Articoli con il tag “economia

ONE, l’associazione fondata da Bono Vox, chiede a Padoan e ai ministri dell’economia del G20 di trattare il tema della corruzione internazionale

19/09/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

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ONE campaign startsSe la corruzione internazionale venisse debellata, si salverebbero le vite di 3,6 milioni di persone. Per questo ONE, l’organizzazione fondata da Bono Vox degli U2 che si batte contro la povertà nel mondo, ha chiesto al ministro Piercarlo Padoan e ai suoi 20 colleghi dei Paesi più industrializzati al mondo di affrontare il tema della corruzione internazionale durante il prossimo G20 in programma a Cairns, in Australia.

“ONE chiede al ministro Padoan – scrive Tamira Gunzburg, direttore ad interim di ONE a Bruxelles – di dimostrare la sua leadership alla riunione dei Ministri delle Finanze del G20, affrontando la questione della corruzione mondiale. Secondo le nostre stime si può evitare la morte di almeno 3.6 milioni di persone ogni anno nei paesi più poveri del mondo adottando azioni concrete per porre fine alla segretezza che permette alla corruzione e alla criminalità di prosperare. In altre parole – conclude Gunzburg – il ministro dell’Economia italiano ha il potere di salvare milioni di vite. Se si riuscisse a porre fine a questo scandalo, con i fondi recuperati, solo nell’Africa subsahariana si potrebbe istruire 10 milioni di bambini all’anno, pagare mezzo milione di insegnanti elementari in più, fornire farmaci antiretrovirali a oltre 11 milioni di persone affette da Hiv, infine acquistare quasi 165 milioni di vaccini

Secondo l’ultimo rapporto di ONE dal titolo “The Trillion Dollar Scandal”, ogni anno almeno mille miliardi di dollari vengono dirottati dai paesi in via di sviluppo mediante varie forme di corruzione, fra cui la sottoscrizione di contratti ambigui per lo sfruttamento delle risorse naturali, il ricorso a società fantasma, il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale. Se si attuassero specifiche politiche volte a migliorare la trasparenza e a combattere la corruzione – dice lo studio – si potrebbero limitare significativamente le ingenti perdite finanziarie che gravano sui paesi in via di sviluppo.

La corruzione si conferma quindi problema di portata mondiale e la sensibilizzazione al suo contrasto deve farsi sempre più forte. Ecco perchè il numero dei firmatari di RIparte il futuro non deve smettere di crescere. Firma, se non l’hai ancora fatto, per tenerti costantemente informato sul livello di corruzione in Italia attraverso i nostri canali.


Oscar Farinetti: “si guadagna meglio a essere onesti”

12/05/2014 - in corruzione

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Abbiamo incontrato Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, già da un anno sostenitore della campagna Riparte il futuro promossa da Libera e Gruppo Abele. Farinetti invita tutti a sottoscrivere la campagna Riparte il futuro, promossa da Libera e Gruppo Abele contro la corruzione in Italia e fa una riflessione sull’urgenza di liberare l’economia del paese dall’illegalità. “Il miglior profitto lo si conquista con l’onestà”.

Firma –> www.riparteilfuturo.it


105 milioni di euro per la lotta agli illeciti economici nell’UE: l’Anac potrà contare sulle risorse europee

28/03/2014 - in dall'estero, Dialogo con l'ANAC

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corruzione

L’Olaf, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode, ha rifinanziato il programma Hercule stanziato circa 105 milioni di euro alla lotta agli illeciti economici, corruzione inclusa. Destinatarie dei fondi sono in primo luogo tutte le Authority nazionali impegnate nella lotta a questi fenomeni.

Una buona notizia quindi anche per la nostra Anac, Autorità nazionale anticorruzione, guidata dal neoeletto Presidente Raffaele Cantone: contare su risorse comunitarie è fondamentale in questo momento. La corruzione alimenta la crisi e quando un Paese è in crisi, come in un circolo vizioso, non si hanno fondi disponibili per combatterla.

“Il nuovo programma Hercule III sosterrà gli Stati membri nei loro sforzi per combattere le attività illecite ai danni del bilancio comunitario – ha dichiarato Giovanni Kessler, direttore generale dell’Olaf. – Contribuirà a finanziare progetti volti a garantire che i truffatori vengono catturati e che il denaro dei contribuenti sia protetto”.

