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Chiediamo la confisca del beni ai corrotti in tutta Europa

03/07/2014 - in corruzione

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Lo scorso 25 Febbraio l’Europarlamento ha approvato la direttiva sulla confisca dei beni alla criminalità organizzata. Ma che ne è dei beni rubati dai corrotti? È tempo di estendere il provvedimento anche a questa fattispecie di reato. Per questo la campagna di Libera e Gruppo Abele, nella sua versione europea Restarting the Future, chiede che si agisca con più incisività contro il fenomeno della corruzione, andando a toccare il portafoglio di chi si appropria delle risorse pubbliche.

La direttiva europea 25/02/2014 nasce sul modello della legislazione italiana in merito. Il riferimento è alla Legge 109/96, frutto di una petizione popolare promossa da Libera e sostenuta da oltre un milione di cittadini, che ha segnato una grande vittoria della società civile. La direttiva è diventata “uno degli strumenti più efficaci per combattere la criminalità organizzata è l’istituzione di gravi conseguenze sul piano legale, l’individuazione efficace e il congelamento e la confisca degli strumenti e proventi di reato”, riportando le parole della CRIM. La legge 109/96 aggiorna quella del 1982 sull’associazione di tipo mafioso, detta Rognoni-La Torre dal nome dei promotori.

Quando si accerta l’appropriazione illecita di un bene o il suo relativo uso per motivi criminali e quindi la sua confisca definitiva, il bene viene restituito alla collettività per un uso migliore, consapevole e legale, per il cosiddetto “riuso sociale”.

Estendere la confisca e il riuso sociale dei beni anche a chi è condannato per corruzione è un passo necessario per il contrasto della corruzione stessa ma anche delle azioni delle organizzazioni criminali, che trovano nella corruzione uno dei loro strumenti più efficaci per penetrare nelle Istituzioni e nel tessuto economico.

In Italia l’azione di contrasto verso i mafiosi ha raggiunto ottimi risultati, colpendo pesantemente la criminalità organizzata, anche grazie alla pratica di riutilizzo sociale degli stessi beniNon resta quindi che estendere l’efficacia della norma anche al tema della lotta alla corruzione.

FIRMA PER CHIEDERE ALL’EUROPA UNA DIRETTIVA SULLA CONFISCA E IL RIUSO DEI BENI SEQUESTRATI AI CORROTTI >>

 


Renzi al Parlamento Europeo: “Dobbiamo cominciare il futuro”. Noi chiediamo di farlo “ripartire”

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a Strasburgo per inaugurare il semestre di presidenza europeaCi siamo: il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha dato ufficialmente il via al semestre europeo di presidenza italiana. Lo ha fatto di fronte agli europarlamentari con un discorso d’apertura atipico. Renzi non ha infatti trattato nello specifico i temi presenti nel programma italiano di presidenza, bensì ha cercato di spiegare al resto del continente qual è l’idea di Europa che il suo governo vuole veicolare. Bisogna allontanarsi dal “selfie del volto della noia” che attualmente l’Unione europea rappresenta e cercare di portare in ogni Paese un cambio di passo.

Bisogna “cominciare il futuro” perchè “il futuro ha bisogno di noi”, ha detto il premier, nel sui discorso motivazionale. In quest’ottica servono “il coraggio e l’orgoglio di un grande Paese che non va in Europa per chiedere, ma per dare”. Il premier ha descritto l’Italia come una nazione che ha l’entusiasmo e la volontà di cambiare.

Tuttavia, dopo gli scandali di corruzione delle ultime settimane, la volontà non basta più. Servono atti concreti che possano donare credibilità al nostro Paese oltre i confini. Con l’inizio del semestre italiano auguriamo dunque al governo Renzi buon lavoro, con la speranza di vedere il tema della lotta alla corruzione in cima alla sua agenda. È necessario dare vita ad un processo di eliminazione e non più di studio o contenimento del fenomeno, come chiedono i 530.000 firmatari di Riparte il futuro.

A fare da garante a questo obiettivo abbiamo il neoeletto presidente dell’Europarlamento, Martin Shulz, che in fase pre-elettorale ha accettato gli impegni proposti dalla campagna di Libera e Gruppo Abele. Insieme a lui due dei 14 vicepresidenti, David Sassoli e Sylvie Guillaume, e altri 59 europarlamentari di tutti i Paesi con al polso il braccialetto bianco simbolo del loro impegno: potenziare la legge comunitaria per la prevenzione e il contrasto alla corruzione.

