Articoli con il tag “Expo 2015

Ennesima ombra sull’Expo 2015. Indagato per corruzione e turbativa d’asta il commissario delegato per le Infrastrutture

18/09/2014 - in corruzione, trasparenza

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expogate_card_2Questa volta a finire nel mirino della Guardia di Finanza è Antonio Acerbo, commissario delegato “Opere infrastrutturali” di Expo 2015 e responsabile del procedimento di Padiglione Italia. Al manager vengono contestati i reati di corruzione e turbativa d’asta, poichè avrebbe ricevuto utilità economiche (si legge sul sito de La Stampa) dall’imprenditore Enrico Maltauro per pilotare la gara “Progetto delle acque”. “Acerbo, secondo la ricostruzione su cui si stanno cercando riscontri, allora responsabile unico del progetto “vie d’acqua” e presidente della commissione di gara, sarebbe stato corrotto dall’imprenditore vicentino (i reati vengono contestati a partire dal 2012), complici alcuni intermediari anch’essi indagati, perché favorisse la sua azienda che poi, nel luglio 2013, vinse insieme ad altre tre società, tra cui la Tagliabue, con uno sconto del 23%. E la sezione pg della Gdf oggi si è presentata per perquisizioni e acquisizioni proprio negli uffici della Maltauro, della Tagliabue e di Expo e anche in quelli di Metropolitana Milanese. Nel frattempo, in questi ultimi giorni sono stati ascoltati a verbale una serie di testimoni”. Esiste in particolare una conversazione telefonica dello scorso marzo, tra Maltauro e l’imprenditore Frigerio, in cui il primo ammette che “non c’è nessuno che è più vecchio amico di me con Acerbo”, quasi vantandosene. Maltauro ha inoltre raccontato ai pm di aver fatto ottenere al figlio di Acerbo (il manager era dg a Palazzo Marino dal luglio 2010 nell’era Moratti) un contratto di consulenza con la sua impresa costruttrice da circa 30 mila euro. Contratto su cui inquirenti e investigatori stanno lavorando, ipotizzando possa essere una delle presunte utilità economiche ricevute dal manager. Anche in relazione all’appalto Expo per le “architetture di servizi”, tra l’altro, vinto sempre dalla Maltauro e al centro del primo troncone d’inchiesta, l’imprenditore avrebbe cercato in un primo tempo di sfruttare i suoi contatti con Acerbo.


Maroni: “La Lombardia in testa” ma il cuore a Roma? L’ex ministro indagato per la sospetta assunzione di due ex collaboratrici

15/07/2014 - in corruzione

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maroni-lombardiaAvviso di garanzia per il governatore della Lombardia Roberto Maroni, accusato di concussione per induzione insieme al capo della sua segreteria, Giacomo Ciriello. Secondo la procura di Busto Arsizio, Ciriello avrebbe esercitato “pressioni” su “esponenti di Eupolis (Ente di Regione Lombardia per la ricerca, la statistica e la formazione dotato di personalità giuridica di diritto pubblico) ed Expo 2015 spa (Società interamente partecipata pubblica)” per assumere a tempo determinato due ex collaboratrici di Maroni al ministero dell’Interno. L’inchiesta nasce dagli sviluppi delle indagini su Finmeccanica e ha condotto i carabinieri del Nucleo Operazioni ecologiche di Roma a effettuare alcune perquisizioni negli uffici della Regione Lombardia e in quelli capitolini di Maroni. Il quattro volte ministro della Repubblica, il suo uomo di fiducia e le due collaboratrici, Mara Carluccio (ex consulente di Maroni al ministero) e Maria Grazia Paturzo (ex collaboratrice della portavoce dell’allora numero uno del Viminale), sono indagati per “induzione indebita a dare o promettere utilità”. Nel capo di imputazione si legge che sarebbe stato Giacomo Ciriello l’esecutore materiale delle pressioni, “ma su mandato” di Maroni, “abusando delle loro qualità, poteri e, in particolare, della qualità e dei poteri inerenti la carica di Presidente di Regione su Enti Regionali e società della Regione stessa partecipata”. “Sono assolutamente sereno e allo stesso tempo molto sorpreso – ha dichiarato il Governatore – per quanto a mia conoscenza è tutto assolutamente regolare, trasparente e legittimo”. Maroni ha poi spiegato che “si tratta di due contratti a termine per persone che svolgono, con mansioni diverse, attività quotidiana di supporto della Regione Lombardia dalla sede di Roma. La loro attività – ha sottolineato – è finalizzata alla ottimizzazione e alla efficienza della macchina organizzativa in vista dell’evento Expo”. Secondo quel che riporta il quotidiano La Stampa, da quanto ipotizzano gli inquirenti – e come riporta il decreto di perquisizione – il Governatore e il capo della sua segreteria non sarebbero “riusciti a collocare” le due professioniste “presso lo staff del Presidente in quanto la loro assunzione” avrebbe potuto essere oggetto di verifiche da parte della Corte dei Conti. Per tanto “Ciriello, manifestando che tale era il desiderio del Presidente Maroni”, avrebbe richiesto e ottenuto da alcuni rappresentanti di Eupolis e di Expo 2015 (tutti ancora da individuare) un contratto al fine di garantire “una indebita utilità economica” alla Carluccio “pari a 29.500 euro annui (somma dalla stessa fissata per proprie esigenze fiscali)” e alla Paturzo per una “somma di 5.417 euro mensili (per la durata di 2 anni)”.