 


Solo 4 giovani italiani su 100 hanno ancora fiducia nel futuro… gli altri l’hanno perduta, specialmente nell’ultimo anno

30/10/2013 - in corruzione

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La fiducia dei giovani italiani nel futuro ha raggiunto i minimi storici: solo 4 su 100 restano ottimisti. Lo rivela un’indagine dell’Acri (Associazione Fondazioni e Casse di Risparmio) condotta in collaborazione con l’Ipsos per la Giornata mondiale del risparmio.
È bastato un anno perché la fiducia degli italiani di età compresa tra i 18 e i 30 anni crollasse a picco: gli ottimisti sono passati dal già scoraggiante 24% al disastroso 4%. Eppure il 2013 doveva essere l’anno del cambiamento, dell’innovazione, della svolta…
I dati della disoccupazione giovanile, che ha raggiunto a luglio il 40%, hanno certamente abbattuto le speranze delle nuove generazioni, le più penalizzate in assoluto. Sono i ragazzi infatti a pagare il prezzo più salato di un’economia in totale stallo e di un sistema dominato dalla corruzione sistemica.

Da qualunque punto di vista la si analizzi l’emergenza disoccupazione, specialmente giovanile, è il tema centrale da affrontare per la ripresa economica del paese. Le proposte di soluzione non possono trascurare un aspetto che solo in parte viene messo in luce dalle analisi degli esperti e dalle ricette politiche anti-crisi. La corruzione influisce sul mercato del lavoro ed è tra i fattori responsabili dell’aumento della disoccupazione: danneggia infatti l’immagine dell’Italia agli occhi degli investitori che non si fidano a mettere a frutto nel sistema-paese i propri capitali. Ciò sottrae opportunità a tutti coloro che nei nuovi business potrebbero trovare occupazione. Inoltre alimenta il favoritismo a scapito della meritocrazia, penalizza la sana competitività, peggiora i servizi, fa crollare la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni e nella politica, alimentando un clima di sospetto,.
Partendo da questa presa di coscienza, la campagna Riparte il futuro ha portato all’attenzione della politica e dei media l’importanza della lotta alla corruzione come condizione indispensabile per la ripresa economica. Purtroppo però attualmente il tema non figura in questi termini nell’odg dell’agenda politica. Si parla d’altro.

Sono meno pessimisti gli italiani di tutte le età, che secondo lo studio hanno maggior fiducia sulle prospettive future dell’economia europea (ottimisti  37% e pessimisti 23%) e nell’economia mondiale. Tuttavia meno di un italiano su 4 è fiducioso sul futuro del nostro Paese (24%), uno su 2 resta sfiduciato (47%), il 24% ritiene che la situazione rimarrà inalterata, il 5% non sa cosa pensare…

E tu sai cosa pensare?
FIRMA ORA ‘RIPARTE IL FUTURO’: LOTTARE CONTRO LA CORRUZIONE SIGNIFICA LOTTARE PER IL TUO FUTURO >>

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LG


Sui costi della corruzione non bisogna dare i numeri: serve chiarezza e responsabilità. Ognuno faccia la propria parte

03/10/2013 - in corruzione

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È uscito oggi su La Stampa un articolo a firma Marco Zatterin che parla di quanto la corruzione italiana incida a livello europeo. Il titolo – “In Italia la corruzione pesa 60 miliardi. È la metà del totale europeo” – fraintende e banalizza un dato su cui è necessario fare chiarezza.

Misurare la corruzione è una cosa molto complessa: i 60 miliardi di cui spesso si parla, citando il dato diffuso dalla Corte dei Conti, rappresentano una cifra approssimativa che  serve a rendere un ordine di grandezza del fenomeno piuttosto che a darne una reale quantificazione numerica.
Nell’articolo di Zatterin questa cifra viene comparata ai 120 miliardi  che la Commissione Ue stima siano sottratti ogni anno all’economia continentale dalle tangenti, fondato su indici totalmente differenti (Price&Waterhouse per l’Olaf).

Il paragone è dunque fuorviante. È invece fondamentale informare correttamente su quanto questa tassa occulta gravi sulle nostre vite e quanto ci tolga, giorno per giorno, in termini monetari e non solo. I costi indiretti dell corruzione sono infatti – se si può – ancora più pesanti.

