiana” e rappresentano “il 99,9% delle imprese della penisola, l’80% dell’occupazione e il 67% del valore aggiunto, tra le quote maggiori dell’area Ocse”. Lo spirito imprenditoriale scorre nel nostro sangue da decenni ed è frustrante vedere come le energie dei giovani italiani siano castrate in patria e valorizzate all’estero, per chi ha la forza e la possibilità di andare a competere su altri mercati, più meritocratici, meno tartassati, meno corrotti.

Cosa ci aspetta nei prossimi mesi? Ecco le previsioni:

LG


Bagnasco commenta gli scandali corruzione: “dobbiamo remare nella stessa direzione perché la disoccupazione possa essere superata in particolare per i giovani”

04/06/2014 - in corruzione

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Anche il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha commentato con parole dure le inchieste su Expo, Carige e Mose che hanno riportato il tema della corruzione in Italia sulle prime pagine dei giornali in queste settimane: “Non dobbiamo farci scoraggiare, farci rubare la speranza, la fiducia e l’ottimismo perché, è vero, queste situazioni, se provate, naturalmente sono un’aggressione alla speranza popolare però tutti noi, dobbiamo restare più uniti e non farci scoraggiare di fronte al futuro. La mala gestione – ha aggiunto Bagnasco durante presentazione dell’Annual report delle attività dell’ospedale Galliera (Genova) – esiste, ma non è assolutamente lo zoccolo duro, l’animo del Paese che è invece la gente semplice che fa il proprio dovere con onestà, competenza e grandi sacrifici per tirare avanti. Vogliamo e dobbiamo tutti remare nella stessa direzione perché la grave, ancora gravissima, situazione della disoccupazione possa essere superata per tutti e in particolare per i giovani».

Nel suo discorso il Cardinale affianca i temi corruzione e disoccupazione giovanile non a caso. La corruzione infatti è il primo ostacolo alla ripresa del mercato del lavoro perché frena gli investimenti, falsa la competizione, sottrae opportunità e penalizza il merito.

«Le strutture dello Stato, ma innanzitutto e soprattutto il problema del lavoro che deve essere affrontato non solo sul piano finanziario ma anche industriale, con uno sguardo sì al mondo ma con la testa bassa, tipica di noi genovesi, che stanno sul pezzo concreto senza svolazzi cercando di fare il meglio possibile», ha aggiunto l’Arcivescovo di Genova.


I giovani diplomati/laureati cercano lavoro “per conoscenze” e quasi la metà di loro non lo trova

29/05/2014 - in corruzione

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Ministro-Fornero-ecco-i-giovani-della-generazione-Neet-meno-choosy-piu-scoraggiati_h_partb-620x250I giovani italiani tra i 15 e i 34 anni che hanno un impiego sono calati di 1 milione e 800mila unità dal 2008 al 2013: è questo il numero che ci fornisce tutta l’evidenza dello stallo del nostro Paese, di cui le nuove generazioni stanno pagando le più gravi conseguenze. Dai dati del rapporto annuale dell’Istat le ferite  appaiono nette e corrono lungo la pelle delle nostre migliori risorse.
Dire che la colpa è della crisi è un modo per scaricare responsabilità che purtroppo sono ben più radicate e per questo difficili da ammettere e affrontare.
In Italia mancano gli investimenti, non viene incentivata la competitività sana, la burocrazia opprimente ostacola le iniziative imprenditoriali, in molti settori domina il nepotismo…e questo elenco potrebbe continuare a lungo. Tutti questi fattori hanno un unico comune denominatore – la corruzione – che danneggia l’immagine dell’Italia agli occhi degli investitori stranieri, che sottrae opportunità a tutti coloro che nei nuovi business potrebbero trovare occupazione, che alimenta l’inefficienza, che prolifera nelle scartoffie, che avvantaggia gli incompetenti, che si nasconde anche in una semplice stretta di mano.