Expo 2015 e gli open data che avrebbero potuto salvarci dagli scandali

24/06/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

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expo2015Open Expo è un progetto che risale al 2012. Si tratta di una piattaforma open data che avrebbe dovuto garantire trasparenza e accountability su tutte le opere relative all’Expo 2015, ma poi non se ne è più parlato, fino agli arresti per corruzione delle scorse settimane. Le sue funzioni sarebbero state utili a evitare quanto accaduto. Il sistema – come riporta il Corriere delle Comunicazioni – prevedeva infatti di incrociare e confrontare le informazioni a disposizione con le statistiche regionali, misurando i ritorni sugli investimenti e i tempi di realizzazione delle opere facendo emergere eventuali anomalie. Ma la sezione trasparenza del sito è ferma e per lo più ci sono documenti pdf che a partire dal 2008 riportano bilanci, relazioni, gare, aggiudicazioni”.

Il perchè della fermata sullo sviluppo di Open Expo è tuttora ignoto, ma, come impotizzato anche da Wired, “resta il dubbio che l’operazione trasparenza sia stata rallentata per non intaccare il sistema di corruzione emerso nella recente inchiesta della Procura di Milano. “Adesso le ragioni di quella mancata trasparenza sono evidenti a tutti, lo si poteva fare allora Open Expo, non c’è stata la necessaria pressione dall’alto”, racconta Vittorio Alvino, tra i fondatori della Depp, la società che avrebbe dovuto realizzare il progetto. “L’obiettivo era di comunicare e monitorare tutti i flussi finanziari, gli stati di avanzamento; aprire tutti i contratti, indicare gli aggiudicatari, i subappaltatori, i consulenti. C’è stato un accordo di massima sugli obiettivi, poi una serie di rallentamenti. Prima si trattava di delicatezza dei dati, poi veniva negato il consenso per la pubblicazione di informazioni sulla dirigenza, gli organi di controllo e gli emolumenti. Infine, abbiamo incontrato un limite a fornire dati su contratti sotto la soglia di 250mila euro. La ragione per la quale Open Expo si è arenato è proprio questa: noi chiedevamo, com’era giusto che fosse, una reale trasparenza e un’apertura di dati, non a metà né a un quarto, né per finta”. “Nel nostro progetto – aggiunge Alvino – non c’era solo prevenzione dell’illegalità, ma approccio strategico alla trasparenza anche ai fini della comunicazione. Sarebbe stato un valido punto di partenza per chiedere ai vari espositori di adottare una politica simile, rispetto alla loro gestione, ai padiglioni, ai flussi turistici. Sarebbe stato un presupposto per Expo ancor più innovativo”.

Adesso non serve piangere sul latte versato ma, in attesa di vedere in atto il piano anticorruzione che il governo intende attuare, facciamo sentire la voce della società civile.

Per non dire mai più: “avrebbe dovuto garantire trasparenza ma…”
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Hai mai pensato di denunciare la corruzione di cui sei stato testimone?