Occorre sottolineare come la corruzione demolisca la fiducia dei cittadini e la coesione sociale, delegittimi le istituzioni scoraggiando la partecipazione, leda il principio di uguaglianza, distrugga la giustizia sociale, contraddica il principio di trasparenza, mini la decisione pubblica e orienti i procedimenti legislativi, distorca la competizione politico-elettorale e favorisca l’incompetenza a scapito del merito. In termini economici la corruzione incide sul PIL, allontana gli investimenti stranieri distruggendo nuove opportunità di lavoro, aggrava il problema della disoccupazione specialmente giovanile, spreca denaro pubblico e fa aumentare le bollette, esclude le forze sane del mercato e frena la competitività delle imprese, rallenta l’innovazione e la ricerca, allunga i tempi della burocrazia,  mette a rischio il lavoro e i lavoratori.
Non è un caso che nelle regioni a maggior percezione di corruzione, ad esempio, corrispondano più morti sul lavoro. E l’elenco potrebbe continuare.
La campagna Riparte il futuro, promossa da Libera e Gruppo Abele, ha cercato di semplificare tutte queste considerazioni in un GAME. Per chi vuole approfondire l’argomento suggeriamo invece  il libro “Atlante della Corruzione” di Alberto Vannucci.

Insomma la corruzione ci costa moltissimo, più di quanto le cifre ipotizzano. Ma comparare indici diversi, e già di per sé approssimativi, per rafforzare l’effetto di una notizia non è il modo migliore di affrontare il problema. Ovviamente invitiamo il giornalista Marco Zatterin a commentare.

Inoltre informare non basta. È importante incoraggiare ciascuno, dalla politica alla società civile, a combattere la corruzione sfruttando i mezzi e le competenze che ha a disposizione. Anche il mondo della musica è chiamato a fare la sua parte con la nuova petizione lanciata pochi giorni fa da Riparte il futuro e che ha raccolto già oltre 20.000 firme.


Letta: “Incentivare gli investimenti stranieri”. Ma per farlo è necessaria una seria lotta alla corruzione

02/10/2013 - in Politico e digitale

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Nel discorso per la fiducia pronunciato stamattina a Palazzo Madama, in un giorno cruciale per la politica, il Premier Letta ha sottolineato l’importanza di incentivare gli investimenti dall’estero. A questo obiettivo è infatti dedicato il progetto “Destinazione Italia” che il Presidente del Consiglio ha presentato alla comunità finanziaria mondiale la scorsa settimana.

Pochi investimenti (al limite inesistenti in questo periodo nel nostro Paese) comportano la diminuzione esponenziale delle opportunità di crescita e innovazione e il mercato del lavoro ne risente profondamente. A farne le spese sono in particolare i giovani – la disoccupazione giovanile ha superato ad agosto il 40% (Istat) – che proprio nei mancati business finanziati dagli imprenditori stranieri potrebbero trovare occupazione.

Da sempre Riparte il futuro sostiene che senza una seria lotta alla corruzione, non menzionata nel discorso del Presidente Letta, è molto difficile che gli investitori stranieri tornino a sentire la fiducia necessaria per mettere a rischio i propri capitali nel nostro Paese. La percezione di un’elevata corruzione, le lungaggini della burocrazia, l’incertezza nell’applicazione delle regole e della legge sono tutti fattori che allontanano gli investitori e di conseguenza le opportunità.

Soltanto gli imprenditori con minori scrupoli sono disposti a impegnare ugualmente i propri capitali in paesi ad alto rischio di tangenti: di fronte a ogni intralcio o contrarietà nei rapporti coi funzionari, non faranno altro che alimentare il fenomeno corruttivo già dilagante.
Per queste ragioni la certezza del diritto e la lotta alla corruzione devono essere punti d’impegno prioritari per il Paese, come ribadito più volte anche dalla Corte dei Conti. Dire di voler puntare il massimo sulla ripresa dell’economia non può prescindere da una capillare strategia anticorruzione che favorisca la competitività, la meritocrazia e il progredire dell’imprenditoria sana.

Qui di seguito lo stralcio del discorso per la fiducia in cui si affrontano questi temi:

L’azione congiunturale e le riforme strutturali devono essere collegate strettamente, dobbiamo completare gli interventi già avviati nei campi della giustizia civile, della regolamentazione e della riforma della pubblica amministrazione. Su questa traccia muove il Piano Destinazione Italia, presentato personalmente alla comunità finanziaria mondiale la scorsa settimana.