L’Italia, terza in Europa per livello di corruzione percepito secondo Transparency International, ha numeri ampiamente sotto la media comunitaria. Nel 2013, tra i 20-34enni che hanno concluso negli ultimi tre anni il percorso di istruzione e formazione (diploma e laurea), il 75,4% è occupato nella media europea mentre in Italia lo è solo il 48,3%. La differenza nella quota di occupati tra Italia e Ue si avverte soprattutto per i neodiplomati (40,8% contro 69,5%), resta invece più contenuta per i neolaureati (56,9% contro 80,7%).
Un altro dato rilevante: per cercare lavoro i 15-34enni italiani si rivolgono principalmente alle proprie “conoscenze”, tra parenti, amici eccetera (81,9%). Si tratta di un modello molto radicato nella nostra cultura e che in qualche misura contribuisce ad alimentare la cultura del favore e della “spintarella”. La convinzione che le “amicizie” contino più dei meriti non fa altro che allargare il gap culturale con i paesi dove sempre più spesso i nostri giovani emigrano.
Nel 2012, oltre 26 mila italiani tra i 15-34 anni hanno fatto le valigie, 10 mila in più rispetto al 2008. Le mete di destinazione privilegiate sono Regno Unito, Germania e Svizzera.

Due sono gli ingredienti principali per far ripartire il futuro del Paese grazie alle energie dei giovani: prevenzione e contrasto efficace contro la corruzione da un lato e una grande sfida culturale  dall’altro. Esattamente i principi fondanti della battaglia che Riparte il futuro porta avanti, da oltre un anno, giorno dopo giorno.


I giovani in Italia non lavorano o faticano a fare carriera: la corruzione sottrae investimenti e opportunità

02/04/2014 - in corruzione

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L’Italia non è un Paese per giovani. Lo dicono i dati Istat di febbraio sulla disoccupazione giovanile, che è sempre oltre il 42%. E lo dice anche Mercer  (azienda leader nei servizi di consulenza sulle risorse umane) che ha analizzato retribuzioni e career system in circa 350 aziende multinazionali.

Secondo il rapporto i più penalizzati sono i neolaureati che nel 76% dei casi si avvicinano al mondo del lavoro passando per uno stage e quasi mai con un inserimento diretto. Con la scusa di dover sopperire alla scarsa attitudine pratica di chi esce dall’Università italiana, le aziende testano le risorse per poi valutare se assumerle o meno (per saperne di più leggi sul blog del Corriere).

Qualora assunti i giovani italiani si trovano di fronte un percorso molto lungo per fare “carriera”. Il divario tra le retribuzioni dei dipendenti base e quelle dei vertici è tra i più marcati rispetto alla media europea: 164mila euro per un executive contro i 28mila per un entry level. Si definiscono così non i giovani al primo impiego ma coloro che, laureati o meno, vantano già altre esperienze lavorative. Per fare un paragone in Germania i top manager prendono 162mila euro contro i 42mila euro dei nuovi entrati.

Aggiungiamo una considerazione sostanziale. La campagna Riparte il futuro ha più volte sottolineato come il problema della disoccupazione giovanile, uno dei più gravi sintomi dell’agonia dell’Italia, è direttamente proporzionale alla corruzione che continua a imperversare. Oltre a inquinare la vita politica e sociale, penalizzando i meriti e i talenti, la corruzione infatti aumenta la sfiducia degli investitori stranieri nel nostro sistema-Paese e diminuisce, di conseguenza, l’afflusso di capitali dall’estero. Facendoci perdere importanti opportunità di sviluppo e lavoro, specialmente per coloro che per primi potrebbero trovare impiego nei nuovi business, la corruzione è da considerarsi una delle cause principali della disoccupazione giovanile.

Ecco perché chiediamo che la lotta alla corruzione sia una priorità assoluta nella nuova agenda di governo. Intervenire subito sul fenomeno corruttivo significa agire al cuore del problema della disoccupazione giovanile, anziché continuare con espedienti a posteriori che evidentemente non funzionano. Quei 15-24enni privati delle opportunità sono la personificazione della sconfitta del nostro Paese in termini di sviluppo economico, innovazione, progresso.

Ieri il premier Matteo Renzi ha commentato così l’aggiornamento dell’Istat:  «È un dato sconvolgente. In un anno si sono persi mille posti di lavoro al giorno. Ci sono dei segnali di ripresa ma non sono sufficienti [..] per questo è fondamentale correre sulle riforme, non è una necessità personale, ma serve al Paese. L’Italia può ripartire, ma c’è bisogno di correre».