16/06/2014 - in corruzione, video

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Gli scandali di Expo 2015 a Milano e del Mose di Venezia riaccendono i riflettori sull’emergenza corruzione in Italia.

Scoprire la corruzione non è semplice. Ma capita, soprattutto all’estero, che ci siano cittadini che vogliano denunciare ciò di cui si trovano ad essere testimoni. Si definisce whistleblower, e già il fatto che la parola non abbia un convincente corrispettivo in italiano la dice lunga.

Abbiamo provato a raccontarvelo in questo video: guardatelo e condividetelo con i vostri amici. Aiuterete a promuovere la cultura della trasparenza.

Whistleblowing from riparte il futuro on Vimeo.

Whistleblower vuol dire letteralmente “suonatore di fischietto”: si tratta di quel lavoratore che denuncia un illecito di cui è venuto a conoscenza all’interno dell’organizzazione in cui lavora, pubblica o privata che sia. Negli Stati Uniti chi denuncia è protetto da leggi federali e nazionali e, in molti casi, viene addirittura ricompensato in denaro dallo Stato. In Italia invece, come anche in altri Paesi d’Europa, c’è ancora tanta strada da fare.

In questi giorni, sulla scia dello scandalo Expo, ha visto la luce “Expoleaks”: una vera e propria piattaforma per il whistleblowing promossa da IRPI – Investigative Reporting Project Italy e da Wired Italia. Si tratta di uno strumento a disposizione di chi voglia e abbia il coraggio di raccontare in totale anonimato a dei giornalisti indipendenti eventuali illeciti di cui è venuto a conoscenza sul lavoro.

I rischi corsi da chi si oppone alla corruzione sono ancora troppo alti. Spesso chi denuncia viene visto come un traditore e le ripercussioni sulla vita lavorativa e privata sono ingiustificabili: mobbing, minacce e isolamento diventano pratiche subite quotidianamente.

In Italia e in Europa si può e si deve fare di più per tutelare chi ha il coraggio di denunciare e per promuovere la cultura della trasparenza e della cooperazione.

Aiutaci a diffondere questa iniziativa: abbiamo già convinto 62 nuovi parlamentari europei – di cui 22 italiani – a impegnarsi a Bruxelles e Strasburgo per una direttiva sul whistleblowing. E ora chiediamo risposte concrete al Governo Renzi.

Non possiamo più accettare che chi rompe il muro dell’omertà perda il lavoro o rischi la vita.


Il Papa condanna i corrotti: “Un giorno tutto finisce e nessuno può portarsi dall’altra parte il frutto della sua corruzione”

11/06/2014 - in corruzione

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papa_serioDopo i numerosi fatti di cronaca legati alla corruzione, che in questi giorni hanno riempito le prime pagine dei quotidiani nazionali, Papa Francesco torna a scagliarsi contro i corrotti. “Il timore di Dio è anche un allarme di fronte alla pertinacia del peccato: nessuno porta con sé dall’altra parte soldi, potere, vanità e orgoglio. Penso alle persone che hanno responsabilità sugli altri e si lasciano corrompere; penso a coloro che vivono della tratta delle persone e del lavoro schiavo, penso ai fabbricanti di armi che sono mercanti di morte. Ce ne sono qui? No. Nessuno, nessuno di questi è qui, non vengono a sentire la parola di Dio” ha dichiarato il Pontefice durante l’udienza generale sul settimo dono dello Spirito Santo (proprio “il timore di Dio”).

“Un giorno – ha ricordato Francesco – tutto finisce e nessuno può portarsi dall’altra parte il frutto della sua corruzione”. Non vi sono riferimenti espliciti ai fatti relativi all’Expo di Milano e al Mose di Venezia, ma l’attenzione che Francesco ha sempre posto nei confronti dei fatti d’attualità non può far pensare che le sue parole siano casuali. Il Papa ha poi invocato il timore di Dio per far “loro comprendere che un girono tutto finisce e che dovranno rendere conto a Dio”. “Quando una persona vive nel male, quando bestemmia contro Dio, quando sfrutta gli altri, quando li tiranneggia, quando vive soltanto per i soldi, la vanità, il potere, l’orgoglio, allora – ha ammonito il Papa – il santo timore di Dio ci mette in allerta: attenzione! Così non sarai felice”.