Si tratta di un pacchetto di certezze con tre priorità assolute: assicurare agli investitori stranieri e ai nostri imprenditori la certezza del fisco, essenziale per la pianificazione degli investimenti; la certezza dei tempi, appunto con la riforma della giustizia civile; la certezza delle regole, per esempio con la riforma della Conferenza dei servizi e con un Testo unico sulla normativa del lavoro.


Miseria ladra: la campagna di Libera e Gruppo Abele che dichiara illegale la povertà

09/09/2013 - in Libera e Gruppo Abele

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“La povertà dovrebbe essere illegale nel nostro paese. La crisi per molti è una condanna, per altri è un’occasione. Le mafie hanno trovato inedite sponde nella società dell’io, nel suo diffuso analfabetismo etico. Oggi sempre più evidenti i favori indiretti alle mafie che sono forti in una società diseguale e culturalmente depressa e con una politica debole”.  Con queste parole don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, ha presentato allo scorso Caterraduno di Senigallia la campagna Miseria ladra, una mobilitazione dal basso che vuole denunciare e proporre misure concrete di contrasto alla povertà in Italia.
Un fenomeno, come è evidenziato nel dossier della campagna, che sta pericolosamente aumentando. I dati Istat rivelano che sono ormai 8 milioni e 173mila i cittadini che vivono in povertà relativa e 3 milioni e 415 mila quelli in povertà assoluta. Il 32,3% degli under 18 è a rischio povertà e già 723 mila minorenni vivono in condizione di indigenza. Un impoverimento materiale che va di pari passo con quello culturale. Mentre i dati della disoccupazione, specialmente giovanile, continuano a crescere, le famiglie tirano la cinghia e aumentano i casi di disoccupati e anziani costretti a rubare per mangiare.
D’altro canto si va rafforzando il controllo dei clan malavitosi su molte attività economiche in crisi, costrette a “rivolgersi” ai prestiti dei mafiosi, così come sono in drammatica crescita le aziende che chiudono o che trasferiscono all’estero i propri stabilimenti. A dominare questo scenario – e collegandosi al tema di Riparte il futuro, l’altra grande campagna che Libera e Gruppo Abele stanno conducendo da gennaio 2013 – c’è la corruzione. Un fenomeno divenuto sistemico che, nella migliore delle ipotesi secondo i calcoli della Corte dei Conti, ci sottrae annualmente 60 miliardi di euro. Una cifra da capogiro a cui si sommano costi indiretti impossibili da quantificare.
Una fotografia che dovrebbe farci indignare e mobilitare.

“Una società diseguale, che coniuga svantaggio economico con la mancanza di opportunità, che precarizza i diritti degli esclusi, che difende i privilegi e la concentrazioni della ricchezza nelle mani di pochi, attenta alla coesione sociale e incrementa la sfiducia istituzionale, affossa il principio di rappresentatività e scoraggia la partecipazione. I dati e la situazione di crisi politica fotografano una “guerra” dove la povertà materiale e culturale è la peggiore delle malattie, in senso sociale, economico, ambientale e sanitario”, si legge nella presentazione della campagna.

Promuovendo l’iniziativa in collaborazione con tutte quelle realtà sociali, sindacali, studentesche, comitati, associazioni, movimenti, giornali e singoli cittadini intenzionati a portare avanti le proposte contenute nel documento ufficiale, Libera e Gruppo Abele chiamano a raccolta l’Italia intera per affrontare di petto questo tema. Cominciando a chiamarlo senza tabu: miseria ladra.

Aderisci a Miseria Ladra per dichiarare illegale la povertà

Aderisci a Riparte il futuro contro la corruzione in Italia


Competitività: l’Italia scende al 49esimo posto

05/09/2013 - in dall'estero

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L’Italia risulta 49esima al mondo in termini di competitività nel rapporto annuale del World Economic Forum. In un anno siamo scesi di 7 posizioni e non possiamo fare a meno di patire il confronto con altre nazioni europee, vicine sulla carta geografica ma lontanissime in termini macroeconomici. La Svizzera è prima. Merito della sua propensione all’innovazione e alla efficiente rete di istituzioni, fattori determinanti per la competitività di un Paese. La affiancano sul podio Singapore e Finlandia. Quarta la Germania, che sale di due posizioni e quinti gli Stati Uniti. Sono tra i primi dieci anche la Svezia, i Paesi Bassi e la Gran Bretagna.
Poi, se vogliamo consolarci, possiamo guardare i cattivi esempi del Portogallo, 51esimo, della Grecia, 91esima, o della Spagna che tuttavia ci precede di 14 posizioni: è “solo” 35esima. Secondo il rapporto “questi Paesi devono rimediare alla mancanza di efficacia e flessibilità dei loro mercati  e promuovere l’innovazione e migliorare l’accesso al finanziamento al fine di aumentare la competitività nell’intera regione”.