Restituire alle nuove generazioni le opportunità, sottraendole al meccanismo fallimentare della corruzione, è l’unica speranza per il futuro: firmiamo perché governo e Parlamento procedano senza tergiversare nella lotta al fenomeno che blocca il futuro del Paese. FIRMA! >>

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Disoccupazione “allucinante” secondo Renzi, quasi la metà dei giovani senza lavoro

28/02/2014 - in corruzione

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“Allucinante, subito il Jobs Act”. Parola di premier, parola di Matteo Renzi che oggi twitta: “La disoccupazione è al 12,9%. Cifra allucinante, la più alta da 35 anni”. Il tasso di disoccupazione diffuso oggi dall’Istat è davvero da record: nel gennaio 2014 si è toccato il livello più alto dal lontano 1977. Record anche per la disoccupazione giovanile, che arriva al 42,4%.

Un dramma nei fatti e nei numeri. È la crisi? Sì, certo. Sono ancora i numeri a dirlo, snocciolati dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori: negli ultimi tre anni la contrazione dei consumi delle famiglie toccherà il -9,2%. Una caduta della spesa di 65,4 miliardi di euro, centesimo più, centesimo meno.

È la crisi, certo, in salsa tutta italiana: una congiuntura economica negativa globale che si inserisce in un contesto malato. La Corte dei Conti stima che la corruzione costa all’Italia 60 miliardi di euro l’anno, ma si tratta di una quantificazione sommaria. Non solo: si tratta di reati che restano per lo più impuniti grazie all’inesorabile arrivo della prescrizione.

I capitali stranieri non arrivano (e quelli nazionali, in verità, espatriano). E a scomparire, sempre più, sono anche le opportunità di investimento, quindi di sviluppo e innovazione. La traduzione è: meno posti di lavoro, soprattutto tra i giovani. Non è un caso nè una fatalità: l’Ocse mette l’Italia al 78simo posto per la capacità di attrazione degli investimenti dall’estero. E in Europa siamo al terzultimo posto per livello di corruzione percepito. L’alto indice di percezione della corruzione – certificato da Transparency International  - porta con sé la mancanza di fiducia degli investitori stranieri, che non trovano nel Belpaese un luogo interessante in cui far confluire i capitali. L’evasione fiscale, la burocrazia e l’incredibile lentezza del sistema giudiziario sono causa e complemento di questo drammatico quadro.

Secondo il World Economic Forum, per il 2012-2013 il “Global Competitiveness Index” italiano è stato di 42 su 142 con un punteggio di 4.46 su 7. L’indice fornisce un’istantanea complessiva del panorama di competitività e di sviluppo di un Paese: le istituzioni, le infrastrutture, il contesto macroeconomico, la salute e l’educazione primaria, l’educazione secondaria e la formazione, l’efficienza del mercato dei beni, quella del mercato del lavoro, lo sviluppo del mercato finanziario, la preparazione tecnologica, l’ampiezza del mercato, la sofisticatezza del business e l’innovazione. L’Italia, insomma, ha ancora molta strada da fare per avvicinarsi a quella cifra, 7, che attesterebbe una competitività finalmente performante e che darebbe risposte concrete alle prospettive di lavoro e crescita di giovani e non. E questa strada, tortuosa ma non impossibile da percorrere, passa proprio dalla lotta alla corruzione.

Angela Gennaro


La corruzione brucia le speranze e il futuro dei giovani: firmiamo per fermarla!

27/01/2014 - in corruzione

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La corruzione è una macchina mostruosa che incenerisce le speranze dei giovani e il loro futuro. Firmiamo tutti per fermarla!

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La fiducia dei giovani italiani nel futuro ha raggiunto i minimi storici. Eppure il 2013 doveva essere l’anno del cambiamento, dell’innovazione, della svolta… I dati della disoccupazione giovanile hanno abbattuto le speranze delle nuove generazioni che pagano il prezzo più salato di un’economia in totale stallo e di un sistema dominato dalla corruzione sistemica.

Partendo da questa presa di coscienza, la campagna Riparte il futuro ha portato all’attenzione della politica e dei media l’importanza della lotta alla corruzione come condizione indispensabile per la ripresa economica. Firmare la petizione è un gesto semplice ma cruciale per intraprendere questa battaglia di civiltà.