Unisciti all’appello di Libera e Gruppo Abele: #MAIPIUMOSE


Expo2015, nasce Expoleaks: la piattaforma per la trasparenza dalla parte dei whistleblowers

10/06/2014 - in corruzione

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Rispondere a quanto sta accadendo e letteralmente precipitando in questi giorni di cronache nere, corruzione, bustarelle, tangenti, stipendi milionari, costi lievitati a carico delle tasche dei cittadini sembra impossibile per quanto si resta annichiliti. Si passa dal Mose di Venezia all’Expo 2015, ma prima di loro vennero il G8 alla Maddalena, le risate agghiaccianti sui morti dell’Aquila, i mondiali di nuoto di Roma. Grandi opere che in Italia si macchiano sistematicamente di malaffare. E le piccole non sembrano avere destino differente. Qui il nostro appello per una legge anticorruzione finalmente efficace.

Scoprire la corruzione non è sempre semplice. Ma capita – sia detto, e per tante ragioni, soprattutto all’estero – che ci siano cittadini che vogliano denunciare ciò di cui si trovano ad essere testimoni. Si definisce whistleblower, e già il fatto che la parola non abbia un convincente corrispettivo in italiano la dice lunga. Noi abbiamo provato a raccontarvelo in questo video.

Whistleblowing from riparte il futuro on Vimeo.

Chi denuncia, e chi vuole raccontare, deve essere tutelato e protetto. Anche quando decide di farlo raccontando quello che sa ai giornalisti. Il tema è molto sentito nel settore dell’informazione. O meglio, è sentito in un determinato settore dell’informazione italiana (quella che, per intenderci, mette il naso al di fuori degli angusti confini italici), tanto da essere protagonista dell’ultimo Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Tanto sentito da richiedere delle risposte prima di tutto pratiche, come quella appena lanciata dal centro di giornalismo di inchiesta IRPI (Investigative Reporting Project Italy). Si chiama ExpoLeaks ed è “la prima piattaforma web indipendente di whistleblowing anonimo dedicata a raccogliere segnalazioni su episodi di corruzione legati proprio alla realizzazione di Expo 2015″.

“Crediamo ci sia un reale bisogno di ExpoLeaks, un progetto che fonde giornalismo e tecnologia per favorire la trasparenza e contrastare la corruzione che danneggia l’imprenditoria onesta e la cosa pubblica”, spiegano i reporter. Nell’idea dei “creatori” si tratta di un mezzo, uno spazio messo a disposizione di chiunque a vario titolo abbia a che vedere con l’esposizione universale del prossimo anno e si trovi ad avere qualcosa da dire su quello che sembra non andare a norma di legge. “Chiunque potrà ora condividere, in modo completamente anonimo e sicuro, informazioni e documenti relativi a possibili irregolarità e forme di illecito”, si legge sulla nota di lancio del progetto. “Tutti i cittadini potranno così contribuire al corretto svolgimento dell’Esposizione Universale”.

Ma soprattutto il progetto, avviato con il sostegno di Wired Italia, media partner dell’iniziativa, si avvale di un mezzo che garantisce l’anonimato della fonte (attraverso un software, GlobaLeaks, e il browser Tor) che si appoggia alla tecnologia del Centro Hermes per la trasparenza e i diritti umani digitali. “La fonte anonima, condividendo non solo informazioni ma anche prove documentali, consentirà ai giornalisti di verificarne la veridicità e di informare i cittadini in maniera trasparente”.

Quello del coinvolgimento dei cittadini e della società civile come watchdog è un’idea che anche Riparte il Futuro persegue e sviluppa. Forse una delle poche risposte possibili al marcio che inesorabilmente avanza e non si arresta nel nostro paese. Il materiale che passerà attraverso Expoleaks sarà della più disparata specie e avrà necessità del vaglio, della selezione, del lavoro e dell’approfondimento dei giornalisti di IRPI. E gli stessi reporter si faranno carico di raccontare attraverso inchieste e approfondimenti le segnalazioni arrivate attraverso la piattaforma.