I problema della competitvità è strettamente connesso con all’incapacità del nostro paese di risultare attraente agli occhi degli investitori italiani e stranieri. Pochi investimenti, al limite inesistenti, comportano la diminuzione esponenziale delle opportunità di crescita e innovazione e il mercato del lavoro ne risente profondamente. Le statistiche internazionali rivelano tuttavia come i nostri investimenti all’estero stiano crescendo. Nel Regno Unito ad esempio l’Italia figura come il terzo investitore, dopo Usa e Giappone, con imprese e capitali in grande fermento. Un flusso che è solo in uscita: nessun imprenditore straniero infatti ha più il coraggio di investire in un Paese dominato da fattori scoraggianti come la burocrazia insormontabile, le tasse soffocanti, la giustizia farraginosa e infine la corruzione, che come una grande nuvola nera fa calare il buio sul mercato, sui servizi, sulle Istituzioni, bloccando sul nascere la buona iniziativa.

Per tornare ad essere competitivi e a incentivare gli investimenti nel nostro paese è necessario rimboccarsi le maniche e affrontare questa nuvola nera: uno Stato e un mercato che non garantiscono la certezza della legge, dove il favoritismo e la tangente vincono sul merito, non possono essere competitivi. Affrontare un’importante risanamento delle Istituzioni, in termini di trasparenza e lotta alla corruzione, è un passaggio indispensabile per invertire la marcia e risalire l’ennesima classifica che ci dà delle cattive notizie.

Unisciti alla più grande mobilitazione nazionale contro la corruzione mai organzzata in Italia.

 


Meno corruzione = Più lavoro

28/08/2013 - in corruzione

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La campagna Riparte il futuro promuove la lotta alla corruzione in Italia, condizione indispensabile per la ripresa economica del nostro paese. Riducendo la corruzione a vantaggio della sana competitività, aumenterebbero gli investimenti e le opportunità di crescita e lavoro, specialmente per la fascia più penalizzata: i giovani!

Meno corruzione = Più lavoro. Semplice equazione. Difficile da applicare.
Fai il 1° passo: FIRMA!

 


Stabilimenti e progetti che chiudono. Investimenti che svaniscono o volano all’estero. La corruzione resta

22/08/2013 - in dall'estero

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“Burocrazia opprimente, costo del lavoro gravato da troppe tasse, giustizia farraginosa: ecco perché gli imprenditori stranieri amano sempre meno l’Italia”. L’incipit dell’approfondimento di Valentina Santarpia pubblicato sul Corriere della Sera del 21 agosto è una constatazione amara. Il contatore che tiene traccia delle chiusure degli stabilimenti e dei progetti che si verificano ogni giorno in Italia sta scattando con una velocità crescente, che inquieta e rattrista. Cosa sta succedendo? Abbiamo perso l’inventiva, la voglia, la capacità inprenditoriale, le risorse? No: le esportiamo.
Le statistiche internazionali rivelano come gli investimenti italiani all’estero continuano a crescere nel 2013. Nel Regno Unito ad esempio l’Italia figura come il terzo investitore, dopo Usa e Giappone, con imprese e capitali in grande fermento, eccellenze volate via.
D’altro canto questo flusso è solo in uscita: nessun investitore straniero infatti ha più il coraggio di investire in un Paese dominato da quei fattori scoraggianti – la burocrazia insormontabile, le tasse, la giustizia farraginosa – di cui si parla nell’articolo del Corriere. È necessario aggiungere alla lista il fattore X, la corruzione, che come un deus ex machina dirige le manovre che ci stanno portando al declino.

Siamo al 78° posto nella classifica Ocse per capacità di attrazione degli investimenti dall’estero e terzultimi in Europa per livello di corruzione percepito.  Pochi investimenti, al limite inesistenti, comportano la diminuzione esponenziale delle opportunità di crescita e innovazione e il mercato del lavoro ne risente direttamente. I livelli record di disoccupazione raggiunti, specialmente per quanto riguarda la disoccupazione giovanile (39,1% a giugno), ci danno la conferma del circolo deleterio in cui siamo finiti. Ma non possiamo né dobbiamo perdere le speranze.