Nuovi record disoccupazione: quella totale sale al 12,5% e quella giovanile al 40,4%… È tempo di firmare tutti

03/11/2013 - in corruzione

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Nuovi record disoccupazione: quella totale sale al 12,5% e quella giovanile al 40,4% secondo l’Istat. È il dato peggiore dal 1977. Il ministero del lavoro rincara: 1,2 milioni di disoccupati in più dal 2007, con aumento pari al 4,6 per cento. La situazione più critica, neanche a dirlo, è quella vissuta dagli under 30. Siamo stanchi di ascoltare stastistiche e vedere che lo Stato trascura le principali cause di questa emergenza. Se non si affronta il problema corruzione… tangenti, favoritismi e inefficienza continueranno ad allontanare opportunità e investimenti.
La campagna ‘Riparte il futuro’ promuove la lotta alla corruzione in Italia, condizione indispensabile per la ripresa economica del nostro Paese. Riducendo la corruzione a vantaggio della sana competitività infatti, aumenterebbero le opportunità di crescita e lavoro, specialmente per la fascia più penalizzata: i giovani! Firmiamo tutti la petizione RIPARTE IL FUTURO >>‘. L’unione è l’unica arma di cui disponiamo.

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Solo 4 giovani italiani su 100 hanno ancora fiducia nel futuro… gli altri l’hanno perduta, specialmente nell’ultimo anno

30/10/2013 - in corruzione

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La fiducia dei giovani italiani nel futuro ha raggiunto i minimi storici: solo 4 su 100 restano ottimisti. Lo rivela un’indagine dell’Acri (Associazione Fondazioni e Casse di Risparmio) condotta in collaborazione con l’Ipsos per la Giornata mondiale del risparmio.
È bastato un anno perché la fiducia degli italiani di età compresa tra i 18 e i 30 anni crollasse a picco: gli ottimisti sono passati dal già scoraggiante 24% al disastroso 4%. Eppure il 2013 doveva essere l’anno del cambiamento, dell’innovazione, della svolta…
I dati della disoccupazione giovanile, che ha raggiunto a luglio il 40%, hanno certamente abbattuto le speranze delle nuove generazioni, le più penalizzate in assoluto. Sono i ragazzi infatti a pagare il prezzo più salato di un’economia in totale stallo e di un sistema dominato dalla corruzione sistemica.

Da qualunque punto di vista la si analizzi l’emergenza disoccupazione, specialmente giovanile, è il tema centrale da affrontare per la ripresa economica del paese. Le proposte di soluzione non possono trascurare un aspetto che solo in parte viene messo in luce dalle analisi degli esperti e dalle ricette politiche anti-crisi. La corruzione influisce sul mercato del lavoro ed è tra i fattori responsabili dell’aumento della disoccupazione: danneggia infatti l’immagine dell’Italia agli occhi degli investitori che non si fidano a mettere a frutto nel sistema-paese i propri capitali. Ciò sottrae opportunità a tutti coloro che nei nuovi business potrebbero trovare occupazione. Inoltre alimenta il favoritismo a scapito della meritocrazia, penalizza la sana competitività, peggiora i servizi, fa crollare la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni e nella politica, alimentando un clima di sospetto,.
Partendo da questa presa di coscienza, la campagna Riparte il futuro ha portato all’attenzione della politica e dei media l’importanza della lotta alla corruzione come condizione indispensabile per la ripresa economica. Purtroppo però attualmente il tema non figura in questi termini nell’odg dell’agenda politica. Si parla d’altro.

Sono meno pessimisti gli italiani di tutte le età, che secondo lo studio hanno maggior fiducia sulle prospettive future dell’economia europea (ottimisti  37% e pessimisti 23%) e nell’economia mondiale. Tuttavia meno di un italiano su 4 è fiducioso sul futuro del nostro Paese (24%), uno su 2 resta sfiduciato (47%), il 24% ritiene che la situazione rimarrà inalterata, il 5% non sa cosa pensare…

E tu sai cosa pensare?
FIRMA ORA ‘RIPARTE IL FUTURO’: LOTTARE CONTRO LA CORRUZIONE SIGNIFICA LOTTARE PER IL TUO FUTURO >>

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LG


Miseria ladra: la campagna di Libera e Gruppo Abele che dichiara illegale la povertà