Angela Gennaro


#MaipiuMose appello di Libera: non c’è più tempo, subito una nuova legge anticorruzione

05/06/2014 - in corruzione

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Ieri Expo, oggi il Mose, la corruzione ci ha impoverito e ci impoverisce ogni giorno: inquina i processi della politica e dell’economia e minaccia il prestigio e la credibilità delle istituzioni. Non c’è piu’ tempo serve una terapia d’urto: Governo e Parlamento devono passare dalle buone intenzioni ai fatti. Subito nuovi reati, come l’autoriciclaggio e la reintroduzione del falso in bilancio, con sanzioni adeguate. Più poteri, più risorse e personale all’ Autorità anticorruzione, che deve innanzitutto prevenire i fenomeni illegali. Ma soprattutto uno stop immediato alla “tagliola” della prescrizione, che smetta di decorrere dal momento dell’esercito dell’azione penale (richiesta di rinvio a giudizio o di giudizio immediato, citazione diretta, presentazione per giudizio direttissimo …). La corruzione è l’incubatrice del potere della mafia e il suo avamposto. Ecco perché la si deve combattere su tutta la linea, perché in Italia la corruzione non è un problema ma è il problema”. In una nota Ufficio di presidenza di Libera rilancia le proposte per combattere la corruzione dopo le recenti vicende giudiziarie di Milano e Venezia.

Auspichiamo che il governo e Parlamento sappiano farsi carico di questa responsabilità: Libera e Gruppo Abele, attraverso la campagna Riparte il futuro, lanciano una nuova petizione per chiedere una nuova legge completa ed efficace per combattere la corruzione. Riparte il futuro continuerà a monitorare questo processo, assieme a quasi 520mila cittadini che vogliono un’Italia libera dalla corruzione

FIRMA #MAIPIUMOSE

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Il rapporto dell’Autorità (Avcp) su Expo2015: i ritardi, le deroghe sospette, i sovrapprezzi e i continui impedimenti ai controlli

03/06/2014 - in corruzione

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expo-cantiereProprio durante l’ultima direzione del Partito Democratico il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha ricordato l’importanza di dare un nuovo volto all’Expo 2015, dopo il terremoto corruzione. Stando però a quanto contenuto nel rapporto che l’Autorità garante per la vigilanza dei contratti pubblici (Avcp) ha inviato a Raffaele Cantone, appena investito da Renzi del ruolo di vigilante su appalti e procedure, ci sarà molto da fare per conferire alla manifestazione la trasparenza auspicata. “Ben 82 disposizioni del Codice degli appalti sono state abrogate con quattro ordinanze della Presidenza del consiglio – denuncia Sergio Santoro, presidente dell’Autorità garante – così hanno escluso noi e la Corte dei conti da ogni tipo di reale controllo“.

Gli appalti sottratti “alle norme e ai controlli”, come si legge nel rapporto che La Repubblica ha avuto modo di consultare e che è stato consegnato al magistrato Raffaele Cantone, hanno un valore complessivo di mezzo miliardo di euro. Il motivo che ha fatto saltare l’usuale iter di assegnazione dei lavori? “Emergenza”. Una causa che non ha convinto l’Autorità che si è messa ad indagare per comprendere “cosa sarebbe accaduto se quelle deroghe non ci fossero state, se il Codice nato nel 2006 apposta per combattere i fenomeni di corruzione fosse stato rispettato alla lettera. Ed ecco che sono venuti fuori affidamenti diretti oltre le soglie consentite, goffi riferimenti a commi di legge inesistenti, procedure ristrette poco giustificabili.”
Anche se Santoro specifica che i numeri, i casi, le segnalazioni, gli appunti finiti nel dossier  sono frutto di osservazioni fatte sulla base di documenti disponibili online.