Guarda l’appello di Don Ciotti per l’inserimento della lotta alla corruzione nel programma del semestre europeo

Firma la petizione >>


Don Ciotti: “La lotta alla corruzione in cima all’agenda del semestre europeo a guida italiana”

02/07/2014 - in corruzione

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Don Ciotti
“Riparte il futuro è un modo di esserci, di metterci la propria faccia”. Parola di Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, che rilancia l’appello a tutti i cittadini ad essere sempre di più a sostengo di Riparte il futuro. E si rivolge direttamente a politica e istituzioni in occasione dell’apertura del semestre europeo di presidenza italiana a Strasburgo.

“Vogliamo o non vogliamo lottare contro la corruzione?”, tuona Ciotti. “C’è una volontà forte e politica al di là delle parole delle promesse e dei grandi programmi? Allora chiediamo, nel semestre affidato all’Italia, di mettere al primo punto dell’agenda la lotta alla corruzione nei territori dell’Unione Europea. Questo è un segno di libertà, dignità e attenzione per tutte le persone”.

62 eurodeputati, ricorda il presidente di Libera, hanno aderito alle richieste di Riparte il futuro: a portare il braccialetto bianco simbolo della mobilitazione e degli impegni anticorruzione è il 10% del Parlamento europeo. A loro “chiediamo di portare avanti gli impegni presi con i cittadini: la costituzione di un intergruppo contro la corruzione, la riedizione della CRIM, una direttiva europea a tutela di chi denuncia gli episodi di corruzione cui si trova ad assistere sul luogo di lavoro e l’istituzione della Giornata europea in memoria delle vittime innocenti di mafia e criminalità” il 21 marzo, come si celebra in Italia dal 1996.

Ciotti fa un appello anche alle amministrazioni locali: “Tra i nuovi sindaci eletti alle ultime elezioni ci sono solo 75 sindaci braccialetti bianchi. Ci aspettavamo di più. Questa non è una critica ma un’esortazione: ognuno deve mettersi in gioco e dimostrare rispetto ai suoi cittadini chiarezza, trasparenza e lealtà. Riparte il futuro è un modo di esserci e di metterci la faccia per dimostrare tutto questo”.


Grande adesione di candidati europei. Gli italiani invece, come al solito, fanno melina

14/05/2014 - in election day

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Sono 230 in questo momento i candidati che, da tutta Europa, hanno aderito a Riparte il futuro e a Restarting the future, e il numero cresce di ora in ora. Vengono dalla Spagna, dalla Bulgaria, dal Belgio: da tutta Europa insomma. Quelli italiani, invece, sono ancora troppo pochi. La campagna elettorale per le Europee, si sa, ha sempre costituito un momento particolare per la politica italiana. Una sorta di test di popolarità nel corso del mandato naturale (al netto di crisi) del governo in carica. Quale risultato per il Pd? Matteo Renzi alla guida dell’esecutivo porterà voti? Beppe Grillo riuscirà nella grande impresa del sorpasso? La difficile fase che sta attraversando Forza Italia e il suo insostituibile leader, Silvio Berlusconi, corrisponderà a quali numeri nel segreto dell’urna?

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Domande al momento senza risposta. Ma soprattutto domande di cui non si occupa Riparte il futuro, campagna apartitica e trasversale, voluta da Libera e dal Gruppo Abele per cominciare un difficile cammino di cambiamento affinché questo Paese possa avere prospettive costruttive di sconfitta del malaffare. C’è un elemento però che è necessario sottolineare: mentre in Europa la campagna sta raccogliendo adesioni ed entusiasmo, qui in Italia i candidati all’Europarlamento sembrano fare melina. Conoscono la campagna, sono stati contattati e spesso sono stati anche sollecitati da una vera e propria pioggia di tweet da parte dei tantissimi firmatari.

Eppure mentre in Europa aderiscono Martin Shulz, Alexis Tsopras, Josè Bovè, ma anche l’ex primo ministro croato Jadranka Kosor
Croazia, lo spagnolo Alejo Vidal Quadras, vicepresidente del Parlamento Europeo (popolare) cha ha fondato un nuovo partito, VOX, la francese Sylvie Guillaume, vicepresidente dei Socialisti e democratici, l’ex ministro della Giustizia rumeno, Monica Macovei, il vicepresidente del Parlamento Europeo (socialista) Miguel Angel Martinez Martinez e l’ex ministro della Cultura francese Catherine Trautmann, l’Italia si fa attendere con i suoi candidati.

Tutti troppo impegnati in campagna elettorale per decidere di farsi conoscere ai loro potenziali elettori in trasparenza aderendo a Riparte il futuro? Saremo felici di vedere smentito questo sospetto.

Angela Gennaro