09/09/2013 - in Libera e Gruppo Abele

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“La povertà dovrebbe essere illegale nel nostro paese. La crisi per molti è una condanna, per altri è un’occasione. Le mafie hanno trovato inedite sponde nella società dell’io, nel suo diffuso analfabetismo etico. Oggi sempre più evidenti i favori indiretti alle mafie che sono forti in una società diseguale e culturalmente depressa e con una politica debole”.  Con queste parole don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, ha presentato allo scorso Caterraduno di Senigallia la campagna Miseria ladra, una mobilitazione dal basso che vuole denunciare e proporre misure concrete di contrasto alla povertà in Italia.
Un fenomeno, come è evidenziato nel dossier della campagna, che sta pericolosamente aumentando. I dati Istat rivelano che sono ormai 8 milioni e 173mila i cittadini che vivono in povertà relativa e 3 milioni e 415 mila quelli in povertà assoluta. Il 32,3% degli under 18 è a rischio povertà e già 723 mila minorenni vivono in condizione di indigenza. Un impoverimento materiale che va di pari passo con quello culturale. Mentre i dati della disoccupazione, specialmente giovanile, continuano a crescere, le famiglie tirano la cinghia e aumentano i casi di disoccupati e anziani costretti a rubare per mangiare.
D’altro canto si va rafforzando il controllo dei clan malavitosi su molte attività economiche in crisi, costrette a “rivolgersi” ai prestiti dei mafiosi, così come sono in drammatica crescita le aziende che chiudono o che trasferiscono all’estero i propri stabilimenti. A dominare questo scenario – e collegandosi al tema di Riparte il futuro, l’altra grande campagna che Libera e Gruppo Abele stanno conducendo da gennaio 2013 – c’è la corruzione. Un fenomeno divenuto sistemico che, nella migliore delle ipotesi secondo i calcoli della Corte dei Conti, ci sottrae annualmente 60 miliardi di euro. Una cifra da capogiro a cui si sommano costi indiretti impossibili da quantificare.
Una fotografia che dovrebbe farci indignare e mobilitare.

“Una società diseguale, che coniuga svantaggio economico con la mancanza di opportunità, che precarizza i diritti degli esclusi, che difende i privilegi e la concentrazioni della ricchezza nelle mani di pochi, attenta alla coesione sociale e incrementa la sfiducia istituzionale, affossa il principio di rappresentatività e scoraggia la partecipazione. I dati e la situazione di crisi politica fotografano una “guerra” dove la povertà materiale e culturale è la peggiore delle malattie, in senso sociale, economico, ambientale e sanitario”, si legge nella presentazione della campagna.

Promuovendo l’iniziativa in collaborazione con tutte quelle realtà sociali, sindacali, studentesche, comitati, associazioni, movimenti, giornali e singoli cittadini intenzionati a portare avanti le proposte contenute nel documento ufficiale, Libera e Gruppo Abele chiamano a raccolta l’Italia intera per affrontare di petto questo tema. Cominciando a chiamarlo senza tabu: miseria ladra.

Aderisci a Miseria Ladra per dichiarare illegale la povertà

Aderisci a Riparte il futuro contro la corruzione in Italia


Perché firmare – La corruzione mette a rischio il lavoro e i lavoratori e influisce sulla disoccupazione

09/04/2013 - in corruzione

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La corruzione influisce sul mercato del lavoro ed è tra i fattori responsabili dell’aumento della disoccupazione, oggi arrivata a livelli record.

Alcuni studi associano con un buon margine di approssimazione l’impatto negativo della corruzione su diverse variabili economiche. Ad esempio, il peggioramento di un punto dell’indice di percezione della corruzione (calcolato annualmente da Transparency International) determina una riduzione annua del prodotto interno lordo pari allo 0,39 per cento; del reddito pro-capite pari allo 0,41 per cento.

Inoltre la corruzione danneggia l’immagine dell’Italia agli occhi degli investitori stranieri che non si fidano a mettere a frutto nel Sistema-Paese i propri capitali. Ciò sottrae opportunità a tutti coloro che nei nuovi business potrebbero trovare occupazione. I giovani, in particolare, risultano i più penalizzati.