“Ben 72 appalti sono stati consegnati ‘senza previa pubblicazione del bando’, tra cui figurano il mezzo milione a Publitalia per la fornitura di spazi pubblicitari e i 78mila euro per 13 quadricicli alla Ducati energia, impresa della famiglia del ministro dello Sviluppo Federica Guidi. A Fiera Milano congressi – il cui amministratore delegato era Maurizio Lupi fino al maggio scorso, quando si è autosospeso – viene invece affidata l’organizzazione di un meeting internazionale dal valore di 881mila euro. Anche in questo caso Expo decide di seguire la via della deroga, appoggiandosi a una delle quattro ordinanze della presidenza del Consiglio (il dpcm del 6 maggio 2013). Lo fa in maniera quantomeno maldestra, perché nel giustificativo pubblicato sul sito ufficiale ‘si rileva un riferimento al comma 9 dell’articolo 4 che risulta inesistente’”.

La Repubblica riporta le osservazioni dell’Autorità sui ritardi, le deroghe sospette, i sovrapprezzi e il continuo tentativo di tenerla lontana dalle carte, tranne nel caso della costruzione della Pedemontana, in cui  sembra non essere stata esautorata dal suo ruolo di vigilanza. “A marzo del 2013, dopo uno screening dello stato di avanzamento, oltre a segnalare gravi ritardi – spiega Repubblica – l’Autorità ha individuato un incremento del costo complessivo dell’opera complementare all’Expo di 250 milioni di euro. Non sarebbe un caso. Nella relazione ispettiva si legge che l’appalto era stato affidato con “elementi oggettivi di distorsione della concorrenza e conseguente alterazione del risultato della gara”. In sostanza appalto sbagliato, costi impazziti, autostrada che rischia di non essere mai terminata”.

 


Il governo Renzi sta lavorando per aumentare i poteri dell’Anac e di Raffaele Cantone

30/05/2014 - in Dialogo con l'ANAC

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raffaele_cantoneIl governo sta lavorando per realizzare la task force guidata da Raffaele Cantone per vigilare sulla trasparenza e gli appalti di Expo 2015. Matteo Renzi aveva promesso in campagna elettorale un decreto legge “per dare i poteri a Cantone” e “ampliare le competenze dell’anticorruzione”.

Secondo La Repubblica, “la prima mossa sarà quella di completare la squadra dell’Autorità nazionale. Proprio in queste ore, a palazzo Chigi, si stanno valutando gli identikit dei quattro componenti che andranno ad affiancare Raffaele Cantone nella sua caccia agli appalti sporchi e alla violazione della trasparenza. Massimo riserbo sui nomi che si insedieranno nella struttura di piazza Augusto Imperatore. Per la quale, poi, lo staff legislativo della presidenza che fa capo ad Antonella Manzione sta studiando due diversi interventi, il primo per Expo, il secondo per l’attività dell’Anac in Italia. In entrambi i casi si tratta di poteri importanti, che trasformeranno Cantone e la sua struttura in un centro di controllo degli appalti in Italia, con la possibilità di imporre regole stringenti di trasparenza e di sanzione qualora esse vengano ignorate o violate”.

Proprio per frenare l’ondata di giudizi negativi che gravita attorno alla gestione dell’Expo, “la rosa dei poteri sarà ampia. Cantone potrà controllare innanzitutto i bandi di gara, una stesura e un contenuto che potrebbero già nascondere anomalie e possibili favoritismi per un’impresa. Il commissario poi potrà partecipare alle commissioni di gara, e quindi verificare dall’interno che non si verifichino anomalie nelle aggiudicazioni. Quanto agli appalti già in corso, Cantone avrà un ulteriore potere di controllo specifico che gli consentirà di capire se, nel corso dell’opera, non ci siano state maggiorazioni di spesa o varianti ingiustificate. Ovviamente, a tutte le gare, saranno applicate rigide regole di trasparenza. Tutto sul web, perché tutti possano controllare. Cantone, che lo aveva chiesto esplicitamente a Renzi, otterrà anche una specifica task force di esperti delle polizie, a partire dalla Gdf, per le verifiche. Non avrà, invece, né un potere di revoca degli appalti, né accederà alle carte dei magistrati”.

Il decreto legge di Renzi sarà anche fondamentale per il consolidamento dei poteri che verranno riconosciuti alla stessa Anac. Due i principali cambiamenti. “Il primo: la struttura anti-corruzione conquisterà i poteri sanzionatori, per cui potrà ‘punire’ chi non rispetta le regole di trasparenza, irrogando sanzioni economiche e imponendo misure interdittive, come la sospensione dal servizio dei funzionari inadempienti. L’Anac poi, utilizzando la polizia giudiziaria, potrà anche compiere delle ispezioni sugli amministratori pubblici per verificare se rispettano le regole imposte dalla legge anti-corruzione”.