L’emergenza investimenti è oggetto di Destinazione Italia, la micro task force di tre consulenti istituita presso il ministero dello Sviluppo economico, per far sì che gli investitori ricomincino a fidarsi del nostro paese e a ritenerlo attraente. Il Corriere si sofferma sul dettaglio dei provvedimenti, che mirano a agevolare le procedure in ambito fiscale, legale e per quanto riguarda il credito. A settembre la task force consegnerà un progetto a Letta e speriamo che dall’idea si passi all’azione senza riprodurre le trafile estenuanti che portano tante buone iniziative imprenditoriali alla rinuncia. Solo per fare alcuni esempi la Britishgas ha rinunciato l’anno scorso al rigassificatore da 800 milioni a Brindisi. Bridgestone ha annunciato che vuole chiudere lo stabilimento di Bari. Il colosso farmaceutico americano Merck Sharp & Dome a Pavia. E la lista prosegue.

Nel frattempo, fuori dalle aule ministeriali, la campagna Riparte il futuro continua a porre l’accento sull’importanza della lotta alla corruzione, fattore indispensabile per la ripresa economica del nostro paese. Riducendo la corruzione a vantaggio della sana competitività, aumenterebbero gli investimenti e le opportunità di crescita e lavoro, specialmente per la fascia più penalizzata ovvero quella giovanile.

Primo passo: essere consapevoli della reale natura del problema. La lotta alla corruzione non è soltanto una questione di legalità e di moralità, è un’urgenza economica. Secondo passo: firmare la petizione online.


Come mai l’Italia non attira investitori esteri? Il filo diretto tra corruzione e disoccupazione

03/07/2013 - in corruzione

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Da qualunque punto di vista la si analizzi l’emergenza disoccupazione, specialmente giovanile, è il tema centrale da affrontare per la ripresa economica del paese. Le proposte di soluzione non possono trascurare un aspetto che ha ispirato la nascita della campagna Riparte il futuro e che solo in parte viene messo in luce dalle analisi degli esperti e dalle ricette politiche anti-crisi. La corruzione influisce sul mercato del lavoro ed è tra i fattori responsabili dell’aumento della disoccupazione: danneggia infatti l’immagine dell’Italia agli occhi degli investitori stranieri che non si fidano a mettere a frutto nel sistema-paese i propri capitali. Ciò sottrae opportunità a tutti coloro che nei nuovi business potrebbero trovare occupazione. I giovani, in particolare, risultano i più penalizzati.
Partendo da questa presa di coscienza, Riparte il futuro ha portato all’attenzione della politica e dei media l’importanza della lotta alla corruzione come condizione indispensabile per la ripresa economica.

A settembre 2012 Donatella Stasio lanciava l’avvertimento su Il Sole 24 Ore: “L’Italia non rialzerà la testa finché economia e politica rimarranno ostaggio di un sistema corruttivo inossidabile tanto quanto la mancanza della volontà concreta di aggredirlo. [...] Per la Banca mondiale, un’efficace lotta alla corruzione produrrebbe un aumento del reddito superiore al 2,4%; le imprese crescerebbero del 3% annuo in più; la corruzione frena gli investimenti esteri perché rappresenta una tassa del 20%. Per Transparency international, ogni grado di aumento del livello della corruzione riduce del 16% gli investimenti stranieri diretti mentre un miglioramento negli indici pari a una deviazione standar (2,38 punti) è associato a un incremento degli investimenti di oltre 4 punti e determina un incremento di oltre mezzo punto del Pil pro-capite.”

Sul Corriere della Sera di oggi 3 luglio Roberto Bagnoli mette in chiaro il tema del mancato afflusso di investimenti esteri prendendo spunto dalla divergenza di vedute tral Presidente di Confindustria Squinzi e il ministro dell’economia Saccomanni (oggi presente insieme al Presidente del Consiglio Enrico Letta e al ministro del lavoro Enrico Giovannini al vertice europeo sulla disoccupazione giovanile). Il primo meno ottimista del secondo nel vedere “la luce in fondo al tunnel”. Dal grafico si evince che tra le principali cause dei mancati investimenti esteri c’è l’inefficienza del istituzioni pubbliche e del sistema giudiziario. Entrambi sintomi strettamente connessi con il proliferare della corruzione nel nostro paese.