A settembre 2012 Donatella Stasio lanciava l’avvertimento su Il Sole 24 Ore: “L’Italia non rialzerà la testa finché economia e politica rimarranno ostaggio di un sistema corruttivo inossidabile tanto quanto la mancanza della volontà concreta di aggredirlo.
[...] Per la Banca mondiale, un’efficace lotta alla corruzione produrrebbe un aumento del reddito superiore al 2,4%; le imprese crescerebbero del 3% annuo in più; la corruzione frena gli investimenti esteri perché rappresenta una tassa del 20%. Per Transparency international, ogni grado di aumento del livello della corruzione riduce del 16% gli investimenti stranieri diretti mentre un miglioramento negli indici pari a una deviazione standar (2,38 punti) è associato a un incremento degli investimenti di oltre 4 punti e determina un incremento di oltre mezzo punto del Pil pro-capite.”

Al tempo stesso, in un meccanismo illegale, anche la scelta del lavoratore non segue il merito e la competenza, quanto la logica corruttiva. Dal punto di vista delle imprese, la prospettiva di poter eludere i controlli con una mazzetta trasforma in una normale strategia d’impresa la mancata applicazione delle norme sulla sicurezza dei lavoratori. Il rischio per la sicurezza si moltiplica in questo regime sciatto e illegale.

La ricerca svolta nel 2012 da Libera e Avviso Pubblico dimostra che c’è una correlazione molto forte tra il numero di morti bianche e l’entità di percezione della corruzione a livello regionale.

Non si tratta di allarmismo ma di presa di coscienza: finché non aggrediremo la corruzione alla radice i problemi economici dell’Italia e soprattutto quelli legati al settore lavoro non si risolveranno mai nella sostanza. Si troveranno delle soluzioni superficiali ma le fondamenta rimarranno compromesse.

Firma subito la petizione di “Riparte il futuro” perché la lotta alla corruzione sia una priorità dell’agenda politica italiana >>

 


Perché firmare – La corruzione distrugge la competitività delle imprese sane

08/03/2013 - in corruzione

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Solo gli imprenditori che portano in dote l’amicizia, la disponibilità a pagare, la confidenza con politici e funzionari restano nel gioco delle relazioni di mercato. Gli altri “sono fuori”.
In alcuni casi tale rapporto privilegiato può dipendere da precedenti transazioni di tangenti, andate a buon fine con reciproca soddisfazione. Ma alla fine le reti della corruzione, che si alimentano di questi legami di fiducia, definiscono sempre più rigidamente quali relazioni e quali interlocutori siano ammissibili nel circuito degli affari. Gli altri sono esclusi o restano ai margini.

Corruzione diffusa e incerta applicazione del diritto possono trasformare l’illecito in scelta vincente sotto il profilo competitivo. Se questo accade, la vera concorrenza si realizza su un terreno parallelo, quello dell’illegalità. Il mercato inquinato dalla corruzione, per questa via, premia chi è meno propenso al rispetto delle leggi, esalta l’abilità nel maneggiare tangenti.

Una corruzione dilagante, messa in opera da funzionari inetti, frena la competitività delle imprese, accresce i costi e la fatica per interagire con funzionari impegnati a procacciarsi tangenti piuttosto che operativi nell’esercizio della loro professione. Gli imprenditori trascorrono più tempo a negoziare negli uffici, togliendolo alla direzione delle loro aziende. Non sorprende che vi sia un legame robusto tra i tempi e il numero di procedure richiesti alle imprese nel loro ciclo di affari – stimato dalla World Bank – e i livelli di corruzione percepita.[Vedi grafico in cui si rileva come nei Paesi dell'UE a un maggior numero di procedure corrisponde un aumento di corruzione percepita]

Se le Nazioni Unite hanno stimato che il 37 per cento del tempo dedicato alla gestione delle imprese sia trascorso trattando con funzionari governativi, il caso italiano spicca nel panorama europeo proprio per densità e vischiosità delle procedure, oltre che per i livelli di corruzione percepita.

La corruzione innesca un meccanismo fallimentare a catena che distrugge la crescita economica del Paese, le opportunità di lavoro, la competitività, la valorizzazione del merito e del talento specialmente per i giovani. Firma anche tu per unirti alla più grande mobilitazione contro la corruzione mai organizzata in Italia –> Riparte il futuro

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Da “Atlante della corruzione” di Alberto Vannucci, Edizioni Gruppo Abele


La corruzione fa aumentare la disoccupazione giovanile. Ecco come l’Italia perde le opportunità

19/02/2013 - in corruzione

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Oltre a inquinare la vita politica e sociale, penalizzando i meriti e i talenti, la corruzione aumenta la sfiducia degli investitori stranieri nel nostro sistema-Paese e diminuisce, di conseguenza, l’afflusso di capitali dall’estero.
Facendoci perdere importanti opportunità di sviluppo e lavoro, specialmente per i giovani che per primi potrebbero trovare impiego nei nuovi business, la corruzione è da considerarsi una delle cause principali della disoccupazione giovanile.