 


Eterna Tangentopoli italiana. Da Mani pulite a Expo 2015, come uscire dal loop?

09/05/2014 - in corruzione

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Era probabile che dietro ai patinati progetti dell’Expo 2015 potesse estendersi la lunga ombra della corruzione. Lo si ipotizzava e lo si temeva fin dall’inizio del mandato, come se fosse un destino obbligato delle gare d’appalto a nove cifre. I timori erano fondati e lo dimostra, a pochi mesi ormai dall’inizio dell’esposizione universale, l’esito della maxi indagine che ha portato 200 uomini della guardia di finanza e della Dia ad arrestare ieri mattina il direttore acquisti e pianificazione di Expo 2015 Angelo Paris, l’ex senatore di Forza Italia Luigi Grillo, l’ex segretario amministrativo della Dc milanese Gianstefano Frigerio (anche lui ex Forza Italia), l’ex segretario dell’Udc ligure Sergio Cattozzo, l’imprenditore Enrico Maltauro e anche Primo Greganti, noto alle cronache giudiziarie dall’epoca di Tangentopoli, così come lo stesso Frigerio. Agli arresti domiciliari è finito invece Antonio Rognoni, ex direttore generale di Infrastrutture lombarde. Le perquisizioni sono in corso in 15 città italiane.

È solo il primo gradino“, secondo il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, che coordina l’indagine insieme al procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati. Da ottobre 2013, periodo in cui è risultato chiaro il coinvolgimento del direttore Paris, c’è stata un’accelerazione “per permettere a Expo 2015 di ripartire dopo aver fatto pulizia”, precisa Bruti Liberati. Nessun atto amministrativo è stato infatti sequestrato, per consentire la prosecuzione dei lavori di questo sogno di cristallo da 21 milioni di visitatori, secondo le stime.

I reati ipotizzati appartengono a un triste catalogo già sentito: associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, nonché rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio. Sembra che i funzionari abbiano ricevuto promesse di carriera per pilotare gli appalti e che in particolare Frigerio si occupasse di infiltrazione nel settore sanità: “aveva collegamenti con una serie di direttori generali e amministrativi di ospedali”, ha dichiarato il pm Claudio Gittardi. Greganti, invece, sembra tenesse i rapporti con il mondo delle cooperative. Le intercettazioni hanno inoltre rilevato vari contatti con la politica ma fino ad oggi nessun parlamentare risulta indagato.

Una storia già vista? Purtroppo sì. E tutto questo anche a pochi giorni da una nuova chiamata alle urne per gli italiani, che avrebbero ragione di sentirsi intrappolati in un loop da cui non si può sfuggire. La corruzione penetra nelle amministrazioni, tra pubblico e privato, in maniera sistematica: non ci resta che rassegnarci? La risposta di Riparte il futuro, la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione, è “no”. E abbiamo una proposta.

Per la prima volta nella storia del nostro Paese abbiamo l’occasione di far sentire la nostra voce compatta contro la corruzione, un fenomeno talmente diffuso da essere dato per scontato, per cui non esiste ancora un’adeguata normativa di contrasto né a livello locale, né nazionale, né europeo.
La campagna sta chiedendo, con il sostegno di centinaia di migliaia di cittadini, di sfruttare le prossime elezioni del 25 maggio per portare le istanze anticorruzione al primo posto nell’agenda politica: l’obiettivo è potenziare le misure di contrasto e prevenzione della corruzione a partire dal più piccolo Comune fino ad arrivare all’intero territorio europeo.

Qui tutti i dettagli della campagna e i nomi dei candidati che hanno aderito >>

Se niente cambia, dobbiamo cambiare prima noi stessi!

LG

Qui di seguito il filmato diffuso dalla Procura di Milano dell’incontro tra Enrico Maltauro e Sergio Cattozzo il 17 aprile scorso, in corso Sempione, a Milano, durante il quale si scambiano una mazzetta di 15.000 euro relativa agli appalti Expo 2015.