Finché non aggrediremo la corruzione alla radice i problemi economici dell’Italia e soprattutto quelli legati al settore lavoro non si risolveranno mai nella sostanza. Si troveranno delle soluzioni superficiali ma le fondamenta rimarranno compromesse.
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Scopri quanto ti costa la corruzione e combattila

20/06/2013 - in corruzione

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Firma per chiedere la modifica del 416 ter sullo scambio elettorale politico mafioso come primo passo di un’efficace contrasto al fenomeno.

La corruzione danneggia la nostra vita in molti modi: ad esempio intacca la filiera della produzione alimentare e fa aumentare del 5,6% il prezzo della spesa (stime Eurispes). Dunque non è solo a causa della crisi che il frigorifero degli italiani è più vuoto. Inoltre il peggioramento dell’Indice di Percezione della Corruzione (CPI) determina una consistente riduzione del prodotto interno lordo e del reddito pro-capite. Per non parlare del lavoro: per colpa della corruzione perdiamo capitali, competitività, opportunità di creare nuovi posti di lavoro. E l’inefficienza dei servizi al cittadino aumenta esponenzialmente.

Per questa e per molte altre ragioni la lotta alla corruzione deve essere una priorità del Parlamento e non una medaglia all’onore quando si parla di moralità e cambiamento dei costumi. La corruzione danneggia gravemente Istituzioni, società e economia, specialmente in questa fase di crisi. Insieme possiamo combatterla.

 


“Dovete resistere alle lusinghe della corruzione”. Pietro Grasso ai giovani imprenditori

10/06/2013 - in corruzione

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“Dovrete sapere resistere alle lusinghe della corruzione, che si faranno sempre più insistenti negli spazi di mercato contratti dalla crisi”, ha detto Pietro Grasso alla platea dei giovani imprenditori, in occasione del convegno di Confindustria tenutosi lo scorso sabato a Santa Margherita Ligure.
In questa fase di gravissima crisi economica è importante riconoscere – come sostiene il presidente del Senato – che il tema della corruzione non appartiene solo alla sfera etica ma rappresenta un vero e proprio freno agli investimenti, all’iniziativa imprenditoriale, alla sana competitività, alla meritocrazia, tutti ingredienti fondamentali della crescita. L’ “assoluto rigore etico” di cui ha parlato Grasso nel suo discorso non è dunque una medaglia al valore ma una condizione vincolante per la ripresa del Paese.
Pietro Grasso è stato tra i primi sottoscrittori della campagna Riparte il futuro contro la corruzione, accettando di rispettare gli impegni richiesti dalla petizione fin dalla fase di candidatura alle elezioni politiche di febbraio. Nel giorno dell’insediamento alle Camere, ha inoltre presentato un articolato DDL comprendente le istanze di Riparte il futuro, prima ancora di occupare la seconda carica dello Stato. Parte del testo è confluito oggi nella proposta di legge che l’intergruppo dei braccialetti bianchi sta discutendo in Commissione giustizia alla Camera.

“La nostra produzione nazionale potrà riprendere a crescere solo se basata su solide fondamenta, che partono da una rinnovata capacità di investire sui fattori di crescita nazionali, quei fattori sani che sapranno ridare slancio a tutto il circuito produttivo” ha detto Grasso rivolgendosi ai giovani imprenditori. “Non sarete lasciati soli in questo difficile compito. La crescita richiede infatti una visione pragmatica ed unitaria, fondata su una pi strutturale cooperazione tra gli attori politici e le forze produttive e sulla riscoperta di un nuovo rapporto fiduciario tra le imprese e la politica, tra chi produce e chi decide”. Parlando di sfide culturali, prima ancora che economiche, il presidente ha sottolineato quanto sia importante che gli imprenditori “si ritrovino in quelle scelte ed in quei valori fondamentali come il rifiuto della corruzione, il contrasto all’evasione fiscale, la rinuncia agli impieghi irregolari, che costituiscono le condizioni necessarie per una economia realmente libera ed anche sana”.
“Solo se mossi da questo senso di responsabilità sociale, prima ancora che professionale – Grasso si è rivolto alla platea con i toni dell’appello – potrete liberare il nostro mercato dalle molte catene e dai molti vincoli che il radicamento di comportamenti scorretti sul piano etico quotidianamente pone sul nostro cammino”. Infine il presidente ha fatto riferimento alle risorse preziose sottratte alla collettività dalla criminalità organizzata, da ridestinare alla finanza pubblica attraverso il sequestro e la confisca.

Laura Ghisellini

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