Oltre ai costi intrinseci, i famosi “60 miliardi di euro all’anno” stimati dalla Corte dei Conti a cui abbiamo spesso fatto riferimento, la corruzione impedisce che si sviluppi un altro elemento necessario, insieme al capitale, alla crescita della produttività di un Paese: le idee. In un Paese in cui vengono preferite le idee e le persone “sbagliate” perché “raccomandate”, le idee e le persone “giuste” non trovano spazio e lo cercano piuttosto all’estero.

Come dice Greg Ip, uno dei più grandi giornalisti economici al mondo: “gli investitori devono sapere che se investono oggi, negli anni a venire essi potranno goderne dei frutti. Ciò richiede leggi trasparenti, tribunali imparziali, e il diritto di proprietà. … Per esempio, il governo Svedese spende più della metà del PIL nazionale, mentre il governo messicano spende solo un quarto del suo PIL. Ma il governo svedese è efficiente ed onesto mentre quello messicano è inefficiente e pervaso dalla corruzione. Ecco una delle ragioni per cui la Svezia è ricca e il Messico è povero”.

Anche una recente ricerca di Ernst & Young, una fra le più importanti società di consulenza al mondo, ha provato che il secondo fattore che conta nella scelta, da parte di un manager, della località in cui basare le attività di un’impresa è la “stability and transparency of political, legal and regulatory environment”. In altre parole, il c.d. “rule of law”.

La corruzione è la negazione più alta del rule of law, che penalizza l’afflusso di capitali, impedisce la crescita economica e diminuisce le opportunità di lavoro.

I dati lo confermano (Eurostat + CPI Transparency International): in media, dove c’è maggior corruzione c’è maggiore disoccupazione giovanile.

SCARICA L’INFOGRAFICA DI RIPARTE IL FUTURO SULLA CORRELAZIONE TRA CORRUZIONE E DISOCCUPAZIONE GIOVANILE >>

Per ripartire, senza dover andare via dall’Italia, uniamoci contro la corruzione che blocca il futuro del nostro Paese: firmiamo ora!


Sono 480 i posti di lavoro che spariscono ogni giorno. Gli under 35 i più penalizzati

11/02/2013 - in corruzione

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Nel pieno della campagna elettorale arrivano dati pesanti dalla Confartigianato relativi al mercato del lavoro in Italia. Ed è come mettere il dito dritto nella piaga. Secondo lo studio, l’obiettivo lavoro in Italia nel 2008 era aumentare il numero degli occupati, mentre oggi è diventato evitare il cancellamento dei posti di lavoro che abbiamo. Un bel cambio di prospettiva e di prospettive: a fine 2012 gli occupati erano secondo l’Istat 22 milioni e 723 mila, 818 mila in meno rispetto al 2008. Abbiamo dunque perso 480 posti di lavoro al giorno.

Si legge inoltre che tra gli occupati di tutte le età (20-64 anni), a diminuire di più sono stati gli under 35. Il calo, del 20%, equivale a un milione e mezzo di giovani disoccupati. D’altro canto gli over55 lavorativi sono cresciuti di 600 mila unità. Quali le cause di questo mancato ricambio generazionale? Aumento dell’età pensionabile sancita dalle riforme Sacconi e Fornero – come si legge nell’articolo di Enrico Marro sul Corriere della Sera – ma anche, come afferma Giorgio Merletti presidente di Confartigianato,  a causa dei “tanti vincoli burocratici e gestionali, cuneo fiscale troppo elevato, distanza tra scuola e mondo del lavoro. Inoltre, le recenti misure introdotte sulla flessibilità in entrata rischiano di comprimere ulteriormente le opportunità occupazionali”.

È necessario aggiungere un’altra voce, per nulla marginale, all’elenco delle cause della disoccupazione giovanile italiana: la corruzione.
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